L’editoriale

Scrivere in Calabria nel 2008. In memoria dell’eredità etica del giudice Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio 1992 - di Francesco Saverio Alessio

vendredi 20 mars 2009.
 

Migliorare se stessi, quotidianamente, in ogni attività, conduce necessariamente al miglioramento dell’ambiente intorno a noi, contribuendo al nostro benessere e a quello degli altri : questo si chiama creazione di valore umano. Credere sempre nella possibilità di un futuro migliore per tutta l’umanità è fondamentale al fine di realizzare un’esistenza di grande valore.

Quel che conta davvero è essere determinati nel percorrere la strada che si è scelta. Individuare una missione e perseguirla. In questo essere incrollabili : calpestare tabù, operare rinunce, non ascoltare critiche meschine, minacce, puntare decisi sul cammino che si è intrapreso con rigorosa disciplina comportamentale.

All’avvento della globalizzazione, cinquant’anni vissuti così, in equilibrio instabile, osservando lo sfacelo e l’abbandono della mia terra, la sparizione della società civile, affrontando ogni difficoltà per aver violato l’innominabilità del tabù locale, U’ lupu.

Dopo mille lavori diversi in mille luoghi d’Italia e d’Europa, dopo cinque anni di esilio volontario nel web - ho scritto tantissimo per implementare la ragnatela - ho deciso di fare lo scrittore fino in fondo. Offrire la mia interpretazione dei fatti - raccontare una vita da emigrato mentale, vissuta in perpetuo esilio, in patria o all’estero indifferentemente - attraverso la pubblicazione di carta stampata in forma di libro.

Il 2007 un vibrante, intenso anno di pieno dialogo umano, non più attraverso e-mail e siti web, non più un’esistenza sociale composta da sole relazioni telematiche, bensì vissuta incontrando di nuovo persone vive, ascoltando le loro parole, guardandole negli occhi, stringendo le loro mani, scambiando sorrisi, aspirazioni, speranze. Tutto questo grazie ad un rumoroso libro dato alle stampe per i tipi di Nefatsia, Pesaro 2007, scritto a quattro mani con il giornalista Emiliano Morrone, fra Crotone, la Germania e Roma, frutto di una lunga inchiesta sul campo in Calabria, un riassunto delle nostre esperienze in loco.

Un libro scandaloso per chi preferisce l’omertà ed il silenzio, soprattutto per i politici locali : La società sparente .

Vittime della penna la collana internazionale di cui fa parte rappresentando l’Italia. Presentata alla Fiera del libro di Francoforte, la collana ed il libro hanno suscitato il vivo interesse di Johano Strasser che tra le altre cose ha detto : “ This, in itself, makes the project a worthy thing to do”.

Anche Roberto Saviano ha usato lusinghiere parole nei riguardi di La società sparente nel suo articolo Codice Gomorra su l’Espresso del 21 febbraio 2008 :

“[...] E poi il bel libro ’La società sparente’ di Emiliano Morrone e Saverio Alessio, due giovani calabresi originari della città di Gioacchino da Fiore che coraggiosamente - e al costo di pressioni, boicottaggi - chiamano in causa la cultura che porta la loro terra a non lasciare alternative fra un’emigrazione desertificante o l’accettazione della logica ’ndranghetista che penetra in ogni istituzione e in ogni poro. La tesi del libro è nuova e potente : le mafie come responsabili della nuova emigrazione che porta sempre più giovani del sud al nord. Persone che non vogliono compromettersi e vanno via. Spero veramente che libri come questi siano l’avanguardia di una produzione che avrà modo di espandersi, com’è avvenuto con i libri sulla camorra”.

A Casal di Principe, la piccola città di don Peppe Diana, quella descritta e resa celebre nel mondo da Saviano con Gomorra, il 27 giugno abbiamo partecipato alla prima delle tre giornate del Festival dell’impegno civile all’interno del dibattito Comunità sparenti : per il Sud dell’Italia è ripresa l’emigrazione.

Conferenza, monologo teatrale Asso di monnezza di Ulderico Pesce e concerto dei Corepolis, nel giardino di una villa sequestrata ad un boss camorrista del clan dei Casalesi condannato all’ergastolo e latitante.

Ottimo pubblico, attentissimo, tutto di addetti ai lavori. La popolazione non ha partecipato. Qualcuno curiosava e andava via. Mentre parlavo guardavo spesso verso il cancello, non si sa mai... Fra gli altri organizzatori incontro Pietro Nardiello, che aveva scritto una favorevole e bella recensione del nostro libro su Narcomafie del gennaio 2008 ; Roberto Morrione, direttore di Liberainformazione, molto interessato alle mie interpretazioni della poetica del brutto in architettura ed urbanistica come strumento di potere e di dominio mafioso delle coscienze ; Renato Natale, il metafisico di Gomorra, sindaco di Casal di Principe ai tempi dell’uccisione di don Peppe Diana.

A quei tempi lo Stato assegnò a Natale una scorta, ma lui rifiutò. Renato Natale vuole essere un uomo libero, un cittadino qualsiasi, a rischio della vita. Sarà Renato il giorno dopo ad accompagnare me, Emiliano Morrone e Biagio Simonetta alla stazione di Aversa con la sua piccola utilitaria. Non dimenticherò mai i suoi occhi, vivissimi, il suo modo di parlare, veloce e deciso, la sua stretta di mano, franca e forte.

Mentre, a casa, medito a gambe incrociate, nella mente scorrono volti, luoghi, emozioni. Sono grato alle persone che mi circondano ; alle belle giornate trascorse, alle circostanze imprevedibili, a tutte le cose che sono d’insegnamento per me. Ho bellissimi ricordi della Schwarzwald a primavera, di St. Georgen, Schramberg, Freiburg, come dell’inverno a Crotone e dell’estate, caldissima !, a Roma per chiudere il manoscritto con Emiliano ; un periodo davvero intenso. Molte bellissime persone frequentate. Artisti che mi hanno ospitato, affettuosamente incoraggiato, sostenuto, accolto con stima nei loro percorsi di vita, nella loro esistenza quotidiana, nei loro sogni, progetti, emozioni.

Ora, da un anno, vivo di nuovo a San Giovanni in Fiore, abbastanza in solitudine. Apparentemente meno isolato per la notorietà mediatica, in realtà perseguitato burocraticamente e legalmente, cronicamente disoccupato, minacciato e insultato in modo tipicamente mafioso : cioè quasi sempre non dimostrabile. Una qualche misteriosa condanna sul capo di tragica attica memoria.

Nonostante ciò ho più di un libro in corso d’opera, nuove collaborazioni, prestigiose, migliaia di pagine web, articoli e recensioni su stampa nazionale, trasmissioni radio e tv, agenzie estere ed editori che si interessano al nostro lavoro, maggiore visibilità.

Sempre teso verso una vita di ricerca conoscitiva, artistica, tendo a sacrificare il mio interesse personale in favore di un’azione collettiva di emancipazione, di lotta per la bellezza, per l’ambiente, l’architettura, per il decoro, la dignità della vita umana. In un luogo disumano, incivile, amministrato dalla ‘ndrangheta, dove l’unica poetica è quella del brutto, dominano gli istinti animaleschi ed il potere bieco, fine a se stesso.

Un luogo dove qualsiasi forma di emancipazione viene combattuta, la socialità, la bellezza, il libero pensiero, sono vietati.

Sopravvivere. Lottare. Conquistare con sforzo perpetuo la propria autonomia. Non arrendersi mai. Predisporsi alla lotta con rigore, convinzione, compassione, solidarietà, carità, ironia. Scrivere per combattere l’omertà, frantumare il silenzio ! Con gioia. Sempre tesi verso un futuro migliore.

Spesso, per alleggerire la pressione, evado. Scavalco l’invisibile ma netto confine florense, per dei viaggi con Emiliano Morrone, per le presentazioni e le conferenze dedicate a La società sparente.

Dalla Sicilia all’Umbria fino alla Lombardia e al Veneto, dalla Puglia al Lazio, alla Campania, ad altre città della Calabria, Crotone, Mirto Crosia, Lamezia, Palmi, Decollatura, Caccuri.

Gli ambienti per le conferenze variano dalle piazze, alle sale comunali, ai teatri, alle librerie, alle scuole, alle università. Fra gli organizzatori delle conferenze, ed altre nuove imprevedibili conoscenze, ho spesso la fortuna di incontrare persone meravigliose, attivamente impegnate nell’emancipazione sociale e civile. In modi diversi, ma, coincidenti nel fine ultimo, nel senso poetico, nell’utopia della Giustizia da perseguire.

Nell’aula T3 del polo Zanotto dell’Università di Verona, è stato molto bello. Decine di studenti e vari professori che ascoltavano attentissimi i nostri interventi. Un’ora d’intervista alla radio dell’università. L’ospitalità fantastica di Matteo Trebeschi, presidente dell’associazione che ha organizzato la conferenza all’interno del corso di sociologia del prof. Morandi.

Matteo è un carissimo giovane già laureato. Dinamico, informato, consapevole che l’iniziativa privata, il rischio e l’operosità individuale sono il fondamento d’una società sana e solidale. Con lui ricordo con gioia Andrea Crobu, il comunicativo bionico, “26 anni, carattere, cultura, ironia. Due lavori : insegnante e consulente informatico” ha scritto di lui Emiliano Morrone su la Padania.

Giorgia Gazzuola dell’Agenzia Lime, che, con limpidissimi occhi e chiare documentate domande, ci ha intervistati a lungo alla radio. Con me ed Emiliano alla conferenza c’era Benny Calasanzio, cui in Sicilia uccisero nonno e zio nel ’92 : Peppe e Paolo Borsellino, omonimo del giudice eroe.

Il giorno dopo incontriamo Ferruccio Pinotti, grande giornalista d’inchiesta. Ha fissato l’appuntamento Matteo, alle 15. Lo troviamo già lì, puntualissimo. Ci sediamo al bar, e Pinotti sorridendo accatasta dei libri sul tavolo estraendoli dalla borsa. Sono alcuni dei suoi preziosi libri : La società del sapere, Opus dei segreta, Fratelli d’Italia, Berlusconi Zampanò, il celebre libro in tedesco.

Noi gli porgiamo il nostro firmandogli le dediche sul tavolino. Trascorriamo quasi un’ora a discutere di massoneria, politica, letteratura. Della Germania, dell’Italia, degli editori e del nostro lavoro. Uno scambio ricco, veloce ma intellettualmente ed umanamente intenso. Ci racconta alcune esperienze di persecuzioni professionali non molto edificanti, cause civili e penali, dispetti redazionali, e noi facciamo altrettanto raccontando della raffica di querele subite - alcune archiviate, altre in corso - e di altre pressioni ambientali, mentre lo accompagniamo al giornale.

Ė un uomo cordiale, intelligente, simpatico. Un ricordo molto positivo. Profondo. So che adesso Matteo Trebeschi sta aiutando Ferruccio Pinotti in una delle sue inchieste. Ci sentiamo di tanto in tanto per telefono e per e-mail. Ferruccio ha detto che la nostra è un ottima inchiesta, originale nell’impostazione, e questo ci riempie d’orgoglio, perché è un professionista affermato internazionalmente e sappiamo che è sincero.

Matteo e gli altri ragazzi sono stati così entusiasti che mi volevano ospitare in Veneto ed aiutarmi a trovare lavoro per sistemarmi lì. Forse lo farò. Forse andrò a vivere in Veneto. Sono ostinato, proprio non riesco a capire perché devo essere costretto ad emigrare, ed insisto nel tornare per vivere, male, ma qui. Non è masochismo. Ė una sfida, mistica, che ciclicamente si ripete.

Ogni volta che vivo alcune settimane, mesi, anni, fuori di qui sto benissimo, trovo subito da lavorare e riesco ad ambientarmi perfettamente, ma prima o poi scatta la ripicca. Lo so che me la cavo dovunque, ma perché non poterci riuscire dove sono nato, dove ho casa, stemma, storia, dove la famiglia da cui discendo ha vissuto bene e rispettata per secoli ?

Da un lato la deriva etica, estetica, economica e politica dell’intera Italia, che sembra ormai inarrestabile - il brutto che ne consegue ci avvolge emotivamente, inesorabilmente - dall’altro il calo energetico, fisico, dovuto all’avanzare dell’età, e la necessaria, fisiologica riduzione delle attività, si aprono ad un’aspirazione alla tregua, ad un abbattimento delle difese, alla voglia di studio sereno in un luogo tranquillo, di un lavoro regolare e ben remunerato.

La volgarità mafiosa in ogni campo procura per reazione un profondo desiderio di decoro, di socialità, di bellezza, di gioia e libertà. Subisco continuamente pressioni ambientali che mi spingono a rinunciare alla lotta contro la regressione civile, il dispregio della Costituzione, il dominio mafioso delle coscienze, contro queste inumane attività che caratterizzano lo sviluppo presente della Calabria e dell’intero Paese, per abbandonarmi alla fuga e trasferirmi definitivamente all’estero.

Vivere in esilio. Chiedere asilo politico ad un Paese civile, che promuova la cultura, ad un popolo amante della letteratura, dell’arte. Assorbire la sconfitta leccando le ferite, ben voluto, accolto, coccolato in un paese veramente democratico.

Un sogno che porta con sé il caldo dell’estate, la stanchezza di una lotta impari, la malinconia di questo momento, la tristezza di vivere in un luogo dove i giochi mafiosi prendono la forma di un reame affaristico e criminale, che dispone di corpi armati, di ricchezza, di privilegi, di impunità.

Il 20 di luglio siamo invitati, io ed Emiliano Morrone alla manifestazione conferenza L’eredità di Paolo Borsellino, a Palagianello (Ta), alla sua seconda edizione.

Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso, sarà presente insieme a Ferruccio Pinotti, Nicola Gratteri, Orfeo Notaristefano, Aldo Pecora.

Salvatore Borsellino alla presentazione del nostro libro a San Giovanni in Fiore l’11 novembre del 2007, davanti a molte centinaia di persone disse :

Io non la chiamo più speranza, la chiamo lotta ! ”.

Come Salvatore Borsellino io resisto. Domani sarò ancora qui, a lottare con gioia per un futuro migliore. Scrivendo sempre. Fino alla morte. Naturale o accidentale che sia.

Fiore, 18 luglio 2008

Francesco Saverio Alessio

Il canto in ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Postato da Biagio Allevato.


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