"Amore" (Charitas) o "Mammona" (Caritas)?!

"Deus" è "caritas" ("caro-prezzo")!!! L’idolatria del denaro nell’Occidente cristiano. Una straordinaria lezione di Arturo Paoli, sull’amore ( "charitas") evangelico - a c. di Federico La Sala

domenica 15 ottobre 2006.
 


L’IDOLATRIA TRIONFANTE NELL’OCCIDENTE CRISTIANO

di Arturo Paoli *

(...) Il cristianesimo nel mondo greco è stato sfidato dalla domanda sul senso del vivere, piuttosto che dalla domanda di un progetto reale dell’esistenza. Nel nostro tempo stiamo scoprendo lo squilibrio che vivono i seguaci di Cristo, fra una proposta di fede intesa come ragione, e la debolez¬za di un’etica capace di opporsi al consumismo dilagante, causa diretta di quella povertà-maledizione che è vera schiavitù del maggior numero di esistenze umane. (...)

Oggi la Chiesa cattolica è impegnata nel difendere la vita umana e si scontra con tecniche di manipolazione della vita. Ma questa discesa in campo, vista dello parte dei poveri, lascia freddi e perplessi. Perché noi tutti individui e istituzioni siamo coinvolti nell’idolatria di mercato, causa di una quotidiana distruzione della vita in misure mai raggiunte per estensione e profondità.

La campagna portata avanti con tutti i mezzi, mentre il continente africano agonizza, l’America Latina è paralizzata nel suo sviluppo, la gioventù dell’occi¬dente cristiano è sempre più dominata dall’idolatria, ci fa pensare all’ironia evangelica che colpisce chi sputa il moscerino e inghiotte una trave. Oggi abbondano scrittori e scritti che mettono a nudo il funzionamento dell’idolatria di mercato e i suoi attentati allo vita.

Anche senza fare lunghi studi in economia, un piccolo libro ci informa a sufficienza su questa guerra infinito che falcia milioni di esseri umani condannando alla fame, escludendo giovani forze dal lavoro perché “ridondanti e dunque da eliminare”. (AA.VV., Economia come teologia?, Ed. L’Altrapagina, Città di Castello - PG). I Filosofi si sono svegliati scoprendo che i grandi progetti di organizzare le comunità politiche, pensati lontano dai reali bisogni umani, una volta calati nella realtà diventano assassini come il sistemo liberale degenerato in liberismo del mercato.

Le varie spiritualità cattoliche seguite dai laici nel tempo attuale sembrano non includere la responsabilità del mondo. Sono restate agganciate al dualismo greco, anima e corpo, anima che vive soprannaturalmente quasi estranea alla materia, corpo fatalmente esposto allo provvisorietà, al relativismo, senza considerare che il relativismo è diventato assoluto. Invano il Concilio ecumenico Vaticano II ha solennemente e infallibilmente proclamato che il centro della predicazione di Gesù è il Regno: “regno di giustizia, di amore e di pace” che deve avvenire nel tempo per l’impegno e la responsabilità dell’uomo, chiamato a renderne conto il giorno della seconda venuta di Cristo, alla Fine dei tempi.

Oggi autori molto letti e fecondi come Bauman, mediante analisi acute e profonde della società, mettono allo scoperto la nostra responsabilità. Nel piccolo libro accennato sopra il teologo Enrico Chiavacci riprende la Gaudium et Spes: “Con la venuta di Cristo tutta la storia non è altro che il faticoso cammino della storia verso la pienezza del Regno. il Regno non riguarda l’aldilà ma l’oggi, in cui la basilica di Dio si sta sviluppando. Dunque la presenza del cristiano, nella complessa e strutturata realtà sociale della famiglia umana, è un tema prettamente umano e attinente alla salvezza” (pag. 52).

Oggi, grazie a questa svolta del pensiero filosofico e parallelamente alle indicazioni dello Spirito Santo che appaiono molto chiare negli atti conciliari del Vaticano II, il cattolicesimo si trova di fronte ad una alternativa: o vivere la fede come adesione al suo contenuto di verità manifestato negli articoli del Credo e resa accessibile attraverso i vari catechismi che rendono pedagogicamente accettabile un catechismo ufficiale edito dal centro della chiesa e come obbedienza ai sacramenti. O vivere la fede come donazione di sé al progresso del regno di Dio nella storia. In questa seconda la prima non è esclusa; piuttosto a partire da quella il cristiano sincero, aprendosi all’azione dello Spirito Santo, giunge a convincersi che il senso vero della propria esistenza è quello di impegnarla integralmente per un mon¬do di giustizia, di fraternità, di pace. Nella prima maniera di vivere la fede invece non è inclusa la seconda.

Se non vogliamo vivere nell’illusione, o nella paura di essere segnalati come cattolici guastafeste e marginali, si può constatare che i cattolici della prima maniera sono una schiacciante maggioranza, e anche recentemente hanno manifestato una agitazione sproporzionata, delirante contro esperimenti scientifici di manipolazione della vita, scoprendo impietosamente la complicità silenziosa e l’accettazione degli innamorati di Cristo che per ingenuità o malafede contrastano in tutti i modi la realizzazione del progetto di Gesù, che Egli definisce regno di Dio, cioè la vera unica glorificazione del Padre.

Mettendo al centro il Regno di Dio, come ha chiesto lo Spirito santo nel Concilio, appare evidente quel relativismo cristiano che recentemente è stato citato dal cardinale Martini nell’omelia pronunciata nel duomo di Milano 18 maggio scorso. Il regno di Dio si realizza nel fluire della storia che presenta varie provocazioni all’impegno dell’uomo nella società del suo tempo. Questo impegno è la ragione d’essere di ogni esistenza umana, Gesù la contempla alla luce di Dio.
-  Il cardinale Martini nelle sue parole sembra indicare un’istanza superiore alla Chiesa: “sarà allora quando verrà il Signore che finalmente sapremo. Allora si compirà il giudizio sulla storia e sapremo chi aveva ragione. Allora le opere degli uomini appariranno nel loro vero valore e tutte le cose si chiariranno, si illumineranno, si pacificheranno”.

Il cristiano non ha una marcia in più degli altri, dovrebbe averla perché la sua fede dovrebbe averlo portato a dissetarsi direttamente alla fonte dell’amore, ma spesso non dona questo amore, lo ritiene per sé impaludandolo. -Allora viene alla mente spontanea la parabola del Samaritano che trasmette la vita a un morto, mentre i due trascurano il fratello in preda alla morte per non perdere il diritto di approssimarsi alla Fonte dello vita. I segni dei tempi sono relativi perché legati al tempo, eppure Gesù li mostrò come necessari per il nostro impegno nel divenire del Regno.

La profezia è la capacità di leggere il relativo, di vedere che la giustizia è un valore di tutti i tempi per tutti gli uomini ma è solo la profezia che consegna alla giustizia la realtà di un volto che sanguina o che è solcato di rughe per fame e per fatica. Nella mia lunga vita ho avuto la possibilità di vivere un periodo a Roma dove ci scontrammo con dei valori umani che si dibattono su un piano strettamente logico e razionale, anche se destinati a entrare nel tempo e quindi nella relatività, come la conciliazione tra l’obbedienza e la libertà, la difesa dello spazio della laicità dallo spazio del sacro e del religioso.

Il ricorso costante allo Spirito di Dio mi apparve e mi pare ancora oggi indispensabile per vivere quella vicenda senza perdere unità di un progetto di vita che avevo scelto con una coscienza chiara e libera. La vita con i poveri mi ha avvicinato ad una religiosità incarnata che mi ha portato a riconoscere la teologia della liberazione, le varie filosofie fenomenologiche fra cui distinguo il pensiero di Levinas, come il filo rosso del regno di Dio.

E oggi penso che non si sveleranno mai tutti i sensi che contiene lo parola conciliare di povertà della Chiesa e nella Chiesa, se non cogliendo questi avvenimenti come profezia cioè come presenza dello Spirito di Dio nella storia. In questa luce storica appare in tutta la sua evidenza il Gesù dei Vangeli che si identifica con il progetto Regno di Dio che chiarisce nelle parole più vicine all’uomo: “sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

La parola vita torna quasi ad ogni capitolo del vangelo di Giovanni. E la vita per un ebreo è la vita umana nella sua totalità. E il vangelo narra che Gesù realizza il progetto andando incontro a tutte le carenze di vita negli esseri umani che incontra. E non si limita a prestare questo aiuto ma alza la sua voce contro coloro che attentano alla vita, anche se in nome della legge che discende dal Padre al pari della vita.

Oggi non è possibile pensare a un mondo diverso, se non partendo dalle vittime di quelli che tolgono la vita. La forma concreta di togliere lo vita a una parte sempre più estesa di esseri umani consiste nel fatto che l’economia Finanziaria si sviluppa senza nessun legame con l’economia reale, in poche parole esiste denaro che trasmette vita, e denaro che trasmette morte perché è denaro che produce denaro, spogliato del suo essere simbolico che è quello di alimentare la vita.

C’è un parallelismo impressionante tra questo senso del denaro simbolo di vita e di morte e l’Eucarestia nella quale uno attinge la vita o la morte. Chi mangia il pane del Signore e beve il suo sangue in modo indegno si rende colpevole del corpo e del sangue del Signore (I Cor 11) e questo indegnamente è rappresentato nella scenetta del ricco che viene all’incontro eucaristico (l’agape) con dei cibi costosi, e se li mangia prima che arrivi il povero, invece di dividerli.

Ora come ci dice il filosofo argentino Dussel, chi per primo ha previsto e denunziato l’idolatria è stato Carlo Marx e non la Chiesa. Le sue intuizioni, seppellite nelle professioni di ateismo piuttosto storico che filosofico, manifestano oggi di essere profetiche per l’avvento dell’idolo mercato. La Chiesa non trova oggi sul fronte avversario le eresie che sono letture di alcuni dogmi definiti dalla chiesa, che finalmente, secondo l’opinione di Agostino, favoriscono il progresso dello fede, ma l’idolatria trionfante nell’occidente cristiano. E questa non si può combattere con argomenti razionali, perché non è un fenomeno del pensiero, ma il frutto di una scelta puramente materialistica come l’accumulazione del denaro. Il denaro è sottratto al bisogno ed è relazionato al desiderio, e da simbolo di vita diventa simbolo di morte.

Attraverso il meccanismo della globalizzazione che significa liberare il denaro dalla sua funzione di soddisfare i desideri reali di tutti gli esseri umani, per farne oggetto di accumulazione in mano di pochi nascosti nell’anonimato delle banche e questo denaro cresce creando e stimolando desideri. Una gran parte di questo denaro va nella pubblicità che si fa sempre più spettacolo. Quando la TV annunzia pubblicità, ci si attende di vedere un breve spettacolo molto geniale e attraente che ci convince immediatamente che il detersivo infallibile per far sparire le macchie è quello della marca che appare nella scena mentre elimina una goccia di grosso caduta inavvertitamente sulla giacca di un avventore seduto al tavolo di un grande e vistoso ristorante. E la Fantasia dei creatori di pubblicità non ha limiti. Così i desideri dei ricchi seguono questa insonne e infinita produzione che stimola la nascita e la crescita dei desideri che sottrae il denaro dedicato ai bisogni reali. Questo meccanismo non l’ho mai trovato nei libri di teologia morale, e nemmeno di spiritualità.

Ma ricordo un libro scritto da una donna, Agnes Heller, che mi ha illuminato sui bisogni reali e sui desideri, concetti molto semplici portatori di conseguenze gravissime. Ho sentito il bisogno di informarmi per la straziante evidenza della morte che circola nelle favelas di cui constato la presenza nel volto dei bambini denutriti e mi viene continuamente raccontata dalle donne che portano con sé la tragedia quotidiana di questo furto della vita i cui autori le sono ignoti.

Impossibile non interrogarsi a fondo, non cercare di chiarire la causa di questa morte sempre più avida di vittime umane, senza sentire l’assoluta falsità delle nostre parole consolatorie e il vero autentico relativismo dei programmi di studio dei futuri pastori che vengono preparati in lunghi anni di separazione dalla vita reale, a respirare in colonie asettiche, lontane dalla concretezza quotidiana dove appare evidente il senso vero del mondo nella lotta impari tra la morte e la vita. E qui, in questo tragico mondo reale, si rinnova lo spezzarsi del velo del tempio e il senso vero del povero e giusto che agonizza sulla croce. E quanto lussuoso infantilismo si nasconde nel nostro stile di vivere la nostra fede.

In opposizione alla idolatria del mercato appare sempre più chiaro che bisogna abbandonare lo spazio della metafisica senza paura. Allora noi cristiani ci ricorderemo che per liberare gli ebrei dalla schiavitù del Faraone che si presenta come un dio, il Dio vero scese al lamento del popolo e strinse con lui l’alleanza-matrimonio. Il Dio sceso nella carne dell’uomo Gesù significa, secondo il filosofo Natoli, l’abbattimento degli idoli e mostra che tutti gli idoli sono battibili. Sicuro che non tarderà la fine dell’ultimo, il mercato.

Contro l’opinione che abbandonando il metodo metafisico si cade nel caos e nella confusione delle idee, ho trovata una pagina di Tagore: «A mezzanotte, lo pseudoasceta annunziò: “E’ ora che io lasci la mia casa, e ricerchi Dio. Chi mi ha trattenuto tanto tempo nell’illusione?”. Dio mormorò: “Io”, ma l’uomo aveva le orecchie chiuse.., il bimbo gridò nel sonno e si strinse alla madre. Dio comandò: “Fermati, sciocco; non lasciar la tua casa”. Ma l’uomo neppure allora udì. Dio sospirò e disse: “Perché il mio servo mi abbandona per andare in cerca di me? ».


*

Fonte: “Oreundici” e “Pretioperai”, n. 66, Sett. 2005

Ringraziamo don Aldo Antonelli per averci messo a disposizione questa relazione sulla idolatria del denaro di Arturo Paoli tenuta qualche anno fa, nel convegno annuale che gli amici di "Oreundici" tengono in quel di Trevi nell’Umbria. Questa relazione è stata pubblicata nell’’ultimo numero della rivista "Pretioperai"

IL DIALOGO, Sabato, 01 ottobre 2005


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  IL NOME DI DIO. L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"

-  IL LETTO DI PROCUSTE DELLA GERARCHIA VATICANA, L’ONU E L’ORIENTAMENTO SESSUALE DELLE PERSONE. Opposizione della Chiesa alla proposta della Francia di depenalizzazione dell’omosessualità

-  LA "CHARTA CHARITATIS" (1115), LA "MAGNA CHARTA" (1215) E LA FALSA "CARTA" DELLA "DEUS CARITAS EST" (2006).

-  LA VERITA’ NON E’ NEGOZIABILE.

-  SENZA ALCUNA PIETA’ E MISERICORDIA (CHARITAS)!!! TUTTO A "CARO-PREZZO": "DEUS CARITAS EST"!!!
-  Messa in latino e No alle unioni civili. Monito alla Conferenza episcopale francese del Capo della Chiesa cattolica a Lourdes

-  DIO E’ RICCHEZZA ("Deus caritas est": Benedetto XVI, 2008)!!! QUESTA E’ LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI E LA CHIESA "CATTOLICA" E’ LA CUSTODE "UNIVERSALE" DELL’ORDINE SIMBOLICO DI "MAMMONA" E DI "MAMMASANTISSIMA" .... QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE, DOMANI, E SEMPRE!!! L’ANNUNCIO A GIUSEPPE, NELLA TRADIZIONALE LETTURA DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA, DI GIANFRANCO RAVASI

-  DIO E’ VALORE ("CARITAS") E HA LA SUA LOGICA: "LE FEDI COME LE AZIENDE ASPIRANO AL MONOPOLIO". Una recensione di Paolo Mieli, del libro di Philippe Simonnot, "Il mercato di Dio. La matrice economica di ebraismo, cristianesimo, islam".

-  SINODO DEI VESCOVI 2008. L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO: AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?!
-  Fatto sta che la prima enciclica di Papa Benedetto XVI (Deus caritas est, 2006) è per Mammona.


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