CHIESA E COMUNICAZIONE : "MITRA AL CARDINALE". A MILANO, TETTAMANZI "SPARA". BASTA : PARLARE BENE E PARLARE DEL BENE !!!

lundi 25 janvier 2010.

« Conoscere la Chiesa per comunicarla »

Tettamanzi : la necessità di parlare del bene. Direttori a confronto

DI ANNALISA GUGLIELMINO (Avvenire, 24.010.2010).

Tre direttori di tre grandi quo­tidiani nazionali e un cardi­nale. Una sociologa esperta di cultura della comunicazione. E mezzo mondo del giornalismo mi­lanese pigiato nel salone del Circo­lo della Stampa di corso Venezia. Così Milano ha celebrato il suo San Francesco di Sales, patrono degli o­peratori dell’informazione : tutti da­vanti alla domanda : « Come comu­nicare la Chiesa ? ». E quanto la Chie­sa è « spettacolarizzata », « strumen­talizzata » e perfino « banalizzata » ? Dalla capitale italiana dell’editoria, e dalla metropoli che tutti i giorni ha motivi per finire in prima pagi­na o “fare notizia”, l’arcivescovo Dio­nigi Tettamanzi ha considerato co­me « all’origine di tante immagini distorte che della Chiesa appaiono sugli strumenti di comunicazione c’è la mancata conoscenza di cosa essa sia ».

Al tradizionale dibattito organizza­to dalla Curia in collaborazione con l’Ucsi (Unione cattolica della stam­pa italiana) della Lombardia hanno partecipato i direttori di Corriere della sera, Repubblica e Avvenire. Dopo il saluto dei presidenti del­l’Associazione lombarda e dell’Or­dine dei giornalisti, Giovanni Negri e Letizia Gonzales, è toccato ai di­rettori dei giornali sviluppare un’(auto)analisi del rapporto tra media e Chiesa.

« La Chiesa è spes­so chiamata a svolgere una sup­plenza d’identità, a volte di tipo ci­vile, e di custodia dei valori - per il direttore del “Corriere”, Ferruccio De Bortoli -. A volte si è mossa co­me un partito, dopo aver rinuncia­to all’idea di un partito unico catto­lico. Ma il suo ruolo e la sua atten­zione nei confronti delle minoran­ze, la Chiesa come è nel quotidiano, non è mai sottolineato abbastan­za ».

Puntando il dito contro « il de­serto culturale che la Chiesa ha da­vanti in Italia » il direttore di Repub­blica, Ezio Mauro, la vede come « u­na minoranza » che « sa di essere par­te, ma insieme pretende di essere gruppo di pressione ».

Una « vulga­ta » per il direttore di Avvenire, quel­la di una Chiesa « che parli solo alla politica ». Per i cattolici, ha sottoli­neato Marco Tarquinio, « c’è qual­cosa che nessuna maggioranza può negare : il rispetto della vita e della persona ». Dove c’è un dolore « lì c’è un cristiano ». E la Chiesa continua il suo compito sul territorio, « al di là di tanti titoli sui giornali, spesso troppo allegri ».

Ai giornalisti Tettamanzi ha indica­to « la necessità » di parlare del « be­ne », di rispettare « la dignità uma­na », di cercare con la Chiesa - ha aggiunto sulla scorta della relazio­ne della sociologa della Cattolica Chiara Giaccardi - di un « patto co­municativo ». D’altronde la Chiesa, ha concluso il cardinale, è quella che il Concilio (ieri citato più volte da tutti gli interlocutori) ha descritto « nello stesso tempo umana e divi­na, visibile ma dotata di realtà invi­sibili, fervente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e, tuttavia, pellegrina ».


IL LIBRO

E per i giornalisti arriva il dizionario salva-errori

Che differenza c’è fra un “canonico” e un “curato” ? Chi è il « diacono permanente » ? E cos’è una “lectio divina” ? Spesso o giornalisti, accostandosi a notizie di ambito ecclesiale, si trovano a dovere usare termini di cui non conoscono bene il significato. A volte perfino confondendoli o usando come sinonimi parole che sinonimi non sono, come “eminenza” o “monsignore”.

Per fugare un po’ di incertezze l’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi ha presentato « Mitra al cardinale. Piccolo dizionario ecclesialese-italiano » curato da Federica Vernò e pubblicato dal Centro Ambrosiano (64pag. 6 euro).

Un libretto « senza pretese scientifiche », si specifica, in aiuto dei cronisti alle prese con le cose religiose e in particolare con la Chiesa ambrosiana (compaiono infatti la “Veneranda fabbrica del Duomo”, la “Traditio Symboli”, la “Nivola” e il “Cadr”, Centro ambrosiano di documentazioni per le religioni).

E naturalmente la “mitra” (o “mitria”) il copricapo a due punte usato dai cardinali, dai vescovi o dagli abati, che nessuno - strizza l’occhio il volume - vorrebbe mai ritrovar chiamata su qualche giornale al maschile, il mitra. (A.G.)

* Avvenire, 24.01.2010.


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR. :

-  "Deus caritas est". Sul Vaticano, in Piazza san Pietro, il "Logo" del Grande Mercante !!!

-  EV-ANGELO = BUONA NOVELLA. DIO E’ AMORE (Charitas) non MAMMONA (Benedetto XVI, "Deus CARITAS est", 2006) !!!
-  MONSIGNOR RAVASI, MA NON E’ POSSIBILE FARE CHIAREZZA ? SI TRATTA DELLA PAROLA FONDANTE E DISTINTIVA DELLA FEDE CRISTIANA !!! DIO E’ AMORE ("Charitas") O MAMMONA ("Caritas") ?!
-  Ha dimenticato l’esortazione di Papa Wojtyla ("Se mi sbalio, mi coriggerete") ?!

-  IL VANGELO DI PAPA RATZINGER E DI TUTTI I VESCOVI E IL "PANE QUOTIDIANO" DEL "PADRE NOSTRO", VENDUTO A "CARO PREZZO".

-  STATO E CHIESA : A MILANO LA RESISTENZA DELLO SPIRITO AMBROSIANO ("CHARITAS"), A ROMA LA RESTAURAZIONE DELLA TEOLOGIA-POLITICA DI "MAMMONA" ("CARITAS"). Una ’cecità’ inaudita e una crisi epocale.


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