EUROPA: LA CRISI UNGHERESE E NOI. Per il dialogo. quello vero!!!

"Forza" ITALIA ... e "Forza" UNGHERIA!!! Il paradosso del politico mentitore. Una grande LEZIONE TEOLOGICO-POLITICA, all’altezza della nostra cultura e della nostra dignità di cittadini-sovrani e di cittadine-sovrane. Un’analisi di BARBARA SPINELLI.

lunedì 25 settembre 2006.
 


LA CRISI UNGHERESE E NOI

Il paradosso del politico mentitore

di Barbara Spinelli (La Stampa, 24.09.2006)

A prima vista sembra un’ennesima rivolta popolare contro i politici che mentono, non solo in dittatura ma anche in democrazia: gli ungheresi che sono scesi in piazza dopo aver ascoltato alla radio le parole dette in una riunione segreta dal proprio premier («Ho mentito, abbiamo tutti incessantemente mentito sullo stato della nostra economia: il mattino, a pranzo e la sera, per diciotto mesi», queste le parole intercettate del primo ministro Ferenc Gyurcsany) hanno parlato addirittura di rivoluzione. Hanno evocato il Cinquantasei, quando il popolo insorse contro la grande menzogna comunista. Hanno denunciato i politici corrotti, cinici, bari, accusati di vendersi allo straniero.

Ben felice di cavalcare sì solenni campagne, la destra nazionalista di Viktor Orban promette rivincite: sì, è possibile sbarazzarsi di questa sinistra che asserve Budapest all’Europa e le impedisce di fare da sé, dunque di spendere come potrebbe se solo fosse lasciata in pace. Chissà che colore avrà quest’ennesima rivoluzione Est europea: se si chiamerà arancione o come. Fatto sta che tutto suona falso e paradossale, in quella che oltre a un trauma è un’esemplare tragicommedia. Quel che accade in Ungheria da sette giorni - da quando è stato diffuso, domenica per radio, il discorso confidenziale tenuto dal premier il 26 maggio in una riunione di socialisti sul lago Balaton, dopo le legislative di aprile - non è una rivoluzione ma qualcosa che la dice lunga, sulle nostre democrazie e il loro rapporto con la verità, la menzogna, le promesse elettorali, le necessità del governare che contraddicono le promesse stesse.

Le contraddicono cronicamente: è accaduto quando vinse Mitterrand, e poi fu obbligatorio rinunciare al programma dell’81. È accaduto quando Kohl promise «paesaggi fiorenti» alla Germania orientale, e i paesaggi non vennero. È accaduto quando Berlusconi promise tasse ridotte. Può succedere con le 281 pagine del programma del centrosinistra in Italia.

Nell’evento ungherese si racchiude insomma una lezione dalla quale gli europei possono apprendere molto, essendo paradigmatica. Cos’è successo infatti esattamente, nella riunione segreta dei socialisti? È successo che il premier ha detto una nuda verità, ammettendo d’aver sistematicamente mentito.

È l’ha detta perché non ne poteva più, di falsità che si protraevano da anni, che contaminavano la classe politica di governo e opposizione, e che avevano effetti concreti visto che producevano politiche economiche dispendiose, distruttive. E cosa dicono i dimostranti? Chiedono in apparenza un linguaggio veritiero, ma nel farlo essi per primi mentono. In verità sono affezionati alla menzogna, come il cane è affezionato al proprio guinzaglio. In realtà sognano che il politico continui a offrir loro menzogne calducce, a dire che si può vivere sopra i propri mezzi, a proclamare che l’Ungheria, solo che potesse agire da sola, senza i superciliosi controlli europei, potrebbe ottenere quel che vuole.

Chi mente di più: il premier al popolo o il popolo a se stesso? Il falso impostore o i falsi sinceri? Se non fosse drammatica (i feriti son centinaia), la storia somiglierebbe a una commedia d’inganni e paradossi, stile Marivaux: l’impostore dice il vero; il veritiero mente. Certo è importante che il parlar vero trovi una maniera d’affermarsi in pubblico oltre che in privato, nonostante i rischi che questo comporta. Che l’antica dissimulazione sia ammissibile ma limitata, astuta ma onesta; che il politico abbia fiducia nel proprio Paese e non lo consideri ormai «depravato» dalle menzogne della politica, come crede Gyurcsany.

Il premier ungherese non ha avuto questo coraggio: il suo linguaggio più che crudo è volgare, e tradisce un cinismo appreso nella gioventù comunista. Resta il suo scopo primario: svegliare il circolo di iniziati, disilluderli, dando loro una nuova disciplina di linguaggio e d’azione. Quando il premier ricorda che per anni si è mentito ai cittadini, spiega che la bugia ad altro non serviva che a conquistare e preservare il potere: a «tutelare gli interessi del partito e non dell’Ungheria», conferma oggi in un’intervista a Le Monde. Proprio questa malattia bisogna superare: «Nessuno in Europa ha fatto coglionate simili, lasciando che il deficit pubblico si gonfiasse a dismisura». E ancora: «Sono quattro anni che in pratica non abbiamo fatto nulla, non potete citarmi una sola nostra misura di cui si possa esser fieri, a parte il fatto che siamo riusciti a tirar fuori il partito dalla merda nelle elezioni del 2006».

A questo urge porre termine, scegliendo un risanamento dei conti pubblici oneroso ma di cui Budapest ha bisogno: «Se continuate a rispondere “Sì, però...”, non è di me che avete bisogno». Questo dice il premier ai socialisti recalcitranti, e insiste che scelte simili occorre compierle non solo per entrare nell’euro e perché Bruxelles le chiede. Occorre comunque: da tempo l’Ungheria vive nell’illusione e nella menzogna delle cifre. Quel che colpisce nel paradigma ungherese è la confusione degli animi e dei ruoli. I mentitori si contrabbandano come uomini veraci. L’uomo di verità è quello che ammette d’aver mentito e che è giudicato persona non grata, fedifraga, o come dicono le destre ungheresi: «moralmente morto».

Siamo in pieno paradosso del mentitore, quale enunciato da Epimenide: «Tutti i cretesi mentono», pare abbia detto il filosofo del VI secolo avanti Cristo e con ciò, essendo lui stesso cretese, non si sa se abbia detto il vero o il falso.
-  Se tutti i cretesi mentono allora anche lui è un bugiardo e la frase è invalidata. Se esiste almeno un cretese che dice il vero (Epimenide), l’enunciato è falso.

Comunque siamo di fronte a un archetipico dramma della democrazia contemporanea. Ovunque son proposti programmi e promesse elettorali, poi d’un tratto ai vincitori governanti tocca dire la verità, a se stessi e ai cittadini: non è stato calcolato né detto il costo delle promesse, che si rivelano non mantenibili. Si rivelano tali non solo perché lo dicono Europa e mercati: basta l’aritmetica. Così le promesse vengono infrante, comincia la disillusione, in un circolo vizioso che indebolisce i partiti e fa perdere le elezioni. La gente non sopporta il massacro delle illusioni, il suo amore della menzogna è non meno radicato dell’amore della verità.

Lo scrittore ungherese Peter Zilahy ha scritto un caustico e ironico testo-pamphlet, il 22 settembre sulla Sueddeutsche Zeitung: nella cultura europea contemporanea - scrive - ci sono figure evidentemente non presentabili, non salonfähig: «quando l’attrice rutta, quando uno scrittore mente, e quando un politico dice la verità».

Secondo Zilahy il premier s’è macchiato di questo peccato. L’ha commesso in segreto, temendo di esporsi. Ma la realtà paradossale resta quella: tutti i cretesi mentono, dunque se lui ha mentito ancor più menzogneri sono i difensori della verità. Ottusamente, il partito popolare europeo ha chiesto le dimissioni del premier falso impostore senza criticare i falsi veritieri, pur di fare un dispetto alle sinistre. Che fare a questo punto? Dissimulare per meglio ottenere quel che vuoi (più fai, più devi far finta di non fare) o dire la verità a costo di spiacere e indebolirsi elettoralmente? Forse qualcosa di mezzo e di diverso. Non promettere quel che manifestamente non si manterrà. Onorare la parola data e per questo darla con eccezionale discernimento. Fissare l’obiettivo, ma sapendo che le strade che a esso conducono possono esser profondamente diverse e dunque non indicarle.

Oppure, se proprio non si sa che fare, dissimulare fino a non azzardar verbo. Al limite, se Ségolène Royal vince le presidenziali francesi del 2007 a forza di non dir niente, come sta facendo, sarà un’impresa notevole: niente la terrà prigioniera, nessuna disillusione crescerà - mala pianta - su illusioni e vasti programmi. In fondo è quello che diceva Karl Kraus: «Chi ha qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia». La lezione ungherese non è del tutto inutile, da questo punto di vista. Sconsolato, Zilahy conclude che l’unico risultato sarà che «nessuno, da ora in poi, dirà più la verità». Non è detto. Il massacro ungherese delle illusioni può servire, se i paradossi del mentitore non saranno dimenticati.


“COGLIONI”, DAVVERO !!! LA PAROLA RUBATA

Una lettera aperta all’ ITALIA (e un omaggio agli intellettuali: Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Jacques Lacan, Elvio Fachinelli).

di Federico La Sala*

L’ITALIA GIA’ DA TEMPO IN-TRAPPOLA-TA.................e noi - alla deriva - continuiamo a ’dormire’ , alla grande! "IO STO MENTENDO": UNA LETTERA APERTA SULL’USO E ABUSO ISTITUZIONALE DELL’ "ANTINOMIA DEL MENTITORE".

Cara ITALIA

MI AUGURO CHE LE GIUNGA DA LONTANO IL MIO URLO: ITALIA, ITALIA, ITALIA, ITALIA, ITALIA, ITALIA, ITALIA! IL NOME ITALIA E’ STATO IN-GABBIA-TO NEL NOME DI UN SOLO PARTITO....E I CITTADINI E LE CITTADINE D’ITALIA ANCHE?!!

NON E’ LECITO CHE UN PARTITO FACCIA PROPRIO IL NOME DELLA CASA DI TUTTI I CITTADINI E DI TUTTE LE CITTADINE! FERMI IL GIOCO! APRA LA DISCUSSIONE SU QUESTO NODO ALLA GOLA DELLA NOSTRA VITA POLITICA E CULTURALE! NE VA DELLA NOSTRA STESSA IDENTITA’ E DIGNITA’ DI UOMINI E DONNE D’ITALIA!

Cosa sta succedendo in Italia? Cosa è successo all’Italia? Niente, non è successo niente?! Semplicemente, il nome Italia è stato ingabbiato dentro il nome di un solo PARTITO e noi, cittadini e cittadine d’ITALIA, siamo diventati tutti e tutte cret... ini e cret..ine. Epimenide il cretese dice: "Tutti i cretesi mentono". E, tutti i cretini e tutte le cretine di ’Creta’, sono caduti e cadute nella trappola del Mentitore.... e, imbambolati e imbambolate come sono, si divertono persino. Di chi la responsabilità maggiore?! Di noi stessi - tutti e tutte!

Le macchine da guerra mediatica funzionano a pieno regime. Altro che follia!: è logica di devastazione e presa del potere. La regola di funzionamento è l’antinomia politico-istituzionale del mentitore ("io mento"). Per posizione oggettiva e formale, non tanto e solo per coscienza personale, chi sta agendo attualmente da Presidente del Consiglio della nostra Repubblica non può non agire che così: dire e contraddire nello stesso tempo, confondere tutte le ’carte’ e ’giocare’ a tutti i livelli contemporaneamente da presidente della repubblica di (Forza) Italia e da presidente del consiglio di (Forza) Italia, sì da confondere tutto e tutti e tutte... e assicurare a se stesso consenso e potere incontrastato. Se è vero - come ha detto qualcuno - che "considerare la politica come un’impresa pubblicitaria [trad.: un’impresa privata che mira a conquistare e occupare tutta l’opinione pubblica, fls] è un problema che riguarda tutto l’Occidente"(U. Eco), noi, in quanto cittadini e cittadine d’Italia, abbiamo il problema del problema, all’ennesima potenza e all’o.d.g.! E, per questo e su questo, sarebbe bene, utile e urgentissimo, che chi ha gli strumenti politici e giuridici (oltre che intellettuali, per togliere l’uso e l’abuso politico-istituzionale dell’antinomia del mentitore) decidesse quanto prima ... e non quando non c’è (o non ci sarà) più nulla da fare. Se abbiamo sbagliato - tutti e tutte, corriamo ai ripari. Prima che sia troppo tardi!!!

ITALIA! La questione del NOME racchiude tutti i problemi: appropriazione indebita, conflitto di interessi, abuso e presa di potere... in crescendo! Sonnambuli, ir-responsabili e conniventi, tutti e tutte (sia come persone sia come Istituzioni), ci siamo fatti rubare la parola-chiave della nostra identità e della nostra casa, e il ladro e il mentitore ora le sta contemporaneamente e allegramente negando e devastando e così, giocati tutti e tutte, ci sta portando dove voleva e vuole ... non solo alla guerra ma anche alla morte culturale, civile, economico-sociale e istituzionale! Il presidente di Forza Italia non è ...Ulisse e noi non siamo ... Troiani. Non si può e non possiamo tollerare che il nome ITALIA sia di un solo partito... è la fine e la morte della stessa ITALIA!

La situazione politica ormai non è più riconducibile all’interno del ’gioco’ democratico e a un vivace e normale confronto fra i due poli, quello della maggioranza e quello della minoranza. Da tempo, purtroppo, siamo già fuori dall’orizzonte democratico! Il gioco è truccato! Cerchiamo di fermare il ’gioco’ e di ristabilire le regole della nostra Costituzione, della nostra Legge e della nostra Giustizia. Ristabiliamo e rifondiamo le regole della democrazia. E siccome la cosa non riguarda solo l’Italia, ma tutto l’Occidente (e non solo), cerchiamo di non andare al macello e distruggerci a vicenda, ma di andare avanti .... e di venir fuori da questa devastante e catastrofica crisi.

Io, da semplice cittadino di una ’vecchia’ Italia, penso che la logica della democrazia sia incompatibile con quella dei figli di "dio" e "mammasantissima" che si credono nello stesso tempo "dio, papa, e re" (non si sottovaluti la cosa: la questione è epocale e radicale, antropologica, teologica e politica - e riguarda anche le religioni e la stessa Chiesa cattolica) si danno da fare per occupare e devastare le Istituzioni! Non si può tornare indietro e dobbiamo andare avanti.... laici, cattolici, destra, sinistra, cittadini e cittadine - tutti e tutte, uomini e donne di buona volontà.

Allora facciamo che il gioco venga fermato e ... e che si apra il più ampio e diffuso dibattito politico e culturale - si ridia fiducia e coraggio all’ITALIA, e a tutti gli Italiani e a tutte le Italiane. E restituiamo il nome e la dignità all’ITALIA: a noi stessi e a noi stesse - in Italia e nel mondo...... cittadini e cittadine della Repubblica democratica d’Italia.

Un semplice cittadino della nostra bella ITALIA!

Federico La Sala

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www.ildialogo.org, Mercoledì, 05 aprile 2006


DEUS CARITAS EST ”: IL “LOGO” DEL GRANDE MERCANTE

di Federico La Sala*

In principio era il Logos, non il “Logo”!!! “Arbeit Macht Frei”: il lavoro rende liberi, così sul campo recintato degli esseri umani!!! “Deus caritas est”: Dio è amore, così sul campo recintato della Parola (del Verbo, del Logos)!!!

“La prima enciclica di Ratzinger è a pagamento”(L’Unità, 26.01.2006 - cfr. www.ildialogo.org/filosofia)!!! Il grande discendente dei mercanti del Tempio si sarà ripetuto in cor suo e riscritto davanti ai suoi occhi il vecchio slogan: con questo ‘logo’ vincerai! Ha preso ‘carta e penna’ e, sul campo recintato della Parola, ha cancellato la vecchia ‘dicitura’e ri-scritto la ‘nuova’: “Deus caritas est”!

Nell’anniversario del “Giorno della memoria”, il 27 gennaio, non poteva essere ‘lanciato’ nel ‘mondo’ un “Logo” .... più ‘bello’ e più ‘accattivante’, molto ‘ac-captivante’!!! Il Faraone, travestito da Mosè, da Elia, e da Gesù, ha dato inizio alla ‘campagna’ del Terzo Millennio - avanti Cristo!!!

Federico La Sala

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www.ildialogo.org, Giovedì, 26 gennaio 2006


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  POLITICA, FILOSOFIA, E MERAVIGLIA.

-  EUROPA. PER IL "RISCHIARAMENTO" ("AUFKLARUNG") NECESSARIO. ANCORA NON SAPPIAMO DISTINGUERE L’UNO DI PLATONE DALL’UNO DI KANT, E L’IMPERATIVO CATEGORICO DI KANT DALL’IMPERATIVO DI HEIDEGGER E DI EICHMANN !!!
-  FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA. Un breve saggio di Federico La Sala, con prefazione di Riccardo Pozzo.


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