PIANETA TERRA. DEMOCRAZIA E TOTALITARISMI....

L’interdipendenza delle civiltà e la grammatica di una culturale globale. "America allo specchio": lo sguardo antropologico di Margaret Mead sugli Stati Uniti. Una nota di Valeria Gennero - a cura di Federico La Sala

sabato 5 luglio 2008.
 

SAGGI

Scritto a ridosso della seconda guerra mondiale

Margaret Mead riflette sull’America

di Valeria Gennero (il manifesto, 05.07.2008)

Chi siano gli americani, quali i desideri e i timori incisi nel loro carattere nazionale e - soprattutto - come possano essere motivati a combattere contro un nemico lontano e sconosciuto sono parte delle domande cui cercava di rispondere Margaret Mead in uno dei suoi studi più noti, America allo specchio. Lo sguardo di un’antropologa (Il Saggiatore, pp. 260, euro 19), pubblicato a pochi mesi dall’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale e scritto in tre settimane sulle ali di un’urgenza politica che traspare in ogni pagina del volume. La volontà di raggiungere un pubblico vasto si traduce in una scrittura limpida, essenziale.

Uno stile «tipicamente americano» si potrebbe dire, parafrasando la stessa Mead che identifica nella prosa di Hemingway la realizzazione più compiuta di una lingua - l’americano appunto - di cui rintraccia la genealogia non tanto nell’inglese elisabettiano dei padri fondatori, quanto nelle fabbriche e negli uffici postali in cui l’hanno imparata in età già adulta generazioni di immigranti: una lingua pubblica, collettiva, la cui ricchezza «deriva dall’evocazione di oggetti che hanno in sé le sfumature, piuttosto che dall’uso di parole che portino con sé un’atmosfera linguistica». L’americano sarebbe dunque ormai estraneo alle sue radici europee: sono diverse le dinamiche intergenerazionali, diversi i modelli educativi e i riti sociali.

Quel che più interessa Margaret Mead è la differenza nel ruolo attribuito all’aggressività, che negli Stati Uniti è legittimata solo nel contesto di una «giusta causa» definita in base a criteri ragionevoli e condivisi dalla collettività.

In virtù dell’enorme prestigio dell’autrice, quando fu pubblicato America allo specchio conferì una nuova legittimità all’idea di carattere nazionale e alla validità scientifica della sua analisi. Questo aspetto lo rese molto popolare presso il grande pubblico. Meno positiva fu invece l’accoglienza della comunità scientifica, che vi riscontrò un eccesso di generalizzazioni e un metodo di indagine poco coerente.

Alle accuse Mead replicò nella «Nota bibliografica» aggiunta nel 1965: «Le difficoltà nascono dalla supposizione generale, esplicita o implicita, che tutte le teorie della personalità che implicano il riconoscimento di alcune caratteristiche costanti nella vita (innate o acquisite attraverso un apprendimento precoce) siano necessariamente di tendenza razzista.»

A più di vent’anni di distanza dalla pubblicazione di America allo specchio la studiosa ribadiva quindi la sua posizione originaria e respingeva la teoria dell’infinita adattabilità della vita umana, in cui individuava invece un ulteriore effetto del carattere nazionale, vale a dire «il persistente rifiuto degli americani a riconoscere che una lunga privazione culturale subita da un qualsiasi gruppo etnico possa essere, in effetti, penalizzante».

Un altro aspetto controverso riguarda la scelta di sottolineare la scarsa rilevanza delle classi sociali negli Stati Uniti. Infatti, secondo Margaret Mead il concetto di classe possiede una staticità che la rende poco adatta a descrivere una società fluida e in continua transizione come quella statunitense. Nel contesto americano la struttura sociale è definita invece nei termini di pecking order, «l’ordine di beccata», in cui l’attribuzione di una funzione predominante non è legata a una gerarchia prestabilita ma piuttosto il risultato di una situazione in costante trasformazione. È per questo che gli americani tendono al raggiungimento di segni visibili del benessere economico, in una lotta per il primato che non consente pause e che si rinnova da una generazione all’altra, e in una coazione al successo originata da una storia nazionale che è segnata dalla presenza di una frontiera in movimento. Sebbene l’idea di un’economia basata sull’ipotesi di espansione permanente sia diventata improponibile nel ’900, l’America sembra incapace di adeguarsi a tale limitazione, ed è questa la sua contraddizione più pericolosa.

La riproposta, oggi, di America allo specchio permette di apprezzare a pieno la lucida lungimiranza con cui Mead aveva ipotizzato l’imminente declino del modello fondato sull’espansionismo permanente, mettendo in guardia dalle conseguenze politiche della progressiva erosione delle premesse puritane che identificano nel successo la ricompensa della virtù e nel fallimento un segno visibile dell’inettitudine.

La percezione di un legame tra sforzo e risultato è infatti fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità democratica. Se questo legame si indebolisce, aumenterà invece il numero di americani «convinti» che è tutto sia una «questione di protezioni» e che lavorare duro al giorno d’oggi non serve a niente» perché «tutto, comunque, è mafia».

Il rovesciamento dell’ideale puritano potrebbe rivelarsi insidioso, avverte Margaret Mead, perché la negazione della responsabilità morale trasforma il puritanesimo in un cinismo che potrebbe essere la base del fascismo americano, inchinato «davanti a ogni personalità abbastanza forte e abbastanza amorale da farla franca e ottenere ciò che vuole». Mentre illustra i pericoli del virus sociale che aggredisce la democrazia sotto forma di «fascismo per bene», l’antropologa osserva come il Secolo Americano corra il rischio di trasformarsi di un nuovo imperialismo che sostituisce all’ideologia della missione civilizzatrice «nient’altro che la brama di ricchezza, di potere e di conquista».

Per vincere davvero la guerra contro il totalitarismo, spiega Margaret Mead, ci vuole altro: serve la capacità di pensare «un ordine creativo» basato sull’interdipendenza delle civiltà, unito all’impegno per identificare «la grammatica della cultura globale».

-  MARGARET MEAD,

-  AMERICA ALLO SPECCHIO.LO SGUARDO DI UN’ANTROPOLOGA,

-  IL SAGGIATORE, PP. 260, EURO 19


Sul tema, nel sito, si cfr.:

LA STATUA DELLA LIBERTÀ DEGLI U.S.A. - CON LA SPADA SGUAINATA: "GUAI AI VINTI"!!! LA LEZIONE DI FRANZ KAFKA, IL MAESTRO DELLA LEGGE: RIPENSARE L’AMERICA. E il sogno del "nuovo mondo"!!!


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