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ABORTO (IVG) : MORATORIA E PREISTORIA. CONTRO LA SOVRANITA’ DELLE DONNE (E DEGLI UOMINI) LA "SANTA ALLEANZA" DEI "FETI-CISTI". Dall’Europa dell’Est agli Stati Uniti, minacce sul diritto di interrompere la gravidanza. Un articolo di Anne Daguerre - a cura di pfls

mardi 19 février 2008.
 
[...] Per la grande maggioranza delle giovani donne europee l’IVG è un diritto fondamentale che non può essere rimesso in discussione. Gli accenti piagnucolosi dei gruppi anti-IVG, minoritari in Francia, fanno sorridere quando non suscitano indignazione (18). Eppure il successo dei movimenti reazionari in Europa dell’Est e negli Stati Uniti dovrebbe ricordarci che - soprattutto per le donne più povere - nulla è mai acquisito [...]

Dall’Europa dell’Est agli Stati Uniti

Minacce sul diritto all’aborto

In Italia un giornalista conservatore ha da poco lanciato l’idea di una « moratoria sull’aborto », mentre un deputato di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, ha deposto una mozione parlamentare per modificare la legge sulla depenalizzazione dell’IVG (interruzione volontaria della gravidanza). In Europa le tesi degli anti-IVG stanno riguadagnando terreno. Negli Stati Uniti essi ottengono ascolto dalla Casa Bianca. E il degrado dei sistemi di sanità pubblica contribuisce a compromettere il diritto delle donne di decidere sulla loro maternità.

di Anne Daguerre *

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il diritto all’aborto resta fragile dovunque, compresi i Paesi industrializzati. Se la liberalizzazione prosegue nella maggior parte dell’Unione Europea - come in Portogallo, dove è stata depenalizzata nel marzo 2007 -, le condizioni concrete e lo statuto legale dell’interruzione volontaria della gravidanza variano fortemente secondo i diversi Paesi. Mentre le donne dell’Europa occidentale beneficiano di una copertura sanitaria relativamente buona, soprattutto nei Paesi nordici, l’accesso all’IVG è sempre più compromesso nell’Europa dell’Est. E il diritto all’aborto è stato praticamente svuotato della sua sostanza negli Stati Uniti.

I Paesi scandinavi e alcuni Paesi dell’Europa continentale passano per essere pionieri in materia di diritti delle donne. Il tasso di aborti nei Paesi Bassi è uno dei più bassi d’Europa (8 su 1000), ciò che riflette una politica volontarista di educazione sessuale e contraccettiva ; il 75% delle donne dai 15 ai 44 anni vi utilizzano un metodo moderno di contraccezione (1). Le IVG sono praticate in cliniche specializzate da medici altamente qualificati. L’atto è coperto integralmente da un’assicurazione pubblica.

Questo orientamento predomina ugualmente nei Paesi scandinavi, in particolare in Svezia e Danimarca. In questo Paese la legge ha riconosciuto la legittimità dell’IVG in casi definiti fin dal 1939. nel 1973 ha autorizzato l’aborto su richiesta fino alla dodicesima settimana dall’amenorrea. Oltre questo termine le donne devono sottoporre la loro domanda a un gruppo di esperti composto da ginecologi, assistenti sociali e psicologi. Alle minori viene richiesta una autorizzazione da parte di chi esercita la patria potestà - un’esigenza questa che crea problemi per le ragazze la cui famiglia rifiuta di ammettere che possano avere una loro vita sessuale ; nel qual caso il gruppo di esperti accede alla domanda senza esigere l’accordo dei responsabili (2). Il tasso di aborti è molto basso - nell’ordine del 13 per mille. La procedura è gratuita, praticata in ambiente ospedaliero, gli aborti terapeutici nei Paesi Bassi rappresentano un terzo del totale.

Al contrario di altri Paesi europei, Francia compresa (3), esiste personale medico e paramedico sufficiente per compiere l’insieme delle operazioni. In Germania e Italia le donne devono sottoporsi a un colloquio preventivo ; l’aborto terapeutico non è ancora generalizzato, contrariamente a quanto avviene in Francia e nei Paesi Bassi. In Spagna la gravidanza può essere interrotta se il suo proseguimento mette in pericolo la salute della madre, compresa la sua salute mentale. Eppure, anche se l’aborto è totalmente banalizzato, persiste una certa riprovazione sui luoghi in cui le donne vi hanno fatto ricorso. Esse sono talvolta giudicate irresponsabili, come se avessero bevuto o fumato in modo eccessivo (4) : « Le donne talvolta possono sentirsi dire : “Perché non hai fatto più attenzione ?” », suggerisce Lisbeth Knudsen, sociologa e demografa all’Università di Aalborg. « Ma non è la stessa specie di disapprovazione di quella che consiste nel dire : “Stai per sopprimere una vita (5) ».

In Scozia, Inghilterra e nel Galles (6) l’aborto è permesso fino alla ventiquattresima settimana dall’amenorrea, se la continuazione della gestazione comporta per la salute della madre rischi più elevati di quelli derivanti dalla sua interruzione. Questa definizione molto ampia dei motivi che giustificano l’IVG pone la Gran Bretagna nel gruppo dei Paesi dotati di una legislazione in materia molto liberale. Le donne riescono sempre ad interrompere la loro gravidanza se lo vogliono : il tasso di aborti in Inghilterra e nel Galles, dell’ordine del 16 per mille, è uno dei più elevati in Europa occidentale.

Tuttavia vi sono anche ostacoli. Effettivamente due medici devono concordare per iscritto sulla domanda d’aborto, ciò che aumenta il rischio di superare i termini. Benché la grande maggioranza della comunità medica sia favorevole all’IVG, circa il 20% dei medici generici vi si oppongono e alcuni mettono in atto il loro potere di ostruzionismo (7) : « Alcune donne ci dicono : “Il mio medico ha rifiutato di mandarmi a consultare un altro medico” », deplora Rebecca Findlay, portavoce della Family Planning Association. « I medici possono ritardare la procedura e alcune donne si ritrovano così con una gravidanza di undici settimane, quando si erano presentate con una amenorrea di sei settimane ». Numerose voci si levano per reclamare una semplificazione della legislazione.

Ma il problema maggiore per le candidate all’aborto rimane la mancanza di strutture e di mezzi. Un esempio : nel 2004 il governo aveva stanziato 300 milioni di sterline (circa 500 milioni di euro) a disposizione delle autorità sanitarie locali, i Primari Care Trust, per i costi della contraccezione e degli aborti. Queste strutture, che godono di completa autonomia di gestione, hanno speso in media soltanto € 6,50 per persona per i servizi di IVG. « I Primari Care Trust hanno utilizzato questo denaro altrove, su poste di bilancio giudicate prioritarie, come le malattie cardio-vascolari o il cancro. I servizi per la contraccezione non sono considerati come una priorità, essi sono storicamente sotto-finanziati », spiega la sig.ra Findlay.

Risultato : l’accesso all’IVG gratuita diventa una lotteria. In alcune regioni le donne devono pazientare molto più delle tre settimane raccomandate dal governo. Per evitare ritardi logoranti, alcune pagano di tasca loro la procedura, circa 800 euro ; il 13% delle donne che hanno abortito nel 2006 appartenevano a questa casistica, secondo le stime della Family Planning Association. Se le donne delle classi medie possono « concedersi » la loro IVG, 800 euro rappresentano una somma proibitiva per le donne povere, in particolare per quelle senza fissa dimora e per quelle che chiedono asilo.

Il pretesto di un declino demografico

Nonostante queste difficoltà, le britanniche restano privilegiate rispetto alle loro consorelle dell’Europa centrale e orientale, per le quali i problemi dell’accesso alle cure si pongono in maniera molto acuta. Nei Paesi dell’Europa dell’Est (Bielorussia, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Russia, Ucraina) 44 gravidanze su 1000 terminano con un aborto. L’IVG, universale e gratuita, costituiva il principale mezzo di contraccezione nei Paesi dell’ex blocco sovietico - salvo in Romania. Ma dopo il crollo dei regimi comunisti, le donne incontrano difficoltà crescenti per interrompere una gravidanza.

Primo ostacolo : i costi della procedura in un contesto di privatizzazione dei servizi di sanità pubblica. Le donne sono ormai obbligate a pagare l’IVG, ciò che penalizza le più povere. In Ungheria l’assicurazione contro le malattie non prende a suo carico la procedura, salvo che per ragioni mediche. L’intervento costa in media 100 euro, ovvero circa un terzo del salario minimo mensile che è di 273 euro nel 2008. in Polonia, dove l’aborto è stato dichiarato illegale nel 1997, i medici compiacenti fanno pagare i oro servizi a caro prezzo : da quattro a otto volte il salario minimo, che nel 2008 è di 311 euro. Poiché l’anestesia aggiunge 250 euro a una fattura già salata, la maggioranza delle donne preferisce farne a meno (8).

Seconda grande minaccia : l’influenza sempre crescente della lobby anti-IVG, spesso vicina alle Chiese ortodossa o cattolica. Questi gruppi sfruttano con successo il tema del declino demografico. In Ungheria, sotto la pressione dei difensori del « diritto alla vita », nel 2001 il governo ha limitato l’accesso all’IVG, imponendo alle donne due colloqui preventivi - con il rischio, una volta di più, di superare i termini. In Russia,dopo la fine degli anni ’90, la battaglia antiabortistica gode di influenza crescente e beneficia del sostegno di V. Putin in persona. In un discorso davanti all’Assemblea federale, nel maggio 2003, il presidente aveva descritto la questione demografica come la sfida più importante da affrontare per la Russia (9).

La maggior parte dei partiti politici attribuiscono il declino demografico all’aborto - il tasso di mortalità è superiore a quello di natalità. In questo contesto nel 2002 un deputato conservatore, Alexander Tchouev, ha depositato un progetto di legge mirante a sopprimere la pratica dell’IVG per motivi sociali. Precedentemente, in effetti, la legislazione permetteva alle donne di ricorrere a un aborto di Stato per tredici ragioni sociali (disoccupazione, isolamento, alloggio precario, mancanza di risorse finanziarie, ecc.). dal 2003, come conseguenza della proposta Tchouev adottata dal parlamento, l’aborto non è autorizzato se non nel caso di stupro, se la madre è in prigione o è stata privata dei suoi diritti parentali o se il padre è handicappato (10).

Stesso scenario in Polonia, dove la lobby integralista è riuscita a rendere l’aborto quasi illegale. Dal 1997 esso non è autorizzato se non esiste un pericolo di morte per la madre, se il feto soffre di malformazioni gravi o ancora se la gravidanza risulta da stupro o incesto. La maggior parte dei medici rifiuta d’intervenire anche nel caso di rischi per la salute della madre, per timore di procedimenti giudiziari (11) il numero di IVG dichiarate è così passato da 3047 nel 1997 a 310 nel 1998 e a 199 nel 2004. il numero di aborti clandestini è stimato in 80.000 all’anno, con tutto ciò che questo implica in tema di complicazioni post-operatorie. Se i militanti anti-IVG hanno riportato una serie di vittorie contro il diritto delle donne ciò è dovuto anche al fatto che essi beneficiano dell’appoggio logistico e finanziario dei loro omologhi degli Stati Uniti. La principale associazione antiaborista americana, Human Life International, ha così messo in piedi una unità sanitaria a Danzica, allo scopo di formare i militanti alle tattiche delle campagne anti-IVG (12).

Negli Stati Uniti l’aborto, legalizzato nel gennaio 1973 con una sentenza della Corte Suprema « Roe vs. Wade » - stabilendo che la decisione d’interrompere una gravidanza è presa in un quadro di rapporti privati fra il medico e la sua paziente - è stata immediatamente impugnata da una serie di leggi federali. Nel 1973 l’emendamento Church - dal nome di un senatore democratico dell’Idaho, Frank Church - permette a organismi o individui che ricevono finanziamenti di Stato federale di rifiutare di praticare l’IVG per motivi morali o religiosi. Nel 1977 l’emendamento Hype vieta di utilizzare i fondi federali per finanziare un aborto, salvo in caso di stupro o d’incesto o anche per salvare la vita della madre. Il finanziamento dell’IVG dipende ormai interamente dalla buona volontà degli Stati federali. Nel 1989 questi saranno autorizzati dalla Corte Suprema a ridurre l’accesso all’IVG.

Ma è nel corso degli anni ’80 e ’90 che la lobby americana anti-IVG si organizza e riesce a riportare vittorie decisive, compreso il ricorso alla violenza. Durante gli anni ’80 i gruppi anti-IVG hanno moltiplicato le loro azioni di commando contro i centri di pianificazione famigliare. Negli anni ’90 la situazione si è degradata : sette assassini e diciassette tentativi di omicidio sono stati registrati, obbligando lo Stato federale a reprimere severamente ogni tentativo d’intimidazione sui luoghi riservati ai medici e alle loro pazienti. Tuttavia la legge del 1994, che garantisce il libero accesso ai centri di IVG (Freedom of Access to Clinic Entrances Act)non ha avuto l’effetto dissuasivo sperato.

In occasione della manifestazione annuale chiamata « Marcia per la vita », il 22 gennaio 1995 a Washington, uno dei gruppi anti-IVG, American Coalition of Life Activists, sbandiera uno striscione con l’iscrizione : « Colpevole di crimini contro l’umanità ». Vi sono elencati nomi e indirizzi di tredici « abortisti », che in seguito saranno obbligati a vivere sotto la protezione permanente della polizia (13).

Poiché si trovano in forte minoranza - soltanto il 2% dei ginecologi effettua 25 interventi al mese o più -, i medici americani che praticano l’IVG sono facilmente identificabili. Accelera la crisi delle vocazioni. L’offerta di servizi ne soffre, certi Stati sono ormai di fronte a una penuria. Di colpo l’IVG è destinata prima di tutto alle donne delle classi medie che hanno la possibilità di pagare. Effettivamente la maggior parte delle assicurazioni private non prendono a carico né la contraccezione né l’aborto - mentre il Viagra, questo sì, è quasi sempre rimborsato.

Di fronte a questi attacchi, il movimento « pro scelta » (14) è rimasto passivo. Più grave ancora, i democratici a poco a poco hanno accettato nei fatti certi aspetti del discorso anti-IVG. In effetti una gran parte del loro elettorato pensa che l’aborto è moralmente condannabile. Per motivi tattici i democratici mettono l’accento sulla necessità di ridurre il numero di gravidanze non desiderate, affermando che l’aborto deve restare una soluzione di ultima istanza. Ciò permette ai democratici dissidenti di votare con i repubblicani o di astenersi sulla legislazione anti-aborto. Così i democratici mettono molto meno entusiasmo nel difendere il diritto incondizionato all’IVG di quello che i loro avversari repubblicani mettono nello smantellarlo.

Vittoria ideologica degli anti-IVG

Dal ritorno dei repubblicani al potere in poi, nel 2000, il presidente Gorge W. Bush ha dato supporto incondizionato ai militanti anti-aborto. Il suo governo finanzia con priorità i programmi per l’astinenza sessuale e fa tagli netti nelle spese destinate alla contraccezione e all’IVG. Per di più la legislazione anti-aborto si è indurita. La legge federale del 2004 vieta un metodo chirurgico d’interruzione tardiva di gravidanza, soprannominata dai suoi detrattori « aborto per nascita parziale », perché il feto è ancora vivo all’inizio dell’intervento. Ormai i diritti del feto sono uguali a quelli della madre. La legge del 2004 sulle « vittime non nate » prevede che, se un’infrazione è commessa contro una donna incinta, il responsabile sarà punito per duplice delitto o omicidio, contro la donna e il suo feto (15).

L’amministrazione repubblicana non soltanto è riuscita a rendere più difficile l’accesso all’IVG, ma è giunta a proibirlo parzialmente, dopo la nomina dell’ultraconservatore Samuel Alito alla Corte suprema. Grazie al voto di quest’ultimo, il 18 aprile 2007 la Corte ha convalidato la legge del 2003, autorizzando così una rimessa in causa dell’aborto dalle fondamenta. Più allarmante ancora : a causa dell’ambivalenza dei democratici la vittoria ideologica del campo anti-IVG è totale (16). In occasione di una conferenza che riuniva i Centri di pianificazione famigliare dello Stato di New York, il 24 gennaio 2005 la senatrice Hillary Clinton dichiarava : « Possiamo tutti riconoscere che l’aborto rappresenta una scelta triste e perfino tragica per molte, molte donne ». Tuttavia è ancora più tragico mettere al mondo un bambino non desiderato, come lo dimostra la persistenza dell’infanticidio (17).

Per la grande maggioranza delle giovani donne europee l’IVG è un diritto fondamentale che non può essere rimesso in discussione. Gli accenti piagnucolosi dei gruppi anti-IVG, minoritari in Francia, fanno sorridere quando non suscitano indignazione (18). Eppure il successo dei movimenti reazionari in Europa dell’Est e negli Stati Uniti dovrebbe ricordarci che - soprattutto per le donne più povere - nulla è mai acquisito [definitivamente].

(1) « Accessibility and availability of abortion in six European countries », The European Journal of Contraception and Reproductive Health Care, Londres, mars 2005, p. 51-58.

(2) Lara M. Kudsen, Reproductive Rights in a Global Context, Vanderbilt University Press, Nash-ville, 2006.

(3) Vedi Mona Chollet, « Les acquis féministes sont-ils irréversibles ? », Le Monde diplomatique, juin 2007.

(4) Vedi François Cusset, « Votre capital santé m’intéresse... », Le Monde diplomatique, janvier 2008.

(5) Cité dans Reproductive Rights in a Global Context, op. cit, p. 104.

(6) La legge britannica del 1967 non si applica all’Irlanda del Nord, dove l’aborto è autorizzato soltanto in caso di grave pericolo per la vita della madre.

(7) Marie Stopes International, « General practitioners : Attitudes to abortion », Londres, juin 1999.

(8) Stéphane Portet, « Teenage pregnancy in Poland », in Anne Daguerre et Corinne Nativel (sous la dit. de), When Children Become Parents, Bristol Policy Press, 2006, p. 210.

(9) Rossiskaïa Gazeta, Moscou, 14 maggio 2003, p. 4.

(10) Elena Ivanova, « Meeting the challenge of new teenage reproductive behaviour in Russia », dans When Children Become Parents, op. cit., p. 196.

(11) Stéphane Portet, « Teenage pregnancy in Poland », dans When Children Become Parents, op. cit., p. 210.

(12) Elisabeth Rosenthal, « Across Europe, a broad assault by abortion foes », International Herald Tribune, Paris, 28 juillet 2005.

(13) Reproductive Rights in a Global Context, op. cit.

(14) Negli Stati Uniti i partigiani del diritto all’aborto sono chiamati « pro scelta » e gli oppositori « pro vita ».

(15) La medesima legge è mancato poco fosse votata in Francia, alla fine del 2003, con l’emendamento Garraud.

(16) Cf Melody Rose, Safe, Legal and Unavailable ? Abortion Politics in the United States, CQ Press, Washington, 2007.

(17) « Unexplained deaths in infancy », The Lancet, Londres, 1999.

(18) Paul Cesbron, « Menaces sur la liberté d’avorter », Le Monde diplomatique, février 1997.

* Ricercatrice all’Università del Middlesex, Londra, e ricercatrice associata al Centro di Studi e Ricerche internazionali, Parigi

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-  Fonte : Le Monde Diplomatique, febbraio 2008
-  (traduzione dal francese di José F. Padova)


Sul tema, in rete e nel sito, si cfr. :

IN NOME DELL’EMBRIONE UNA VECCHIA E DIABOLICA ALLEANZA

RADICI CATTOLICO-ROMANE E "MAGISTERO DI MAMMANE"

"L’ORDINE SIMBOLICO DELLA MADRE" : L’ALLEANZA CATTOLICO-"EDIPICA" DEL FIGLIO CON LA MADRE !!! LEA MELANDRI E GLI ANELLI MANCANTI NELLA DISCUSSIONE SULL’ABORTO

LA "SACRA FAMIGLIA" DELLA GERARCHIA CATTOLICO-ROMANA E’ ZOPPA E CIECA : IL FIGLIO HA PRESO IL POSTO DEL PADRE GIUSEPPE E DELLO STESSO "PADRE NOSTRO" ... E CONTINUA A "GIRARE" IL SUO FILM PREFERITO, "IL PADRINO" !!!


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