Il buon-messaggio (eu-angelo) ... non è il van-gelo di Costantino (e sua Madre Elena) !!!

UN AVVENIRE DI GUERRA PER LA CHIESA CATTOLICA ??!! NO !!! Lettera aperta al direttore di "Avvenire" sui cappellani militari di don Salvatore Leopizzi e di don Renato Sacco, inviata e commentata da don Aldo Antonelli - a cura di pfls

vendredi 27 juillet 2007.
 
[...] I cristiani “sono nel mondo ma non sono del mondo”. Sono “nel” sistema, come amava dire P. Turoldo, ma non sono“del” sistema. “Abitano una loro patria, ma come forestieri ; ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera” (Lettera a Diogneto). Aver ceduto nel passato alla tentazione di coniugare la croce con la spada o aver stretto alleanze fra trono e altare, sia pure per nobili fini di evangelizzazione e di civilizzazione, ha portato la Chiesa a conseguenze spesso nefaste e disastrose. “Non si addicono alla Chiesa i segni del potere - ci ricordava don Tonino Bello - perchè le basta soltanto il potere dei segni.” Nel rispetto delle proprie e delle altrui competenze e responsabilità, la Chiesa è chiamata certamente a portare e a testimoniare il Vangelo anche tra i soldati, ma facendosi eco di quella Parola profetica e non negoziabile : “rimetti la tua spada nel fodero, perché chi di spada ferisce di spada perisce”. Parola che può suscitare derisione, rifiuto e può portare al martirio, ma diventa seme di speranza per quanti cercano giustizia senza violenza e pace senza tornaconto [...]

Lettera aperta al Direttore di Avvenire sui cappellani militari

di

-  Don Salvatore Leopizzi, parroco a Gallipoli, (Lecce)
-  Don Renato Sacco, parroco a Cesara, (Verbania)

Gentile Direttore,

abbiamo letto l’editoriale di Marco Tarquinio su Avvenire del 19 luglio u.s. “Irrinunciabile presenza tra gli uomini in divisa”. Non nascondiamo il nostro stupore e disappunto perché, a partire dal titolo, sembra che non vi possa esserci alternativa all’attuale forma della presenza dei cappellani tra i militari, considerata dall’autore ‘irrinunciabile’. Al pari di valori e verità non negoziabili ?

Siamo parroci, impegnati tra la gente da molti anni, in luoghi diversi dell’Italia al Nord e al Sud. Avvertiamo una crescente sensibilità e attesa dei credenti per una Chiesa capace di scelte più audaci e credibili.

Da diversi anni, nella stessa Chiesa italiana vanno emergendo riflessioni teologiche e proposte pastorali che mirano a rivedere lo status dei cappellani militari.

Già parlare di preti con le stellette o di chiesa militare induce a considerare gli stessi cappellani organicamente inseriti nel sistema gerarchico delle forze armate, con relativi gradi, carriera e stipendi.

Non è da mettere in questione, secondo noi, la necessità della presenza religiosa e l’assistenza spirituale nelle caserme, ma l’opportunità di smilitarizzarne le forme e le norme che oggi la regolano, come ad. es. già accade per la Polizia di Stato.

Sarebbe un segnale positivo non solo nella direzione di una matura laicità dello Stato, ma anche della necessaria libertà della Chiesa.

Abbiamo riletto proprio in questi giorni, nel 40° anniversario della sua morte, la Lettera ai cappellani militari di don Lorenzo Milani e vorremmo che il suo ricordo non si riducesse ad un rito di sterile riabilitazione celebrativa.

Riteniamo doveroso ripensare con serena e rinnovata consapevolezza alle radici evangeliche della chiesa per proseguirne il cammino alla luce del Concilio Vaticano II e dell’esperienza di tanti testimoni e martiri di ieri e di oggi.

I cristiani “sono nel mondo ma non sono del mondo”. Sono “nel” sistema, come amava dire P. Turoldo, ma non sono“del” sistema. “Abitano una loro patria, ma come forestieri ; ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera” (Lettera a Diogneto). Aver ceduto nel passato alla tentazione di coniugare la croce con la spada o aver stretto alleanze fra trono e altare, sia pure per nobili fini di evangelizzazione e di civilizzazione, ha portato la Chiesa a conseguenze spesso nefaste e disastrose. “Non si addicono alla Chiesa i segni del potere - ci ricordava don Tonino Bello - perchè le basta soltanto il potere dei segni.” Nel rispetto delle proprie e delle altrui competenze e responsabilità, la Chiesa è chiamata certamente a portare e a testimoniare il Vangelo anche tra i soldati, ma facendosi eco di quella Parola profetica e non negoziabile : “rimetti la tua spada nel fodero, perché chi di spada ferisce di spada perisce”. Parola che può suscitare derisione, rifiuto e può portare al martirio, ma diventa seme di speranza per quanti cercano giustizia senza violenza e pace senza tornaconto.

E’ tempo allora non più di cappellani militari, ma di cappellani tra i militari.

Cappellani con il coraggio di ripetere, all’occorrenza, come mons. Romero : “Soldati, vi prego, vi supplico, vi scongiuro, vi ordino, non uccidete più..”.

Cappellani che, sostenuti dai Pastori e organicamente inseriti nella vita delle comunità, promuovano anche lo studio e l’attuazione di nuovi sistemi di difesa nonviolenta, in alternativa ai modelli ‘armati’ delle missioni di pace.

Cappellani liberi da mimetiche e stellette, da stipendi e privilegi, a servizio di un Dio che difende sempre la vita, e non di un potere, sia pure legittimo, che può dare anche la morte.

Non sarebbe questa una scelta da compiere, in modo unilaterale e preventivo, per dovere di coscienza cristiana e di fedeltà al Vangelo, senza attendere una legge dello Stato, vissuta o subita come una forzata privazione di un irrinunciabile diritto ?

21 luglio 2007

-  Don Salvatore Leopizzi, parroco a Gallipoli, (Lecce)
-  Don Renato Sacco, parroco a Cesara, (Verbania)

P.S. : Perché non promuovere su questo tema - attraverso le pagine del quotidiano cattolico - un sereno confronto e un approfondito dibattito ?

contatti

-  Don Salvatore Leopizzi, Parrocchia S. Antonio da Padova, V. della Provvidenza, 73014 Gallipoli - Le

-  Don Renato Sacco, Parrocchia S. Clenente, V. alla Chiesa 20, 28891 Cesara - Vb


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I CAPPELLANI MILITARI

Dall’estremo nord, Cesara in provincia di Verbania e dall’estremo sud, Gallipoli in provincia di Lecce, due parroci inviano una lettera aperta al giornale della Cei Avvenire per portestare contro un editoriale sui cappellani militari. Mi sono complimentato con don Renato Sacco che conosco e vi incollo la lettera che vi invito a leggere.

In tempo di appiattemento generale, quando ormai neppure più i vescovi tengono in onore la loro vocazione profetica e morcificano il loro ruolo a semplici "Notai di Corte", ci fa piacere che ci siano sacerdoti che osano.

L’Avvenire, poi, è diventato pura, cortigiana pornografia con venature di emarginate disprezzo verso i critici e con rigurgiti anticonciliari e criptofascisti. Basti pensare come mal-trattano figure di tutto rilievo della levatura di Alberigo, per fare un esempio.

Ultimamente ho rimandato al mittente la propaganda che il giornale invia in parrocchia, specificando che la parrocchia di Santa Croce in Antrosano non dispone di cassonetti per la raccolta di rifiuti pericolosi.

Buona lettura e buona resistenza, augurandomi che la vostra intelligenza e il vostro impegno non vadano in ferie.....

Aldo [don Antonelli]


Sul tema, nel sito, si cfr. :

OBIEZIONE DI COSCIENZA !!! L’OBBEDIENZA NON E’ PIU’ UNA VIRTU’. LETTERA AI CAPPELLANI MILITARI. LA LEZIONE DI DON LORENZO MILANI

Il cattolicesimo-romano e i suoi scheletri nell’armadio (Madre - Elena e Figlio-Costantino). Il Van"gelo" di Ratzinger-Benedetto XVI è IL VANGELO DELL’IMPERATORE COSTANTINO - PER LA GUERRA E PER IL DOMINIO !!! NON HA NIENTE A CHE FARE CON IL BUON MESSAGGIO (eu-angelo). L’ITALIA ripudia la guerra !!! Ed è, con Dante, per lo Spirito di Francesco e Chiara di Assisi.... W o ITALY


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