CARO PRESIDENTE NAPOLITANO, SE NON "DORME", E NON SI E’ FATTO ESPROPRIARE DELLA SUA PAROLA, GRIDI DAL TORRINO DEL QUIRINALE : FORZA ITALIA !!!, COME E CON IL PRESIDENTE PERTINI.

MASSIMO GIANNINI CONTINUA A NASCONDERSI L’IMBROGLIO E L’INGANNO IN CUI E’ CADUTO - E DIFENDE L’ARBITRO IMPARZIALE CHE GRIDA "FORZA ITALIA" E FAVORISCE IL PARTITO DEL VERO TRIBUNO POPULISTA, "FORZA ITALIA", APPUNTO !!! Questo il problema... - a c. di Federico La Sala

mardi 27 janvier 2009.
 

[...] Napolitano, come Ciampi prima di lui, incarna al meglio la teoria schmittiana del Capo dello Stato come "custode della Costituzione e garante dell’unità statuale". Sarebbe bene che tutti, proprio tutti, rispettassero il suo ruolo di "presidente garante", e non di "presidente governante". Di Pietro, tanto più in un parlamento nel quale la sinistra radicale è scomparsa e la sinistra riformista è confusa, può svolgere un ruolo importante nell’azione di contrasto a questo centrodestra arrogante e autoritario. Purché lo eserciti in modo costruttivo verso i suoi alleati e soprattutto responsabile verso le istituzioni [...]

LE "BUGIE" DI MASSIMO GIANNINI E LA "VERITA’" DI BERLUSCONI : "FORZA ITALIA", "IL PRESIDENTE SONO IO" !!! Questo il problema, e non viceversa


L’analisi

Il bersaglio sbagliato del tribuno populista

di MASSIMO GIANNINI *

NON è la prima volta che dalla piazza dipietrista si levano voci critiche all’indirizzo del presidente della Repubblica. Ma è la prima volta che il tribuno di quella piazza fa interamente sue quelle critiche. Le condisce di pesanti contestazioni istituzionali. E addirittura le inasprisce di vaghe allusioni criminali.

"Napolitano dorme, l’Italia insorge". Questo recitava lo striscione esposto durante la manifestazione organizzata dall’Idv contro la riforma della giustizia, che ha innescato l’intervento della forza pubblica e il successivo affondo dal palco di Antonio Di Pietro. Più che offensivo, lo slogan è bugiardo. Di fronte alle forzature che il governo Berlusconi sta imprimendo o minacciando al sistema politico e giudiziario, non è vero che "l’Italia insorge". E meno che mai è vero che "Napolitano dorme". Il Capo dello Stato ha esternato più volte, nei limiti che il ruolo gli consente e che la Costituzione gli assegna. Si può discutere sull’intensità e il tono delle sue esternazioni. Ma parlare di "sonno", davvero, è una palese sciocchezza.

Il problema non è lo striscione, ma quello che è venuto dopo. È grave che, nel contestare la rimozione di quel tazebao, Di Pietro accusi il presidente della Repubblica di non esercitare la sua funzione di "arbitro". È grave che, in un crescendo di presunti "addebiti" istituzionali in cui si mescolano i fatti più diversi (dalla criticata promulgazione del Lodo Alfano alla supposta riabilitazione dei terroristi "sapientoni"), Di Pietro si spinga a dire "il silenzio è mafioso".

Ed è persino più grave il comunicato con il quale l’ex pm cerca di ridimensionare l’incidente. Non fa nessuna retromarcia : si limita a chiarire di non aver voluto offendere Napolitano, ma ribadisce, quasi a nome della piazza che rappresenta, di aver esercitato un sacrosanto diritto di "critica politica".

Oltre che oltraggiose, le parole del leader dell’Idv sono pretestuose. Di Pietro, nella sua foga populista, sbaglia totalmente il bersaglio. Lo sbaglia sul piano istituzionale. Nel momento in cui imputa al Quirinale il mancato veto sul Lodo Alfano, cade ancora una volta nella furia giustizialista, e a tratti un po’ qualunquista, del girotondismo e del grillismo. L’ultima norma salva-premier è e resta una legge-vergogna, tagliata a misura del Cavaliere. Ma come già accadde con il Lodo Schifani ai tempi di Ciampi, anche il Lodo Alfano ai tempi di Napolitano non appare "manifestamente incostituzionale", e dunque il presidente della Repubblica, Costituzione alla mano, è chiamato alla promulgazione. Sarà la Consulta, nel suo successivo giudizio di merito, a valutarne l’effettiva legittimità.

Ma Di Pietro sbaglia il bersaglio anche sul piano politico. Non ci stancheremo mai di ripetere che queste intemerate di piazza contro il Capo dello Stato, oltre che sfibrare e indebolire il fronte delle opposizioni, rischiano di squilibrare il gioco dialettico tra i poteri, "consegnando" alla maggioranza il Quirinale. È un errore imperdonabile. La "fisarmonica dei poteri presidenziali", come l’ha definita una volta Giuliano Amato, può essere suonata in modo più o meno ampio.

Ma Napolitano, come Ciampi prima di lui, incarna al meglio la teoria schmittiana del Capo dello Stato come "custode della Costituzione e garante dell’unità statuale". Sarebbe bene che tutti, proprio tutti, rispettassero il suo ruolo di "presidente garante", e non di "presidente governante". Di Pietro, tanto più in un parlamento nel quale la sinistra radicale è scomparsa e la sinistra riformista è confusa, può svolgere un ruolo importante nell’azione di contrasto a questo centrodestra arrogante e autoritario. Purché lo eserciti in modo costruttivo verso i suoi alleati e soprattutto responsabile verso le istituzioni.

Al contrario di quello che sostiene dal palco di Piazza Farnese, il tribuno populista dell’Idv non vuole affatto un "arbitro". Pretende un "giocatore", che ovviamente giochi come piace a lui. In Italia, nonostante gli usi strumentali e gli abusi congiunturali che ha subito, la nostra Costituzione prevede altre regole. Ed è una fortuna che sia così.

* la Repubblica, 29 gennaio 2009


Sul tema, nel sito, si cfr. :

LE "BUGIE" DI MASSIMO GIANNINI E LA "VERITA’" DI BERLUSCONI : "FORZA ITALIA", "IL PRESIDENTE SONO IO" !!! Questo il problema, e non viceversa

CARO PRESIDENTE NAPOLITANO, SE NON "DORME" E NON SI E’ FATTO ESPROPRIARE DELLA SUA PAROLA, PROVI A GRIDARE : FORZA ITALIA !!!, COME E CON IL PRESIDENTE PERTINI. Un appello contro l’indecenza

PARLAMENTO ITALIANO. TUTTI CONTRO DI PIETRO, SOLIDARIETA’ AL QUIRINALE, AL GRIDO DEL PARTITO UNICO : FORZA ITALIA !!! Di Pietro al Presidente Napolitano : "A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo".

L’ITALIA, LA CARTA D’IDENTITA’ TRUCCATA, E GLI SFORZI FALLITI DEL PRESIDENTE CIAMPI DI ROMPERE L’INCANTESIMO


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