MEMORIA DELLA BUONA-ALLEANZA. Testimonianze cristiane del Terzo Millennio dopo Cristo, contro il cattolicesimo-romano!!!

CRISTIANESIMO, CATTOLICESIMO E BERLUSCONISMO. Don Paolo Farinella, prete di Genova, scrive all’Arcivescovo di Genova e al Presidente della CEI, Mons. Bagnasco. Nessuna risposta, né dall’Uomo né dall’Arcivescovo né dal Presidente della CEI. Che dire?! Chi tace ... "acconsente"!!! - a cura di Federico La Sala

IL SONNO DELLA RAGIONE, EVANGELICA E COSTITUZIONALE, GENERA MOSTRI, ATEI E DEVOTI. il "CODICE" CATTOLICO-ROMANO E’ PRE-CRISTIANO E MAFIOSO.
mercoledì 6 giugno 2007.
 

CRIPTONAZISMO ITALO-VATICANO. Il decreto con le impronte del cavaliere e la targa automibilistica S.C.V. - Stato Città Vaticano. Una nota di Paolo Farinella, sottoscritta e inviata da Aldo Antonelli


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-  Don Farinella: "A Berlusconi basta la sua parola? Non è mica il digestivo Falqui!" (youtube).

-  ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE? GIA’ FATTO!!!: IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI

-  FESTEGGIAMENTI 15O° UNITA’ D’ITALIA. IL PRESIDENTE DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’" GIA’ PREPARA LO SPETTACOLO "IO SONO NAPOLITANO" E CANTA: "FORZA ITALIA"!!!


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-  Lettera al presidente della Cei, Mons. Angelo Bagnasco arcivescovo di Genova

-  di Paolo Farinella, prete

Riceviamo da don Paolo Farinella, prete genovese, questa lettera a mons. Bagnasco che molto volentieri pubblichiamo. Chi volesse esprimere il proprio parere può farlo usando gli appositi link in fondo a questa pagina.

Nell’inviare questa lettera don Paolo ha premesso la seguente spiegazione del perchè essa è stata resa pubblica che anche rendiamo noto ai nostri lettori. *

«Care Amiche e amici,

invio questa lettera spedita al mio vescovo, nonché Presidente della Cei prima privatamente e dando una settimana di tempo per un eventuale incontro di approfondimento. Non ho avuto alcun riscontro per cui mi sento libero di renderla pubblica. Molte altre cose avrei voluto dire, ma dovevo restare entro una pagina. Sarà per la prossima lettera d’amore.

Il giornale L’Unità mi aveva contattato per pubblicarla, ho aspettato due giorni, ma visto che non anche lì non ne fanno nulla (visti i tempi e le fascine di legna accatastate alla bisogna!!!!), la metto in rete. Lo scopo non è di discutere, ma solo di offrire una opinione personale. Può essere condivisa o no. Non attendo risposte, ma solo il rispetto che si deve alla buona fede.

Se volete divulgarla attraverso i vostri mezzi, fate pure. Io sono tranquillo con la mia coscienza e davanti a Dio, come si conviene ad un credente che non può tacere di fronte all’immondo mercimonio a cui è sottoposta la religione ai nostri giorni. Forse ad alcuni arriverà in doppio, forse ad altri non arriverà punto, forse qualcuno è finito nella mia rubrica per opera divina, insomma... chi vuole essere cancellato me lo dica.

-  Un abbraccio a tutte e a tutti

-  Paolo Farinella, prete Genova»

Lettera al presidente della Cei, Mons. Angelo Bagnasco arcivescovo di Genova

Sig. Presidente,

Il 12 maggio in piazza S. Giovanni a Roma al raduno organizzato dalla Presidenza della Cei attraverso le aggregazioni laicali cattoliche, è accaduto un fatto grave che come presidente dei Vescovi italiani non può lasciare senza risposta. Silvio Berlusconi, notoriamente divorziato e felicemente convivente, ha dichiarato che i cattolici coerenti non possono stare a sinistra, asserendo con questo che devono stare a destra, cioè con lui e con il suo liberismo che coincide sempre con i suoi interessi e mai col «bene comune».

Non è questa la sede per stabilire i confini di «destra» e «sinistra». Una sola annotazione: da tutta la letteratura documentale del magistero, da Leone XIII al «Compendio» pubblicato nel 2004 da Giovanni Paolo II, risalta che i programmi della «sinistra», presi nella loro globalità e alla luce della categoria dirimente del «bene comune o generale» sono molto più vicini alla «dottrina sociale della Chiesa» di quelli della «destra», che, al di là delle parole ossequiose e strumentali, sono la negazione di quella dottrina nei suoi principi essenziali (bene comune, democrazia, legalità, stato sociale, ecc.). Alcide De Gasperi, già negli anni ’50, definiva la DC «un partito di centro che guarda a sinistra».

Benedetto XVI ad Aparecida in Brasile ha detto che la scelta preferenziale dei poveri è costitutiva della Chiesa e ha dichiarato la fine del marxismo (forse intendeva dire del marxismo ideologico e storico come realizzato nel sovietismo) e il fallimento del capitalismo. Silvio Berlusconi è il rappresentante più retrivo del capitalismo speculativo e senza regole, appena condannato dal papa, perché egli adora un solo dio e ha una sola religione: il mercato. A condizione però che il mercato faccia gli interessi dei ricchi, i quali, si sa, sono capaci di sprazzi di «compassione» ed elargiscono elemosine ai poveri, magari davanti alla tv, conquistandosi anche il paradiso e risolvendo il rebus del cammello e della cruna dell’ago. Con le sue tv commerciali, egli guida e gestisce il degrado morale del nostro popolo, imponendo modelli e stili di vita che sono la negazione esplicita e totale di tutti i «valori» cristiani che il raduno del Family Day voleva affermare.

E’ notizia di oggi (14 maggio 2007) che Berlusconi ha comprato la società Endemol, la fabbrica del vacuo, dei grandi fratelli e del voyeurismo amorale e anti-famiglia che fornisce anche la tv di Stato che così viene ad essere, a livello di contenuti, totalmente nelle sue mani. Il conflitto di interessi ora è totale. La sua presenza ad un raduno di cattolici manifestanti a favore della famiglia è strutturalmente incompatibile. Egli non può stare nemmeno nei paraggi del cattolicesimo che di solito ossequia subdolamente e di cui si serve con qualsiasi strumento economico o di potere. Mi fa ottima compagnia P. Bartolomeo Sorge S.J. che ha dimostrato con ampia facoltà di prova sulla scorta del magistero ordinario nei memorabili editoriali di Aggiornamenti Sociali, l’incompatibilità del berlusconismo con la dottrina sociale della Chiesa e ancora di più con i principi esigenti del cristianesimo.

Un altro campione di famiglia cattolica, pontificante al raduno, fu il deputato Pierferdinando Casini. O tempora! O mores! Il 19 ottobre 2005, all’inaugurazione dell’anno accademico nella Università del Papa, la Lateranense, il Gran Cancelliere, Mons. Rino Fisichella, ebbe l’ardire di presentarlo come esempio di persona che «forte della sua esperienza trentennale di vita politica e sostenuto da una forte coscienza cristiana, può offrire a noi tutti un chiaro esempio di come la fede possa ispirare comportamenti politici liberi e coerenti nella ricerca del bene comune». Parole di un vescovo, Gran Cancelliere nell’Università del Papa, ad un cattolico praticante, divorziato e felicemente convivente con prole.

Tutto ciò crea disorientamento, scandalo e sconcerto nei cristiani che faticano ogni giorno a fare conciliare l’esigenza della fede con il peso delle situazioni della vita, a volte insopportabili. Ad un uomo divorziato che, di fronte a queste dichiarazioni, affermava il suo diritto di «fare la comunione», non ho potuto dare torto, perché non potevo contestare l’autorevolezza di un vescovo e Gran Cancelliere del Papa: ho dovuto dirgli che aveva ragione e che sulla coscienza e responsabilità di Mons. Fisichella, del deputato Pierferdinando Casini e di Silvio Berlusconi, divorziati e conviventi, paladini difensori della «famiglia tradizionale», dell’indissolubilità del matrimonio, poteva andare tranquillo. Rilevo di passaggio che sia Casini che Berlusconi, in quanto parlamentari, usufruiscono «già» per i loro conviventi di tutti i benefici che contestano al progetto di legge sui «DICO».

O la Chiesa è coerente fino allo spasimo, fino al martirio, sapendo distinguere i falsi profeti per difendere le pecorelle dal sopruso e dalla sudditanza di avventurieri senza scrupoli, o la Chiesa si riduce ad una lobby che intrallazza interessi materiali con chiunque può garantirglieli. E’ una questione «di verità» per usare un’espressione a lei cara. Sulla stampa (la Repubblica 14-05-2007, p. 9) all’interno di una intervista, mons. Giuseppe Anfossi, responsabile Cei per la famiglia, ha dichiarato che Berlusconi si assume la responsabilità di ciò che ha detto. Non parlava però a nome della Cei che, credo, abbia l’obbligo di fare chiarezza e prendere le distanze da simili individui che non fanno onore né alla chiesa, né alla politica (nella concezione espressa da Paolo VI), né al popolo italiano. Se non vi sarà una chiarificazione ufficiale da parte della presidenza della Cei resterà un «vulnus» che ne appannerà la credibilità.

Sulla stampa sono stati pubblicati i capitoli dell’8 per mille che hanno cofinanziato il raduno del Family Day, suscitando in larghi strati del popolo cattolico una reazione a devolvere altrove la quota della Chiesa, generando ancora una volta una scollatura più grande tra popolo di Dio e Gerarchia che ormai sembrano camminare su sentieri diversi. Mi auguro che lei abbia il coraggio necessario, adeguato alla situazione.

E’ mia intenzione nella giornata di lunedì 21 maggio 2007, rendere pubblica questa lettera di credente ferito che si dissocia dalle parole per nulla cristiane di Silvio Berlusconi e anche dal silenzio pesante della Presidenza della Cei. Nessuna pretesa, solo una testimonianza «nunc pro tunc».

Genova 14 maggio 2007

Paolo Farinella, prete

* IL DIALOGO, Venerdì, 25 maggio 2007



Sul tema, nel sito, si cfr.:

CLANDESTINI. I DESTINI DEGLI ITALIANI E DELLE ITALIANE, NELLE MANI DEI CLAN ASSOCIATI DI MAMMASANTISSIMA E MAMMONA ("CARITAS"). Una nota di Paolo Farinella, prete

IL VANGELO DI PAPA RATZINGER E DI TUTTI I VESCOVI E IL "PANE QUOTIDIANO" DEL "PADRE NOSTRO", VENDUTO A "CARO PREZZO".

-  INDIETRO NON SI TORNA. GIOVANNI PAOLO II, L’ULTIMO PAPA ...

-  ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE? GIA’ FATTO!!! Un appello al Presidente Napolitano

-  ALLEGRIA, ALLEGRIA: DUE PRESIDENTI (1994-2009) GRIDANO "FORZA ITALIA" ... CHI E’ IL VERO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA? !L "QUIZ" CONTINUA ....
-  L’ITALIA IN AGONIA E LA DEMOCRAZIA LIFTATA. Una nota di don Aldo Antonelli

-  IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS. Per un riorientamento antropologico, e teologico-politico....
-  IL SOGNO "INFANTILE", DEVASTANTE E GOLPISTA, DI "FORZA ITALIA" E DELLA CHIESA "CATTOLICA" E’ FINITO!!! 1948- 2008: LA COSTITUZIONE ITALIANA E’ GIOVANE E SALDA E, CON LE SUE RADICI DANTESCHE ED ETERNE, NON HA PAURA DELLE SFIDE DELL’AVVENIRE!!!

-  LA VERITA’ NON E’ NEGOZIABILE. ELEZIONI... LA MAFIA E I CATTOLICI. LETTERA DI DON PAOLO FARINELLA...

-  PER TUTTA L’ITALIA, L’ANTROPOLOGIA E’ ANTROPOLOGIA.
-  PER I VESCOVI CATTOLICI DELL’"AVVENIRE" E’ "ANDRO-POLOGIA" E "ANDRAGATIA": L’ORDINE SIMBOLICO DI "MAMMASANTISSIMA".

-  LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!



SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITÀ

*

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire ... sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

* Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli - DOMANI ARCOIRIS


Seconda lettera aperta al Card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei

di Paolo Farinella, prete *

Berlusconi, Cei «te absolvit a peccatis tuis in nomine Ru486»

Sig. Cardinale,

le scrivo per la seconda volta e per lo stesso motivo, non nella speranza di una sua risposta, perché ho coscienza da me di essere un poverello senza arte né parte all’interno della grande Chiesa cattolica, di cui però mi onoro di essere modesto prete, tenuto agli stessi insegnamenti a cui per altro anche lei dovrebbe sentirsi obbligato, forse più di me. Ho però la consapevolezza, e quasi la prova, che gli insegnamenti non tanto dottrinali, quanto morali, viaggino su binari paralleli: la morale cattolica vale per i poveri, non per il potente in ambasce che la Cei corre a soccorrere anche in presenza di una conclamata recidività e in assenza di un qualche segno di pentimento.

Da mesi il mondo cattolico aspetta una sua parola chiara e inequivocabile sul comportamento di Silvio Berlusconi le cui ignobili prodezze di uomo e, soprattutto, di capo di governo, fanno il giro del mondo. L’ultima è del 31 luglio 2009, durante il saluto ai deputati del suo partito prima delle ferie. Berlusconi, che alcuni giorni prima aveva ironizzato sulla «santità» ( «Non sono un santo, ma sono così perché il popolo mi vuole così»), credendo di fare ridere, ha rincarato: «La sapete l’ultima sulla D’Addario? Dice che Berlusconi non è un santo, ma in effetti scopa come un dio»; deputati e senatori, cattolici in prima fila, of course, si spellavano le mani.

La D’Addario per sua informazione, è la escort (in italiano: prostituta) di lusso barese che ha aiutato Berlusconi ha mantenere l’impegno assunto il 25 ottobre 2003 solennemente all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, davanti alle massime autorità pontificie: «La maggioranza e il governo si impegneranno sempre in difesa della famiglia. Il matrimonio è una cosa sacra». Infatti per essere fedele a due matrimoni, sfociati in divorzio, frequenta minorenni e donne a pagamento importate dall’est e dal sud (si chiama tratta di prostituzione), con tanto di magnaccia a suo servizio. Il suo avvocato (ndr: suo onorevole in parlamento ) garantisce che di donne «ne può avere a carrettate». Lei, signor Cardinale, è scomparso, liquefacendosi come neve al sole anche fisicamente. Dopo più di un mese di assordante silenzio e di sgomento nel mondo cattolico per il suo tacere, a cui non eravamo affatto abituati, ecco giungere il riferimento implicito del segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, all’interno di una omelia. Ha detto sì, parole forti, ma non dirette: le sue parole, infatti, possono essere applicate a tutti. Qui però lo scandalo non è «di tutti», ma di uno solo: del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Lui spergiura sui figli in tv; lui usa sedi istituzionali (protette ancora oggi dal segreto di Stato) per sfruttamento della prostituzione; lui frequenta minorenni (testimonianza della moglie, provata documentalmente da la Repubblica); lui suggerisce alla prostituta, con cui ha passato la notte, di masturbarsi da sola, come se fosse geloso di altri uomini ed è sempre lui che esprime il desiderio di una ammucchiata tra donne con lui spettatore.

Sig. Cardinale, se non lo avesse ancora capito, lui è Silvio Berlusconi, non «tutti». Ha offerto cariche politiche e di governo a donne che si vantano di essere cattoliche; ci è lecito chiedere: in cambio di quali favori? La ministra cattolica alla pari opportunità quali meriti culturali e sociali aveva per assurgere dai calendari dove posa nuda al seggio di ministro? La ministra devota aveva predisposto un decreto contro i clienti delle prostitute, ma ha dovuto subito riporlo in fondo al cassetto, troppo pericoloso per gli amici baresi del presidente del consiglio. Il quale presidente le ha provate tutte per uscire indenne da questoabissodidepravazioneconilrisultatodiaggravaresemprepiùlasuaposizionea livello mondiale.

Poi, all’improvviso, come un dono piovuto dal cielo, venne la Ru486, la quale, prima ancora di cominciare il suo tormentato cammino ha prodotto il grande miracolo: ha fatto riapparire lei come d’incanto, dandole l’occasione di occupare immantinente le prime pagine dei giornali e delle tv. Poi venne la volta del giornale dei vescovi, «Avvenire», che ha cercato di riscuotere la botte piena e la moglie ubriaca, pubblicando lettere indignate di preti e laici, assumendo posizioni, ma sempre in modo «politically correct»,per dire che la gerarchia della Chiesa ha parlato e ha detto tutto quello che c’era da dire. Peccato che nessuno abbia sentito.

Lei in nome della Cei tuona grandine e fulmini ogni qualvolta ritiene minacciati gli interessi della «Chiesa» (?) in campo etico (vedi la vergognosa e sporca cagnara sul corpo esamine di Eluana Englaro) o in campo economico (vedi messa a ruolo per insegnanti di religione e finanziamenti alle scuole cattoliche), imponendo anche l’agenda del governo e determinando il voto del parlamento, come se fossimo in un qualsiasi regime talebano di stampo iraniano come dimostra la stoccata finale a quanti nel governo «potevano» ma «non si sono impegnati a fermare la Ru48». Nel governo? Quale autorità ha lei sul governo? Senza pensarci due volte invita i medici interessati ad ampliare il loro già amplissimo spazio di obiezione di coscienza, come se i medici fossero dipendenti della Cei. La «discesa della civiltà del nostro Paese», di cui lei si lamenta, non è forse questa usurpazione del potere legislativo e di governo di una nazione democratica, sovrana e indipendente anche da qualsiasi Chiesa?

Le sue parole però possono avere il significato che purtroppo hanno: essere un salvagente provvidenziale gettato a Berlusconi per farlo uscire dall’abisso della melma in cui ogni giorno che passa sprofonda sempre più. Il 2 agosto, lo stesso giorno della sua intervista all’Avvenire, i vescovi irlandesi sull’Irish Times di Dublino prendono posizione e criticano i vescovi italiani che «quando è il caso, fanno interventi spettacolari», mentre nei confronti di Berlusconi «sembrano riluttanti a commentare» e citando il caso di Eluana Englaro concludono che «allora parlare in difesa dei valori cristiani non sembrava difficile, né alla gerarchia, né allo stesso Papa. O no?». Come vede, non sono né solo né esagerato.

Ecco dunque la situazione. Lei ha perso la parola nei confronti del presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, corrotto e corruttore di tribunali e minorenni, difensore strenuo della «sacralità della famiglia» e al tempo stesso «utilizzatore finale» di prostitute a pagamento, ma l’ha subito riacquistata per condannare la pillola Ru486, che, per altro, in Italia è già parzialmente in uso dal 1999. Lei ha perso la parola per condannare una legge contro i poveri del mondo che grida vendetta al cospetto di Dio, per riprenderla subito in difesa dell’unico povero che sembra interessarla: il povero embrione. La domanda è: Cui prodest? Viene il sospetto che tutto sia stato orchestrato da mani sapienti per giungere proprio a questo punto. Lo schema possibile infatti è chiaro, come dimostra la reazione immediata del governo. Berlusconi farà di tutto per recepire gli ordini della Cei e del Vaticano e presenterà ogni limitazione possibile del farmaco su un piatto d’oro come «contributo filiale», un autentico «ex-voto per grazia ricevuta», anche a costo di varare un decreto e imporre al parlamento di votarlo senza fiatare il 15 agosto e mezzogiorno.

Il prezzo della contropartita sarà un «requiem aeternam» definitivo, uno scudo tombale sulla corruzione morale del presidente del consiglio e del suo governo, magari con la benedizione finale e una bella visita in Vaticano, che ha la vocazione innata di togliere le castagne dal fuoco dei governi corrotti: lo fece con i concordati con Hitler e Mussolini, lo fa adesso con il piduista e massacratore di democrazia, Berlusconi Silvio. Ad meliora!

Sig. Cardinale, lei salva Berlusconi sulla scena politica dell’Italia, ma non lo salva dal disgusto della maggioranza degli Italiani, compresi i cattolici, per i quali resta quello che è: l’ideatore, il mandante e l’esecutore della morte della democrazia e dell’etica in Italia. Egli con le sue tv e giornali fa «trend» perché ha avvelenato i pozzi della convivenza, della dignità, del bene comune, della legalità e dello Stato di diritto e della democrazia: ha avvelenato il popolo italiano che in buona parte lo venera come idolo ed esempio da imitare. Tutti se ne accorgono, solo certi vescovi sembrano ciechi e sordi.

Ho l’impressione che da questo momento, Lei e la Cei siate complici silenziosi della sua immoralità e perdete «ex sese» il diritto di parlare di morale e di valori cattolici, di famiglia cristiana e di matrimonio sacramento. Nel momento in cui coprite le nefandezze di un capo di governo che, secondo la legge (can. 1398), è scomunicato «latae sententiae» perché complice nel 2005 di aborto di un suo figlio al settimo mese (ammissione pubblica della moglie a «Il Corriere della Sera»), voi autorizzate le donne non solo ad abortire, ma ad usare la Ru486 con tranquilla coscienza: se, infatti, assolvete lui, nelle condizioni date, che continua ad autoassolversi perché non ho fatto nulla di disdicevole, voi assolvete tutti, e condannate voi stessi. Sig. Cardinale, per una volta, una volta sola, cessi di essere diplomatico professionista e torni ad essere il prete don Angelo, cristiano, ascoltando la nostra gente, i loro bisogni, le loro fatiche, i loro dubbi, la loro solitudine. Usi con Berlusconi quella stessa severità che i vescovi sono soliti usare con coloro che comunque continuano a disobbedire perché la loro parola, il loro stile di vita, il loro modo di vestire allontanano piuttosto che avvicinare a Dio e alla «loro chiesa», a volte ridotta ad una lobby potente in cerca di potenti e di trafficanti e perde figli e figlie, scandalizzati ed esasperati.

Lei e la Cei non potete vendere Dio e Berlusconi non lo può comprare perché Dio ha distolto i suoi occhi: «Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei (...) Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,15-17). A sua volta il profeta Ezechiele profetizza: «Guai ai pastori che pascolano se stessi (...) vanno errando le mie pecore su tutti i monti e nessuno se ne cura. Eccomi contro i pastori. Strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto» (Ez 34,2.6.10). Ai profeti dell’AT fa eco Gesù e non vi lascia scampo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente» (Mt 23,2.4) con la conseguenza di una rovina generale: «Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito» (Lc 11,52). Sig. Cardinale, lei e i vescovi che lei rappresenta, siete stati chiamati per essere pastori del popolo di Dio, vi siete ridotti ad essere veggenti nel libro di un «benefattore» e padrone, corrotto e immorale. Che Dio vi aiuti.

Paolo Farinella, prete

* Il Dialogo, Venerdì 07 Agosto,2009


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