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SCRITTI POLITICI DI AL-FARABI. Il traduttore di Platone in nome del Profeta. I passaggi pił geniali delle opere politiche sono quelli in cui identifica il governatore-profeta, l’imām, con il re-filosofo della Repubblica platonica. Una nota di Augusto Illuminati - a cura di pfls

samedi 9 février 2008.
 
[...] Abbiamo qui, con dieci secoli di anticipo, il noto meccanismo weberiano per cui il potere carismatico č quello che fonda religioni e imperi per poi raffreddarsi in gestione burocratica e periodicamente tornare a vivificare una societą irrigidita (come gli imām nascosti sciiti). La coesistenza (qui secolarizzata) di afflato gnostico-profetico e organizzazione gerarchica č del resto un buon punto di confluenza fra macchina neoplatonica e settarismo isma’īlita, che lascia indecisi i problemi interpretativi sopra accennati, tanto la lettura straussiana quanto il ruolo dell’influenza ellenica [...]

Il traduttore di Platone in nome del Profeta

-  Il volume, curato da Massimo Campanini, sarą presentato oggi alle 18 nella Biblioteca Ambrosiana di Milano
-  Repubblica dell’imam. Raccolti gli scritti politici di al-Fārābī, lo studioso arabo che ha traghettato il pensiero greco nella filosofia islamica

di Augusto Illuminati (il manifesto, 08.02.2008)

Con il titolo Scritti politici di al-Fārābī, Massimo Campanini ha curato per la Utet (pp. 403), con una introduzione analitica e un denso apparato, la traduzione dei saggi fondamentali di quello che per il medioevo islamico ed ebraico fu « il secondo maestro », da sotto il cui mantello escono Avicenna, Averroé e Maimonide. (Il volume sarą presentato oggi a Milano, alle ore 18, presso la Biblioteca Ambrosiana (Piazza Pio XI, 2). Si tratta degli scritti pił programmaticamente politici, anche se vi sono riepilogate vaste parti di metafisica e logica trattate in altre sedi : Il conseguimento della felicitą, Gli aforismi dell’uomo di stato, Le idee degli abitanti della cittą virtuosa, Il libro dell’ordinamento politico, Il libro della religione - tutti in prima versione italiana, eccetto La cittą virtuosa, tradotta con qualche variante dallo stesso Campanini per la Rizzoli nel 1996.

Nato in Persia o nel Turkestan probabilmente nell’870 e morto nel 950 a Damasco, al-Fārābī fu il traghettatore decisivo del pensiero greco in ambito islamico, riproponendo la concordanza fra il « divino » Platone e il pił conosciuto Aristotele e sussumendovi anche il neo-platonismo (la cosiddetta Theologia Aristotelis, che in realtą č un centone delle Enneadi plotiniane).

L’omologazione era, oltre tutto, imposta dall’esigenza di non indebolire, evidenziando le divergenze, lo statuto della filosofia rispetto alla tradizione religiosa. Campanini insiste tuttavia soprattutto sulla collocazione islamica dell’autore e l’elaborazione originale, rifiutando di schiacciarlo sulla dimensione traduttiva e in sostanza dipendente dalla tradizione ellenica. Per questo, oltre a collocarlo biograficamente nella crisi del califfato sunnita e nell’ascesa politica dello sciismo e dell’ismā’īlismo nel X secolo, CAmpanini tende a mettere in rilievo l’uso che al-Fārābī fa di alcune figure e motivi fondamentali di quelle correnti : il profetismo, l’imām come guida carismatica, la gerarchizzazione cosmologica e civile ben corrispondente alle dottrine neoplatoniche. Pił in generale, il curatore del volume ritiene che i falāsifa musulmani furono prima musulmani che filosofi e utilizzarono la speculazione greca come uno strumento per comprendere e migliorare l’Islam.

Stiamo inoltre in una certa tensione polemica con quell’interpretazione che pił ha reso (relativamente) popolare al-Fārābī, cioč la lettura di Leo Strauss, ripresa poi dal suo editore e commentatore in inglese Muhsin Mahdi. Per Strauss abbiamo un caso tipico di reticenza (in lui e nel seguace Maimonide), di insegnamento esoterico per occultare e difendere il pensiero filosofico pił profondo e quindi le ragioni ultime dell’umanitą dall’ideologia religiosa che nel contempo č anche ordine sociale, la Legge degli Ebrei e dei musulmani, legge civile e culturale nel contempo, con cui il filosofo deve necessariamente confrontarsi, contestandola prudentemente dall’interno. Lo statuto di minoritą della falsāfa (filosofia), rispetto al legalismo del fiqh e del talmud, l’esonera per fortuna dalla supervisione religiosa, cosģ tipica del Cristianesimo. Per Campanini invece si dą una sostanziale armonia, in ambito islamico, fra scienza razionale e fede.

Vi sia o meno tale doppiezza intrinseca, vi č certamente un’evoluzione interna nell’opera di al-Fārābī e anche una contraddittorietą fra testi : per esempio nella giovanile Epistola sull’intelletto il meccanismo emanativo comprende quello delle forme naturali sublunari contingenti da parte dell’« Intelligenza Agente », come avverrą per il dator formarum del suo seguace Avicenna, mentre nelle opere della piena maturitą essa non produce forme ma soltanto perfeziona l’intelletto e l’immaginazione degli uomini, consentendo la formazione degli intelligibili e attraendo alla congiunzione i pił sapienti. Nell’etą estrema, nel perduto commento all’Etica Nicomachea, scoraggiato, abbandona la dottrina della congiunzione dell’intelletto umano con l’« Intelligenza Agente », definendola « una favola da vecchie ». Petite phrase carica di conseguenze, la cui tonalitą scettica (invero straordinariamente moderna) č testimoniata e aspramente rimproverata da Tufayl, Averroé e Avempace.

I passaggi pił geniali delle opere politiche sono quelli in cui identifica il governatore-profeta, l’imām, con il re-filosofo della Repubblica platonica, facendo intervenire l’Intelligenza Agente non solo, come era scontato, nei processi dell’astrazione, ma sulla facoltą inferiore dell’immaginazione. A metą fra sensi e ragione, essa si costruisce uno spazio imitativo degli uni e dell’altra, preziosissimo per innestare e regolare la pratica. Di regola fornisce similitudini, ma in alcuni casi č talmente potente da cortocircuitare la facoltą razionale, saltando la fase riflessiva, e rendendo possibile la conoscenza delle cose divine e dei particolari futuri. Non solo ciņ permette di elaborare programmi politici di ampio respiro, ma chi ha una possente immaginazione puņ entrare in risonanza con l’immaginazione delle masse e guidarle - ciņ che mai riuscirebbe alle argomentazione dimostrative del filosofo.

Modello implicito Maometto, č probabile, ma perché no ?, anche il popolarissimo Alessandro Magno. Il profeta-legislatore (con il corollario delle doti militari) č decisivo per la fondazione non per la sopravvivenza della cittą virtuosa, che puņ accontentarsi di surrogati e collegi (pur sempre comprendenti un filosofo).

Abbiamo qui, con dieci secoli di anticipo, il noto meccanismo weberiano per cui il potere carismatico č quello che fonda religioni e imperi per poi raffreddarsi in gestione burocratica e periodicamente tornare a vivificare una societą irrigidita (come gli imām nascosti sciiti). La coesistenza (qui secolarizzata) di afflato gnostico-profetico e organizzazione gerarchica č del resto un buon punto di confluenza fra macchina neoplatonica e settarismo isma’īlita, che lascia indecisi i problemi interpretativi sopra accennati, tanto la lettura straussiana quanto il ruolo dell’influenza ellenica.


In rete, si cfr. :

AL-FARABI (Wikipedia).


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