"ESPERIMENTO ITALIA": RUBARE LA PAROLA "ITALIA", FONDARE IL PARTITO "FORZA ITALIA", E FARE DI TUTTO IL PAESE UN’ AZIENDA di STATO PERSONALE ....

IN "FINLANDIA", TANTE RISATE E UN SOLO GRANDE GRIDO: "FORZA ITALIA" !!! CRONACHE DAL "BEL PAESE". Commenti e note di Mariagrazia Gerini, Curzio Maltese, Massimo Franco, Pietro Spataro, Marco Galluzzo e altri.

mercoledì 6 maggio 2009.
 

[...] l’aneddoto del giorno: «Quando sono andato in visita in Finlandia», racconta, «mi hanno portato a vedere una chiesa di legno del ’700...», si interrompe per fare con la mano il gesto che a confronto delle bellezze di Roma in quel paese è tutto da cancellare. A parte le finlandesi: «Adesso parleranno di una nuova gaffe, ma io amo la Finlandia e le finlandesi», si schermisce il premier. Pausa: «Purché abbiano più di diciotto anni». Risata. È la sua idea di cultura, di «Roma caput mundi», la sua idea dell’Italia che «ha un’azienda su cui puntare, che è nostra e qui deve restare», spiega il premier: «La cultura, il turismo». Tutto sta a capire come il premier e il sindaco di Roma che parla di una rapida attuazione di Roma capitale «entro tre mesi» abbiano intenzione di sfruttarla. Si vedrà [...]

LA "PROFEZIA" DI MARSHALL MCLUHAN: NARCISO E LA MORTE DELL’ITALIA.

IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI.


Berlusconi: show in Campidoglio dopo quello a Porta a Porta

di Mariagrazia Gerina *

Nuova gaffe di Berlusconi. Proprio non ce la fa a tenersi. A non parlare di ragazze e belle donne. È in Campidoglio con Alemanno per celebrare i "fasti" della capitale sotto il suo governo e la riforma che ne riconosce lo status, approvata insieme al federalismo fiscale. «Oggi si realizza un sogno che io personalmente ho inseguito per quindici anni», ha appena finito di dire: «Prima di me il traguardo già se l’era posto un amico che si chiama Bettino Craxi», si loda il premier, che si lascia andare a qualche nostalgia politica. E perfino a un riferimento archeologico: «Il sindaco dal balcone sui Fori mi ha appena fatto vedere il punto esatto da cui partono tutte le misurazioni del mondo».

Poi, l’aneddoto del giorno: «Quando sono andato in visita in Finlandia», racconta, «mi hanno portato a vedere una chiesa di legno del ’700...», si interrompe per fare con la mano il gesto che a confronto delle bellezze di Roma in quel paese è tutto da cancellare. A parte le finlandesi: «Adesso parleranno di una nuova gaffe, ma io amo la Finlandia e le finlandesi», si schermisce il premier. Pausa: «Purché abbiano più di diciotto anni». Risata. È la sua idea di cultura, di «Roma caput mundi», la sua idea dell’Italia che «ha un’azienda su cui puntare, che è nostra e qui deve restare», spiega il premier: «La cultura, il turismo». Tutto sta a capire come il premier e il sindaco di Roma che parla di una rapida attuazione di Roma capitale «entro tre mesi» abbiano intenzione di sfruttarla. Si vedrà.

Per ora, Berlusconi, dopo l’«assolo» di Porta a Porta, approfitta della visita capitolina per concedersi un piccolo bagno di folla. Il cerimoniale ricalcherebbe quello della visita del Papa di due mesi fa o quanto meno dei capi di stato, ma il premier, appena sceso dall’auto presidenziale, si prende subito la prima licenza e si getta sorridente verso turisti e studenti in gita scolastica che si affollano oltre le transenne.

Qualcuno grida: «Viva Veronica». Lui non si scompone. Strette di mano, battute, complimenti. Ricambiati da qualche gridolino. «Mi ha detto che bel sorriso che hai», si volta subito a raccontare tutta emozionata alle amiche Daniela, 14 anni, scuola media San Giovanni Bosco di Napoli in gita nella capitale. «Anche a me ha stretto la mano», annuncia trionfante Rossella, che non vuole essere da meno.

Incontenibile Berlusconi si ferma a sistemare il foulard a una signora e per ultimo omaggia l’attrice Ramona Badescu, delegata del sindaco per i rapporti con la comunità romena. «Forza Romania», le grida il premier.

Mentre Alemanno lo insegue con la fascia tricolore sulla piazza michelangiolesca trasformata in palcoscenico del presidente del consiglio. C’è tempo per i saluti ufficiali, per i discorsi già scritti. Ma non per questo chiusi al «guizzo» imprevedibile del premier, che tra un lode e l’altra di Roma e delle sue meraviglie trova il modo di occuparsi delle «ragazze finlandesi». Da vero tombeur des femmes. Capace però con un oplà di ritornare "statista".

E allora via con la firma sul «libro d’oro» del Campidoglio. E con gli applausi al «clima bipartizan» che ha consentito l’approvazione della riforma per Roma capitale, all’unisono con il federalismo fiscale caro alla Lega. Berlusconi se ne compiace. Loda addirittura l’opposizione per il risultato, che addita a Cicchitto e Gasparri, presenti per l’occasione, come precedente da prendere a modello. «La collaborazione d’ora in poi sarà molto importante», scandisce il premier. «Grazie per quello che sei riuscito a fare per noi», lo omaggia il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che pure lancia il suo appello bipartizan per governare la città. «Abbiamo i muscoli pronti, presidente», assicura come un giocatore prima di una partita: «Ma senza di lei non ce l’avremmo fatta». Grazie e arrivederci. Ma prima i doni: la Lupa capitolina per il presidente del Consiglio, il fermacarte di Palazzo Chigi per il sindaco di Roma. «Ma dal presidente Berlusconi - assicura Alemanno - ci aspettiamo ben altri regali». «Presidente, la città ha ancora bisogno di te, dice il sindaco di Roma. Variazioni sul tema «Meno male che Silvio c’è».

* l’Unità, 06 maggio 2009


Lo specchio infranto

di Curzio Maltese (la Repubblica, 06.05.2009)

Ma che effetto avrà fatto agli italiani vedere in mondovisione il presidente del Consiglio costretto a discolparsi di non andare con le minorenni? Dice proprio così, «Non è vero che frequento le minorenni». Come sostiene non un passante, un avversario politico senza scrupoli, un giornalaccio scandalistico, un sito di gossip, ma la madre dei suoi figli.

Eccolo, il premier più popolare del mondo, secondo i suoi stessi sondaggi amato dal 75 per cento degli italiani, ma compatito, con punte di disgusto, dalla donna che gli sta accanto da trent’anni. Perché, sostiene Veronica, «è una persona che non sta bene». Eccolo, il re nudo, con i suoi settantadue anni e i capelli nuovi, il cameraman di fiducia, nel salotto amico, mentre spiega che figurarsi se lui frequenta le ragazzine, come sostiene Veronica. Figurarsi se voleva candidare le veline all’europarlamento. Figurarsi se Veronica, che gli sta accanto da trent’anni, conosce la verità. Figurarsi, d’altra parte, se lui candida qualcuno per altri meriti che l’impegno negli studi, la competenza, l’idealismo, come del resto «nel caso di Gelmini, Carfagna, Brambilla...». Ma si capisce, certo.

Nella sempre spettacolare parabola di Silvio Berlusconi questo rimarrà il vertice. Ma stavolta non è stato lui a scegliersi la scena e neppure la parte. Lo ha costretto la moglie. L’unica persona vicina a infrangere lo specchio e a rompere il muro dell’omertà, retto per tanti anni da centinaia di schiene di cortigiani politici, giornalisti, avvocati, amici, disposti a chiudere un occhio, due, tre in tutti questi anni sullo scempio di legalità e moralità. E lui ha dovuto andare in televisione, in mondovisione, a raccontare che sua moglie è male informata sul marito, vittima di un complotto della sinistra, dei giornali di sinistra, di Repubblica. «Non a caso Repubblica». Vero. Da chi doveva andare Veronica, in un paese classificato nella libertà di stampa dietro al Benin, dove il marito controlla gran parte dell’informazione? Non c’era molta scelta. Neppure Berlusconi ha fatto una scelta originale, andando da Vespa per riparare i danni dell’attacco dei vescovi. Dove, sennò?

La claque lo sostiene, lo applaude a ogni passaggio della difficile arrampicata di sesto grado sugli specchi, sullo specchio del volto gigantesco di Veronica alle sue spalle. Sembra una scena di un film di Fellini, la Donna stupenda e immensa, e l’omino laggiù, una formica, che si dibatte in alibi puerili, strepita innocenza, sputa minacce. Gli spettatori italiani, dopo tanti anni di teleserva, non faranno più caso all’atteggiamento di Bruno Vespa, accondiscende fin dal titolo. Il più surreale mai escogitato da Vespa: «Adesso parlo io». Adesso parla Berlusconi? Perché, gli altri giorni degli ultimi quindici anni? Tuttavia, tanto per dare un’idea vaga di giornalismo, bisognerebbe ricordare il genere delle questioni poste a Bill Clinton dal suo intervistatore per il caso di Monica Lewinski (peraltro abbondantemente maggiorenne). Queste: quando, dove e come vi siete conosciuti? Quante volte vi siete visti in seguito? I genitori erano al corrente del vostro rapporto e in quali termini? E’ venuta a trovarla a Washington (a Roma)? E’ andato a trovarla a casa di lei? Dove dormivate? Avete avuto rapporti sessuali? Di che tipo? Quante volte? Quante volte completi? E Bill Clinton ha risposto a tutte le domande, senza citare neppure alla lontana una teoria del complotto. Alla fine è andato a scusarsi da sua moglie, nel salotto di casa, non nel salotto televisivo del ciambellano. Ha chiesto perdono a sua moglie, che aveva offeso. Si è ripresentato all’opinione pubblica quando lo ha ottenuto, dopo aver ammesso nel dettaglio più intimo e vergognoso le proprie colpe. Così accade in un paese democratico e civile.

Forse a Silvio Berlusconi sarà bastato passare una sera dall’amico Vespa, nel calore della claque, per ricominciare da domani come nulla fosse. Magari bisognerà pure rassegnarsi, con realismo, a capire che in questa storia l’unica che non potrà più liberamente andare in giro per le strade di questo paese è la vittima, Veronica Lario. Già inseguita dalla muta dei cani che hanno appena cominciato a delegittimarla in tutti i modi.


Sottili equilibri

di Massimo Franco (Corriere della Sera, 06.05.2009)

Si avverte una misce­la di disagio e re­alpolitik nelle rea­zioni delle gerar­chie cattoliche alla saga fa­miliare dei coniugi Berlu­sconi. Disagio non tanto per l’annuncio del divor­zio, ma per il modo spetta­colare, per usare un eufe­mismo, con il quale è stato comunicato. Quanto alla realpolitik si scorge dietro l’assoluto silenzio vaticano e nelle parole sobrie con le quali il presidente dei ve­scovi italiani, Angelo Ba­gnasco, ha commentato e avallato a posteriori la pre­sa di posizione del quoti­diano Avvenire, vicino alla Cei: un articolo forse più dovuto che voluto, perché intervenire su questioni di vita privata declassate di fatto a pettegolezzo crea un imbarazzo evidente.

Tanto più perché i prota­gonisti della vicenda sono un presidente del Consi­glio considerato l’interlo­cutore principale del Vati­cano, e sua moglie. E qua­lunque parola di troppo ri­schia di alimentare una spi­rale di pettegolezzi in bili­co fra politica, etica, mora­lismo e soldi. L’apparente distacco dalla lite fra Silvio Berlusconi e Veronica La­rio nasconde la speranza impossibile di vedere il ca­so archiviato al più presto; e la realtà di un disappun­to e di una richiesta di tene­re atteggiamenti più re­sponsabili, rivolta tacita­mente ad entrambi. A que­sto si aggiunge il timore di un uso politico della vicen­da in un momento delica­to della vita del Paese. Ber­lusconi sembra consapevo­le di dovere affrontare una situazione scivolosa.

La ri­vendicazione di rapporti ottimi con la Santa Sede, ri­petuta ieri sera in tv, riflet­te un dato di fatto ma forse va completata. Assume un significato diverso se vie­ne letta insieme alla sua certezza di non perdere «la simpatia» del mondo catto­lico a causa delle tensioni con la moglie: parole che in realtà tradiscono l’oscu­ro timore di essere danneg­giato politicamente ed elet­toralmente da quello che si ostina a considerare in modo un po’ troppo sbriga­tivo un gigantesco malinte­so. Ma si tratta di un peri­colo che in realtà non ri­guarda solo quell’univer­so. L’opinione pubblica sembra sconcertata e divi­sa senza distinzioni.

Non significa automati­camente che si prepari ad abbandonare il centrode­stra. Anzi, le polemiche che alcuni esponenti del­l’opposizione stanno facen­do contro gerarchie accusa­te di essere «governative», potrebbero rivelarsi a dop­pio taglio. Invece di far ri­saltare una sorta di incom­patibilità morale prima an­cora che politica fra valori cattolici e berlusconismo, rischiano di accentuare la distanza fra centrosinistra e Vaticano. Sarebbe un ri­sultato paradossale, nel momento forse più diffici­le del premier da quando ha vinto le elezioni nel 2008. Eppure, quanto è ac­caduto e può succedere nelle prossime settimane suona come un monito per Berlusconi. Dovrebbe fargli capire che non bastano i limiti po­litici degli avversari a scon­giurare le critiche, i malin­tesi e alla fine un logora­mento, alimentati in buo­na misura anche da certi suoi comportamenti. Di colpo, potrebbe ritrovarsi appesantito da una zavor­ra di voci che finora hanno contribuito in modo discu­tibile ad alimentare i suoi successi.


-  Primi segnali d’allarme sul gradimento dei giovani e
-  timori per l’immagine estera del presidente del Consiglio

La delusione: tanti dei miei incapaci di difendermi

di Marco Galluzzo (Corriere della Sera, 06.05.2009)

ROMA - Sarà stata una casuali­tà, ma il sondaggio è arrivato nelle mani del Cavaliere poco dopo la polemica sulle veline. Dopo che la moglie ha definito «ciarpame sen­za pudore» l’uso che delle donne, a suo giudizio, viene fatto nella li­ste elettorali del partito di suo ma­rito. L’ultimo affondo prima di co­municare l’intenzione di divorzia­re. Ebbene i numeri di quella ricer­ca d’opinione, che ha allarmato più di un ministro, dicono che c’è una visibile inversione di tenden­za nel consenso che i giovani, so­prattutto in cerca di lavoro, tributa­no al partito delle Libertà.

Per lo stato maggiore della neo­nata formazione politica è più di un campanello d’allarme. Così co­me per Silvio Berlusconi. Per la pri­ma volta un sondaggio segnala che la «questione veline» è filtrata in modo diffuso nell’elettorato. Ve­ro o falso che sia il dato di cronaca (per il Cavaliere assolutamente fal­so, inventato ad arte dalla sinistra e dai suoi quotidiani) c’è una per­cezione che si sta diffondendo fra chi vota: nel partito del capo del governo si può fare carriera anche grazie all’estetica. Ovviamente la cosa comincia a disturbare chi un lavoro lo cerca (e in questo perio­do in modo sempre più travaglia­to) in base al solo curriculum. La storia delle veline è stato «un danno al Pdl», ha detto ieri sera il capo del governo a «Porta a Por­ta ».

Forse pensava anche ai nume­ri che in questi giorni sono circola­ti fra i dirigenti del suo partito. Poi ha citato l’altro danno, «al sotto­scritto ». E in questo caso una delle cose che più lo ha scosso è stato vedere come la materia è stata trat­tata dai media internazionali. «So­no molto preoccupato per la mia immagine all’estero», è uno dei crucci più dolenti di questa vicen­da, spiegabile anche con la psicolo­gia di un uomo che all’immagine tiene in modo quasi maniacale. Co­me e più di ogni politico.

Le accuse della moglie all’estero sono arrivate senza filtro: quella di frequentare una minorenne, quel­la di non essere un buon padre, quelle di non sapere mettere un li­mite ai desideri. Rilanciate dai siti d’informazione, dalle televisioni e dai quotidiani di tutto il pianeta. Per chi nella politica estera riscon­tra la maggior parte del suo lavo­ro, che nei vertici internazionali enfatizza gli effetti diplomatici del rapporto personale con gli altri lea­der, è un danno potenzialmente in­calcolabile, che brucia e provoca imbarazzo.

C’è infine un altro dato che lo scontro con la moglie ha amplifi­cato, richiamando nel Cavaliere sentimenti che ha già provato in altri momenti di difficoltà. Le ac­cuse subite addolorano, bruciano, ne vengono soppesati gli effetti in­terni ed internazionali. Esiste pe­rò almeno un altro effetto, di natu­ra intima, psicologica, che non emerge dalle chiacchiere con lo staff, con i principali collaborato­ri, ma solo nelle conversazioni con gli amici, ed è una sensazione di solitudine: «Sono deluso da molti dei miei, anche da molte del­le donne del Pdl, da un’infinità di gente che sembra incapace di di­fendermi...».

Insomma mentre Bossi ironizza­va sulle esigenze delle mogli, che non devono essere trascurate dai mariti, mentre molte esponenti del centrodestra (forse con la sola ecce­zione di Daniela Santanchè) formu­lavano giudizi che spiccavano per i distinguo e non per la difesa a spa­da tratta del Cavaliere, mentre dal­le parti di Arcore a Fini continuava ad essere attribuita parte della re­sponsabilità oggettiva del primo af­fondo di Veronica (contro le veli­ne, criticate in un articolo della rivi­sta della fondazione vicina al presi­dente della Camera), proprio in quei momenti Berlusconi rifletteva sul fatto che «i miei sono incapaci di difendermi»: misurando forse la solitudine politica di chi viene coinvolto in vicende che di politi­co hanno ben poco.


Corriere della Sera, 06.05.2009

Quella telefonata con Letta

La «sorpresa» di Veronica

Anche Confalonieri ha contattato la moglie del premier

MILANO - Doveva essere una serata tranquilla. Nella villa di Macherio, a cena - la prima dall’annuncio della se­parazione -, erano invitati al­cuni amici di famiglia. Invece Veronica Lario si è trovata ad affrontare l’ennesima situa­zione di tensione: suo marito a Porta a Porta a parlare della fine della loro storia. Una scel­ta che la moglie del premier ha appreso soltanto nel pome­riggio. Ed è superfluo dire che è rimasta sorpresa. No, questa mossa proprio non se l’aspettava. Non dopo la frase pronunciata da Silvio Berlu­sconi nei giorni scorsi: «Vor­rei che la storia del divorzio rimanesse nella sfera priva­ta».

Invece il presidente del Consiglio, nonostante i suoi più fidati collaboratori glielo avessero sconsigliato, ha deci­so di andare lo stesso in tv. Ed ha parlato per la prima vol­ta con Bruno Vespa della sua vicenda familiare. A lei, a Ve­ronica, ieri sera non è rima­sto che sedersi sul divano del salotto a guardare il marito parlare in televisione. Una scelta «spudorata», secondo alcune care amiche, quella di Berlusconi. Ma non è questo che ha sorpreso di più Veroni­ca Lario. Semmai, a colpirla, è stato il silenzio calato attorno a lei in questi giorni. Degli amici di sempre, Fedele Con­falonieri è stato uno dei po­chi a chiamarla. E poi, la scor­sa settimana, c’è stato un lun­go colloquio telefonico con Gianni Letta, nel corso del quale il braccio destro di Ber­lusconi avrebbe provato a sondare il terreno per capire i margini di una possibile ri­conciliazione, dovendo poi concludere che erano pratica­mente nulli. Anche a Letta, come alle persone a lei più care, Veroni­ca Lario avrebbe spiegato le ragioni che l’hanno spinta a questo gesto così sofferto e complicato.

Non è stata solo la partecipazione di Berlusco­ni alla festa di Noemi Letizia a Napoli la causa scatenante della rottura - ha detto - ma più che altro la lunga se­rie di frequentazioni avute ne­gli ultimi anni dal marito, co­me anche il suo stile di vita. Tutte scelte che, secondo lei, avrebbero leso la sua dignità di donna e di madre. A tal punto, da spingerla a dire ba­sta a un matrimonio senza più prospettive. Dopo dieci anni - ha chiarito - non vo­glio più mercanteggiare. O mi ammalavo o facevo questa scelta, l’unica possibile per salvare la mia immagine pri­vata e pubblica.

Tra l’altro è sicura, Veroni­ca, che la strada intrapresa, quella della separazione, farà del bene anche al marito. I fi­gli, invece, rappresentano un capitolo a parte. Sicuramente non le hanno fatto piacere, ad esempio, le spiegazioni da­te da Berlusconi in tv a propo­sito delle presunte assenze al­le feste di compleanno dei tre ragazzi. Chi la conosce, rac­conta che spesso Veronica ha dovuto insistere molto con lui per farlo partecipare. Qua­si sempre senza risultato.

Barbara, Eleonora e Luigi per ora preferiscono non commentare. In questa guer­ra a distanza tra i genitori, hanno scelto di tenersi in di­sparte. Almeno pubblicamen­te. Ma è abbastanza certo che negli ultimi mesi avevano sperato che tra la madre e il padre potesse durare quella sorta di tregua sopraggiunta dopo la nascita del piccolo Alessandro, il figlio di Barba­ra. Quel nipotino, del quale Berlusconi ha parlato con af­fetto anche ieri sera a Porta a Porta, sembrava aver ridotto le distanze tra i due. Sanato un po’ le ferite. E le foto ma­no nella mano a Portofino ne erano la prova.


Il privato di un imperatore

di Pietro Spataro (l’Unità, 06.05.2009)

La domanda, senza tanti giri di parole, è questa: è davvero affare privato che un premier venga accusato dalla moglie di "frequentare le minorenni"? Ovviamente no, è un affare politico di prima grandezza. Eppure scivola via come una puntata del Grande Fratello o suscita le reprimende di qualche editorialista guerriero della privacy. Ultimo arrivato è Pierluigi Battista che ieri sul Corriere ha messo alle strette il vero colpevole: Dario Franceschini. Che ha osato lanciare l’allarme sul degrado morale dell’uomo che governa l’Italia e che è portatore di un immenso conflitto di interssi. Verrebbe da dire: poveri noi. Questa teoria della “intangibilità del privato” l’abbiamo letta in più versioni. E però: come si fa a giudicare fatti privati certe accuse così brucianti che in altri paesi avrebbero fatto tremare il palazzo? E infatti ieri sera il premier ha dato la prova più plateale: è andato a Porta a Porta e ci ha sbattuto in faccia i suoi vizi privati sulla tv pubblica.

Il fatto è che l’etica della politica oggi non è problemino da poco, tantomeno per Berlusconi. Da chi governa un paese e fa leggi che toccano le vite uno pretende comportamenti coerenti e sobrietà. E invece si assiste a spettacoli sempre più indecenti di fronte ai quali troppi tirano dritti. «In Italia non c’è più capacità di indignarsi» ci ha spiegato il corrispondente del Time. Detto da un giornalista straniero ferisce ancora di più. Forse ha proprio ragione Veronica Lario: che strano questo paese che tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore.


Sul tema, nel sito, si cfr.:

LA "PROFEZIA" DI MARSHALL MCLUHAN: NARCISO E LA MORTE DELL’ITALIA.

IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI.

-  "FEBBRE ITALIANA" E COSTITUZIONE. LA PAROLA "ITALIA", COPERTA DA COPYRIGHT DAL 1994: IL NOME E L’IDENTITA’ DI TUTTO IL PAESE NELLE MANI DI UN PRIVATO E DI UN PARTITO ...
-  MENO MALE CHE C’E’ VERONICA.
-  Al culmine (altro che vigilia!!!) di un regime conclamato, se la regina grida che "il re è nudo", che vuol dire?! Che paese siamo diventato!!! Una nota di Curzio Maltese
-  VIVA IL (PARTITO DEL) "POPOLO DELLA LIBERTA’", VIVA IL PRESIDENTE (DEL PARTITO UNICO) D’ITALIA: "FORZA ITALIA"!!!


Sul cavaliere della I - THAILANDIA....

di Federico La Sala (2003)

Caro Direttore

A mio parere, in tutte le discussioni e le analisi che sono portate avanti sulla situazione italiana è proprio l’analisi del berlusconismo che va approfondita e chiarita. Io non posso concepire, nemmeno in THAILANDIA (cfr. Piero Ottone, IL CAVALIERE DELLA THAILANDIA, La Repubblica del 26.04.2002: "Thaksin ha fondato un partito, Thai Rak Thai, il cui nome significa, a quanto sembra: I thailandesi amano i thailandesi") che in una nazione che si chiama ITALIA, ci possa essere un PARTITO che si chiama forza ITALIA...

Il trucco del NOME (Forza ITALIA) è da manualetto del... piccolo ipnotizzatore e da gioco da baraccone ...politico! E penso che aver lasciato fare questa operazione, io la ritengo la cosa più incredibile e pazzesca che mai un popolo (e sopratutto le sue Istituzioni e partiti) abbia potuto fare con se stesso e con i propri cittadini e le proprie cittadine: è vero che stiamo diventando tutti vecchi e vecchie, ma questa è roba da suicidio collettivo!

Questa la mia opinione, se si vuole, da semplice e analfabeta vecchio cittadino italiano e non da "sovietico" comunista della "fattoria degli animali" orwelliana. Mi trovo a condividere e sono più vicino alle opinioni e alla posizione della "mosca bianca" Franco Cordero, che non a quella di molti altri.

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI: si tratta solo e sopratutto di non de-ragliare e, umanamente e politicamente, mantenerci (e possibilmente avanzare) sul filo e nel campo della democrazia. Non c’è nessuna demonizzazione da fare: si tratta solo di capire, e, anzi, io trovo la situazione - pur nella sua grande ambiguità e pericolosità - incredibilmente sollecitante nel senso di svegliarsi e reagire creativamente (come sembra che stia avvenendo) alla situazione determinatasi. Il cavaliere ha lanciato la sua operazione e la sua sfida: possiamo leggere la cosa come una cartina di tornasole per tutta la nostra società.

Vogliamo vivere o vogliamo morire: una cosa del genere più o meno, con altre parole, ci sta dicendo il Presidente CIAMPI da tempo. Se ci facciamo togliere da sotto i piedi il fondamento costituzionale e si rompe la bilancia dei poteri della democrazia non ci sono più cittadini e cittadine ma pecore e lupi e riprende il gioco mai interrotto, come dice il vecchio saggio della giungla, del "chi pecora si fa il lupo se la mangia".

Dentro questo clima, chiedere da anonimo stupido ingenuo e illuso e ’idealistico’ cittadino italiano di fare chiarezza e fermare il gioco (truccato, e pericolosamente surriscaldato e non lontano da clima di scontro civile) è solo un invito a tutte e due le parti e non a una sola a riconoscersi come parte della UNA e STESSA Italia.... e a ripristinare le regole del gioco!

-  M. cordiali saluti Federico La Sala.
-  (www.ildialogo.org, Venerdì, 30 maggio 2003)


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