Referendum

Monito dei vescovi : "Votare è un dovere civico"

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mardi 13 juin 2006.
 

ROMA - I vescovi richiamano gli italiani al proprio dovere civico di elettori invitandoli ad andare alle urne per il referendum sulla Costituzione. Un monito, quello espresso attraverso la Sir - l’agenzia dei vescovi - volto a impedire l’astensionismo.

Secondo i vescovi è importante che i cittadini esprimano il proprio parere su una riforma che è stata votata a maggioranza e non attraverso le grandi intese. "In un sistema politico fatto di soggetti deboli, e sottoposto a ripetute alternanze ’per disperazione’, riformare la costituzione può apparire il massimo della capacità decisionale : senza tuttavia il supporto di una opinione diffusa e condivisa, il rischio è di generare piuttosto instabilità e sovraccaricare il sistema".

Quindi l’appello agli elettori : "Il referendum del 25 e 26 giugno risulterà così comunque periodizzante, in quanto rappresenta in qualche modo il punto di coagulo di una vicenda che data dagli anni ottanta, sia che vincano i ’Sì’, sia che si affermi il ’No’".

Insomma, secondo i vescovi, non conta tanto quale dei due schieramenti prevarrà, l’importante è la partecipazione che "in caso di referendum confermativo" spiega la Sir "è un dovere civico ancora più rilevante, un’espressione di ’fedeltà alla Repubblica’, per riprendere il deposito etico dell’articolo 54, di cura ed attenzione per le istituzioni, che sono di tutti".

Repubblica (12 giugno 2006)

Conferenza Episcopale Italiana - 54^ Assemblea Generale - Roma, 30-31 maggio

Prolusione del Presidente - Card. Camillo Ruini il quale ribadisce l’astensione consapevole

[...] 7. È ormai molto vicino il referendum riguardante la procreazione assistita. La nostra posizione in merito è nota ed è quella indicata anche dal Comitato “Scienza & Vita” : siamo cioè per una consapevole non partecipazione al voto, che ha il significato di un doppio no, ai contenuti dei quesiti sottoposti a referendum, che peggiorano irrimediabilmente e svuotano la legge, riaprendo in larga misura la porta a pericolosi vuoti normativi, e all’uso dello strumento referendario in una materia tanto complessa e delicata. Non si tratta dunque in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma al contrario di opporsi in maniera netta ed efficace a una logica che - a prescindere dalle intenzioni dei suoi sostenitori - mette in pericolo i fondamenti umani e morali della nostra civiltà.


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