I Discepoli
di Serge Wellens *
“Con la loro tristezza e la loro fame
le loro tentazioni e la loro fatica
erano là per ascoltare
la parola del panettiere
Era il miracolo del pane
la moltiplicazione degli uomini”
Les Disciples
«Avec leur tristesse et leur faim
leurs tentations et leur fatigue
Ils étaient là pour écouter
la parole du boulanger
C’était le miracle du pain
la multiplication des hommes»
Serge Wellens (1927-2010). Poesia tratta da La Concordance des temps, Ed. Folle avoine (1997)
Sul tema, nel sito, si cfr.:
IL VATICANO, L’ARCANGELO DELLA GIUSTIZIA, E UN BEL CARTELLO: "CHIUSO PER RESTAURO".
Se il “vampiro” abbandona la Chiesa
di Ida Bozzi (Corriere della Sera, 31 luglio 2010)
«Seguire Cristo non vuol dire seguire i suoi seguaci»: con il suo rifiuto della «cristianità» - più propriamente della cattolicità - espresso però «in nome di Cristo», la scrittrice americana Anne Rice ha aperto su Facebook una discussione che ha provocato un terremoto. Il fatto, rilanciato con grande evidenza dall’influente Huffington Post e poi dal «Washington Post» e dal «Guardian», risale a mercoledì, quando l’autrice di bestseller come Intervista con il vampiro ha pubblicato un post inequivocabile: «Oggi smetto di essere cristiana. Ne sono fuori. Resto fedele a Cristo come sempre, ma non all’essere "cristiana"». Risultato: oltre 1.300 commenti e 2.900 «mi piace» (il contrassegno che esprime consenso su Facebook).
La svolta, per l’autrice dalla vita tormentata e segnata da dure esperienze, viene a pochi anni dall’altrettanto clamorosa (ed enfatizzata) conversione alla fede dopo 40 anni di ateismo. Di famiglia cattolica, orfana di madre da adolescente, la Rice ha perso nel ’71 la figlia Michelle di appena 5 anni, morta di leucemia, e nel 2002 il marito Stan, ucciso dal cancro. Ma nel ’98, risvegliatasi da un coma, la conversione: la scrittrice ritrova la fede e dedica i nuovi libri alla storia di Gesù. Uno choc per i fan del vampiro Lestat de Lioncourt (diventato film con Brad Pitt, Antonio Banderas e Tom Cruise) e di altri personaggi della Rice, atei tormentati e pessimisti dalla sessualità libera. Ora la nuova svolta, motivata però non da un cedimento di fede, ma da una presa di posizione contro quelli che indica come eccessi normativi della Chiesa e le sue posizioni sui diritti civili: «Rifiuto di essere anti-gay. Rifiuto di essere anti-femminista. Rifiuto di essere contro il controllo delle nascite. Rifiuto di essere anti-democratica. Rifiuto di essere contro la scienza». Quasi un manifesto.
Contro le gerarchie per un cristianesimo che viva di libertà
di Giulio Giorello (Corriere della Sera, 31 luglio 2010)
Anne Rice confessa lo stesso disagio che per secoli non solo grandi letterati, filosofi e scienziati hanno espresso con veementi parole di denuncia, ma che donne e uomini «comuni» hanno provato sulla propria pelle, a volte persino rimettendocela sul rogo o in qualche camera dei supplizi. Non deve dunque stupire che la protesta dell’autrice di una grande saga di vampiri, capace di conquistare milioni di lettori in tutto il mondo, venga da una persona che aveva aderito al cattolicesimo dopo un lungo e tormentato cammino. Le prime vittime di una religione che si manifesta attraverso coazione e gerarchia sono i suoi fedeli, e non i miscredenti di qualsiasi estrazione - siano essi libertini, agnostici, atei, o quel che volete.
Anne è colpita dall’eccessivo numero di regole imposte dalla Chiesa di Roma. Ora, non è che le altre religioni ne siano prive, anzi. Tuttavia, ogni associazione privata (e tali non possono che essere tutte le Chiese, almeno nel quadro di una democrazia liberale) si basa su un insieme di norme che ne definiscono l’identità: queste possono venire cambiate o sostituite nel corso del tempo, ma non possono esser tutte eliminate, pena lo sciogliersi dell’associazione stessa. La vera questione riguarda il contenuto di queste regole e il modo in cui sono imposte e recepite.
L’associazione nota come Chiesa cattolica ha sempre ridefinito il suo nucleo più profondo in una struttura autoritaria: come hanno fatto notare gli ultimi due pontefici, che hanno tenuto a ribadire (nel caso qualcuno si fosse illuso) che la loro Chiesa non è (e non può essere) una democrazia. Si potrebbe obiettare da parte cattolica che l’obbedienza data liberamente a chi si ritiene il custode della parola di Dio è la forma più alta di libertà. Ma questa è solo retorica, che giustifica la rinuncia a quell’autonomia che tipi come Voltaire o Kant ritenevano caratterizzasse gli esseri umani quando escono dallo stato di minorità: perché non dire tutti, come il Leporello alle dipendenze di Don Giovanni, «son prontissimo a servir»? Discriminazione della donna, cui tra l’altro è negato il sacerdozio, concezione rigida della famiglia «naturale» (senza alcuna concessione a persone di orientamento non eterosessuale), divieto di esercitare l’autodeterminazione nelle scelte sessuali e persino nelle decisioni che riguardano la propria fine. Per non dire dell’incapacità delle alte gerarchie di fare veramente i conti con l’individualismo economico, il libertarismo politico e con l’innovazione scientifica e tecnologica, che spazza via superstizioni e vincoli vecchi di secoli.
Anne Rice, dunque, colpisce nel segno. E vista la società in cui vive credo che provi una certa insofferenza anche per lo scollamento, che il mondo cattolico ben conosce, tra un insieme di norme in teoria rigidissime e una pratica che le elude con mille accorgimenti. Quest’ultimo mi pare un tratto ancor più evidente in un Paese come il nostro che non nel contesto anglosassone. È possibile una vita cristiana diversa da così? Senza guardare ai tanti esempi dell’Europa soprattutto settentrionale o del Nordamerica, anche in Italia c’è qualche esempio prezioso: basti pensare al tipo di Chiesa e di etica, non autoritario e non discriminatorio, realizzato nelle valli valdesi del Piemonte occidentale. Difeso, come sa la storia, con una coraggiosa resistenza a qualsiasi genere di oppressione e intolleranza.
Il più grande uomo che sia mai esistito SI PUÒ dire di qualcuno, senza timore di essere smentiti, che è il più grande uomo che sia mai esistito? Da cosa misurate la grandezza di un uomo? Dal suo genio militare? dalla sua forza fisica? dalle sue capacità intellettuali?
La grandezza di un uomo, disse lo storico H. G. Wells, si può misurare ‘da ciò di cui è stato l’ispiratore, e dall’avere indotto altri a pensare seguendo criteri interamente nuovi e con un vigore che non si è spento con lui’. Wells, pur non professandosi cristiano, ammise: “Giudicato con questo metro, Gesù supera tutti”.
Alessandro Magno, Carlo Magno (chiamato “Magno” già dai suoi contemporanei) e Napoleone Bonaparte furono potenti sovrani. Con la loro formidabile presenza esercitarono grande influenza sui loro sudditi. Eppure Napoleone avrebbe detto: “Gesù Cristo ha influito ed esercitato autorità sui Suoi sudditi senza la Sua presenza fisica e visibile”.
Con i suoi insegnamenti dinamici e con il modo in cui visse la sua vita conforme ad essi, Gesù ha influito potentemente sulla vita degli uomini per circa duemila anni. Uno scrittore fece questa appropriata osservazione:
“Tutti gli eserciti che abbiano mai marciato e tutte le flotte che siano mai state costruite e tutti i parlamenti che si siano mai radunati e tutti i re che abbiano mai governato, messi insieme, non hanno influito sulla vita dell’uomo sulla terra in maniera così potente”.
(Con tutta la stima e il rispetto+Il bene del mondo)
"Stolto, questa stessa notte ti sarà richiesta la tua anima!... A Che vale all’uomo guadagnare il mondo intero lucrando, se poi perde la sua stessa anima! .... "
("E’ meglio un giorno da leone che! cento da pecora"...contento tu! contenti tutti!)
Pur se! anche loro erano fatti di Polvere-Fango e Sabbia;
con sentimenti e imperfezioni come tutti gli altri...
Senza alcuna ombra del dubbio! Andavano Avanti.
“Con la loro tristezza e la loro fame; sia fisica che “spirituale” e con tutte le loro tentazioni che; l’imperfezione gli recava e la loro fatica erano là per ascoltare...
Con discernimento per imparare a lampo e mettere in pratica al “campo” la parola del panettiere, Gesu’.
Il suo stesso corpo; simboleggiava il pane.
Era il miracolo del pane e I cinque pesciolini che; un ragazzo s’aveva portato, per andare appresso al Maestro e mangiando, “mangiando”;Il vero pane dal cielo!
“Chi si nutre della mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me, e io unito a lui”. “Questo discorso è offensivo; chi lo può ascoltare?” “Molti dei suoi discepoli se ne tornarono alle cose [lasciate] dietro e non camminavano più con lui. Perciò Gesù disse ai dodici: “Non ve ne volete andare anche voi, vero?” Simon Pietro gli rispose: “Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna;
"Padre santo, vigila su di loro a motivo del tuo nome che tu mi hai dato, affinché siano uno come lo siamo noi.
E dall’ora; Tutto; si muto’; nella moltiplicazione...degli uomini ( Con una genuina disposizione di buona volonta’) (Non faraonica o costantiana)
(Con tutto il bene del mondo)