PIANETA TERRA. SULLE ALI DELLO SPIRITO DI FILADELFIA E DI GIOACCHINO DA FIORE, PER IL DIALOGO E LA PACE ...

AGENDA G8 DELL’AQUILA. PER L’AFRICA: OBAMA ("Per la mia terra è l’ora del riscatto"), CARDINALE MARTINI ("L’Africa in questo momento ha grande bisogno di aiuto disinteressato"). Attesa per il discorso del presidente Usa ad Accra - a cura di Federico La Sala

venerdì 10 luglio 2009.
 
[...] L’Africa in questo momento ha grande bisogno di aiuto disinteressato, che le permetta di ricostruire le istituzioni venute meno e la provveda di uomini politici attenti al benessere del continente e del loro Paese, al di là degli interessi puramente tribali. Ci si augura che il prossimo G8 sia attento anche a queste realtà, come lo sarà per tante altre in difficoltà, in particolare per la città e la regione dell’Aquila. Un mondo che proceda in unità e corresponsabilità è un mondo che può preparare ai futuri cittadini un modo di vivere più conforme alla dignità umana, con tutte le conseguenze che seguono da tale situazione [...]


-  "A New Moment of Promise"
-  Il discorso di Obama in Ghana
-  Il testo integrale dell’intervento in Parlamento del presidente Usa


-  IL TOUR DI OBAMA

"Per la mia terra è l’ora del riscatto"

Attesa per il discorso del presidente Usa ad Accra

di MAURIZIO MOLINARI (La Stampa, 5/7/2009)

Atterrando domani a Mosca, Barack H. Obama inizia il suo secondo viaggio europeo, che terminerà con una tappa in Ghana per sottolineare l’importanza che attribuisce all’Africa nell’affrontare i «problemi globali della comunità internazionale». Alla vigilia della partenza, è il vice consigliere per la sicurezza nazionale, Dennis McDonough, a spiegare «la novità africana» di questo itinerario: «Finora Obama ha fatto due importanti discorsi, sulla non proliferazione delle armi di distruzione di massa a Praga e sull’apertura all’Islam al Cairo. Ora vuole completarli con ciò che dirà a Mosca sui legami con la Russia e al Parlamento di Accra sul ruolo dell’Africa» dice McDonough. Michelle Gavin, assistente del presidente per l’Africa aggiunge: «La tappa in Ghana si lega alla volontà di sottolineare che l’Africa è parte integrante della visione di politica estera di questa Amministrazione», perché «le voci africane sono essenziali nella discussione di temi-chiave per il Pianeta, come quelli in agenda nel summit del G8 all’Aquila».

Se la scelta è caduta sul Ghana, il motivo è duplice: è lungo le sue coste che i mercanti di schiavi britannici raggruppavano gli uomini catturati prima di imbarcarli alla volta delle piantagioni del Nord America e sono le sue istituzione democratiche a essere fra le più stabili del Continente, come hanno dimostrato le recenti elezioni presidenziali, terminate con una differenza di appena 40 mila voti a favore del leader dell’opposizione John Atta Mills senza per questo scatenare proteste violente.

Non a caso i due posti dove Obama farà tappa saranno il castello di Cape Coast sul Golfo di Guinea, dove gli schiavi venivano detenuti in condizioni disumane, e il Parlamento di Accra, da dove il presidente parlerà al Continente dove nacque suo padre. L’ipotesi di scegliere il Kenya, terra d’origine degli Obama, è stata scartata perché, come ha spiegato lo stesso premier di Nairobi, Raila Odinga, «avrebbe mandato il messaggio sbagliato, lasciando intendere che il legame con l’Africa è famigliare e non strategico». Per Gavin, «ciò che distingue il Ghana è la stabilità delle istituzioni democratiche: da diversi anni ormai i passaggi di potere avvengono pacificamente e i governi che si susseguono perseguono tutti un’agenda tesa a rafforzare i commerci con il resto del mondo e la tenuta dello Stato di diritto».

L’accento sarà dunque, come sottolinea McDonough, sugli «aspetti positivi dell’Africa», lasciandosi alle spalle un approccio condizionato esclusivamente dalla gestione delle crisi. «Il Ghana è un partner importante in Africa Occidentale per combattere la mortalità infantile e il narcotraffico, come per la difesa del clima e lo sviluppo di nuove forme di energia» fanno sapere dalla Casa Bianca, lasciando intendere che Obama tornerà presto nel Continente con tappe in più Stati, incluso il Sud Africa, dove nel 2010 andrà ad assistere alla partita iniziale dei Mondiali di calcio. «Ma venire adesso ha un significato particolare, abbiamo voluto inserire l’Africa fra i viaggi fatti all’inizio della presidenza» aggiunge McDonough. Ironia della sorte vuole che, per raggiungere la capitale dall’aeroporto, la limousine del presidente debba percorrere l’autostrada intestata al predecessore George W. Bush, dopo il suo viaggio ufficiale nel febbraio 2008.

Obama si è già occupato di Africa, anche se a piccoli passi: affidando al generale Scott Gration l’incarico di inviato sulla crisi umanitaria nel Darfur sudanese e ricevendo nello Studio Ovale il premier dello Zimbabwe Morgan Tvangarai per tentare di studiare un piano congiunto contro la crisi economica che affligge il Paese. «La realtà è che finora Obama ha avuto un profilo basso sull’Africa - conclude Whitney Schneidman, ex consigliere di Barack sull’Africa durante la campagna presidenziale - e il momento del nuovo inizio sarà al Parlamento di Accra».




-  VERSO IL G8 - L’ITALIA AVARA

-  BERLUSConi: "AFRICA, MI DISPIACE".

-  L’ACCUSA
-  Aver stanziato soltanto il 3 per cento della somma garantita nel vertice di Gleneagles

-  "È vero, non abbiamo
-  rispettato gli impegni"

-  Berlusconi incalzato da Geldof ammette i ritardi nei pagamenti: «E’ la crisi, rimedierò».
-  «Signor presidente, tutti hanno lo stesso problema»
INTERVISTA DI MARIO CALABRESI, La Stampa,5/7/2009 (per leggerla, cliccare sul rosso).



L’aiuto può essere soltanto disinteressato

Condividendo le responsabilità si difende la dignità umana

di CARLO MARIA CARD. MARTINI (La Stampa, 5/7/2009)

Sono stato in Africa per la prima volta nel 1980. Si trattava di una visita in Zambia, che mi fece conoscere le bellezze di quel Paese e il suo lento ma sicuro procedere per la via della stabilità economica e finanziaria. In seguito fui in molti altri Paesi. Mi impressionò favorevolmente soprattutto lo stato di benessere raggiunto da molte parti del Kenya, che visitai nel 1985. Si aveva l’impressione di una continua e solida crescita nella qualità della vita.

Poi tutto questo cammino si fermò, e ogni volta ritrovai un’Africa più povera e diseredata. Molte ragioni furono addotte per questo cambiamento in peggio. Lo scatenarsi di lotte tribali, il ripiegarsi sul proprio clan, la corruzione di non pochi funzionari pubblici, ecc. ecc. L’Africa ha certamente molte debolezze, come la molteplicità eccessiva delle lingue, la carenza cronica di acqua in certe regioni, la difficoltà dei collegamenti ecc. Ma ha anche grandi risorse, un clima che permette in particolare molte coltivazioni di frutta, dei paesaggi stupendi e soprattutto una umanità, una cordialità e una solidarietà parentale che non si dimenticano anche dopo molti anni.

L’Africa in questo momento ha grande bisogno di aiuto disinteressato, che le permetta di ricostruire le istituzioni venute meno e la provveda di uomini politici attenti al benessere del continente e del loro Paese, al di là degli interessi puramente tribali. Ci si augura che il prossimo G8 sia attento anche a queste realtà, come lo sarà per tante altre in difficoltà, in particolare per la città e la regione dell’Aquila. Un mondo che proceda in unità e corresponsabilità è un mondo che può preparare ai futuri cittadini un modo di vivere più conforme alla dignità umana, con tutte le conseguenze che seguono da tale situazione.



Sul tema, in rete, si cfr.:

-  PER BENEDETTO XVI, DIO E’ MAMMONA ("Deus caritas est", 2006) NON AMORE ("CHARITAS"). "CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1 Gv., 4. 1-16)
-  IL PAPA CHE RIDE, L’AFRICA CHE SOFFRE E LA LEZIONE DI SUOR EMMANUELLE A GIOVANNI PAOLO II. L’analisi di Barbara Spinelli

-  La "Caritas in Veritate" sarà presentata senza grazia ("charis") e senza acca ("h") il 7 luglio 2009 (avanti Cristo).

-  L’AMORE GRATUITO ("CHARITAS") DI SUOR EMMANUELLE.


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