CASO CONSULTA. PRESIDENTE NAPOLITANO, IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI. Un invito e un appello a fare luce ...

CARO SILVIO ... UN GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, LUIGI MAZZELLA, SCRIVE AL PRESIDENTE E GRIDA ... "FORZA ITALIA" !!! Il testo integrale della lettera - a cura di Federico La Sala

Caso Consulta, lite Di Pietro-Bondi. Scontro in Aula alla Camera sulla cena tra il Cavaliere, Alfano e due giudici.
mercredi 1er juillet 2009.
 


-  Caso Consulta, lite Di Pietro-Bondi

-  Scontro in Aula alla Camera sulla cena tra il Cavaliere, Alfano e due giudici
-  Lettera aperta di Mazzella al premier
-  « Caro presidente, ti inviterò ancora »

ROMA Lite in Aula alla Camera sulla cena a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella cui hanno partecipato il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e un altro giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano. A perdere la calma è il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, che, spazientito dalle parole del leader Idv Antonio Di Pietro, lo attacca : « È solo lei che infanga l’Italia, si vergogni ! ». Tutto comincia con la risposta del governo ad una interrogazione dell’ex pm che chiede « per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena » e, rivolto al Guardasigilli, « se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale » chiamata a decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano.

Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, spiega che nel corso di quella cena non si è parlato della legge che stabilisce la sospensione dei processi per le prime quattro cariche dello Stato ma al leader dell’Idv non basta. « Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati - attacca l’ex pm - voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera ». Il primo ad alzare la voce, secondo quanto riportato dallo stenografico della seduta, è il deputato del Pdl Salvatore Cicu che si rivolge alla presidenza : « Come si può permettere di usare questi termini ! ». E quando l’ex pm chiede le dimissioni di Alfano e dei due giudici costituzionali Roberto Tortoli sbotta : « Sei l’unico reo confesso qua dentro ! ». Quindi, nel sentire il leader dell’Idv che attacca il governo per aver « infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere », anche il placido Ministro Bondi perde la pazienza : « È solo lei che infanga l’Italia, si vergogni ! ». A difendere Di Pietro è il capogruppo Idv in commissione Giustizia, Federico Palomba : « Presidente, il Governo non si deve permettere di minacciare i deputati... ».

E intanto il giudice della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella scrive una lettera al Cavaliere : « Caro presidente, caro Silvio... ». È questo l’incipit della lettera aperta al premier con cui il giudice Mazzella garantisce all’ « amico di vecchia data » che la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall’Idv, non è stata la prima e « non sarà certo l’ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali ». Mazzella esprime una certezza : « L’amore per la libertà e la fiducia nell’intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco ».

Ecco il testo integrale della lettera aperta di Mazzella a Berlusconi.

« Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perchè cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva ’carbonara e piduistà, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ’umanò di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei ». « Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta !). Non vi sono cioè possibili ’spionì, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta - è sottolineato nella lettera - resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra ! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile ».

« Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico ». « Caro presidente - conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto ».

* La Stampa, 1/7/2009


Sul tema, nel sito, si cfr. :

-  O CHE "BEL" NATALE : E CHE "BUON" ANNO !!! IL PRESIDENTE DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’" GIA’ PREPARA LO SPETTACOLO "IO SONO NAPOLITANO" E CANTA : "FORZA ITALIA" !!!

-   PRESIDENTE NAPOLITANO, PRESIDENTE AMIRANTE, IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI.
-  Un invito e un appello a fare luce

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