Politica

I Lavoratori socialmente utili non possono firmare alcun documento prodotto. La decisione è del Comune di San Giovanni in Fiore. Decine di laureati e diplomati privati, così, della dignità. Emiliano Morrone riflette sugli ultimi atti, illuminati, dell’amministrazione comunale

samedi 20 mai 2006.
 

Con un disciplinare interno, il Comune di San Giovanni in Fiore ha stabilito che i Lavoratori socialmente utili non possono firmare relazioni o documenti prodotti nell’esercizio delle loro funzioni. Si dirà, credo, che esistono precise disposizioni ministeriali o norme regolamentari che sanciscono quanto il Comune ha semplicemente confermato accogliendole. Ci sono sempre motivazioni di carattere normativo, giuridico e teleologico che inducono l’ente a provvedere, assicurando trasparenza amministrativa e rispetto della legge. Forse, però, nessuno ha spiegato ai Carnelutti dell’iperattivo municipio che un sommo diritto è una somma ingiustizia. Effettivamente, da quelle parti, è ben superato l’orientamento del sistema latino e tedesco, a vantaggio d’una prassi anglosassone contraddetta dai fatti e dalle azioni. Ma andiamo per gradi. Io sono rimasto al principio aristotelico del "terzo escluso". O si è rigorosi o si è teleologici, nel ricavare la norma da una qualsiasi disposizione. Questo tecnicismo, però, rischia di farci deprimere o addormentare, in giornate tanto calde come quella di oggi. Passiamo a Beautiful. Il Comune di San Giovanni in Fiore non ha istituito il Difensore civico, l’Ufficio per le relazioni con il pubblico, lo Sportello unico e il controllo in rete dei procedimenti in corso. Fosse per questo, saremmo a posto : ordinario, troppo ordinario. Il Comune ha pratiche aperte dall’Ufficio tecnico i cui atti non sono chiari : protocolli con date strane e, pertanto, sospette, convocazioni dei consigli comunali secondo i metodi degli indiani d’America, assegnazioni di incarichi per opere pubbliche a soggetti rinviati a giudizio. Preciso che sono garantista e che, fino a sentenza passata in giudicato, nulla può dirsi di sottoposti a procedimenti penali, se non presumerne l’innocenza. Resta il fatto che l’attuale amministrazione di sinistra, erede, pentita e in grazia, degli avvoltoi dipinti da Rosario Foglia in "La mia gente nella città di Gioacchino", fa retorica sul lavoro, menandola in ogni occasione, e non offre alcuna possibilità concreta, per partito (senza preso), ai giovani imprenditori del settore edile. Ciò perché avoca la facoltà di concedere, deve ipotizzarsi, senza bandire gare pubbliche. Torniamo ai Lavoratori socialmente utili. Qualcuno può spiegarci la ragione dell’ultima decisione sui limiti imposti al loro operato ? Forse la loro dignità deve ritenersi pari alla precarietà da cui non si vogliono liberare ? E voi lavoratori perché non avete battuto ciglio, non avete domandato, preteso, protestato ? L’unica risposta che mi viene, davanti all’ultima domanda, è che, ormai, la lunga e paziente opera di alienazione di ogni individuo dalla società (politica) florense, condotta da una radicalissima quanto reazionaria sinistra, è perfettamente compiuta. L’individuo non ha, a San Giovanni in Fiore, voce in capitolo. Non ce l’ha perché non è, non è nulla, non conta nulla ed è inutile che scalpiti : il moggismo politico e il sistema delle relazioni capillari è nato nella città di Gioacchino, prima d’essere trasferito nel ricco pianeta del pallone. Solo mi dispiace che non ci sia nessuna indignazione dei giovani e che, anzi, molti di loro - io sto con Matusalemme - consapevolmente o involontariamente pubblicizzano l’immagine d’una nuova classe dirigente, ridisegnata in termini entusiastici se non trionfalistici. Nihil sub sole novum : assistenzialismo, irregolarità, protezionismo, silenzio ed emigrazione. Quando ci sveglieremo ? Mi piacerebbe molto che i liberali moderati di Ebeteinfiore si esprimessero e che Vincenzo Tiano e Mauro Diana dicessero la loro, in proposito. Oltretutto, non guasterebbe qualche commento di Federico La Sala e Biasi, magari tralasciando la religione, il Codice da Vinci e la Chiesa vaticana.

Emiliano Morrone


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