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LA ROSA BIANCA E’ LA ROSA BIANCA. IL RESTO E’ SOLO INDECENZA MORALE E POLITICA, E CONNIVENZA!!! Un articolo di Maurizio Chierici - a cura di Federico La Sala

giovedì 20 marzo 2008.
 
[...] Vorrei ricordare che la denuncia di Grazia Villa, presidente dell’Associazione Rosa Bianca, distribuita alle agenzie cinque giorni fa, è stata raccolta dal un solo giornale: pagine di Como del Corriere della Sera. Nessun accenno nell’edizione che gira l’Italia. Gli altri, silenzio. Imbarazzati anche gli studiosi della vera Rosa Bianca. Come spiegarlo alla vecchia signora Aneliese Knoop Graft, sorella di Willy, uno dei cinque ragazzi ghigliottinati? Giovanissima ha sofferto la tortura ed è complicato farle capire che in Sicilia la sua Rosa Bianca voterà compatta un signore condannato a cinque anni di galera per amicizie mafiose. Urgente mandarlo al Senato per garantirgli l’immunità [...]

La Rosa Bianca in tribunale

di Maurizio Chierici *

La parola d’ordine è: facciamo finta di niente. Politici, giornalisti, conduttori Tv nascondono nel silenzio il mistero buffo di un teatrino prima repubblica. Per favore, non disturbate i rosacroce che rubano voti al Cavaliere. Gente coraggiosa. Quattordici anni dopo hanno spezzato le catene della Cassa della Libertà (cassa, non Casa) sfiniti dall’obbedienza cieca, pronta e assoluta.

Partenze scaglionate, due o tre alla volta per non dare nell’occhio. Appena fuori si sono guardati in faccia: adesso come ci chiamiamo? Per i profughi Publitalia-Finivest non era facile trovare un simbolo non modulato dai persuasori occulti al lavoro nelle cantine dell’impero.

Spot e slogan per vendere biscotti, igiene intima e gaffe programmate a tavolino tanto per distrarre la gente dalla concretezza del domani. La solitudine dei transfughi ispira un logo traballante, non perché fragile, ma perché usurpato. In due mesi la vergogna lo cambia tre volte: Rosa Bianca, Rosa d’Italia, Libertà e Solidarietà, sempre rosa che galleggia nell’azzurro. Fa comodo e la gente non ricorda cosa rappresentava quella Rosa nella Germania del terzo Reich... Poi arriva il Casini respinto. Eccoli rimparentati sotto la vecchia croce Dc. Ma non se la sono sentita di mollare la medaglia che ricorda il martirio di cinque ragazzi tedeschi (decapitati dai nazisti) e del loro professore all’università di Monaco «giustiziato per impiccagione». Idealisti senza compromessi ormai fuori moda. Testimoniano un cristianesimo libero e fedele; resistenza interiore trasformata in azione politica non violenta. Appena sei manifestini di dissenso, ma gli stivali di Hitler non li hanno sopportati.

Troppo facile insistere sulle differenze che dividono il Baccini cresciuto politicamente nella Roma andreottiana (appalti e saccheggi edilizi) all’ombra dello squalo Sardella, per di più intimo di Antonio Gerace, detto «er luparetta»; troppo facile segnalare la lontananza da chi si illudeva che la libertà di coscienza mai dovesse dipendere dalla protezione dei potenti, eppure è doveroso segnalare l’insostenibile leggerezza professionale che ne accompagna la mistificazione.

Giornalisti, politici, analisti, perfino suore e preti siciliani fanno finta di niente. Ascoltano Tabacci che risponde in Tv alla domanda di Gad Ledner: «Ma lei chi rappresenta?» «La Rosa Bianca...», non importa se le furbizie legali hanno suggerito un altro nome da depositare nell’elenco dei partiti associati. La Rosa Bianca del sacrificio degli altri è la patria comoda di altre ambizioni. Rosa Bianca Pezzotta, Rosa Bianca Baccini. Non so se per pigrizia o perché Rosa Bianca è un titolo che suona, due parole da ripetere in un soffio mentre Libertà e Solidarietà fa venire in mente le meline del passato: Bianco Fiore di vecchia memoria. Rosa Bianca per semplificazione nella reprimenda di padre Bartolomeo Sorge quando risponde a Famiglia Cristiana: «l’accordo con Casini ha rovinato la Rosa Bianca e Pezzotta non ha avuto la forza di resistere». Rosa Bianca per necessità di spazio nei corsivi fulminanti di Maria Novella Oppo. Rosa Bianca dell’inesauribile Tabacchi quando parla alla Stampa, Rosa Bianca in ogni Tg, Rosa Bianca fiore dei Televideo. Rosa Bianca for ever dietro la maschera di una legalità molto italiana. Parole libere; il simbolo resta un altro. Chissà la confusione quando si vota.

Ma è successo qualcosa. Mercoledì 12 marzo, il professor Gustavo Ghidini, avvocato Marco Mergati, professor Nicola Lipari, professor Valerio Onida, grande studio milanese, sono andati dal giudice con la denuncia presentata dall’avvocato Grazia Villa: «L’Associazione Rosa Bianca italiana (associazione di cultura politica operante sul territorio da oltre 30 anni) ha avviato un’azione giudiziaria urgente contro il perdurare uso confusorio del suo nome, nei siti e nei nomi a dominio, da parte del neo movimento politico partitico costituito dal senatore Mario Baccini, dal dottor Savino Pezzotta e dall’onorevole Bruno Tabacci». Nella prima udienza la difesa dei rosacroce resuscita quattro vittime della tragica storia. Per i tabacisti i martiri tedeschi sono appena due. Il giudice sta per decidere se accogliere o respingere.

Per capire cosa è successo bisogna sfogliare il copione dell’italico spettacolo. Mani sull’icona del cristianesimo eroico con la furbizia del tirar su voti. Come se a Roma per battere Alemanno (genero del naziSalò Pino Rauti) o lo Storace nero-nero, si presentasse il partito «Fosse Ardeatine». Suggestivo, ma a quale prezzo morale e di buon gusto?

Riassumo come è arrivata in tribunale la vera Associazione Rosa Bianca. Appena il trio Baccini, Pezzotta-Tabacci si presenta con la Rosa in mano, protesta la presidenza del centro culturale che da trent’anni si propone con quel nome assieme ai sopravissuti alla persecuzione nazista. Protesta prima di tutto perché Rosa Bianca già esiste ed è molto conosciuta nel mondo cattolico italiano.

Ogni anno organizza incontri-studio che analizzano il rapporto tra etica e politica: da Dossetti a Scoppola, David Turoldo, Paolo Giuntella, Nino Andreatta, D’Alema, Martinazzoli, Rosy Bindi, Romano Prodi, Franco Monaco, Angela Finocchiaro, Roberto Ruffilli (ucciso dalle Br), eccetera. Impegno che comincia nel 1980. La casa editrice Il Margine ne è la proiezione.

Ultimi volumi: la storia di Willy Graf, uno dei sei tedeschi sacrificati o il saggio che riunisce Moro-Bachelet, caduti sotto la stessa violenza per gli stessi ideali, interventi di Ardigò, Scoppola, Ruffilli. Una volta hanno invitato a parlare anche Tabacci ma all’ultimo minuto aveva un impegno. Insomma, per esperienza diretta conosce l’esistenza della vera Rosa Bianca. L’avvocato Villa ritiene sconveniente trascinare nella politica pronto cassa la profondità cristiana dei martiri di Monaco. Quando i fondatori della Rosa Bianca di Baccini si riuniscono nel primo convegno di Montecatini, un gruppo della vera Rosa Bianca distribuisce ai neorositi volantini dove si spiega perché non possono usarne il nome.

Tutti informati, tutti alzano le spalle. Tabacci tranquillizza: lo cambiamo, nessun problema. Ma è solo il 30 gennaio e non ha ancora assaporato il successo mediatico. Quando lui e gli altri capiscono che val la pena affacciarsi in Tv travestiti da giardinieri coraggiosi, cavalcano l’opportunità e non rispondono più. Solo una volta telefona Pezzotta: «Ho lottato e mi sono imposto. Ci chiameremo Rosa d’Italia». Lottato con chi? Negli stessi giorni aprono due siti web, naturalmente Rosa Bianca. Li dirige Francesco Sanseverino ombra del Baccini ministro berlusconiano, carriera giornalistica fuori dall’ordine dei giornalisti. La denuncia presentata dal professor Ghidini e dagli altri contrasta questa doppiezza. E il pasticcio è in agguato. I tabaccisti, perottiani o bacciniani sparsi in Italia e fuori, si offrono on line per un posto da onorevole. «Controllo tremila voti». «Gli italiani di Germania mi considerano un leader». «Chiedete in Puglia chi sono». «Manderò le firme degli amici disposti a seguirmi». Ma i tre siti Rosa Bianca confondono le ambizioni e buona parte dei messaggi arriva alla Rosa Bianca di Dossetti e Turoldo testimoniando ambizioni politiche da conservare nell’archivio delle vanità.

Altri affidano ai giornali locali la fede nel terzo polo nascente facendo sapere quale gruzzolo di consensi sono convinti di portare in dote. È successo a Parma: l’ex sindaco Elvio Ubaldi, ormai senza potere, non sopporta il bovarismo della provincia che lo trascura dopo il lungo cammino. Sinistra democristiana anni 90, cambia rotta per suggerimento di De Mita e col sostegno munifico di un gruppo di imprenditori fonda un partitino locale. Governa la città con Forza Italia avendo a disposizione i media di proprietà degli stessi imprenditori. E quando i giornali nazionali gli ricordano certi errori, insulta o querela l’Espresso (27mila euro di spese caricate sui i contribuenti) colpevole di non essere d’accordo sulla metropolitana ridicola in una piccola città.

Oppure convoca l’apposito Giornale, alleato berlusconiano, affidandosi alla penna di un teocon del Foglio - Camillo Langone, rubrica «Preghiera» - il quale un po’ distratto mette in fila gli improperi senza spiegarne la ragione. Bene accolti, arrivano in città uomini d’affari che si dicono amici di Tabacci, società fiduciarie scatenate nel comprare terreni e disegnare supermercati. Idillii del passato. Nella speranza di diventare senatore Rosa Bianca, improvvisamente Ubaldi attacca il Cavaliere e i candidati Forza Italia dimenticando che Forza Italia governa la città raggruppata nel movimento «per Parma con Ubaldi». Nessuna omonimia: sempre lui. Ha cambiato alleanze mentre marcia su Roma con in tasca i voti di fedelissimi che si stanno squagliando.

(Vorrei ricordare che la denuncia di Grazia Villa, presidente dell’Associazione Rosa Bianca, distribuita alle agenzie cinque giorni fa, è stata raccolta dal un solo giornale: pagine di Como del Corriere della Sera. Nessun accenno nell’edizione che gira l’Italia. Gli altri, silenzio. Imbarazzati anche gli studiosi della vera Rosa Bianca. Come spiegarlo alla vecchia signora Aneliese Knoop Graft, sorella di Willy, uno dei cinque ragazzi ghigliottinati? Giovanissima ha sofferto la tortura ed è complicato farle capire che in Sicilia la sua Rosa Bianca voterà compatta un signore condannato a cinque anni di galera per amicizie mafiose. Urgente mandarlo al Senato per garantirgli l’immunità).

* l’Unità, Pubblicato il: 17.03.08, Modificato il: 17.03.08 alle ore 12.51


Sul tema, nel sito, si cfr.:

IL NOME DEL PARTITO DI BACCINI, PEZZOTTA E TABACCI...

CONTRO L’APPROPRIAZIONE.... UN APPELLO

ELEZIONI, PARTITI E "LOGO". "FORZA ITALIA" HA FATTO "SCUOLA AL CENTRO".... LA ROSA BIANCA!!!

BENEDETTO XVI, PEZZOTTA E BERLUSCONI...

PEZZOTTA, LA VOCE DI DIO....

SALVIAMO LA COSTITUZIONE...

-  EUROPA!!! CHE SIGNIFICA ESSERE "EU-ROPEUO". Per la rinascita dell’EUROPA, e dell’ITALIA. La buona-esortazione del BRASILE.


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