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G8 Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne. Discorso del Presidente Napolitano (e altre informazioni) - a cura di Federico La Sala
CONSAPEVOLEZZA , DIGNITA’ E ORGOGLIO DELL’ITALIA. La nostra Costituzione ha fondato la convivenza nazionale democratica .... del "Popolo della Libertà"?!

G8 Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne. Discorso del Presidente Napolitano (e altre informazioni) - a cura di Federico La Sala

Educare l’insieme delle nostre società ai valori dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso - articolo 2 della Costituzione italiana; ai valori della non discriminazione - articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
giovedì 10 settembre 2009.
 

-  Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
-  alla Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne

-  "Contro ogni sopruso ai danni delle donne.
-  Mettere al bando tutti i possibili motivi di discriminazione"

"Di indubbia attualità è il richiamo alla non discriminazione, cui ci vincola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che indica tutti i possibili motivi di discriminazione da mettere al bando: il sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le convinzioni personali, le convinzioni politiche, fino, così recita l’articolo 6 della Carta, alla disabilità e all’orientamento sessuale". E’ quanto ha affermato il Presidente della Repubblica aprendo i lavori alla Farnesina della Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne. *

Discorso

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne

Roma - Ministero Affari Esteri, 9 settembre 2009

Desidero rivolgere un cordiale benvenuto a tutte le personalità partecipanti a questo convegno indetto dal governo italiano nella scia degli incontri dello scorso luglio per il G8, ben al di là del suo formato tradizionale.

Il tema che verrà discusso è parte integrante di una questione cruciale del nostro tempo, se è vero che esso può definirsi - come lo definì anni fa un lungimirante pensatore italiano - l’età dei diritti. Sì, viviamo nell’età dei diritti, intendendo la complessità di questa espressione : diritti proclamati, diritti affermati o in via di affermazione, diritti da conquistare, diritti da rendere universali.

Certo, mai come negli ultimi decenni si era giunti a una visione così ampia, a una consapevolezza così profonda del riconoscimento dei diritti umani come condizione di convivenza civile, libera e democratica. Sempre aperta e legittima è la discussione sui diversi sistemi istituzionali e politici - sui diversi modelli di governo delle società - che coesistono e si confrontano nel mondo. Ma in qualsiasi contesto il pieno riconoscimento, la concreta affermazione dei diritti umani costituisce una innegabile pietra di paragone della condizione effettiva delle popolazioni e delle persone, del grado di avanzamento materiale e spirituale di un paese.

Diritti umani, come abbiamo imparato a dire meglio che con la vecchia formula di diritti dell’uomo, dando risalto alle problematiche proprie di quella metà dell’universo che è fatta di donne. Ed è facile constatare che sono soprattutto le donne a soffrire, in troppe parti del mondo, della limitazione o privazione di diritti fondamentali.

Al centro di questo convegno è stato posto un interrogativo angoscioso, che riguarda la persistenza e diffusione della violenza contro le donne. Si analizzeranno giustamente i molteplici aspetti di questo fenomeno. E desidero dire chiaramente che se ci sono fattispecie terribili di violenza - quelle associate a situazioni di conflitto e di emergenza, o a costumi barbarici come quello delle mutilazioni genitali femminili - troppe altre si riscontrano anche in paesi moderni avanzati: la violenza sessuale nella sua forma più brutale - l’aggressione e lo stupro - ma anche le violenze domestiche e le violenze, di varia natura, nel mondo del lavoro.

Dico questo in riferimento, purtroppo, al mio stesso paese. In paesi evoluti e ricchi come l’Italia, dotati di Costituzioni e di sistemi giuridici altamente sensibili ai diritti fondamentali delle donne, continuano a verificarsi fatti raccapriccianti, in particolare, negli ultimi tempi, di violenza di gruppo contro donne di ogni etnia, giovanissime e meno giovani. E ciò nonostante che il Parlamento italiano già da decenni si sia impegnato in una severa legislazione sulla violenza contro le donne, come reato contro la persona, e abbia di recente affrontato anche l’aspetto delle molestie e delle persecuzioni e discriminazioni contro le donne nei luoghi di lavoro.

In definitiva, qualunque parte del mondo e qualunque paese rappresentiamo in questa sala, dobbiamo sentirci egualmente responsabili dell’incompiutezza dei progressi faticosamente realizzati per l’affermazione della libertà, della dignità, e della parità di diritti delle donne. E dobbiamo sentirci egualmente impegnati a perseguire conquiste più comprensive, garantite e generalizzate.

Decisiva è la dimensione educativa di questo impegno. Non solo nel senso di assicurare l’accesso delle bambine e delle donne all’educazione, ancora negata in tanta parte del mondo. Ma nel senso di educare l’insieme delle nostre società ai valori dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso - articolo 2 della Costituzione italiana ; ai valori della non discriminazione - articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

E’ questo un impegno di indubbia attualità oggi in Italia. Intanto, perché stiamo sperimentando la complessità della presenza crescente di comunità immigrate, e del conseguente processo di integrazione da portare avanti. Integrazione, i cui cardini sono - come dice l’impostazione della seconda sessione di questo Convegno - nel rispetto della diversità di culture, religioni e tradizioni, nel rispetto dell’individuo e della sua dignità, da garantire insieme ai principi e alle leggi nazionali che regolano l’appartenenza alle società d’accoglienza. Ed è da tenersi presente la particolare situazione di vulnerabilità delle donne - insieme col loro specifico contributo - nei processi d’integrazione.

Di indubbia attualità è il richiamo alla non discriminazione, cui ci vincola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che indica tutti i possibili motivi di discriminazione da mettere al bando : il sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le convinzioni personali, le convinzioni politiche, fino alla, così recita l’articolo 6 della Carta, disabilità e all’orientamento sessuale. Quest’ultima, innovativa nozione, va ricordata e sottolineata nel momento in cui l’intolleranza, la discriminazione, la violenza colpiscono persone e comunità omosessuali.

La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l’omofobia, fa tutt’uno con la causa indivisibile del rifiuto dell’intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentate in Italia dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dai principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza nazionale democratica.

In questo spirito desidero esprimere l’impegno dell’Italia, delle sue istituzioni repubblicane, nel sostenere gli orientamenti che scaturiranno dal Convegno, nel sostenerli tanto nel nostro paese quanto nelle più alte istituzioni internazionali.

* PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA



IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI.



-  G8 DONNE, NAPOLITANO: IN ITALIA ANCORA FATTI
-  RACCAPRICCIANTI (Ansa» 2009-09-09 13:57 - ripresa parziale)

[...]

CARFAGNA: 140 MLN VITTIME DI VIOLENZA NEL MONDO *

"Non siamo qui per lamentare la condizione femminile. Né solamente per denunciare o piangere. Siamo qui per la lotta e per la vittoria". Così il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna ha aperto, alla Farnesina, la Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne. Il ministro ha confermato che "l’affermazione dei diritti delle donne e l’eliminazione delle forme di violenza di cui sono vittime sono priorità del governo italiano sia sul piano interno che internazionale".

Centoquaranta milioni di donne sono vittime nel mondo di abusi fisici, psicologici e sessuali, oggetti di tratta ed aborti selettivi, di molestie. Si tratta di milioni di donne "picchiate, terrorizzate, vendute, violentate, umiliate". Violenze ed "orrori" che si consumano nella maggior parte di casi in famiglia: 50 mila donne ogni anno sono uccise da parenti stretti. Sono cifre impressionanti ed allarmanti quelle fornite dal ministro per le pari opportunità. "I numeri - ha osservato il ministro - confermano l’urgenza e la necessità dell’azione. Secondo l’ Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque nel mondo è stata vittima di abusi fisici o sessuali nel corso della sua vita. Statistiche della Banca Mondiale segnalano che, per le donne tra i 15 e 44 anni, il rischio di subire violenze domestiche o stupri è maggiore del rischio di cancro, incidenti o malaria. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani grave e diffusa, che tocca la vita di innumerevoli donne e che é ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, allo sviluppo e alla pace di tutti i continenti". Ciò che emerge - ha aggiunto Carfagna - "é solo la punta di un’iceberg, la cima di una montagna che proietta la sua ombra sull’intera società". La famiglia è un luogo a rischio per le violenze alle donne ma il 93% degli abusi sessuali perpetrate dai partner (il 67% del totale) non sono denunciati. Sessanta milioni sono poi le spose bambine, 8-14 anni.


Sul tema, nel sito, si cfr.:

USCIAMO DAL SILENZIO: UN APPELLO DEGLI UOMINI, CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. Basta - con la connivenza all’ordine simbolico della madre!!!

L’ITALIA, LA LINGUA, I DIALETTI, ED ESSERI UMANI «CAPACI DI INTENDERSI E VOLARE»(B. FIGNON).

-  Giornata internazionale della lotta all’analfabetismo .... e nuovo anno scolastico.
-  APERTURA ANNO SCOLASTICO: USA - ITALIA.
-  NEGLI USA, IL DISCORSO DI SALUTO DEL PRESIDENTE OBAMA AGLI STUDENTI
-  IN ITALIA, ALLARME PER ANALFABETISMI VECCHI E NUOVI. Una nota di Alen Custovic

-  AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA L’INVITO A RIPRENDERSI LA "PAROLA" E A RIDARE ORGOGLIO E DIGNITA’ A TUTTO IL PAESE: VIVA L’ITALIA, FORZA ITALIA!!!


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