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ALL’ITALIA E A DANTE. "IL QUINTO DELL’INFERNO": IL CANTO DI ROBERTO BENIGNI - a cura di pfls

"La grandezza dell’Italia sono i ragazzi di Locri e il corteo contro la violenza sulle donne, violenza dei vigliacchi"
giovedì 29 novembre 2007.
 



-  Con "Il quinto dell’Inferno" l’attore sfida se stesso dopo gli ascolti record del 2003
-  La lettura del canto, ma prima un lungo excursus su Berlusconi, i Savoia, l’attualità

-  Benigni, il gran ritorno su RaiUno
-  "Silvio riposati, basta fare partiti"

-  "La grandezza dell’Italia sono i ragazzi di Locri e il corteo contro la violenza sulle donne, violenza dei vigliacchi"

di ALESSANDRA VITALI *

ROMA - Si comincia con i Savoia ma c’è soprattutto Berlusconi nel suo cuore e chi ha già visto TuttoDante se lo ricorda. Con la serata-evento di RaiUno Il quinto del Paradiso, Roberto Benigni porta in tv lo spettacolo che ha già fatto oltre cento repliche e più di un milione di spettatori. E col quale, in tv, sfida se stesso: il 23 dicembre 2003, con L’ultimo del Paradiso, su RaiUno, toccò il record di 12 milioni 687 mila spettatori con il 45,48% di share. Scenografia essenziale in legno chiaro, non sarà questo l’unico Benigni. Il TuttoDante in 13 puntate per altrettanti Canti della Divina Commedia proseguirà mercoledì 5 dicembre alle 23, con duplice raddoppio il 25 e 26 dicembre e l’1 e 2 gennaio.

Il comico è in gran forma, lo spettacolo è in due parti. La prima, per commentare l’attualità e "maltrattare" i politici, ed è il Benigni mattatore folle e più mediaticamente atteso. La seconda, è per il fascino della Commedia, per "la bellezza", come a lui piace dire, del Canto V dell’Inferno, del quale è prigioniero l’amore disperato di Paolo e Francesca. Prima, però, l’appello "per una famiglia piemontese bisognosa, si chiamano Savoia: mandate un sms, hanno nomi altisonanti ma sono indigenti, organizziamo un Telethon per risollevare il trono, si chiamerà Teletron".

Trenta minuti di viaggio a perdifiato nell’Italia recente, la politica e gli scandali, poi il prediletto Cavaliere. "Un anno e mezzo fa è nato il governo Prodi, Berlusconi per recuperare andava in tv a dire ’chi vota a sinistra è un coglione’, ’i froci son tutti di sinistra...’"". Berlusconi ossessionato dal governo ("cade, cade, non ripete altro, sta impazzendo. Silvio, per la tua salute, ti devi riposare, prenditi una settimana in cui non fai un partito nuovo"), Berlusconi e la legge elettorale ("a Veltroni la proporrà ’alla Vaticana’, si elegge uno e finché campa ci sta solo lui") e Sandro Bondi, "non lo toccherei nemmeno con una canna da pesca, falso come il bilancio di un’azienda di Berlusconi".

Parla del sesso "che governa il mondo", di Buttiglione "che parla sempre di omosessuali ma secondo me non c’ha neanche il pisello", i sondaggi "sulla durata del rapporto sessuale, la media dell’italiano è risultata di tre minuti, mi son detto ’sarà compresa la doccia’", e "l’allungamento del pene, alla fine ce l’attorciglieremo come un distributore di benzina". Ricostruisce, con dovizia di turpiloquio, le intercettazioni di Vallettopoli, "e ho pure tolto le parti volgari", scherza su Silvio Sircana, "pubblicare quelle foto è stato scandaloso, ci credo che si è sentito male, roba da andare in trance", mentre "giustifica" Cosimo Mele beccato in un albergo romano con squillo e cocaina, "e ti credo, dopo quindici giiorni rinchiuso con Giovanardi, Cesa e Buttiglione...".

A quasi un’ora dall’inizio, Benigni si avvicina al clima della lectura con una rassegna del genio e della bellezza del Paese del Rinascimento, della pittura, della musica e dei filosofi, di Dante che "si è occupato di questo strano sogno che è la vita", della Commedia che "dopo averla letta non si guardano più le persone nello stesso modo perché ci insegna che ognuno di noi è protagonista di una storia irripetibile".

L’Italia, "unico Paese al mondo dov’è nata prima la cultura e poi il concetto di nazione, c’è da essere orgogliosi" come del fatto che "grandi pensatori sono nati nel Sud, è il Sud dell’Italia che deve dare un’identità al Paese". La grandezza dell’Italia, dice, "sono i ragazzi di Locri" e "la manifestazione di sabato contro la violenza sulle donne, spaventosa, orribile, violenza dei vigliacchi".

Bisogna avere "orrore dell’indifferenza, capire che dobbiamo scegliere, appartenere - dice - e Dante ce lo fa capire". Per l’attore è tempo di andare nel secondo cerchio, incontrare Minosse, andare avanti perché vuolsi così colà dove si puote e ancora avanti, Semiramide e Didone e le altre anime, assistere al dolore di Paolo e Francesca e soffrire con loro, e poi cadere come corpo morto cade.

* la Repubblica, 29 novembre 2007.


le FRASI*

«Dopo avere letto la Divina Commedia gli altri li vediamo non come persone ma come scrigni di un enorme mistero»

«Viva chi ha fatto la moratoria sulla pena di morte. Quando vediamo i monaci birmani, i ragazzi di Locri, quelli che non vogliono pagare il pizzo ci ricordiamo che l’avvenire migliore non si subisce, ma lo si costruisce»

«Il senso della vita è dentro di noi. Anche chi non crede che siamo fatti da Dio, non può non negare che siamo fatti di Dio».

«Il più bel dono che abbiamo avuto è il libero arbitrio. Peccato che lo usiamo pochissimo. Essere vivi significa capire che dobbiamo scegliere»

«Quando ci innamoriamo sentiamo dentro di noi la scintilla dell’eternità» «Siccome siamo liberi, Dio dà agli uomini quello che hanno scelto»

«Se sbagliamo il rapporto col sesso e con l’amore, sbagliamo tutta la nostra vita. I lussuriosi sono quelli che hanno scelto il buio degli istinti»

«Cristo ha dato un nome ad ogni povero: il suo. Ogni povero si chiama Cristo. Cristo è l’antenato di ogni povero, di ogni disperato»

* Avvenire, 30.11.2007, p. 35.


Sul tema,nel sito, si cfr.

-  PER L’ITALIA, "DUE SOLI". DANTE NON CANTO’ I "MOSAICI" DEL FARAONE!!!


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