A Franceco d’Assisi.... e a Dante Alighieri. Per una seconda rivoluzione copernicana ....

MARX NON ERA MARXISTA. UMBERTO GALIMBERTI COMINCIA A PRENDERNE ATTO: PARLA DI RAPPORTO DI PRODUZIONE E DI METTERE AL CENTRO L’UOMO E NON IL MERCATO. E, per uscire dall’inferno, pone il problema del linguaggio e del tradurre il diniego. La sua risposta a una importante lettera - a cura di pfls

sabato 24 novembre 2007.
 

LETTERE

Precariato o schiavitù

Scrive Vidiadhar S. Naipaul in Alla curva del fiume (Adelphi): "Non potevo più rassegnarmi al destino. Il mio destino non era di essere buono, secondo la nostra tradizione, ma di fare fortuna. Ma in che modo? Che cosa avevo da offrire? L’inquietudine cominciava a mangiarmi dentro"

Risponde Umberto Galimberti *

Nella mia vita ho fatto il pony express, il rappresentante di enciclopedie, il promotore finanziario, l’agente immobiliare, l’esattore, ma anche il camionista, il portiere di notte e il facchino. E ho solo trent’anni. Sono un perfetto esempio di quel che si dice "un lavoratore flessibile", e ho imparato che il fatto di aver riconosciuto l’esigenza della flessibilità nel mondo del lavoro significa che, dopo essere rimasto povero e disoccupato anche per un’intera stagione, devo poi lavorare anche il doppio delle ore che mi vengono pagate e sotto il continuo, implicito ricatto di non essere richiamato per la stagione successiva. In altre parole, significa che il mio sfruttamento è legalizzato.

È stato per poter ovviare alle nuove e sempre più pressanti esigenze del mercato che è nata la figura del lavoratore flessibile. Molto flessibile. Infatti soltanto un lavoratore che sia estremamente flessibile - e cioè sempre disposto a muoversi e a piegarsi a seconda delle richieste del momento e sempre pronto a cambiare la propria posizione - può essere davvero in grado di agevolare il datore di lavoro nel perseguimento di quello che è il suo compito principale: metterglielo in quel posto al meglio e ogni giorno. Essendo ogni mio contratto solo a tempo determinato, tornano puntualmente i periodi in cui mi vedo costretto a leggere decine di offerte di lavoro. E mi sento di poter affermare che se lavorare stanca, come disse Pavese, be’, allora cercare lavoro debilita. Gli annunci delle offerte di lavoro su Internet e sui giornali sono tante, ma andandole a leggere risultano praticamente tutte uguali. Le figure richieste sono essenzialmente quelle di promotori commerciali, di agenti assicurativi, di agenti immobiliari, di consulenti finanziari, di rappresentanti e di venditori porta a porta o da call center. Tutti lavori autonomi con partita Iva e con pagamenti "a provvigione", ovvero con stipendi costituiti da una minima percentuale del fatturato che si è (eventualmente) riusciti a far guadagnare all’azienda. Il "fisso mensile" promesso, di regola, serve soltanto come rassicurazione psicologica preventiva.

Al primo colloquio infatti, o al massimo al secondo, ti viene spiegato come in realtà non convenga, visto che si tratta di una cifra ridicola e che tra l’altro comporta un cospicuo abbassamento della tua percentuale di guadagno. È assurdo, ti fanno giustamente notare, volere un fisso di 300 euro per poi avere una percentuale del 4 per cento anziché del 16 per cento, su un contratto minimo di quattromila euro: significa che anche nel caso tu riesci a stipulare un solo contratto, alla fine del mese vai a guadagnare di meno. E del resto, se non riesci a chiudere almeno un contratto per conto dell’azienda nei primi venti giorni di lavoro, è l’azienda a dirti che non sei adatto a quel tipo di attività. E, ovviamente, te lo dice prima della fine del mese. Quindi, niente fisso mensile.

Ed eccomi di nuovo qui: per l’ennesima volta devo mettermi a cercare un lavoro. Mi ritrovo ancora di fronte ai soliti annunci. Gli annunci cercano sempre lo stesso tipo di soggetto: giovane volenteroso, dinamico, ambizioso, determinato, intraprendente, produttivo e con ottima resistenza allo stress. Poi dicono che la gente si droga, che la cocaina è la piaga della società occidentale, quando è evidente che il profilo del lavoratore ideale è quello di un cocainomane.

clabaldi72@libero.it

Il crollo di un modello alternativo al capitalismo ha reso il sistema del precariato di dimensioni globali e il profitto, che è poi il suo scopo, unico generatore simbolico di tutti i valori. Questo assetto sociale, non avendo alternative, appare come un fenomeno "naturale". E contro gli eventi di natura, fausti o infausti che siano, non resta che l’accettazione fatalistica. Neppure una rivoluzione pare ipotizzabile, perché la rivoluzione prevede il conflitto tra due volontà: quella del servo, come ci insegna Hegel, e quella del signore. Ma in un’economia globalizzata il servo e il signore si trovano dalla stessa parte contro quella entità anonima e impersonale che si chiama "mercato", la quale si presenta con il volto matematico delle ascisse e delle ordinate cartesiane della domanda e dell’offerta.

Di fronte all’impersonalità del mercato, di fronte a questo nessuno (anche se Omero ci ha insegnato che "Nessuno" nasconde comunque il nome di qualcuno), la volontà sia del servo sia del signore sono impotenti. E questo induce quel senso di rassegnazione che spegne sul nascere ogni ipotesi rivoluzionaria, dove la parola "rivoluzione" è qui assunta in senso copernicano.

Come Copernico ha posto il Sole e non la Terra al centro del nostro sistema, così oggi sarebbe quanto mai opportuno portare l’uomo e non il mercato al centro dei nostri rapporti di produzione. Ma così non è. E la ragione la scopriremo grazie alla seconda parte della sua lettera, che pubblicherò nel prossimo numero, dove lei denuncia la mistificazione del linguaggio che fa apparire come "naturale" questa condizione di schiavitù generalizzata che si va diffondendo nel nostro tempo.

* la Repubblica, D - n. 574

(II PARTE)

Tradurre il diniego

Scrive Stanley Cohen in Stati di negazione (Carocci Editore): "Il diniego è un modo per mantenere segreta a noi stessi la verità che non abbiamo il coraggio di smascherare"

Risponde Umberto Galimberti *

I testi delle offerte di lavoro - nelle loro presentazioni, richieste, requisiti, e perfino nella loro sintassi e nella scelta degli aggettivi - sono tanto maledettamente simili tra loro che basta il testo di un solo annuncio per riassumerli tutti.

Agenzia leader nel settore, causa rapidissima espansione e per ampliamento proprio organico, seleziona il candidato ideale tra giovani fortemente motivati, automuniti, con cultura superiore, bella presenza, ambiziosi, determinati, dinamici, intraprendenti, entusiasti, dotati di buona dialettica e comunicativi, flessibili, dotati di forte spirito imprenditoriale, di capacità di problem solving e di stress tolerance, sicuri di sé, fuori dal comune, alla ricerca di sfide continue e in grado di lavorare per obiettivi e in team desiderosi di realizzarsi e con spiccata predisposizione ai rapporti umani. Si richiede impegno full-time e disponibilità immediata. Si offre di lavorare in un ambiente giovane e dinamico con uno stipendio proporzionato alle capacità e all’impegno. Si assicura un fisso mensile e provvigioni di sicuro interesse. Chiamate al nostro numero solo se pensate di avere tutti i requisiti richiesti!

Forte delle mie passate esperienze, mi diverto per un momento a immaginare come potrebbe essere la traduzione, in un "italiano sincero", di un annuncio simile:

Noi siamo i più forti di tutti (leader nel settore) e, siccome diventiamo sempre più ricchi e abbiamo tutta l’intenzione di diventarlo sempre più velocemente (causa rapidissima espansione), e visto che il lavoro che proponiamo è così stressante che c’è un ricambio della madonna (per ampliamento proprio organico), il nostro gruppo è alla continua ricerca (seleziona) di qualunque disoccupato disperato (il candidato ideale) che si trovi tra quegli individui che hanno un’assoluta urgenza di mangiare (fortemente motivati) e che però non siano poi così poveri da non avere un’automobile propria (automuniti) - visto che a fornirgliela, noi non ci pensiamo proprio - né così disperati da non avere una famiglia che abbia a suo tempo provveduto a mantenergli gli studi (con cultura superiore) e che possa continuare a consentirgli l’acquisto di vestiti firmati e sempre nuovi (bella presenza), che poi siano anche arrivisti e senza scrupoli (ambiziosi e determinati), che non stiano mai fermi e che invece di prendersi una pausa si inventino sempre qualcosa che ci aumenti il fatturato (dinamici e intraprendenti), che, pur spezzandosi la schiena per noi, appaiano sempre in forma, felici e soprattutto sorridenti (entusiasti), che siano capaci di abili giochi di parole per poter plagiare e truffare meglio chiunque, perché chiunque è un potenziale cliente (dotato di buona dialettica e comunicativo), che lavorino senza accampare diritto alcuno (flessibili), che abbiano lo spirito degli autentici figli di mignotta (dotato di forte spirito imprenditoriale), che posti di fronte a qualsiasi problema abbiano la capacità e la fantasia di trovarsi da soli la soluzione, anche se nessuno li ha mai preparati a farlo, e comunque senza mai procurare il minimo fastidio all’azienda (capacità di problem solving), che non abbiano bisogno di alcun riposo (stress tolerance), che siano megalomani (sicuri di sé), che si atteggino a fare i vip (fuori dal comune), che amplino il nostro portfolio clienti facendo firmare contratti a persone di ogni ceto economico e di ogni rango sociale (alla ricerca di sfide continue), che siano in grado di lavorare seguendo sempre le nostre mutevoli e determinate esigenze (per obiettivi e in team), che siano frustrati dalla vita e quindi ancor più attratti dai soldi e dal potere (desiderosi di realizzarsi) e, infine, che siano naturalmente portati ad adulare e dire menzogne ai clienti (spiccata predisposizione ai rapporti umani). Ora, visto che tanto nessuno vi offrirà mai niente di meglio, si pretende (si richiede) che non stiate troppo a riflettere su questa offerta, e che invece vi prepariate fin da subito a lavorare per noi (disponibilità immediata).

clabaldi72@libero.it

La sua traduzione dei testi delle offerte di lavoro sono un ottimo esempio di come si possa negare la realtà, dipingendola con un linguaggio che la fa apparire altra da quella che è, senza per questo dare l’impressione che si stia mentendo o alterando i fatti. In questa arte sono particolarmente abili i politici e i mezzi di informazione di parte quando descrivono fatti che difficilmente possono essere verificati da chi riceve le notizie dalla televisione. Basta infatti scegliere le parole esatte, per cui la pulizia etnica si chiama "scambio di popolazione", un massacro di civili "danno collaterale", una deportazione "trasferimento di popolazione", una tortura "pressione fisica", una guerra "missione di pace", un’occupazione "esportazione della democrazia".

Se questo è il linguaggio della politica e dell’informazione di parte nei grandi scenari della storia, non c’è da meravigliarsi che anche nei piccoli scenari, come possono essere quelli della pubblicità o delle offerte di lavoro, la pratica del diniego trovi la sua rigorosa applicazione. Sarebbe allora opportuno che nelle nostre scuole si insegnasse anche un po’ di retorica per rendere tutti più scaltri di fronte agli imbrogli del linguaggio, onde evitare che a smontare l’illusione sia solo l’esperienza diretta, con tutte le conseguenze che possono derivare dallo sbattere della testa contro il muro, come sempre accade quando non si è imparato a decodificare il linguaggio.

* la Repubblica, D - n. 575.


Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

-  CHI SIAMO NOI IN REALTA’? Relazioni chiasmatiche e civiltà. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

-  UOMINI E DONNE. SULL’USCITA DALLO STATO DI MINORITA’, OGGI. AL DI LA’ DELL’EDIPO.

-  LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO ... DEI "DUE SOLI".


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