ITALIA 2008. Festivalettarutura di Mantova...

COME SI DIVENTA CIO’ CHE SI E’. ECCE HOMO. La lezione di Alexandre Jollien. Una nota di Maurizio Cecchetti - a cura di pfls

vendredi 5 septembre 2008.
 

Jollien : « La vera filosofia Ŕ contemplazione »

DAL NOSTRO INVIATO A MANTOVA (Avvenire, 04.09.2008)*

Alexandre Jollien, svizzero, classe 1975, non Ŕ un filosofo come gli altri. ╚ un pensatore che ha vinto la prima battaglia accettando di essere quello che Ŕ.

Ma chi Ŕ dunque Jollien ? ╚ un padre di famiglia, un filosofo e un handicappato. « La mia vocazione tripartita poteva essere un problema - dice - , invece ho imparato a non vedere la mia vita come un combattimento, ma come la libertÓ di essere ci˛ che sono ».

Diventa ci˛ che sei : il vecchio imperativo Ŕ ancora valido, ha detto ieri Jollien a Mantova, presentandosi al pubblico in compagnia di Enzo Bianchi, il priore di Bose. I danni fisici Jollien se li porta addosso dalla nascita, quando il cordone ombelicale rischi˛ di strangolarlo e gli lasci˛ in ereditÓ grosse deficienze cerebrali e motorie. Diciassette anni in un centro per handicappati, poi l’incontro con un prete che gli fece scoprire i poteri curativi della filosofia.

Oggi ha all’attivo tre libri : Elogio della debolezza e Il mestiere di uomo, editi da Qiqajon, e il recentissimo : Cara filosofia. Lettere di un giovane filosofo ai Maestri antichi ( Angelo Colla editore). Ama Boezio, Jollien, per la sua capacitÓ di essere libero anche se imprigionato da Teodorico. Un ideale di vita, fare i conti con la propria prigione, dice Jollien. « Per Spinoza libertÓ Ŕ liberarsi dalle passioni tristi, per Agostino Ŕ la ricerca della libertÓ interiore ».

Enzo Bianchi ricorda che Boezio compone con Seneca e Tommaso Moro la triade che ha educato generazioni alla libertÓ interiore. La via maestra, che per Jollien arriva agli esercizi spirituali di Ignazio : « Conciliare contemplazione e azione - ha detto - Ŕ un ideale che diventa arte di vivere, ci aiuta a vigilare, a rinunciare anche, come diceva Epicuro, a essere distaccati da noi stessi e a ritrovare il gusto dei piccoli segni che rendono diversa ogni nostra giornata ».

Bianchi ha ricordato che « nessuno nasce senza bagaglio, e la grammatica semplice della felicitÓ Ŕ imparare a portarlo. Sentirlo dire da Jollien ha la forza delle affermazioni che vengono da chi conosce nella carne il proprio limite. Ma la prima battaglia con noi stessi Ŕ accettare di essere amato, non avere paura di questo. E il primo modo Ŕ uscire da se stessi. Il Vangelo parla chiaro : chi vuol salvare la propria vita la perderÓ ».

Jollien aggiunge : « Dobbiamo imparare a non essere troppo esigenti con noi stessi, a non desiderare cose a cui non possiamo far fronte ». Eppure l’uomo vuole essere felice : « La felicitÓ Ŕ irraggiungibile - dice Jollien ş, preferisco parlare di gioia, che si pu˛ provare anche nel dolore, una felicitÓ da vivere nel presente, hic et nunc ».

Anche Bianchi concorda : « Troppi oggi sono schiavi del futuro anteriore. Ma chi non vive nel presente non fa nessun cammino di salvezza, nÚ per sÚ nÚ per gli altri. Lo insegn˛, molti secoli fa, Geremia scrivendo agli ebrei durante l’esilio babilonese : lavorate per la vostra liberazione, ma intanto continuate a cantare gli inni, a far figli, a lavorare, ad amare » . Come dire ? La vita Ŕ adesso.

* Maurizio Cecchetti


Sul tema, nel sito, si cfr. :

-   "CONOSCI TE STESSO". "ECCE HOMO. Come si diventa ci˛ che si Ŕ".
-  Una bella e limpida discussione tra U. Galimberti ed E. Scalfari, ma ancora in un orizzonte "pre-copernicano" e "pre-fachinelliano".

-  "CONOSCI TE STESSO" E "GRAZIA" (AGAPE, CHARITAS - NON "CARITAS" !!!).
-  Al di lÓ di Socrate e Narciso : il priore della comunitÓ di Bose, Enzo Bianchi sollecita la Chiesa cattolica a dare l’esempio e a prendere e a riprendere la strada dell’umiltÓ


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