PLATONE, PLATONISMO PER IL POPOLO, E CROLLO DELLA MENTE DELL’UOMO TEORETICO ...

HANS BLUMENBERG CI SOLLECITA: "USCITE DALLA CAVERNA"! Una recensione di Massimo Giuliani - a cura di Federico La Sala

Nella sua ultima grande opera pubblicata in vita, la più completa storia della ricezione del mito platonico, da Aristotele a Wittgenstein.
domenica 5 aprile 2009.
 


-  Nella sua ultima grande opera pubblicata in vita Hans Blumenberg
-  traccia la più completa storia della
-  ricezione del mito platonico, da Aristotele a Kierkegaard

-  Duemila anni per uscire dalla caverna

-  Intrecciando filologia e mitografia il
-  pensatore tedesco svela il simbolo del dubbio

-  di MASSIMO GIULIANI (Avvenire, 04.04.2009) *

L’ultima grande opera pubblicata in vita da Hans Blumenberg si intitola Uscite dalla caverna, un imperativo che non lascia dubbi sulla direzione di marcia e sul presunto messaggio del famoso mito platonico della caverna, riportato nel capitolo settimo della Repubblica. Per quasi due millenni e mezzo la storia intellettuale del mondo occidentale si è ispirata a questa mito declinandolo e interpretandolo di volta in volta alla luce delle grandi domande di ogni generazione.

In uno sforzo di ricostruzione storiografica e di erudizione umanistica che non ha eguali nel panorama filosofico del secondo Novecento, Blumenberg ha scritto la più esaustiva storia della complessa ricezione di questo mito: dall’allievo ribelle Aristotele, via Cicerone, ai padri della Chiesa (quelli veri come Agostino e quelli falsi come Arnobio), da Cartesio a Kierkegaard, da Burckhardt a Wittgenstein, in una galleria stupefacente di revisioni, appropriazioni, deformazioni, de-costruzioni, occupazioni e contro-occupazioni del mito stesso, o meglio delle sue atmosfere e dei suoi personaggi, a partire dall’unico che viene forzato ad uscire, ad andare oltre la caverna stessa e che poi torna con l’intenzione di ’illuminare’ i suoi antichi compagni, per essere da loro rifiutato e minacciato di morte.

Tale storia è la raffigurazione del destino di Socrate, spiega Blumenberg, ovvero del destino di chiunque, da fuori, venga a svegliare le coscienze, a disturbare il sonno felice dell’ignorante e a portare luce («e le tenebre non l’accolsero » , dice un testo di un’altra tradizione).

È l’allegoria più eloquente dell’ideale greco della paideia, anzi del suo fallimento o quanto meno della sua problematicità filosofica. È la metafora matrice di infinite altre metafore della ricerca della verità, dell’in-dicibilità della verità, del conflitto tra la verità contemplata (la kantiana cosa in sé) e delle mille verità esperite (i fenomeni).

Blumenberg, è stato giustamente detto, scrive da fenomenologo ma pensa da filologo, tornando ogni volta a rileggere la ’lettera’ del mito di Platone alla luce dello ’spirito’ dei suoi infiniti commentatori ed ermeneuti; scrive da mitografo ma pensa da antropologo, teso a cogliere le costanti di un’umanità segnata da svolte ’filogenetiche’ che implicano sempre perdita e dolore: i passaggi dal mare alla terra e dalla foresta pluviale alla savana; ma anche e più radicalmente dal grembo materno alla coscienza di sé, per sentieri a senso unico, in quanto non v’è risalita né possibilità di ritorno.

Di cosa non è stata simbolo, la caverna, da Platone ai nostri giorni? Il viaggio nel pensiero occidentale offerto in questo volume, da poco tradotto in italiano per i tipi di Medusa, altro non è, a sua volta, che un esodo dalle mille caverne da cui sorge e in cui si riflette la conditio humana, il cui orizzonte si guadagna sempre a spese di un altro orizzonte, come auto-superamento, come un dimenticare per meglio apprendere, un morire per far vivere, un educare (portar fuori) per conservare i significati del fenomeno-vita faticosamente visti e conquistati, eppur sempre da ri-conquistare.

In queste pagine vibra la tensione di un pensatore per il quale la poesia del mito non ha mai ceduto il passo alla prosa del logos; anzi, che ha studiato il permanere del mito nel logos e la stessa mitizzazione del logos, come avvenuto ad esempio nella fase storica dell’illuminismo (più quello francese, a ben vedere, che quello tedesco) e come avviene sempre in ogni fase illuministica della storia (esistono tanti ’illuminismi’ e non solo quello del XVIII secolo).

Emerge in questo testo monumentale la forza della disillusione, l’energia del dubbio e l’euristica del dolore, che assomigliano e si accompagnano all’euristica della paura, di cui parla Hans Jonas. Ci sono molti punti di contatto tra Blumenberg e Jonas, come la critica ad Heidegger e lo studio delle grotte primitive, e c’è il recupero del mito, appunto, come elaborazione del non altrimenti dicibile, come primato della vita (bios) sulla teoria (i concetti del bios). E se la ’vita’ (o la realtà) sembra tale solo fuori dalla caverna, è perché dentro la caverna ci si è preparati a pensarla raccontandola e la si è pre- compresa mitizzandola.

La domanda, alla fine del viaggio, è questa: ma è poi davvero possibile uscire una volta per tutte dalla caverna? E se fuori, anzi, il ’fuori’ non fosse che una caverna più grande, da cui occorre di nuovo uscire, e così via in una fuga di stanze o in un dedalo (altre figure mitologiche) senza fine? E come spiegare il conato di ritorno, l’impulso a condividere la verità con altri, con gli ignari o gli indifferenti? Ed è poi vero che il risveglio dei molti sia preferibile al loro beato sonno privo di aspettative?

Domande inquietanti, che Blumenberg lascia sospese e a cui la sua ricerca allude di continuo, senza mai negare né affermare, come l’oracolo delfico, che via sia una risposta non equivoca. Ecco l’essenza di ogni mito: rifrangere il fascino di una domanda capace di includere l’ambivalenza delle risposte.

*

-  Hans Blumenberg
-  Uscite dalla caverna
-  Medusa Edizioni
-  Milano, 2009
-  pp. 646 € 65,00


Sul tema, nel sito, si cfr.:

KANT: USCIRE DAL MONDO, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI "DIO", CONCEPITO COME L’“UOMO SUPREMO”! La “Prefazione” della “Storia universale della natura e teoria del cielo”.

"X"- FILOSOFIA. A FIGURA DEL "CHI": IL NUOVO PARADIGMA.

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DAL DISAGIO ALLA CRISI DI CIVILTA’: FINE DEL "ROMANZO" EDIPICO DELLA CULTURA CATTOLICO-ROMANA.

PENSIERO LIQUIDO E CROLLO DELLA MENTE.

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