Antropologia, Sociologia....

GEORGES BATAILLE E IL FARE FILOSOFIA. Un’antologia dei suoi scritti sulla religione e un profilo critico firmato da Susanna Mati e Franco Rella - a cura di pfls

dimanche 29 juillet 2007.
 

Un’antologia dei suoi scritti sulla religione e un profilo critico firmato da Susanna Mati e Franco Rella

L’impossibile esperienza di Georges Bataille

di Andrea Sartini (il manifesto, 28.07.2007)

Nel loro ultimo libro, titolato Georges Bataille filosofo (Mimesis edizioni, pp. 87, euro 15), Franco Rella e Susanna Mati richiamano più volte, con precisi rimandi storici e critici, il lungo e ininterrotto confronto fra Bataille e Jean Paul Sartre. Un confronto che conobbe il proprio apice in un dibattito pubblico sulla « condizione del peccato », organizzato a Parigi il 5 marzo del 1944 per iniziativa della rivista « Dieu vivant » e che vide la partecipazione di alcuni fra i più noti filosofi e letterati del tempo, da Maurice Blanchot a Michel Leiris, da Jean Hyppolite a Maurice Merleau-Ponty.

L’interesse di Bataille per la questione « religiosa » costituisce indubbiamente uno dei temi costanti della sua opera come testimoniano anche i materiali raccolti a cura di Felice Ciro Papparo in una antologia recentemente edita da Cronopio con il titolo Sulla religione. Tre conferenze e altri scritti (pp. 196, euro 18,50).

Come osserva Papparo nella postfazione al volume, nei lavori di Bataille emerge con forza, quasi fosse un « dato assoluto », la « necessità di sondare il lato religioso » come elemento « specifico dell’essere umano », senza però che questa « differenza » debba poi significare « una cesura essenziale » dal resto del mondo, legittimando in particolare una frattura troppo netta fra la dimensione umana e quella animale del mondo.

Bataille, non a caso, si pone in dialogo con quello strumento tipico dell’interrogarsi umano che è - come appunto sottolineano Rella e Mati nel loro lavoro -il fare filosofia. Il pensiero, però, ha i suoi aspetti paradossali. Lo stesso Bataille accenna infatti a una sorta di comunicazione interrotta e impossibile, segno tangibile di un’esperienza che non si sottrae, anzi anticipa il proprio naufragio.

Oltre che di « esperienza impossibile » si potrebbe a buon titolo parlare di un’esperienza « altra » che spinge l’autore a scontrarsi contro i limiti stessi della discorsività generale. A questo proposito, Maurice Blanchot si era espresso in termini non troppo diversi dichiarando che, dopo ogni esperienza concretamente capace di spingerlo oltre i suoi limiti, all’uomo non resti altra possibilità se non quella di incarnare la « sorte segreta di ogni parola che in noi sia davvero essenziale, ossia nominare il possibile e rispondere all’impossibile ».

Nell’ottica di Georges Bataille è come se la filosofia mostrasse di avere un’anima solo se è accecata dall’urgenza di rispondere a questo impossibile. Bataille è, in effetti, da considerarsi un pensatore dell’esposizione al pericolo. L’impossibile è dunque il rischio proprio della filosofia, lo si esperisce nell’immediato, nell’istante che, non prevedendo svolgimenti (come accade nella Fenomenologia di Hegel), apre alla figura tipicamente batailliana della sovranità e dell’obbiettivo continuamente « mancato ».

Come si legge nella Letteratura e il male : « noi non possiamo essere sovrani ». Eppure quella del momento mancato, dell’istante di sovranità sfiorata e mai raggiunta è l’unica estasi da perseguire, la vera sfida di un pensiero che si arrischia a « pensare l’impossibile ». È proprio a questo punto che il pensiero - nella lettura offerta da Bataille - si trova a fare i conti con ciò che instancabilmente, e immancabilmente, lo destituisce di fondamento.

« Che senso ha la verità, al di là della rappresentazione dell’eccesso », scrive Bataille nella premessa al suo romanzo Madame Edwarda. Che senso ha « se non riusciamo a vedere quello che trascende la possibilità di vedere ? Se non pensiamo a ciò che trascende la possibilità di pensare ? ». È su questo crinale, dove il pensare diventa inassimilabile a qualsiasi logica binaria, e può al massimo svolgere la funzione di simulacro (come osservava Pierre Klossowski) che il rapporto fra Bataille e la filosofia va precisamente indagato.

Ma è proprio su questioni del genere che l’incomprensione con Sartre, accesasi nel marzo del 1944, diventò insanabile, e forse inevitabile, rottura.


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