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IL SENSO DELLO STATO E IL PARLAMENTO DELLA VERGOGNA. Alla Camera e al Senato si è svolto un dibattito. Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno sottolineato il valore dell’Inno di Mameli e dell’Unità d’Italia - a cura di pfls

Veltroni : ’’Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte di Berlusconi’’.
lundi 21 juillet 2008.
 
PACIFICAZIONE, COSTITUZIONE E NUOVO GOVERNO : RESTITUIRE LA PAROLA "ITALIA" AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GIORGIO NAPOLITANO, E ALL’INTERO PARLAMENTO. Forza ! VIVA, VIVA L’ITALIA

Casini invita a essere "cauti nelle liquidazioni" dell’episodio

Fini e Schifani bacchettano Bossi, ma lui tiene duro

Il presidente della Camera, intervenendo in aula nel corso di un dibattito dedicato alle parole pronunciate dal leader della Lega sull’Inno di Mameli : ’’E’ un simbolo che va rispettato’’. Schifani : ’’E’ sacro’’. Veltroni : ’’Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte di Berlusconi’’. Idv : ’’Se ci sarà la possibilità di una mozione di sfiducia la utilizzeremo’’

Roma, 21 lug. (Adnkronos/Ign) - I presidenti di Camera e Senato ’bacchettano’ Umberto Bossi per le sue dichiarazioni sull’inno di Mameli, ma il leader della Lega tira dritto mantenendo le sue posizioni. Le esternazioni del senatur hanno dato luogo ad una decisa polemica politica che ha avuto come scenario soprattutto l’aula della Camera, dove Bossi era presente per votare la fiducia alla manovra.

A Montecitorio, come anche a Palazzo Madama, si è svolto un dibattito sulle frasi del leader del Carroccio, al termine del quale sia Gianfranco Fini che Renato Schifani hanno sottolineato il valore dell’Inno di Mameli e dell’unità d’Italia.

L’Inno "rappresenta per il popolo italiano un simbolo che va rispettato", "nessuno deve offendere il "sentimento di unità nazionale" che rappresenta e "non esiste un’Italia del nord, del centro e del sud, ma un’unità degli italiani che in quel simbolo si riconoscono", ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini(nella foto) intervenendo in Aula. Fini ha auspicato che Bossi, "cui tutti danno atto di grande passione politica, coglierà l’occasione per precisare il suo pensiero". Al gruppo della Lega la terza carica dello Stato ha ricordato, tra gli applausi dell’Aula, che "il rispetto dell’unità nazionale è la condizione imprescindibile per una politica di riforme e per il federalismo, soprattutto fiscale, che è garanzia di sviluppo per tutta l’Italia, e non solo di una sua parte. E quell’Italia si riconosce nell’Inno nazionale".

"I simboli dell’unità e della patria sono sacri’’, gli ha fatto eco il presidente del Senato Renato Schifani, chiudendo il dibattito a Palazzo Madama. "Sono certo, comunque, che quanto accaduto nella giornata di ieri sia frutto di un clima particolare che spesso si realizza nei convegni di partito - ha poi aggiunto -. A mia memoria fatti come quelli di ieri non si sono mai verificati in ambito parlamentare". Schifani, poi, ha invitato "ad abbassare i toni e a lavorare per il bene del Paese". "In quel convegno di partito sono state manifestate espressioni non condivisibili. Ma fa parte di una forza politica che contemporaneamente lanciava un forte messaggio di confronto con l’opposizione", ha sottolineato la seconda carica dello Stato.

Bossi, però, ha rispedito al mittente le polemiche : sono "strumentalizzazioni" e il presidente della Camera "poteva non intervenire". Inoltre, anche oggi il leader del Carroccio ha confermato la sua preferenza per la canzone del Piave (ascolta l’audio) rispetto all’Inno di Mameli (ascolta l’audio). "Nell’inno di Mameli c’è anche scritto che i bambini italiani si chiamano ’balilla’", ha poi aggiunto rispondendo tra l’altro a chi gli ha domandato delle richieste di sue dimissioni : "Non sono mica venuto qui per mollare".

’’Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte del presidente del Consiglio", aveva detto in mattinata Walter Veltroni. Un invito ribadito anche in Aula : "Le parole di Fini sono state chiare. Ma manca all’appello la posizione che il Paese attende di conoscere, quella del presidente del Consiglio, chiamato a dire se condivide la parole di un suo ministro e di un gruppo che fa parte della sua maggioranza".

Si è dunque aperta con una dibattito sulle frasi, e i gesti, del senatur la seduta della Camera dedicata alla fiducia sulla manovra fiscale. E’ stato Pierluigi Castagnetti, per il Pd, a sollecitare un intervento di Gianfranco Fini sul caso del leader del Carroccio. All’intervento di Castagnetti hanno fatto seguito le parole di Pier Ferdinando Casini per l’Udc, Fabio Evangelisti per l’Idv, Roberto Cota per la Lega e Italo Bocchino per il Pdl. Alessandra Mussolini, da parte sua, grazie ad un piccolo registratore accostato al microfono del suo banco, ha diffuso nell’emiciclo le note dell’Inno di Mameli. "Siamo di fronte ad un involgarimento del linguaggio politico che ha superato ogni limite possibile", ha detto Castagnetti lamentando "il silenzio del capo del governo".

Dopo aver espresso solidarietà a "tutti gli insegnananti", Casini nel suo intervento ha invitato a essere "cauti nelle liquidazioni" dell’episodio parlando semplicemente di un "Bossi bifronte". Il leader dell’Udc si è rivolto anche all’opposizione che, secondo lui, fa passare Bossi dall"utilità alla pericolosità" a seconda delle fasi politiche. "Invito tutti ad avere convinzioni e a difenderle, e a non a scambiarle per convenienza", ha concluso Casini.

"Non cadiamo in questa trappola. Confermiamo l’alleanza politica con la Lega", ha invece replicato a Veltroni Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "Noi diciamo di no a una strumentalizzazione di bassa lega che è solo vostra che cavalcate qualunque posizione che può andare a vostro vantaggio", ha detto Cicchitto parlando in aula. "Confermiamo la lealtà all’unità nazionale, all’Inno di Mameli, ma queste non sono ragioni per mettere in discussione un processo politico", ha aggiunto Cicchitto.

"Se ci sarà la possibilità di una mozione di sfiducia, utilizzeremo anche questo strumento", ha affermato invece il capogruppo dell’Idv al Senato, Felice Belisario. "Questa è l’ennesima puntata della ’Bossy-story’- ha aggiunto - Bossi vuole solo la secessione, del federalismo non gli interessa nulla. Ora deve avere la sensibilità di dimettersi, non può fare il ministro, non è credibile chi insulta prima il tricolore e poi l’Inno d’Italia". "Noi dell’Italia dei valori - continua Belisario - useremo tutti gli strumenti parlamentari, apriremo un caso in Parlamento, per chiarire che Bossi non può fare il ministro. Può fare il ministro della Repubblica delle banane, ma non certo il ministro delle Riforme".


Sul tema, nel sito (cliccare sulle parole rosse - per leggere l’art.), si cfr. :

-  PER LA COSTITUZIONE. A TUTTI I CITTADINI E A TUTTE LE CITTADINE, A TUTTI GLI STUDENTI E A TUTTE LE STUDENTESSE D’ITALIA...
-  MATURITA’ 2008. TEMA D’ITALIANO. Traccia 1. FASCISMO. LA VIA ITALIANA AL TOTALITARISMO.
-  Fondando il Partito "Forza Italia", il cittadino Silvio Berlusconi si è appropriato indebitamente della Parola : ITALIA.
-  Si svolgano proprie riflessioni sul fatto, sotto forma di Lettera al Presidente della Repubblica, il cittadino Giorgio Napolitano

-  PACIFICAZIONE, COSTITUZIONE E NUOVO GOVERNO : RESTITUIRE LA PAROLA "ITALIA" AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GIORGIO NAPOLITANO, E ALL’INTERO PARLAMENTO. Forza ! VIVA, VIVA L’ITALIA


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