Opinione

Antonio Barile Sindaco di San Giovanni in Fiore: la vittoria di un popolo profondamente democratico

Una grande commozione proiettata nel futuro
martedì 14 giugno 2011.
 

Dalla pesante sconfitta dello scorso anno alla totale disfatta del 30 maggio 2011. Ma che fine ha fatto l’acuta capacità d’analisi delle più prestigiose teste d’uovo del centro sinistra e del partito democratico cittadino? Dai risultati elettorali sembra che abbiano perso completamente le relazioni con la società e i sentimenti profondi del popolo sangiovannese. Popolo per nulla spaventato dallo spauracchio sanitario, che si è rivelato, alla luce delle urne, un espediente elettoralistico totalmente inefficace. Di male in peggio. C’era da auspicare che, dopo la dura sconfitta del 2010, le forze di centrosinistra sostenute, anche, da zavettieriani e transfughi di centrodestra, iniziasse una seria riflessione autocritica sulle cause del loro disastro. Ricordiamo invece che, allora, dopo l’amaro esito elettorale, le prime dichiarazioni giornalistiche, da parte della diarchia istituzionale imperante del partito democratico sangiovannese, riducevano le cause della sconfitta ad una questione di tarli, di divisione, di risentimenti, di lacerazioni, di veleni tutti interni al centro- sinistra; aggiungendo vaghi elementi autocritici riferibili alla inadeguatezza dei comportamenti della “nomenclatura del partito democratico” e lanciando poi, come da copione, l’ennesima burocratica e parolaia esortazione al rinnovamento e al ricambio generazionale. Quanta insipiente miopia. Ma come non accorgersi che non si trattava di lotte intestine né di cooptazione generazionale ma di come riconquistare gli elettori. Si trattava e si tratta, alla luce dell’attuale seconda e più grave sconfitta, del conflitto profondo tra una concezione e una pratica elitaria della democrazia propria dei professionisti della politica del partito democratico e dei suoi alleati e l’esercizio permanente della democrazia di massa partecipata ben oltre i tempi ristretti delle competizioni elettorali. Tra una visione del partito come macchina elettorale per sostenere la carriera di pochi e una visione di partito organizzato di militanti e di opinione, che lotta nella pratica quotidiana e nel confronto con i cittadini per la possibile crescita delle nostra comunità. Si tratta, a quattro anni dalla nascita, della non costruzione del partito democratico nel nostro territorio, dell’attuazione del suo statuto, del suo manifesto dei valori, del suo codice etico, all’oggi del tutto trascurati e disattesi. Ma forse è ormai troppo tardi e ci vorranno lunghi anni per risalire la china. Sono finite le rendite di posizione ideologiche e non interessano più a nessuno i partiti di carta senza né testa né coda. Ben scavato vecchia talpa ! San Giovanni in Fiore, attingendo alle sue tradizioni, ha trovato la forza di ribellarsi al suo declino, il suo bisogno di benessere, di giustizia e di democrazia ha generato il trionfo di Antonio Barile e del suo movimento: la festa del 12 aprile 2010, la festa del 30 maggio 2011, la vittoria commovente e gioiosa del popolo democratico sangiovannese. Giorni e notti memorabili. Potenti e lunghissimi cortei di gente felice, di popolo in festa. Una marea di giovani sorridenti di donne e uomini di cittadini di tutte l’età commossi che hanno sognato, nelle belle campagne elettorali, e realizzato, intanto col voto, la desiderata liberazione della città. Liberandosi dagli antichi condizionamenti, dai ricatti, dalle inadempienze, dalla incapacità dell’ultima sedicente giunta di centro-sinistra e del suo sistema di potere sprovveduto ed inefficiente. La loro critica allo stato di cose esistenti, il loro sussulto democratico ha vinto. La volontà di migliaia di cittadini affratellati e orgogliosi di essere sangiovannesi ha sbarrato la strada ad un ceto politico logoro e declinante, che da tempo ha perso il contatto con la società e i suoi bisogni. Chiusa nella sua ingiustificata arroganza, nella sua saccenteria sterile e superba, ha perso per strada gli strumenti dell’analisi sociale, l’umiltà del dialogo paziente, la pratica della democrazia partecipata, la sensibilità di interpretare i bisogni materiali e di bellezza delle nuove generazioni: dissipando gran parte del patrimonio politico comunitario della sinistra e del movimento operaio e popolare sangiovannese. Avranno un bel da fare i grandi politici di professione e i piccoli cortigiani del vecchio centrosinistra perdente per riconquistare la fiducia della città. La forza di quei cortei rimarrà nella memoria lunga di migliaia di protagonisti e si riverserà positivamente nei rapporti sociali, nelle attività economica, nell’impegno politico, nella coesione comunitaria dell’intero altipiano silano. Questa forza, possiamo essere certi, non si indebolirà perchè alimentata costantemente dalla passione e dalla combattività di larga parte della sinistra sociale cittadina, dall’impegno delle forze democratiche e della destra moderna e costituzionale sangiovannese, che costituiscono l’insieme dei soggetti politici che ha sostenuto il sindaco Antonio Barile apprezzandone le doti umane, la sostanza politica, la personalità sinceramente progressista, lo stile deciso e combattivo, il suo linguaggio appassionato, le sue idee semplici e chiare, i suoi progetti di sviluppo e di buon governo locale. ”E’ceduto il muro di Berlino”, “è caduta la Stalingrado del sud”, “è la nostra presa della Bastiglia”, “via via i nuovi feudatari”, “sono le ore più belle della nostra vita”: queste erano le espressioni più usate lungo i cortei. Gente abbracciata, sotto gli spruzzi dello spumante e sotto i cioccolatini, i confetti, il riso, le lenticchie lanciati dai balconi e dalle finestre come segno di partecipazione dei sangiovannesi rimasti a casa, come atti di gioia di un popolo contento che saluta e sostiene il cambiamento, la svolta, il rinnovamento della classe dirigente per un avvenire accettabile e dignitoso. Grandi feste di giovani fino a tarda notte nelle strade e nei locali della città discutendo di politica e di voglia di partecipare e lottare per il lavoro e per il proprio benessere. Una grande commozione proiettata nel futuro.

Riccardo Allevato

Coofondatore dell’Associazione “Città meridiana”di S.G.in Fiore


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