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Calabria, Abbazia florense: la replica dei direttori dei lavori. Emerge, poi, la veritÓ sull’affidamento dell’incarico

venerdì 3 aprile 2009.
 

(su "il Crotonese" del 31 marzo 2009) Delle due l’una. Dice il vero Ati Lufraco, l’appaltatore del restauro dell’Abbazia florense, oppure hanno ragione i direttori dei lavori, Giovanni Belcastro, Salvatore Marazita e Domenico Marra.

In una nota del 27 marzo scorso, i tre professionisti, richiamandosi “agli articoli pubblicati dal giornale ’il Crotonese’ nelle scorse settimane, accusano l’impresa esecutrice di “affermazioni riportate, dai toni pretestuosi e diffamatori, prive di ogni fondamento e rilasciate con assoluta e irresponsabile leggerezza”. Noi non abbiamo raccolto dichiarazioni verbali dell’appaltatore. In presenza d’una sua denuncia formale ai carabinieri del Nucleo (di Cosenza) di tutela e conservazione del patrimonio artistico, ne abbiamo virgolettato alcuni passaggi, anche relativi all’attivazione d’un presunto “sistema di furberie” per gli incarichi tecnici. Belcastro e Marra li abbiamo sentiti, invece, prima della denuncia, riportandone fedelmente versioni e osservazioni sul restauro dell’Abbazia. In un solo caso, abbiamo raccolto una precisazione dell’appaltatore, a proposito del lungo fermo dei lavori.

Nel loro documento, i direttori dei lavori scrivono, replicando ad Ati Lufraco, che “i prezzi di alcune lavorazioni erano stati ridotti di oltre il 50%, mentre altri venivano aumentati fino al 300%”. Sostengono, pi¨ avanti, che “tale situazione avrebbe, come in realtÓ Ŕ avvenuto, ostacolato sia la corretta esecuzione dei lavori sia la stesura di un’eventuale perizia di variante”. Ancora, denunciano che “durante la stesura della perizia di variante, resasi necessaria, si sono riscontrate difficoltÓ insormontabili per concordare i nuovi prezzi” e che “Ŕ falso quando si afferma che il cantiere non Ŕ operativo da settembre 2007”. Denunciano, poi, che “l’impresa, senza alcun ordine della direzione dei lavori, eseguiva lavorazioni molto remunerative”. Di seguito, narrano d’un “maldestro intervento effettuato sul tamburo del campanile, anch’esso non ordinato, e contestato anche dal Responsabile dell’alta sorveglianza della Soprintendenza (all’epoca, Pasquale Lopetrone, ndr)”. In realtÓ, il funzionario della Soprintendenza Bap di Cosenza esclude tassativamente d’aver mosso contestazioni del genere.

Belcastro, Marazita e Marra respingono, poi, gli addebiti contenuti nella denuncia ai carabinieri di Ati Lufraco. In proposito, puntualizzano: “Non Ŕ vero quanto si sostiene (...) diffamando l’Amministrazione Succurro (il precedente sindaco, ndr) per la progettazione e quella Nicoletti (il sindaco attuale, ndr) per la direzione dei lavori che avrebbero “’aiutato gli amici degli amici’”. I direttori dei lavori confermano d’aver redatto il progetto originario su incarico di don Franco Spadafora, allora parroco “della Parrocchia S. Maria delle Grazie-Monastero”, recepito dal Comune “con delibera di giunta municipale n. 883/1996”. Nel loro testo, ripercorrono, inoltre, le piste di finanziamento pubblico battute dall’esecutivo Succurro. Quindi, sottolineano che “per tutte le elaborazioni, compresa quella originaria, i progettisti non hanno preteso nessun compenso professionale nÚ alcun rimborso spese” e che “l’amministrazione comunale, tenuto conto delle rimodulazioni progettuali (...), ha conferito l’incarico per la Direzione dei Lavori e per la Sicurezza con delibera e convenzione per incarichi inferiori a 100.000 euro”. Ci˛ Ŕ nettamente smentito da Pasquale Tiano, direttore dell’Uffcio tecnico comunale e responsabile unico del procedimento, il quale ci dice che “il compenso totale dei tecnici Ŕ di 138.000 euro, 69.000 per la progettazione e 69.000 per la direzione”. La gara per l’incarco era quindi obbligatoria, non facoltativa: andava fatta. I direttori dei lavori hanno incassato fin qui 28.152 euro ciascuno, come risulta dagli atti della ragioneria comunale.

La nota di Belcastro, Marazita e Marra si conclude con l’auspicio di “una convergenza di intenti fra tutte le parti sociali che hanno dimostrato interesse nei riguardi dell’abbazia al fine di meglio valorizzarla e tutelarla, restituendo alla comunitÓ quel Bene Monumentale noto in tutto il mondo”.

Intanto, lo scorso 25 marzo Ŕ arrivato il nullaosta della Soprintendenza archeologica, contenente, come quello della Sbap di Cosenza, prescrizioni obbligatorie. Scrivono il soprintendente Caterina Greco e l’archeologo direttore Domenico Marino: “Gli interventi da effettuare sulle emergenze archeologiche, non presi in considerazione dalla variante tecnica del 28 luglio 2008 e s.i., dovranno essere inseriti in successiva perizia che dovrÓ essere predisposta dopo la ripresa dei lavori e sottoposta all’approvazione di questa Soprintendenza”. Sospesi tutti gli interventi al piano seminterrato e rinviati all’approvazione della perizia; ordinata la protezione delle aree archeologiche esterne, a cui Ŕ vietato l’accesso ai non addetti. Ogni scavo dovrÓ essere effettuato senza mezzi meccanici e con preavviso di 10 giorni lavorativi, con eventuali saggi stratigrafici da effettuarsi dietro supervisione di archeologi e disegnatori esterni, a spese del Comune.

Abbiamo tentato di contattare il soprintendente Greco, “in riunione a Roma”, per la segreteria. Marino, invece, ci riferisce “che non pu˛ parlare, a norma d’una circolare”. Il deputato Franco Laratta (Pd), che ha provato a mediare incontrando l’appaltatore e le altre parti, ritiene problematica la soluzione della vicenda. Rammaricato, dice che “ora ci sono di mezzo azioni legali e si pu˛ fare ben poco”. Mario Oliverio (Pd), presidente della Provincia di Cosenza, non parla, non ci risponde nemmeno. Accade per la seconda volta, dopo una precedente richiesta sull’ospedale civile di San Giovanni in Fiore. Mentre per Ati Lufraco “il contratto si intende rescisso ed Ŕ tempo presentare il conto al Comune”. Eppure Oliverio era tra i relatori, lo scorso 22 novembre, a un convegno su Gioacchino, don Luigi Nicoletti e Barack Obama; ospite d’onore Mario Segni, a San Giovanni in Fiore. Tante parole e slanci globali. Altri i fatti, il silenzio, i paradossi.

Emiliano Morrone


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