Liberia

Parla Ellen Johnson-Sirleaf - di Pablo Trincia - selezione a cura del prof. Federico La Sala

jeudi 23 février 2006.
 

Parla Ellen Johnson-Sirleaf, neopresidente della Liberia, la prima donna eletta a capo di uno Stato del continente nero

LA SIGNORA DI FERRO DELL’AFRICA*

« Va restituita speranza al mio Paese riportando la pace e mettendo fine al reclutamento di giovani miliziani al confine con Guinea, Costa d’Avorio e Sierra Leone. Darò ogni spazio possibile alle donne »

Di Pablo Trincia (Avvenire, 22.02.2006)

Un Paese libero dalla guerra, dalla miseria, dalla costante instabilità. È quello che sognano i liberiani all’indomani delle storiche elezioni presidenziali, da cui è uscita vincente nientemeno che una donna, Ellen Johnson-Sirleaf. Chiamatela pure come volete, di aggettivi ed epiteti ne ha da vendere : la iron lady, la nonna, la pasionaria, l’economista. Sta di fatto che le redini della Liberia del dopoguerra ora sono nelle sue mani, dopo un lungo e rovente testa a testa in cui l’ex campione del Milan, George Weah, ha avuto la peggio. Un risultato che rimarrà nella storia, e non solo di questo piccolo Paese dell’Africa occidentale. Mai nessuna donna in tutto il continente era arrivata così in alto. Ma la Liberia un primato già ce l’ha : quello di primo Paese africano a diventare indipendente (1847) dopo che, pochi anni prima, alcuni schiavi liberi afroamericani avevano realizzato i propri sogni, lasciando l’America per un’Africa idealizzata, conosciuta solo attraverso i racconti dei loro nonni. Sbarcati sulla costa di Montserrado i nuovi arrivati, forti di maggiori risorse economiche e politiche, dettero vita ad un vero e proprio apartheid nero tagliando fuori e sfruttando brutalmente i nativi. Tutto questo fino al 1980, quando un sergente di origine indigena, Samuel Doe, marciò con i ribelli fino Monrovia, rovesciando il regime del presidente americo-liberiano Tolbert e gettando le fondamenta di una logorante guerra civile che sarebbe cominciata pochi anni dopo per mano di Charles Taylor. Conflitto terminato solo da poco più di due anni, con duecentomila morti, centinaia di migliaia tra profughi e sfollati e una Liberia socialmente ed economicamente in frantumi. Per questo la neopresidente Johnson-Sirfeaf, che ha combattuto contro Doe e inizialmente al fianco di Taylor, prima di lavorare per importanti istituzioni internazionali, si ritrova sulle spalle un fardello che pesa come un macigno : dare speranza a una generazione che non ne ha mai avuta. L’abbiamo intervistata e ha chiesto cosa farà. « Occorre restituire la speranza al mio Paese riportando la pace », esordisce questa nonna di 67 anni piena di energia. « Senza di essa non costruiremo mai nulla. Dobbiamo mettere fine al reclutamento di giovani miliziani nei distretti vicino al confine tra Guinea, Costa d’Avorio e Sierra Leone ». Tre Paesi segnati da una forte instabilità che rende l’intera regione fragile e a rischio. Oltre a questo, la Johnson-Sirleaf si farà paladina dei diritti delle donne, spesso vittime di una società che le emargina e le sfrutta. « Costituiscono più del 50% dell’elettorato, è giusto che abbiano anche loro voce in capitolo », continua. « Assegnerò loro posizioni ministeriali e amministrative e cercherò di renderle più partecipi alla vita politica di questo Paese. Che è quello che sta lentamente accadendo in tutta l’Africa, dove già alcune donne ricoprono la carica di primo ministro o di ministro delle Finanze mentre altre, come Wangari Maathai, vincono il Premio Nobel per la pace ». Ma non basterà. La Liberia non ha più un’economia, se non quella sotterranea e di sussistenza sulla quale sopravvive la maggior parte dei suoi tre milioni di abitanti. E dire che, come in molti altri Paesi africani, le risorse non mancano. La Liberia è il principale produttore mondiale di gomma ed era uno dei maggiori fornitori della multinazionale americana Firestone già negli anni Trenta. Per non parlare dei diamanti, del legno e del petrolio, della cui probabile presenza allargo delle coste liberiane si è cominciato a parlare di recente. Tutte ricchezze dilapidate da élite corrotte, regimi militari, signori della guerra. « Qui nessuno si è mai interessato al bene comune », continua la Johnson-Sirleaf. « Ognuno ha sempre fatto quello che voleva, compreso l’ultimo governo di transizione. Siamo stati segnati in maniera indelebile da cattive amministrazioni, sperpero e corruzione. Ma ora cambierà tutto. Faremo tornare gli investitori stranieri e ricostruiremo quest o Paese ». E cos’ha da dire su George Weah, che l’accusa di aver truccato le elezioni ? « Weah sa di aver perso, ma non sa accettarlo. Le sue esternazioni sono assurde e non ha modo di provarle. E dire che lo inviterei a far parte del mio governo. È una persona importante nel nostro Paese. Abbiamo bisogno anche di lui ». * IL PERSONAGGIO

Preferita all’ex calciatore George Weah Il 60 per cento dei liberiani l’ha preferita all’ex calciatore George Weah : è Ellen Johnson-Sirleaf, eletta presidente del Paese africano : mai nessuna donna del continente nero era arrivata così in alto. L’intervista che qui pubblichiamo appare sul nuovo numero della rivista « Africa » (tel. 0363-44726), pubblicata dai Padri Bianchi e con sede a Treviglio (Bg).
— - I CONTI COL PASSATO

Come in Sudafrica nasce la Commissione « Verità e riconciliazione » Il presidente liberiano Ellen Johnson-Sirleaf ha istituito una commissione nazionale per la Verità e la Rinconciliazione incaricata di far luce sulle violazioni dei diritti umani commesse durante gli anni di guerra civile. Sull’esempio del Sudafrica, l’organismo indagherà sui crimini commessi tra il 1979 e il 2003. Il provvedimento rientra nel programma elettorale della Johnson-Sirleaf, che si è sempre detta convinta della necessità di fare i conti con il passato. « Nella mia vita sono arrivata alla conclusione che quando si dice la verità, l’umanità si riscatta dalla viltà della violenza », ha sottolineato il capo di Stato. La questione più spinosa che il suo governo si trova ad affrontare è certamente il processo all’ex presidente Charles Taylor, attualmente in esilio in Nigeria.


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