Lunedi sera su RaiTre

IL CORAGGIO DI GUARDARE IN FACCIA "MAMMASANTISSIMA". "In un altro Paese", un film-documentario di Marco Turco. Un omaggio alla memoria di GIOVANNI FALCONE, PAOLO BORSELLINO, E ANTONINO CAPONNETTO - a cura di pfls

Dal libro di Alexander Stille, Cadaveri eccellenti. La mafia e la morte della prima Repubblica italiana.
dimanche 22 juillet 2007.
 

[...] In un altro Paese è un film sconvolgente perché in novanta minuti non ce n’è uno di fiction, sono i fatti a parlare : un collage di delitti, testimonianze, vittorie, sconfitte, lacrime, rabbia. Vent’anni di lavoro per arrivare al maxiprocesso, il più grande processo mai celebrato contro la mafia. L’aula bunker di Palermo è a prova di missile, lo Stato dà scacco matto a Cosa nostra, ma la partita è appena cominciata.

I cadaveri eccellenti sono tanti, ma è a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino che il film è dedicato, al loro sacrificio che aiuta a far nascere una nuova società civile [...]



-  Lunedì sera su RaiTre il film-documentario di Marco Turco dal libro di Alexander Stille
-  il racconto della lotta alla mafia, il sacrificio di Falcone e Borsellino, il maxiprocesso

-  "In un altro Paese", omaggio agli eroi
-  che guardarono in faccia Cosa nostra

-  Commoventi le testimonianze dei colleghi Guarnotta, Di Lello, Ayala
-  De Francisci : "Mi chiedo spesso che sono morti a fare, e non trovo una risposta"

di SILVIA FUMAROLA *

INIZIA dove la storia sembrava concludersi, su quella frase di Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia di Palermo, che sussurra : "E’ tutto finito", dopo la strage di Via D’Amelio. Il film documentario In un altro Paese di Marco Turco dal libro di Alexander Stille Excellent cadavers. The Mafia and the Death of the First Italian Republic (Cadaveri eccellenti. La mafia e la morte della prima Repubblica italiana) dopo aver fatto il giro dei festival e delle università (l’anno scorso è stato proiettato anche alla Columbia University), approda in tv lunedì alle 21 su RaiTre. Il viaggio a ritroso comincia da quel 19 luglio del ’92, quando Palermo è scossa da un altro attentato mafioso : Paolo Borsellino viene ucciso con i suoi agenti, sotto casa della madre. Sono passati 57 giorni dalla strage di Capaci in cui trovano la morte Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. La Sicilia brucia, Roma resta a guardare.

In un altro Paese è un film sconvolgente perché in novanta minuti non ce n’è uno di fiction, sono i fatti a parlare : un collage di delitti, testimonianze, vittorie, sconfitte, lacrime, rabbia. Vent’anni di lavoro per arrivare al maxiprocesso, il più grande processo mai celebrato contro la mafia. L’aula bunker di Palermo è a prova di missile, lo Stato dà scacco matto a Cosa nostra, ma la partita è appena cominciata.

I cadaveri eccellenti sono tanti, ma è a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino che il film è dedicato, al loro sacrificio che aiuta a far nascere una nuova società civile. E’ la grande fotografa Letizia Battaglia ad accompagnare Stille (a cui presta la voce l’attore Fabrizio Gifuni) nel suo viaggio, una donna appassionata che con i suoi scatti ha saputo raccontare Palermo come nessuno.

Una lunga scia di sangue unisce il destino del capo della Mobile Boris Giuliano, del capitano dei carabinieri Basile, del procuratore Costa, di tanti servitori dello Stato : Montana, Cassarà, Chinnici, Dalla Chiesa ucciso nell’auto che guidava, accanto alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro. La tragedia siciliana si consuma, "in un altro Paese, tutto questo non sarebbe successo" dice Stille. Ma succede a Palermo che Falcone e Borsellino seguono il percorso degli assegni, una montagna di soldi che fanno giri strani da una famiglia all’altra, studiano gli appalti, parlano coi pentiti che svelano inquietanti giochi di potere.

Ormai è chiaro, la politica è la nuova alleata della mafia. I magistrati sono costretti a partire per l’Asinara con le famiglie per scrivere l’ordinanza del maxiprocesso. Lo Stato per cui lavorano farà pure il conto delle bibite consumate in quella stanza-cella dove trascorrono le giornate come reclusi. "In un altro Paese - osserva Stille - gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario".

Sono commoventi le testimonianze dei colleghi : Guarnotta, Di Lello, Ayala, De Francisci, Ingroia. Ayala spiega a Stille che "la mafia non è né di destra né di sinistra, sta col potere". Il dolore di De Francisci è intatto, ha le lacrime agli occhi quando parla del sacrificio di Falcone e Borsellino : "E’ stato un prezzo altissimo che hanno pagato, loro con la loro vita, e le persone morte con loro. Un prezzo che hanno pagato per il nostro Stato, per la Sicilia, per creare un futuro migliore per tutti noi. Però io me lo sono chiesto negli ultimi anni : ne è valsa la pena ? Che siete morti a fare ? Me lo sono chiesto più volte al punto in cui siamo. E non riesco a trovare una risposta".

* la Repubblica, 22 luglio 2007


Sul tema, nel sito, si cfr. :

-  ALLARME ITALIA. MAFIA PIU’ FORTE DELLO STATO : UN SONDAGGIO CHOC TRA I GIOVANI DI PALERMO. Messaggio del Presidente della Repubblica al convegno per il 25° anniversario dell’omicidio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo : "Solo un grande movimento di popolo può sconfiggere la mafia"

-  GIOVANNI FALCONE, PAOLO BORSELLINO, ANTONINO CAPONNETTO. UN URLO PER L’ITALIA E PER LA COSTITUZIONE

-  CHIESA, POLITICA, E ... "MAMMASANTISSIMA". INTERVISTA AL CARDINALE PAPPALARDO

-  PER L’ITALIA E PER LA CHIESA : LA MEMORIA DA RITROVARE. L’ "URLO" DI DON PEPPINO DIANA. « La camorra ha assassinato il nostro paese, noi lo si deve far risorgere, bisogna risalire sui tetti e riannunciare la "Parola di Vita" ». Riflessioni di don Ciotti per la nuova biografia realizzata da Rosario Giuè

-  L’Urlo del Cardinale Pappalardo da Palermo e di Giovanni Paolo II da Agrigento, contro "mammasantissima", dà ancora coraggio !!! DALLA SICILIA A VERONA, al 4° Convegno ecclesiale, 150 delegati - come loro testimone, il giudice ROSARIO LIVATINO (ucciso dalla mafia nel 1990)- "per riportare speranza in un territorio che l’ha perduta".


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