IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS. "HOMO HOMINI DEUS" - NON "LUPUS" (HOBBES). IN MEMORIA DI SPINOZA, FEUERBACH ....

STORIA, "NOUVELLE THEOLOGIE", E "SEGNI DEI TEMPI". L’EREDITA’ DI MARIE DOMINIQUE CHENU, CON UN "RICORDO" DI J. LE GOFF. Una nota di Filippo Rizzi - a cura di Federico La Sala

« Padre Chenu è stato il teologo - rivela padre Cortesi - che più si è speso per­ché nella Gaudium et spes fosse adottata l’espressione ’segni dei tempi’. Un’altra sua impronta è il superamento della ’cristianità costantiniana’. Secondo lui il Concilio avrebbe condotto a un’intelligenza della fede più profonda (...) ».
mercredi 10 février 2010.
 


anniversari

Chenu, il teologo dei « segni dei tempi »

-  Vent’anni fa la scomparsa a Parigi del grande studioso.
-  Inos Biffi : « Fu il più geniale storico del pensiero medievale ».
-  Il cardinale Cottier : « Ma rimase in mezzo alla gente, per questo sapeva dialogare con i comunisti ».
-  Padre Cortesi : « Era ottimista, sperava che la Chiesa avrebbe superato la ’cristianità costantiniana’ ».

A vent’anni dalla morte, di que­sto grande pensatore ri­mane viva più di tutto l’ere­dità come stu­dioso della teologia me­dievale, so­prattutto

Come perito al Concilio il domenicano si batté con forza per inserire nella « Gaudium et spes » l’espressione poi divenuta famosa

DI FILIPPO RIZZI (Avvenire, 10.02.2010)

L’11 febbraio di vent’anni fa - era il 1990 - si spe­gneva a 95 anni nel con­vento di Saint Jacques in rue des Tanneries a Parigi l’allora pa­triarca dei teologi, il domenica­no Marie Dominique Chenu.

Nato nel 1895, padre Chenu mo­riva nel Quartiere Latino non lontano dalla Sorbona, ateneo in cui aveva insegnato da giovane professore e prima di attraversa­re, con il suo inseparabile abito bianco e nero, il Novecento af­frontando cruciali battaglie : dal­lo studio innovativo del pensiero di Tommaso d’Aquino, alla sto­ria medievale e - non da ultimo - al ruolo ricoperto durante il Concilio Vaticano II come perito.

« Sono un vecchio medievalista, con qualche reputazione - con­fidò lo stesso Chenu, pochi gior­ni prima di morire, al giornalista Domenico Del Rio - ma mi sen­to come un capretto saltellante sugli avamposti della Chiesa ». Il religioso era un personaggio co­nosciuto e stimato in tutta la Francia, cattolica e laica, ma so­prattutto apprezzato come teo­logo e ancor di più come medievalista.

Chi tra i primi riconob­be, non a caso, la grandezza di Chenu proprio in questo campo, furono storici del calibro di Giu­seppe Alberigo, Jacques Le Goff e padre Louis- Jacques Bataillon - morto esattamente un anno fa. Allievo all’Angelicum di Roma del grande confratello Réginald Garrigou-Lagrange, Chenu negli anni della sua maturazione teo­logica si impose all’attenzione dei colleghi con la pubblicazio­ne nel 1942 di Ecole de théologie. Le Saulchoir. Il volume verrà messo all’indice dal Sant’Uffizio con l’accusa di aver adottato il « metodo storico in teologia » e quella condanna costerà a padre Chenu la sospensione dall’insegnamento nelle università catto­liche.

Un destino, il suo, per molti versi simile a quello di altri due esponenti della Nouvelle théologie : il gesuita Henri de Lu­bac e il domenicano Yves- Marie Congar. Saranno poi il vento del Concilio e Giovanni XXIII a ria­bilitare non solo il metodo inno­vativo, ma anche tutto il pensie­ro di Marie-Dominique Chenu. A vent’anni dalla morte, di que­sto grande pensatore rimane viva più di tutto l’ere­dità come stu­dioso della teologia me­dievale, so­prattutto per il periodo dall’XI al XIII secolo.

Ne è convinto il discepolo e cu­stode dell’archivio Chenu, il teo­logo e docente alla Facoltà teo­logica di Lugano monsignor I­nos Biffi : « Credo che lo Chenu medievista resisterà al tempo, lo studioso che (pur con i suoi li­miti e le critiche che non hanno mancato di essere segnalate) ha impresso una svolta nel metodo e nei risultati alle analisi sulla teologia e più in generale sulla cultura medievale. Egli è stato per me il più geniale storico del­la teologia medievale ».

Torna al­la mente di Biffi, come in un al­bum dei ricordi, la lunga amici­zia intercorsa con il grande fran­cese per più di trent’anni, dal 1959 al 1990 : « Mi ha sempre incoraggiato nei miei studi e nelle ricer­che, special­mente su san Tommaso - ri­vela monsi­gnor Biffi -. Di lui posseggo mol­ti manoscritti ; mostrandomeli mi diceva che sarebbero serviti ad ’alimentare il suo purgato­rio’. Si tratta di appunti, trascri­zioni, schemi di lezione inediti sui grandi teologi medievali in­glesi e del periodo barocco, as­sieme alle lettere da me ricevute. Si potrebbe pensare di pubblica­re, in forma adeguata, parte di questo materiale. Sarebbe un mio gesto di omaggio verso que­sto grande pensatore e amabile maestro ».

Chi mette in evidenza l’at­tualità e l’audacia del pen­siero di Chenu e del suo « tomismo aperto », nonché della grande impronta che ha lasciato su pensatori del calibro di Con­gar, Claude Geffrè e del recente­mente scomparso Edward Schil­lebeeckx, è il teologo domenica­no Alessandro Cortesi, autore tra l’altro del bel saggio Marie Dominique Chenu. Un percorso teologico (Nerbini, pp. 212, euro 14) : « Chenu è stato il maestro sia di Congar che di Schillebeeckx. Entrambi si sono messi sulla scia del maestro, facendo tesoro della sua lezione più cara : af­frontare la teologia mantenendo un riferimento al pensiero cri­stiano ma leggendolo nella sua evoluzione ed essendo sempre in dialogo con i percorsi della modernit » .

Il pro-teologo eme­rito della Casa pontificia, il cardinale svizzero Georges- Marie Cottier, fa affiorare dai suoi ri­cordi un aspetto poco conosciu­to della biografia di Chenu : la sua attenzione per i preti operai e di riflesso per la teo­logia del lavoro negli anni del dopoguerra in Francia. Non a caso Chenu è stato uno dei pochi teologi ad esse­re citati nell’enciclica sociale di Paolo VI, la Populorum progressio. Cottier ri­corda a questo proposito la prefazione che lo stesso Chenu gli fe­ce a un libro del lontano 1967, Chrétiens et marxistes avec Roger Garaudy/ Georges Marie Cottier.

« Gli sono ancora grato per quel­la prefazione - afferma il cardi­nale -. Egli come san Domenico era un vero vir evangelicus. Credo che più di altri capisse la questione operaia perché era u­no storico ma anche un teologo. In Chenu vibrava questa tensio­ne ». Ma proprio su una questio­ne nodale come il dialogo con il marxismo, agli occhi di Cottier, il domenicano francese riuscì a capire più di altri : « In lui c’era qualcosa di romantico, quasi di ottocentesco. Padre Chenu ha conosciuto dei comunisti gene­rosi. Non so se si è misurato con il marxismo che si sviluppava ol­trecortina. Ma il suo libro sul la­voro, nonostante forse oggi sia datato perché egli non poteva prevedere la rivoluzione infor­matica e la globalizzazione, ha ancora dentro di sé delle grandi intuizioni. La sua maggiore ric­chezza ? Forse quella di non es­sere stato solo un raffinato teo­logo, come lo era invece De Lu­bac, ma anche di essere un prete accanto alle vicende quotidiane degli uomini, ai loro problemi ».

Resta vivo anche il ricordo del ruolo di Chenu come perito al Concilio, documentato nel suo Diario del Vaticano II ( Il Mulino, pp. 160, euro 10). « Padre Chenu è stato il teologo - rivela padre Cortesi - che più si è speso per­ché nella Gaudium et spes fosse adottata l’espressione ’segni dei tempi’. Un’altra sua impronta è il superamento della ’cristianità costantiniana’. Secondo lui il Concilio avrebbe condotto a un’intelligenza della fede più profonda, in una continua rilet­tura per portare la parola di Dio in un mondo nuovo ».

A questo proposito torna alla mente di Inos Biffi come lo stesso Chenu tentò di convincere il grande fi­losofo cattolico Etiénne Gilson ad accettare in toto la riforma conciliare : « Esiste un intenso carteggio tra i due, fatto di tesi e di antitesi, in cui traspare tutto il grande ottimismo del domeni­cano per il futuro della Chiesa ».

Una lezione e un’eredità, quella di Marie Dominique Chenu, che al cardinal Cottier appare attua­le e feconda ancora oggi, anche per la sua forza profetica : « Com­prese prima di altri i problemi che affliggevano il Terzo mondo. Chenu aveva previsto la fine del colonialismo ed ha intuito, pri­ma di altri, molte delle cose che si sono poi avverate. Credo che il maggiore debito di riconoscenza verso i suoi insegnamenti sia la presenza pastorale del teologo nella vita della Chiesa : oggi è un dato acquisito, ma non era certo così ai tempi della giovane vita accademica di Chenu ».

*

RICORDO

Le Goff : ha valorizzato i « proletari » medievali

« Una fonte vivente a cui dovevo abbeverarmi ». Così scriveva nel 1997 il grande medievista Jac­ques Le Goff (nella foto) sulla Revue des Scien­ces philosophiques et théologiques : « Padre Chenu fu uno dei primi a creare un dialogo tra teologi e storici ». Il 15 febbraio 1990 lo stesso Le Goff aveva partecipato ai funerali del religioso in Notre-Dame mettendo in risalto, in un discorso pubblico, il merito del teologo do­menicano : aver dimostrato che « la vita stes­sa della religione si pensa e si vive in tutta la storia ».

Nell’ampio articolo del 1997 Le Goff torna con la memoria all’amicizia intrattenuta con il religioso tra il 1951 e il 1957, proprio nel periodo del suo esilio accademico, evidenzando la « prodigiosa apertura di Chenu, per la sua epoca, per lo studio sia della teo­logia che della storia ». Ma il suo maggiore contributo « è stato quello di non considerare il lavoro, nella società medievale, come una funzione inferiore ma un mezzo di promozione umana e di aver dato valore al ruolo della classe operaia. Fu questa per lui una rivelazione decisiva ». (F. Riz.)


Sul tema, nel sito, si cfr. :

-  Sulla spiaggia. Di fronte al mare...
-  CON KANT E FREUD, OLTRE. Un nuovo paradigma antropologico : la decisiva indicazione di ELVIO FACHINELLI

-  CHI SIAMO NOI IN REALTA’ ? Relazioni chiasmatiche e civiltà. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

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