EROS E CIVILTA’ ....

MA CHI ERA IL MARCHESE DE SADE (1740-1814) ? Un filosofo rivoluzionario che predisse Freud. Una nota di Renato Barilli - a cura di Federico La Sala

« Sì, sono un libertino, lo riconosco : ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino. »(Marchese de Sade, Lettera alla moglie, 20 febbraio 1791)
mardi 29 juin 2010.
 

De Sade ? Un filosofo rivoluzionario che predisse Freud

Il « divino marchese » colmò un vuoto della Rivoluzione francese : il diritto di ogni essere umano di soddisfare le proprie pulsioni sessuali

di Renato Barilli (l’Unità, 29.06.2010)

Abbiamo già evocato l’ombra di Sade, a proposito del quadrilatero impostato dal Laclos di cui, del resto, il Divino marchese (1740-1814) fu quasi un perfetto coetaneo, però con l’avvertenza che per passare dall’uno all’altro bisogna capovolgere la visuale : il male che i protagonisti delle Relazioni pericolose tramano incessantemente è partorito nell’oscurità, nei recessi della mente, o appunto affidato al segreto epistolare, perché, se venisse rivelato, si meriterebbe la condanna unanime della casta nobiliare ancora pienamente insediata al potere.

Sade invece ne farebbe i requisiti di un insegnamento obbligatorio, all’altezza degli assunti generali della sua filosofia. In altre parole, egli è un filosofo, il terzo grande del Settecento francese, dopo Voltaire e Rousseau, magari con l’aggiunta a latere di Diderot, ma anche con la conseguenza (già verificata nei casi precedenti) che queste prestazioni di autori filosofi, benché assai alte nel profilo generale della cultura del secolo, strappano esiti alquanto minori, in sede specificamente narrativa.

Così è anche nel caso di Sade, in cui la narrazione è schematica, ripetitiva, esattamente come avveniva nei romanzi a tesi voltairiani, non nella Giulia rousseauiana, dove semmai il limite sta in una retorica troppo paludata e diffusa, che però sa fare il giusto posto anche alle ragioni del sentimento.

Ma dunque, in sostanza, questi filosofi narratori vanno giudicati, e stimati, in primo luogo per la profondità dei rispettivi messaggi teorici, nei cui confronti la narrazione assume un compito ancillare. E profondo, radicale è senza dubbio il messaggio lanciato da Sade, nella sua unilateralità, nella sua oltranza quasi maniacale. In fondo, egli è venuto per porre rimedio ai gravissimi limiti che il senno del poi, partorito nel corso dell’Ottocento e più ancora del Novecento, ha scoperto negli immortali principi del 1789, che magari immortali sono davvero, e tuttora validi, ma appaiono reticenti e incompleti su tanti fronti.

C’è in essi un totale vuoto e silenzio per quanto riguarda i diritti del quarto stato, cioè del proletariato, che prima ancora di esercitare una libertà di pensiero o ottenere un’uguaglianza giuridica e politica, avrebbe voluto essere liberato dai bisogni materiali, avere pane a sufficienza, lavoro decoroso e a ritmi sostenibili. Sia ben chiaro che di rivendicazioni del genere l’opera di Sade non si occupa per nulla, apparendo ancora intenta a mettere in scena i rappresentanti della nobiltà, aristocratici con le borse floride, così da poter praticare un costume sessuale totalmente libero.

Ma appunto questo è l’altro versante che la Rivoluzione francese non ha affatto toccato : il diritto spettante a ogni essere umano di soddisfare le pulsioni sessuali, l’eros primario da cui è dominato, senza prescrivergli limiti e censure artificiose. Ovviamente, la Rivoluzione francese, anche nelle predicazioni pur liberatorie di Voltaire e di Rousseau, non dava posto né a Marx né a Freud (...).

E beninteso, come già accennato, non c’è Marx nelle elucubrazioni del Divino marchese, ma un Freud anticipato di quasi un secolo, con una perentorietà e un estremismo che poi non ritroveremo nel padre della psicoanalisi. Freud verrà per diagnosticare la presenza insopprimibile del continente oscuro dell’Es, dell’eros, della libido, ma pure ad ammonire che la civiltà consiste nel trovare un giusto equilibrio, tra quelle spinte e le censure, che pure ci devono essere, se si vogliono alimentare gli alti costi del progresso. Sade ha l’estremismo del primo scopritore, che non si concede freni, getta sul tavolo l’intera posta, con assoluta univocità.


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR. :

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