Politica

Vattimo in soccorso del prete "nemico" : devi restare

mardi 28 juin 2005.
 

San Giovanni in Fiore - Gianni Vattimo corre in aiuto di padre Marcellino Vilella, il parroco che durante le elezioni di primavera fu tra i maggiori oppositori alla candidatura del filosofo a sindaco di San Giovanni in Fiore. Era stato proprio il sacerdote cappuccino a definire Vattimo, “il diavolo che scende da Torino”, per portare alla perdizione i giovani”. Nonostante quel durissimo attacco, che provocò la rivolta dei sostenitori della lista “Vattimo per la città”, il filosofo ha deciso di schierarsi al fianco del prete, in procinto di essere trasferito a Morano Calabro. Una decisione che non c’entra assolutamente nulla con quella querelle : il trasloco ad altra sede è stato voluto dal vescovo di Cosenza, monsignor Salvatore Nunnari, per motivi di salute. Padre Marcellino, 56 anni, soffre da tempo di una forma acuta di diabete. “E’ giusto che padre Vilella resti nella sua attuale parrocchia - dice il filosofo - perché nella sua semplicità è stato un esempio di carità cristiana e profonda vocazione religiosa, pure con il suo netto e costante rifiuto di dialogare con esponenti di un pensiero diverso da quello cattolico ortodosso”. Sembrano lontani i tempi dell’accesa polemica tra Vattimo, attuale consigliere comunale di San Giovanni in Fiore ed il parroco della Chiesa dei Cappuccini, sempre pronto ad attaccare il filosofo nelle omelie pre-elettorali, sostenendo dal pulpito che “la cultura va bene sino ad un certo punto, oltre il quale rappresenta il male sociale”. Eppure Vattimo a distanza di appena ottantacinque giorni considera padre Vilella “l’Al Zarqawi, il partigiano della Chiesa cattolica”. E dice : “Come esponente del pensiero debole, resto convinto che non ci possono essere assolutismi di sorta, ma solo verità che si esprimono nel dialogo, nel confronto, nell’incontro. Per quanto sia stato contrario a molti atteggiamenti della Chiesa posso dire, però, che essa mostra, con sacerdoti come padre Macellino, una coerenza straordinaria”.

Carlo Macrì

già su il Corriere della Sera del 27 giugno 2005


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