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MISERIA E ABUSI SUI BAMBINI: L'ITALIA E' AL SECONDO POSTO NELL'UNIONE EUROPEA - selezione a cura di pfls
Maggio 2006 !!!

MISERIA E ABUSI SUI BAMBINI: L’ITALIA E’ AL SECONDO POSTO NELL’UNIONE EUROPEA - selezione a cura di pfls

giovedì 26 aprile 2007.
 

Aumentano i bambini poveri. Bambini soli. Spesso sfruttati o abusati da adulti privi di srupoli. E l’Italia è al secondo posto in Europa per numero di minori poveri. Minori a rischio di sfruttamento, devianza e disagio, sia che si tratti di italiani che stranieri. Un quadro triste. E desolante che il neogoverno dovrebbe tenere in considerazione e prendere delle misure per fare dell’Italia un Paese di speranza e di futuro. Lo dice il secondo Rapporto di aggiornamento sulla condizione dell’infanzia, alla vigilia dell’anniversario della ratifica della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza da parte dell’Italia, avvenuta il 27 maggio 1991. Il Rapporto è frutto del gruppo di lavoro per la Crc (Comitato per i diritti dell’infanzia) - emanazione della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza - (45 organizzazioni e associazioni del Terzo Settore), con il coordinamento di Save the Children Italia.

I bambini che chiedono soldi ai semafori o alcuni drammatici fatti di cronaca che documentano violenze, abusi e gravi mancanze e negligenze ai danni di minori, «sono solo la manifestazione più visibile di tendenze strutturali che rileviamo e che ci preoccupano», commenta Arianna Saulini, coordinatrice del Gruppo di lavoro sulla Crc e responsabile dell’Area Diritti di Save the Children Italia. Scopo del rapporto è l’esame di quello che il Paese sta facendo per tutelare i diritti dei minori e dare attuazione alle Raccomandazioni che il Comitato Onu sui Diritti dell’infanzia ha rivolto nel 2003. I dossier, che annualmente il Gruppo di lavoro redige, confluiranno quindi in un Rapporto supplementare a quello che il governo italiano è tenuto a presentare alle Nazioni Unite nel 2008.

«Il rapporto prende in esame moltissime questioni relative all’infanzia: le misure di attuazione della Convenzione in Italia, i servizi sanitari e di assistenza all’infanzia, l’educazione, il gioco, le attività culturali, le misure di tutela dei minori - prosegue Arianna Saulini -. In questo quadro generale abbiamo rilevato alcune tendenze che richiedono massima attenzione e tempestività di intervento. In particolare siamo preoccupati per la riduzione in povertà di molti bambini insieme alle loro famiglie e dall’aumento di fenomeni di sfruttamento legati alle condizioni di disagio sociale, emarginazione e solitudine in cui si trovano molti minori stranieri e italiani».

Il Rapporto conferma la preoccupante crescita della povertà minorile. Stime recenti valutano in 17 milioni i bambini in stato di povertà in Europa, con l’Italia al secondo posto per minori poveri. Secondo il Rapporto del Centro di Ricerca Innocenti dell’Unicef il 16,3% dei bambini nel nostro paese vive al di sotto della soglia nazionale della povertà. «La riduzione in povertà di un più ampio numero di bambini è preoccupante e va ricollegata, tra l’altro, alle condizioni economico-sociali delle mamme - si legge nel Rapporto -, in particolare al loro status di occupate o disoccupate. L’Ocse ha infatti dimostrato una relazione inversamente proporzionale tra tasso di occupazione femminile e tasso di povertà tra i bambini». Tenendo presente che l’Istat ha segnalato nel quarto trimestre 2005 una diminuzione del tasso di occupazione femminile (nella popolazione in età compresa tra i 15 e 64 anni) di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, «poss iamo ipotizzare che le probabilità per un bambino italiano di vivere in condizioni di povertà siano risultate, nel 2005, superiori a quelle del 2004».

C’è poi il capitolo dei minori migranti, considerato un gruppo a rischio. «Il quadro che emerge dal Rapporto - spiega ancora la coordinatrice del Gruppo di lavoro per la Crc - è quello di un gruppo ancora insufficientemente tutelato sin dall’arrivo alle nostre frontiere, dove approdano anche ragazzi provenienti da paesi in guerra, magari ex bambini soldato. Una volta entrati in Italia, la difficoltà di accedere a programmi di integrazione e successivamente di avere un permesso di soggiorno mette i minori migranti in una condizione di solitudine, di debolezza e quindi a rischio di cadere vittime di fenomeni di sfruttamento sia sessuale che lavorativo e di devianza».

Sono quasi 6.500 i minori stranieri non accompagnati in Italia (al 30 dicembre 2005), secondo i dati del Comitato minori stranieri. Provengono per lo più da Romania, Marocco, Albania. Di questi minori, sempre più numerosi (l’Italia è insieme alla Spagna il paese europeo con il più alto numero), «una percentuale rilevante è in Italia senza un regolare titolo di soggiorno, nonostante non possano essere espulsi e abbiano dunque diritto al rilascio di un permesso di soggiorno». Inoltre moltissimi di questi minori - si legge nel Rapporto - si allontanano immediatamente dalle comunità di accoglienza in cui vengono inseriti, tornando a vivere in condizioni assolutamente inadeguate: in case o fabbriche abbandonate o per strada. Non vanno a scuola, non accedono all’assistenza sanitaria e sono dunque esposti a varie forme di sfruttamento e devianza.

La diffusione della prostituzione minorile, a volte collegata alla tratta dei minori è poi «una delle facce della scarsa tutela e solitudine dei minori stranieri, benchè il fenomeno coinvolga anche molti minori italiani», fa notare ancora Arianna Saulini. «All’interno del fenomeno della prostituzione merita una particolare attenzione quella maschile straniera tanto poco conosciuta quanto diffusa. È importante sapere, per esempio, che tra i minori che si prostituiscono molti sono rumeni rom, una minoranza etnica particolarmente vulnerabile. Per questi ragazzi, spesso, la decisione di prostituirsi non è frutto della coercizione anche se resta elevato il rischio e anche i casi di sfruttamento, così come è ricorrente il coinvolgimento di questi minori in attività illegali». La prostituzione minorile italiana invece riguarda, per lo più, bambini e ragazzi italiani che, «a causa di condizioni socio-economiche disagiate, trovano, in modo coatto o autonomo, nella prostituzione, spes so in casa, a volte anche in strada, un importante supporto economico per sè o per il proprio nucleo familiare», si legge nel Rapporto del Gruppo di lavoro. Oppure rappresenta un mezzo per procurarsi sostanze psicotrope o una fonte di denaro per soddisfare bisogni non primari.

Ma quanti sono i minori che si prostituiscono, quanti sono vittime di tratta, quanti i bambini che subiscono violenza e abuso, quanti i minori negli istituti o appartenenti a minoranze etniche? «È inaudito che su alcune questioni molto serie relative alle condizioni dell’infanzia in Italia, manchino da anni dati ufficiali», aggiunge Saulini. «Ad oggi non conosciamo il numero di bambini e bambine che vivono fuori della famiglia, non sono state istituite anagrafi regionali sul numero di minori in strutture residenziali come istituti e case-famiglia e non è operativa la banca dati dei minori dichiarati adottabili e degli aspiranti genitori adottivi. Mancano dati ufficiali sui minori Rom. Non è possibile stimare il numero di minori vittime di tratta: gli unici dati disponibili sono quelli relativi al rilascio dei permessi di soggiorno per protezione sociale e ancora incomplete sono le statistiche sull’abuso a danno di minori». È evidente - raccomanda quindi il gruppo di lavoro Crc - che i passi da compiere per garantire adeguata tutela ai minori presenti in Italia siano ancora molti, «a partire da un’esaustiva conoscenza dei loro bisogni e dei problemi che li riguardano. Alla luce di ciò, il Rapporto del Gruppo di lavoro vuole essere uno strumento utile e costruttivo. Oltre quindi a rilevare le eventuali carenze nelle politiche, nelle leggi e nelle azioni messe in atto dal nostro paese in favore dell’infanzia - precisa la coordinatrice -, offre raccomandazioni e indicazioni su cosa fare». E dunque , «ci auguriamo che il nuovo governo provveda quanto prima all’istituzione del Garante nazionale indipendente per l’infanzia».

(www.unita.it, 26.05.2006)


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