ARCHEOLOGIA. Uno studio degli archeologi dell’universitÓ di Tubinga sui reperti trovati in una grotta nella Germania del Sud

MUSICA E PREISTORIA : QUATTRO FLAUTI, LA STATUINA DI UNA DONNA DALLE FORME GENEROSE, E I RESTI DI UNA CENA SONTUOSA. Arte e socialitÓ, il segreto del successo dei nostri antenati. Una nota di Elena Dusi, con un’intervista a Giorgio Manzi - a cura di Federico La Sala

Quando l’Europa fu colonizzata nel Paleolitico esisteva giÓ una tradizione musicale
jeudi 25 juin 2009.
 

[...] Ha idea di come fosse la musica primitiva ?

« La combinazione di flauti e Veneri ci fa immaginare dei riti accompagnati dalla musica e legati alla fertilitÓ. Probabilmente esisteva anche una forma di danza. Ma ricostruire quelle prime melodie non Ŕ certo possibile ».

In quel momento storico i primi sapiens convivevano con i Neanderthal. Anche questi ultimi amavano la musica ?

« No, solo i primi sapiens, che sono i precursori dell’umanitÓ moderna mentre i Neanderthal si sono estinti poco dopo. Non Ŕ escluso che questa capacitÓ di andare oltre la mera sopravvivenza, sviluppando arte e socialitÓ, sia stata proprio il segreto del successo dei nostri antenati e la causa della scomparsa dei loro cugini Neanderthal, che pure avevano un cervello di dimensioni simili » [...]


-  Uno studio degli archeologi dell’universitÓ di Tubinga sui reperti trovati in una grotta nella Germania del Sud
-  Lo strumento, il pi¨ antico finora disponibile, fu ricavato dall’osso di un’ala di grifone e era lungo 34 centimetri

-  Il primo flauto 40mila anni fa
-  e l’uomo scoprý la melodia

-  Quando l’Europa fu colonizzata nel Paleolitico esisteva giÓ una tradizione musicale

di Elena Dusi (la Repubblica, 25.06.2009)

Quattro flauti, la statuina di una donna dalle forme generose, i resti di una cena sontuosa a base di carne. A Hohle Fels, nella Germania del sud, tra i 35 e i 40mila anni fa dev’essersi svolta una serata squisita. Una festa, o pi¨ probabilmente un rito legato alla feconditÓ. Ma sono stati soprattutto i flauti a impressionare gli archeologi dell’universitÓ di Tubinga, che la scorsa estate hanno scavato nella grotta 20 chilometri a ovest di Ulm ritrovando i resti di quella cena del paleolitico superiore.

Uno dei quattro flauti, ricavato dall’osso di un’ala di grifone, lungo 22 centimetri (ma prima di spezzarsi arrivava a 34) e con un diametro di 8 millimetri, capace di suonare 5 note (tanti sono i fori sul suo fusto) Ŕ lo strumento musicale pi¨ antico mai trovato finora. Un oggetto simile, scoperto nel 1995 sempre in Germania tra le montagne del Giura Ŕ infatti stato declassato a semplice osso intaccato dai denti di un animale selvatico. Il flauto di Hohle Fels invece Ŕ inconfondibile, con la sua imboccatura intagliata a "V" e le scanalature laddove le dita dovevano essere appoggiate.

« Il grifone, con un’apertura alare di due metri e mezzo, aveva ossa perfette » spiegano Nicholas Conard e Susanne Munzel, autori del ritrovamento. A poca distanza, per fugare ogni dubbio, sono stati trovati altri tre esemplari simili (ma ridotti in frammenti pi¨ piccoli) scavati nell’avorio delle zanne di mammuth con una procedura che presuppone una grande abilitÓ manuale (bisognava sezionare la zanna in due, scavare un solco lungo le due metÓ e poi ricongiungerle) e fa presupporre l’esistenza di strumenti musicali ancora pi¨ antichi. A 70 centimetri dal flauto pi¨ grande nella grotta di Hohle Fels Ŕ riemersa anche una statuina di 35mila anni d’etÓ, la pi¨ antica rappresentazione scultorea di un corpo femminile. Molti altri resti di flauto, datati intorno a 30mila anni fa, furono trovati in passato nei siti di Francia e Austria, ricavati dalle ossa delle ali di uccelli (fra cui i cigni) privati del midollo al loro interno.

La musica nel Paleolitico doveva essere un piacere diffuso, concludono gli archeologi che oggi raccontano la scoperta su Nature : « Esisteva giÓ una tradizione musicale consolidata nel momento in cui i primi umani iniziavano a colonizzare l’Europa. E la scoperta Ŕ ancora pi¨ importante se pensiamo che a suono e canto non sono legati un aumento delle chance di sopravvivenza o della capacitÓ riproduttiva. Almeno non in modo diretto ».

Ma quali fossero i ritmi dei primi Homo sapiens, se al suono si accompagnasse una danza o particolari riti religiosi, rimane oggetto di speculazione. La mancanza di indizi non ha impedito l’anno scorso al jazzista britannico Simon Thorne di organizzare a Cardiff un concerto intitolato "La musica dei Neanderthal", una specie che ha convissuto per un periodo con i sapiens ma si Ŕ estinta intorno ai 30mila anni fa. Thorne si Ŕ basato sulla teoria che parte dalla forma delle vertebre del collo di questi primitivi per dedurre che la loro voce doveva essere acuta e ritmata, e i loro "discorsi" non troppo dissimili da una canzone rap.

Anche se la sua ricostruzione della musica della preistoria ha valore pi¨ che altro come curiositÓ, Ŕ chiaro che giÓ 35-40mila anni fa in nostri antenati non si accontentavano di mangiare, dormire e riprodursi. I primi barlumi di arte e cultura si stavano affacciando all’orizzonte della specie umana (a quest’epoca risalgono anche i primi monili) e la musica, fra le varie arti, non era seconda a pittura e scultura.


Giorgio Manzi, paleoantropologo : "Fu uno dei segreti del successo"

"Andare oltre la sopravvivenza ecco il segreto dei nostri avi"

di e.d. (la Repubblica, 25.06.2009)

Roma. « Non solo cacciatori. Quei precursori dell’homo sapiens avevano giÓ iniziato a riempire il mondo dei loro simboli. Non si accontentavano di sopravvivere, sentivano il bisogno di esprimere il proprio mondo interiore » spiega Giorgio Manzi, paleoantropologo dell’universitÓ La Sapienza a Roma.

C’erano giÓ altre forme d’arte all’epoca ?

« Rare, inizieranno a diffondersi poco pi¨ tardi. Ma spesso nei siti dell’epoca troviamo statue di donne molto procaci che chiamiamo "Veneri preistoriche". Probabilmente simboli di feconditÓ ».

Ha idea di come fosse la musica primitiva ?

« La combinazione di flauti e Veneri ci fa immaginare dei riti accompagnati dalla musica e legati alla fertilitÓ. Probabilmente esisteva anche una forma di danza. Ma ricostruire quelle prime melodie non Ŕ certo possibile ».

In quel momento storico i primi sapiens convivevano con i Neanderthal. Anche questi ultimi amavano la musica ?

« No, solo i primi sapiens, che sono i precursori dell’umanitÓ moderna mentre i Neanderthal si sono estinti poco dopo. Non Ŕ escluso che questa capacitÓ di andare oltre la mera sopravvivenza, sviluppando arte e socialitÓ, sia stata proprio il segreto del successo dei nostri antenati e la causa della scomparsa dei loro cugini Neanderthal, che pure avevano un cervello di dimensioni simili ».


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