Fede e Ragione. Per un dialogo vero, uscire dallo stato di minorità .... il "grande racconto" edipico della cultura cattolico-romana è finito!!!

ERMANNO BENCIVENGA, SOTTO IL CIELO (DELLE "STELLE FISSE") DI KANT. Ma, "qui e ora", oggi abbiamo bisogno di una seconda rivoluzione copernicana e di una fenomenologia di uno spirito nuovo. Un’intervista di Antonio Giuliano - a cura di Federico La Sala

sabato 28 marzo 2009.
 

[...] «Che tra i laici ci sia questa sfiducia un logico come me non può non riconoscerlo: siamo dominati dalla propaganda, dalla retorica, dai ’sentimenti’ inarticolati. Tuttavia rilevo una eccessiva e reciproca aggressività tra credenti e non credenti che assomiglia tanto a quella che Freud chiamava ’nevrosi della piccole differenze’. I veri nemici della ricerca di una verità trascendente sono però la volgarità e l’arroganza della pratica contemporanea, del maledetto ’mercato’ che sancisce non solo il prezzo ma anche il valore di ogni cosa» [...]

LA VIA DI KANT: USCIRE DALLA CAVERNA, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI “DIO” CONCEPITO COME “UOMO SUPREMO”. Note per una rilettura della “Storia universale della natura e teoria del cielo”

-  L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana"


IDEE.

«Il rispetto per Dio è quello che la ragione umana prova verso se stessa». Le domande del filosofo non credente Ermanno Bencivenga

Sotto il cielo di Kant

«Da Agostino ho capito che senza fede negli altri non si muove un passo. Da Pascal che se vuoi credere devi cominciare pregando» «Oggi prevalgono propaganda e retorica, ne risente anche il pensiero laico. Dubbio e cautela devono essere l’abito degli scienziati»

di ANTONIO GIULIANO (Avvenire, 27.03.2009)

Blaise Pascal lo aveva detto senza tanti giri di parole: il ’Dio dei filosofi’ non è identico al Dio di Gesù Cristo. Tuttavia la conoscenza filosofica può essere una strada che conduce alla fede cristiana. Giovanni Paolo II nell’enciclica ’Fides et ratio’ e poi Benedetto XVI, hanno rimarcato come fede e filosofia possano trarre reciproco giovamento nella risposta alle grandi domande dell’uomo. E non è un caso se sin dalle origini il pensiero occidentale ha elaborato ’prove razionali dell’esistenza e degli attributi divini’, come scrive Ermanno Bencivenga, filosofo dell’Università di California (Irvine), nel suo ultimo libro La dimostrazione di Dio. Come la filosofia ha cercato di capire la fede (Mondadori, pagine 144, euro 17), a giorni in libreria.

Professore, nella storia della ricerca razionale di Dio quali elaborazioni le sembrano più convincenti?

«Mi affascina soprattutto il tentativo eroico compiuto da Anselmo d’Aosta, e poi ripreso in modo assai più superficiale da Cartesio e altri, di dedurre l’essere dal pensiero. Tentativo arditissimo ma profondamente umano, perché l’uomo non può non credere nel realizzarsi di ciò che è valido e degno».

Da non credente quali pensatori cristiani hanno stimolato di più la sua riflessione?

«Ho imparato molto da Agostino: la fede attraversa tutta la nostra vita, senza fede gli uni negli altri non potremmo muovere un passo. E da Pascal: se vuoi credere comincia a pregare; ossia la pratica precede la teoria, la disciplina precede il ragionamento, l’umiltà è sovrana. Così come da Kierkegaard ho appreso che la fede proclama la superiorità di un rapporto e di un’esperienza individuale su ogni legge universale e che si vive nel modo più pieno legandosi ad altri soggetti singoli. Da non credente, sento che questo legame deve farmi scoprire un altro, con l’iniziale rigorosamente minuscola, per cui anch’io possa essere, democraticamente, fonte di scoperta e di salvezza. Ma non c’è dubbio che chi crede in un Dio trascendente sta esprimendo, per quanto in modo per me imperfetto, un’esigenza genuina».

Benedetto XVI sulla scia del suo predecessore insiste sulla necessità del dialogo tra fede e ragione. Non trova che da parte laica ci sia oggi una sfiducia nella ragione?

«Che tra i laici ci sia questa sfiducia un logico come me non può non riconoscerlo: siamo dominati dalla propaganda, dalla retorica, dai ’sentimenti’ inarticolati. Tuttavia rilevo una eccessiva e reciproca aggressività tra credenti e non credenti che assomiglia tanto a quella che Freud chiamava ’nevrosi della piccole differenze’. I veri nemici della ricerca di una verità trascendente sono però la volgarità e l’arroganza della pratica contemporanea, del maledetto ’mercato’ che sancisce non solo il prezzo ma anche il valore di ogni cosa».

Che cosa pensa delle recenti iniziative in cui viene sbandierato l’ateismo sugli autobus?

«Valgono tanto quanto analoghe manifestazioni in senso contrario. Esprimono un pensiero ridotto a slogan, quindi abusato e negato; la nostra umanità destrutturata; la ragione dimenticata e affogata nell’indifferenza e nella rissa. Discutere invece di Dio funge da stimolo a ogni generazione. Ho notato un certo fervore anche tra gli studenti di filosofia: l’indistruttibile fiducia che, malgrado la trascendenza, malgrado i fallimenti, una strada ci debba pur essere, che l’incomprensibile sarà infine capito. Parlare di Dio li porta con naturalezza a interrogarsi sull’infinito, sulla struttura dell’universo, sui rapporti tra pensiero ed essere, sul fondamento della morale, cioè su tutti i temi cruciali della filosofia».

Lei in passato ha criticato un certo dogmatico scientifico. Oggi il potere della scienza è una minaccia per la dignità dell’uomo?

«La scienza è una splendida avventura cognitiva e pratica, un gioco di suprema bellezza che ci spinge verso i confini e le profondità dell’essere. Ed è anche il rischio faustiano, luciferino, di perdersi. Chi non la vive in questo modo non sa neanche di che cosa sta parlando; nel migliore dei casi si tratta di un divulgatore della scienza, o di uno scienziato in disarmo o in libera uscita, non di un ricercatore autentico. Chi fa davvero della scienza non può non essere dominato dal dubbio e dalla cautela. Chi procede con brutale sicumera sta violando le radici stesse della nostra umanità. E della scienza».

Nel corso del Novecento ci sono state ideologie che hanno tentato di eliminare Dio, ma senza successo. Perché a suo giudizio hanno fallito?

«Il filosofo che costituisce il fondamento di tutta la mia riflessione, Immanuel Kant, guardava con disapprovazione a ogni tentativo di ridurre la nostra umanità. Se da sempre popoli e individui hanno avvertito l’esigenza di un Dio, occorre capire il motivo di questa ricerca. Penso come Kant che il rispetto per Dio è il rispetto che la ragione umana prova per se stessa; il cielo stellato sopra di noi è l’immagine della sublimità delle nostre domande e del nostro desiderio di comprensione».


Sul tema, nel sito, si cfr.:

LA VIA DI KANT: USCIRE DALLA CAVERNA, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI “DIO” CONCEPITO COME “UOMO SUPREMO”. Note per una rilettura della “Storia universale della natura e teoria del cielo”

-  IL PROGRAMMA DI KANT. DIFFERENZA SESSUALE E BISESSUALITA’ PSICHICA: UN NUOVO SOGGETTO, E LA NECESSITA’ DI "UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA".

-  CON KANT E FREUD, OLTRE. Un nuovo paradigma antropologico: la decisiva indicazione di Fachinelli.

-  CHI SIAMO NOI IN REALTA’?Relazioni chiasmatiche e civiltà. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

-  IL "GRANDE RACCONTO" EDIPICO DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA E’ FINITO.

-  L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana"


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