Disastro

TREVISO. INCENDIO: STABILIMENTO DE LONGHI DISTRUTTO. Le analisi avrebbero completamente escluso che nell’area ci sia stata dispersione di diossina

giovedì 19 aprile 2007.
 
[...] Oggi Treviso si risveglia dopo un incubo e restano le disposizioni della Prefettura: studenti e bambini dovranno restare chiusi nelle scuole e non potranno andare nei cortili, si invita a non consumare ortaggi e verdure raccolte nella zona dell’incendio. Giuseppe Dè Longhi, titolare dell’azienda, ha già rassicurato il migliaio di operai che temono per il loro posto di lavoro: oggi ci sarà una riunione d’emergenza per mettere a punto un piano e far ripartire l’attività in un’altra sede vicina, a Mignagola. «L’importante è che nessuno si sia fatto male - ha detto Bepi Dè Longhi che proprio ieri stava concludendo l’assemblea degli azionisti - siamo pronti a ripartire. È stata una disgrazia». [...]

Lo stabilimento è andato distrutto

Treviso: escluso pericolo diossina

Trenta vigili del fuoco al lavoro tutta la notte per spegnere l’incendio. Non c’è stata dispersione della sostanza tossica *

TREVISO - È proseguito durante tutta la notte e andrà avanti almeno per’l’intera giornata il lavoro dei vigili del fuoco per spegnere gli ultimi focolai dell’incendio che ha distrutto lo stabilimento De Longhi di Treviso. Sono impegnati una trentina di pompieri. Le analisi, dopo i timori che si erano diffusi in un primo tempo, avrebbero completamente escluso che nell’area ci sia stata dispersione di diossina in seguito al rogo di materiale plastico. Nello stabilimento lavoravano circa 800 persone tra operai e impiegati, ma nessuno ha riportato conseguenze.

FOTO - CORRIERE DELLA SERA

* Corriere della Sera, 19 aprile 2007


Treviso, indagini dopo il rogo

Pompieri l lavoro per tutta la notte. Prefettura esclude rischio diossina

TREVISO. Sono ancora al lavoro i vigili del fuoco di Treviso tra le macerie dello stabilimento Dè Longhi a Silea (Treviso), distrutto completamente dalle fiamme ieri pomeriggio. I pompieri stanno domando piccoli focolai che ancora ardono tra ciò che resta della grande fabbrica che produce piccoli elettrodomestici, una delle aziende più importanti d’Europa nel campo del riscaldamento e della climatizzazione.

E il giorno dopo l’allarme è il momento delle indagini. Sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta da parte della Procura di Treviso, indagine coordinata da Francesco Giovanni Cicero che sta acquisendo tutti i risultati delle perizie già effettuate dagli esperti sul luogo del disastro. L’intera fabbrica è stata posta sotto sequestro. L’ipotesi più verosimile è quella di un cortocircuito che ha innescato il rogo nel magazzino, investendo gli elettrodomestici in plastica e gli imballaggi di cartone e polistirolo. in poche ore sono andati a fuoco 30 mila mq di stabilimento. Tutto distrutto, salvo gli uffici amministrativi salvati in extremis dai pompieri.

È stata escluso definitivamente l’allarme nube tossica: per tutto il pomeriggio di ieri sopra la città - che dista solo 3 km dallo stabilimento - è rimasta sospesa a mezz’aria una nuvola nera e densa sprigionatasi dal rogo della fabbrica. Il prefetto Vittorio Capocelli ha dato disposizione di allertare la popolazione invitandola a non uscire di casa, a non aprire le finestre.In serata, dopo gli accertamenti dell’Arpav, l’agenzia regionale per l’Ambiente, sono arrivate le rassicurazioni ufficiali. Niente pericolo diosssina come si temeva, anche se la nube, che in serata ancora gravava sulla città, faticava a dissolversi e continuava a vedersi anche a parecchi km di distanza.

Oggi Treviso si risveglia dopo un incubo e restano le disposizioni della Prefettura: studenti e bambini dovranno restare chiusi nelle scuole e non potranno andare nei cortili, si invita a non consumare ortaggi e verdure raccolte nella zona dell’incendio. Giuseppe Dè Longhi, titolare dell’azienda, ha già rassicurato il migliaio di operai che temono per il loro posto di lavoro: oggi ci sarà una riunione d’emergenza per mettere a punto un piano e far ripartire l’attività in un’altra sede vicina, a Mignagola. «L’importante è che nessuno si sia fatto male - ha detto Bepi Dè Longhi che proprio ieri stava concludendo l’assemblea degli azionisti - siamo pronti a ripartire. È stata una disgrazia».

LA STAMPA - FOTO

* La Stampa, 19/4/2007 (9:37)


Allarme diossina a Treviso per il rogo della fabbrica della De Longhi *

Allarme diossina a Treviso, dove mercoledì è andato a fuoco lo stabilimento De Longhi: quarantamila metri quadri. La popolazione della città è stata in parte allontanata dalle abitazioni più vicine alla zona dell’incendio dove insiste una nube di denso fumo nero in parte invitata a barricarsi dentro casa. Chiusi dentro, finestre e porte il più possibile sigillate, spenti i condizionatori. È l’invito congiunto di Prefettura e Vigili del Fuoco. Lo stesso Prefetto ha sottolineato che sono stati organizzati dei mezzi per permettere agli abitanti di allontanarsi dalla zona del rogo della De Longhi.

Sono stati anche allestiti due campi di raccolta degli "sfollati". Il primo si trova presso la Chiesa Votiva, vicino all’ospedale del Cà Foncello, mentre l’altro è stato organizzato presso la sede della Protezione Civile, poco distante dallo stadio comunale. Ne ha dato notizia il sito internet del Comune.

Lo stabilimento andato in fiamme è quello che produce gli elettrodomestici De Longhi. E secondo alcune testimonianze, ed in seguito anche ad un sopralluogo dei Carabinieri del Noe,il fumo liberato dagli elettrodomestici stoccati in azienda, sopratutto in plastica sarebbe effettivamente ricco di diossina. L’allarme ha fatto venire alla mente le terrificanti immagini del disastro Seveso, a trentuno anni da quel immane tragedia ambientale. Ma l’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente del Veneto, ha esaminato il materiale incendiato con una squadra di esperti ed esclude che vi sia un serio rischio per la popolazione, anche se gli esami definitivi saranno disponibili solo in serata.

Gli abitanti di Treviso sono stati comunque allertati in via cautelare dagli altoparlanti piazzati sulle auto della Protezione civile, che invitano , appunto, a non uscire per strada o in terrazzo ma a rimanere tappati in casa per non inalare i fumi potenzialmente tossici.

Tutto ciò mentre sfrecciano i mezzi dei pompieri ancora impegnati a cercare di spegnere il rogo. Tra i numerosi mezzi al lavoro per domare l’imponente incendio che ha distrutto lo stabilimento è stato notato anche quello che trasporta il Nucleo Batteriologico Chimico Radioattivo-Nbcr, inviato da Venezia.Proprio i pompieri veneziani spiegano che il compito dell’unità Nbcr è quello, a Treviso, di portare supporto ed effettuare dei campionamenti vista la nube che insiste sulla città.

Secondo quanto si è appreso il pericolo, nella zona dell’incendio, è solo per coloro che si sono trovati a respirare sotto la cappa di denso fumo nero che, fortunatamente, grazie a favorevoli condizioni meteo, non viene spostata ma dispersa nell’atmosfera. Si tratta di una colonna di fumo alta decine di metri ma che dopo poche ore si è andata abbassando, segno appunto che si starebbe dissolvendo. La diossina però è un gas tossico e mutageno che persiste per decenni nell’ambiente contaminato. Nel suolo e nelle falde acquifere. E infatti anche a Treviso l’allarme è scattato anche per l’inquinamento delle acque superficiali.

Il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio segue la situazione in contatto permanente con il comando del Noe, i carabinieri per la tutela ambientale, e l’Apat. E è su indicazione del ministro, l’Apat ha inviato dei tecnici sul posto per raccogliere, in accordo con Arpa veneto, tutti i dati necessari per stabilire le proporzioni del disastro.

* l’Unità, Pubblicato il: 18.04.07, Modificato il: 18.04.07 alle ore 20.11


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