SU CHI SI ALLENA A DIVENTARE SANTO

DA UNA LETTURA VELOCE DI UN ARTICOLO DI CRONACA DI E. MORRONE
samedi 23 février 2013.
 
Ho letto alcuni giorni fa un articolo di Emiliano Morrone sul fattoquotidiano.it a proposito della sentenza emessa del Tribunale di Milano che ha condannato, a conclusione del processo Valle-Lampada, il giudice Vincenzo Giuseppe Giglio alla pena di 4 anni e 7 mesi e il consigliere regionale calabrese del Pdl Francesco Morelli a 8 anni e 4 mesi. Morrone, riflettendo sulla vicenda, esprime severe considerazioni circa la responsabilità, non diretta naturalmente, ma morale, dei cittadini calabresi “ Il punto, al di là delle pene, è la questione morale in politica. La vicenda - scrive- tocca la Calabria, e non solo quella del potere cosiddetto democratico. È doveroso che noi calabresi ammettiamo le nostre responsabilità. Non possiamo meravigliarci, se non pochi dei nostri rappresentanti si rivelano vicini alla ‘ndrangheta, se le nostre istituzioni sono corrotte e per questo uccidono la cosa pubblica, anche al Nord”. Nell’articolo Morrone lancia una frecciata velenosa anche a Rosanna Scopelliti ” Faccia lei, adesso ; posto che abbiamo condiviso iniziative contro la criminalità armata, la criminalità politica e la zona grigia”. Infatti, giova ricordare, che Rosanna Scopelliti (figlia del magistrato Antonino Scopelliti ucciso per un “patto di sangue” tra ‘ndrangheta e mafia il 9 agosto del 1991 ed erettasi, in questi anni, a paladina dell’antimafia calabrese) è stata candidata proprio in Calabria nel Pdl ; lo stesso Pdl, giova anche questo ricordare, a cui appartiene (o apparteneva, non conosco sinceramente se è stato espulso) il succitato (e condannato) Morelli ; lo stesso Pdl, giova anche questo non dimenticare, che guida il Comune di Reggio Calabria sciolto per “rapporti sospetti con le cosche” lo scorso ottobre dal Ministero dell’Interno. Mi aggancio così a quanto scritto da Morrone perché, se da una parte, è quanto mai opportuno interrogarsi sulla capacità reattiva e oppositiva della società civile calabrese di fronte alla ‘ndrangheta, dall’altra, è quanto mai necessario, giudicare come alcuni esponenti “quotati” di quella stessa società civile interpretino in maniera del tutto originale quella stessa opposizione. Ora, sull’argomento “società civile -‘ndrangheta”, credo sarebbe improvvido inoltrarsi nella sua densa complessità spendendo poche righe di un articolo. Forse, con tutti i limiti del caso, un po’ di spazio si potrebbe dedicare agli interrogativi che nascono dalla seconda questione, che trae origine appunto dalla candidatura di Rosanna Scopelliti, o meglio, che nella vicenda Scopelliti-Pdl trova il suo acme, la sua più evidente manifestazione. Senza girarci troppo attorno, e senza scomodare categorie interpretative che i grandi meridionalisti hanno via via elaborato per raccontare le dinamiche sociali e politiche del nostro Mezzogiorno, credo che in vicende di questo tipo entri in gioco l’opportunismo, un individualismo estremo coltivato nella tanto sventolata (e strumentalizzata) partecipazione democratica, il piccolo leaderismo di provincia. Si combatte, si costruisce un’identità, ci si erge a paladini incorrotti, si rafforza mediaticamente una convincente e accattivante immagine pubblica. Come potrebbero i partiti rinunciare al/alla giovane di bella presenza, immacolato/a politicamente, per di più impegnato/a in lodevoli battaglie civili ? C’è, poi, l’ulteriore sugello della lotta alla ‘ndrangheta. Subentra così quel meccanismo di (auto)legittimazione secondo cui per il sol fatto di trovarsi nel campo dell’antimafia si è portatori di una santità, di una purezza, di una dignità che permette agli “antimafiosi militanti” di diventare simboli, icone. E senza chiamare in causa, malamente e inopportunamente, Sciascia e una polemica lontana, forse vale la pena riflettere, data anche l’imminenza del voto, su chi si ”allena a diventare santo”, per citare Fofi, e crede che lo sbocco necessario, nel suo cammino verso le cime immacolate della purezza, si compia acclimatandosi nelle lusinghe del potere. Mentre fino a qualche tempo fa cinema e letteratura ci presentavano figure di feroci parvenu impegnate ad arrampicarsi, fra calci e spintoni, per conquistare, pezzo per pezzo, piccole quote di potere adesso probabilmente s’è capovolta la situazione : esiste, cioè, una sorta di cooptazione dall’alto che risucchia dentro chi si è autonominato migliore, affogando lo slancio ideale dentro il catino del lustro da prima pagina. Di questi questi funzionari dell’impegno civile è piena, purtroppo, l’Italia. Mi sembra di capire che sarà pieno, purtroppo, anche il Parlamento. domenico barberio

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