LETTERA APERTA su “un danno culturale che non potrà essere compensato da nessuna raccolta fondi”.

LA REPUBBLICA, LA SCUOLA, E IL RAZZISMO DIFFUSO : ISAIA RACCONTA. Il preside lascia la scuola. Una nota di Andrea Giambartolomei

Succede a Dronero, principale centro della Val Maira in provincia di Cuneo.
vendredi 18 avril 2014.
 

Il preside lascia la scuola

“I genitori sono razzisti”

“Le famiglie iscrivono i bambini in altre strutture per via degli extracomunitari”

di Andrea Giambartolomei (il Fatto, 18.04.2014)

Torino Il giovane direttore lascia. Troppo difficile fare il preside, soprattutto se ci si mette il razzismo di alcuni genitori che iscrivono i propri figli nelle altre scuole per “una diffidenza aggressiva nei confronti del diverso”. E così a settembre nella sua scuola elementare ci sarà solo una classe prima e sarà una classe “ghetto”, con 12 studenti stranieri su 14 allievi.

Succede a Dronero, principale centro della Val Maira in provincia di Cuneo, dove Graziano Isaia, 37 anni, da due anni preside di nove scuole della valle (un totale di circa 600 allievi e 150 dipendenti), ha chiesto di tornare a fare il maestro.

Dopo essersi dimesso però ha denunciato una situazione : “A cosa serve avere le mani pulite se si tengono in tasca ?”, dice al telefono citando don Lorenzo Milani. Lui ha tirato le sue mani fuori dalle tasche per scrivere una lettera aperta al sindaco Livio Acchiardi e al presidente del consiglio d’istituto, una lettera in cui ha denunciato il razzismo latente di alcuni genitori che discreditano la scuola elementare di piazza Marconi e minano la vita civile.

MA COSA è successo in questo centro delle valli occitane, terre di tolleranza e di lotta partigiana ? “Tre madri hanno agito per destabilizzare la situazione”. Si spieghi meglio, direttore.

Isaia racconta. Il comitato genitori delle elementari di Dronero stava organizzando una marcia per raccogliere fondi a sostegno della scuola : “Lo Stato ci passa solo 4 mila euro all’anno e la loro iniziativa è apprezzabile, se non fosse che in quest’occasione ho saputo che alcuni genitori hanno iscritto i loro figli alle classi prime di altri istituti”. I motivi ? “Criticano gli insegnanti basandosi su pregiudizi, criticano l’adozione dei libri di testo e, soprattutto, non apprezzano la presenza dei figli degli stranieri in classe. Quest’ultimo problema cova sotto”.

A Dronero il 5 per cento della popolazione è di origine ivoriana, persone arrivate negli anni Novanta per la lavorazione del legno, la raccolta della frutta e la fabbricazione di biciclette. Il preside Isaia vuole capire meglio e organizza un’assemblea coi genitori che dovranno iscrivere i figli alle classi prime, ma nessuno fa emergere questi problemi.

Nel frattempo però l’azione di tre madri continua : “Alla fine hanno convinto undici famiglie di italiani ad andare altrove - spiega -. Non potremo costituire due classi prime, ma solo una con dodici stranieri e due italiani. Ho l’85 per cento di stranieri, ben oltre il 30 per cento imposto da una circolare del ministro Gelmini : una classe così deve essere autorizzata dall’Ufficio scolastico territoriale”.

NELLA SUA LETTERA aperta il direttore attacca con chiarezza : “Nessuno lo ammetterà mai, ma alla base della fuga dal capoluogo non c’è soltanto avversione per alcuni metodi d’insegnamento, c’è anche una diffidenza aggressiva nei confronti del diverso”.

Aggiunge che per alcuni genitori “in piazza Marconi c’è lo sporco, il fastidio, il peso morto, la puzza, l’ignoranza scimmiesca. Con questi usurpatori del suolo natio chi si sente superiore non si vuole mescolare”. Al telefono aggiunge che questo è “un danno culturale che non potrà essere compensato da nessuna raccolta fondi”.

Per il sindaco di Dronero, Acchiardi, tornato da poco da una gita con le terze medie a Mauthausen, la situazione è molto spiacevole : “In questi anni abbiamo fatto di tutto per non discriminare nessuno e inserire tutti”.


PER NON DISPERARE E PER NON RASSEGNARSI, E PER RIPRENDERE LA VIA MAESTRA DELLA COSTITUZIONE E DELLA SCUOLA DELLA REPUBBLICA, SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR.

-  Parlare di scuola vera è sempre una buona cosa. Perché ancora oggi "non è mai troppo tardi".
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