60° ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE. LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI .... In memoria di Lucio Camurzio Punico.

L’ITALIA DEVASTATA E IL SIGNIFICATO DI "CAMORRA". RIVELAZIONI SUL FILO DELLA PAROLA. Un breve resoconto - di Federico La Sala

mercoledì 24 settembre 2008.
 

ITALIA: POLITICA E AMBIENTE

LO SCEMPIO DEL “TERRITORIO” ... E LE “CAMERE” SGARRUPATE!!!

La ‘lezione’ di “due” grandi accademici dei Lincei, Giovanni Garbini e L. Camurzio Punico

di Federico La Sala *

Negli ultimi “Rendiconti dell’Accademia Nazionale dei Lincei” - nella “Classe di Scienze morali, storiche e filologiche” - tra le “Note dei Soci”, è apparsa la nota del Socio Nazionale Giovanni Garbini, presentata nell’adunanza dell’11 marzo 2005. Si tratta - questo il titolo - di “Divagazioni storiche e linguistiche su L. Camurzio Punico”. Fortuna ha voluto, che abbia avuto l’opportunità di poterlo leggere: è un piccolo delizioso ‘gioiello’, per scrittura e ricchezza di vibrazioni umane, culturali, scientifiche e ... politico-civili! Sorprendente, e bello!

Così comincia: “Da quando frequento questa nostra Accademia, e sono non pochi anni, ogni volta che scendendo le scale mi sono trovato di fronte alla nicchia che conserva l’ara funeraria di Lucio Camurzio Punico mi sono chiesto chi fosse precisamente costui: quel cognomen di Punicus sollecitava inevitabilmente la curiosità di uno che si è interessato di cose fenicio-puniche fin dal 1960. Ho così incominciato a curiosare, da profano di cose romane, intorno a questo personaggio, che possiamo quasi considerare quasi come un nostro antico consocio, anche se è finora rimasto estraneo alle nostre sedute. In questa Nota esporrò i risultati delle mie indagini, che mi hanno coinvolto a livello personale più di quanto potessi sospettare all’inizio”. (pp. 383-384). E dedica “questa breve nota con affettuoso ricordo a Massimo Pallottino”- l’illustre docente di etruscologia e di archeologia italica - “nel decennale della scomparsa”(p. 384)

Ma come un’eco, nel ‘racconto’ della ricerca fatta da Garbini, affiora anche la ‘voce’ di un altro grande protagonista della cultura italiana del Novecento: “Tutte le volte, e non furono tante, che io son tornato nella casa dove nacqui (è in un paese montano, sul margine di faggete eterne che nessuno ha traversato, nel cuore più nascosto della Basilicata [...]); tutte le volte che sono tornato a casa, dicevo, giungendovi da Salerno per il Vallo di Diano [...]”. E’ quella di don Giuseppe De Luca, e quello citato è l’avvio dell’articolo, intitolato “Ballata alla Madonna di Czestochova” (“Osservatore Romano” del 25 febbraio 1962), scritto su invito di papa Giovanni XXIII, in occasione della visita a Roma del primate polacco, il cardinale Wyschinski (legato a sua volta a un altro prete che - figlio di una donna di religione ebraica, di nome “Emilia”, e di un padre cristiano-cattolico - porta già nel cognome il ‘grido’ W o Italy: Karol J. Wojtyla).

Incredibilmente, il primo riferimento bibliografico di Garbini - dopo aver detto che “Il fatto che il monumento funerario di Camurzio Punico sia stato ritrovato a Roma fa supporre che il personaggio appartenesse a una famiglia romana; ciò viene confermato da una fonte letteraria, l’unica che ricordi un Camurzio” - nella nota 2, relativa alla questione, è proprio ad un’opera di una studiosa con lo stesso cognome, di nome Gioia: “Il monumento - scrive Garbini - è pubblicato in G. De Luca, I monumenti antichi di Palazzo Corsini in Roma, Roma 1976, pp. 117-118, n. 62 [...]”.

Ma, stranamente, la ‘coincidenza’ non è limitata a questo: in ordine capovolto di ‘narrazione’, nella “Ballata” c’è lo ‘stesso’ movimento. De Luca prende il ‘via’ dalla sua casa, per ‘arrivare’ al santuario della Madonna di Czestochova e... accompagnare e accogliere a Roma il cardinale Wyschinski, Garbini ‘parte’ da Roma e, seguendo le tracce di L. Camurzio Punico - sempre guidato dal suo “spirito” e dalla sua “parola” - ritorna là da dove è partita la sua famiglia e .... accompagna e accoglie a Roma, all’Accademia dei Lincei, la “parola” e lo “spirito” di questo suo “antico consocio”!

Riannodiamo i fili del ‘racconto’ della ricerca: Garbini, accertato che “il nostro Camurzio era vissuto per diverso tempo a Cartagine e forse era stato testimone delle vicende che nel 70 d. C. portarono all’uccisione del proconsole Pisone”(p.385), e resosi conto che “sulla famiglia romana dei Camurzi” non ha potuto “trovare di più” e, tuttavia (dopo aver ricordato, in particolare, tre iscrizioni provenienti rispettivamente da Compsa - l’attuale Conza della Campania, in provincia di Avellino - da Paestum, e da Brindisi), che “il nome Camurtius esisteva già nella seconda metà del IV sec. a. C.”, concentra la sua “attenzione sull’aspetto linguistico del nome Camurtius” e “dalla forma ampliata di Camurius, dal quale deriva anche Camurenus” e riprende il cammino...

“Il nome viene ritenuto, a ragione, di origine etrusca, come rivelano le forme camurinal e camuris documentate rispettivamente a Chiusi e a Perugia” e, ancora, il fatto che “tutta l’area coperta da questi nomi è etrusca” e, infine, che “Camerino, in provincia di Macerata, trova la sua ovvia spiegazione nel fatto che questo centro portava il nome etrusco di Camars, lo stesso portato dalla città etrusca di Chiusi prima di diventare Clusium”(p. 386).

Così, considerate tutte le forme onomastiche documentate e visto che “la forma originaria della radice, testimoniata dal greco, dall’etrusco e dal latino, è camar-; mentre esclusivamente latina è camer-“, ci avviciniamo alla soluzione, al nome comune “che sta alla base dei toponimi e degli etnici”: il latino camàra con il più comune càmera, “volta con il soffitto a volta” o, per estensione, “un centro abitato situato su un terreno arcuato, cioè su una collina [...]”(p.387) E, alla fine, confortato dall’esistenza “di un raro aggettivo latino, camùrus, [...] usato solo da Virgilio (Georgica, III, 55) e che designa un bue le cui corna sono conversa introrsus, cioè curvate all’interno”, non gli resta che trovare “il missing link che leghi direttamente camur- a camar-“(p. 388).

E lo trova! “L’anello mancante - scrive Garbini - esiste: nella zona a sud di Camerino, dalla quale proviene la mia famiglia, non è raro trovare zone collinose, coltivate o meno, chiamate “Camere”; una di queste, che conosco molto bene e che si trova su un terreno piuttosto scosceso, è nota anche con un secondo appellativo, “Sgamuratu”, che mi ha sempre lasciato perplesso e che finalmente ho capito grazie a Camurzio Punico. “Sgamuratu” rappresenta la forma collettiva di “Camere”, ottenuta con un prefisso s- di valore intensivo e la radice gamur- derivata da camer-“. E, poco oltre, così mette fine al suo ‘racconto’: “Possiamo quindi concludere che il gentilizio romano Camurtius è di origine etrusca e nasce, con ogni probabilità, come etnico dal toponimo Camars; l’esistenza di due città etrusche con questo nome non permette di essere più precisi, anche se l’ampia distribuzione geografica e cronologica del nome rende più verosimile un’origine da Chiusi anziché da Camerino”.

Ma, a questo punto, non tutto è chiaro e, tuttavia, nemmeno possiamo lasciarli dove sono arrivati - né Giovanni Garbini né L. Camurzio Punico.... dobbiamo invitarli a ritornare dove attualmente sono - a Roma, e accompagnarli dal nostro Presidente della Repubblica Ciampi, affinché siano accolti con tutti gli onori - come meritano questi “due” grandi cittadini ‘romani’!!! Prima di farlo, però, dobbiamo ringraziarli del lavoro fatto e portare loro in dono dalla Campania e da Napoli ... l’ultima “parola”, per chiarire tutto e per rendere omaggio finalmente alla loro lodevolissima opera di virtuosi cittadini sia di Roma sia dell’Italia!!!

Che cosa ci ha ‘raccontato’ tanto di importante da meritare tutto questo il socio dell’Accademia, il prof. Giovanni Garbini, ordinario di filologia semitica all’Università di Roma “La Sapienza” e autore - tra tante altre opere - di una eccezionale traduzione del Cantico dei cantici (Paideia Editrice, Brescia 1992), che rende e restituisce - contro tutte le menzogne e le disperazioni - il v. 8.6 (“Amore è più forte di Morte”) al suo valore e splendore assoluto? Seguendo L. Camurzio Punico, egli ha ritrovato il filo per ritornare alla sua terra e alla sua casa e, finalmente, capire cosa significa “Sgamuratu” - una ‘lezione’(dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista socio-politico) dal e sul suo e nostro instabile e vulcanico territorio - tutto, quello d’Italia.

L’anello mancante l’ha trovato ... ma ad esso, per capire bene il senso della sua preziosa personale e scientifica ricerca, bisogna ri-unire l’altro lato - quello negativo (in dialetto campano): “Sgarrupatu”! Chiariamo: come si chiamano - nell’area studiata - le “zone collinose, coltivate o meno”, quando si trovano “in un terreno piuttosto scosceso”? Sono chiamate “Sgamuratu”, perché - e qui per motivi geologici e strutturali! - si trovano ad essere in tale stato da epoche preistoriche; ma nella stessa zona e altrove, dove tali “Camere” sono diventate “Sgamuratu” - non per ragioni naturali, ma per l’abuso e la speculazione di avidi imprenditori, urbanisti, e politici, che vi hanno messo “le mani sopra” - come devono essere chiamate e si chiamano? Non si devono chiamare più giustamente e più propriamente “Camere sgammurate, sgarrupate”?!

In Campania, al mio paese - poco distante dal paesino di don Giuseppe De Luca - con la parola “sgarrupaturo”, indichiamo proprio ciò che Garbini dice essere il significato di “sgamuratu”, e tale senso lo diamo anche ad edifici che - abbandonati e non più abitati - diventano, per progressivo degrado, “sgarrupati”!!! E allora, chiarito questo, si comprende bene ... perché L. Camurzio Punico ha svegliato dal “sonno dogmatico” il prof. Garbini e l’ha sollecitato a lanciare l’allarmeambientale’.

Ciò che è in gioco - qui ed ora, nel nostro presente ‘territorio’ storico e politico (ricordiamo che la Nota il prof. Garbini l’ha presentata all’Accademia l’11 marzo del 2005) - sono le “Camere” di Roma e di tutta l’Italia - e non solo quelle “fisiche”!!! E, se teniamo presente che la nostra Capitale è ben piantata su sette colline, sui “sette colli”, cosa hanno cercato di comunicarci L. Camurzio Punico e Giovanni Garbini? Semplicemente che è l’ora di svegliarsi. Il loro ‘grido’ è: Attenti alle “Camere”! Attenti a Roma!

Che l’Italia ...Viva! E che il nostro Paese non venga ridotto a un paese “sgamuratu”, “sgarrupatu” ... dove nessuno, senza eccezione e senza alcuna speranza, se la potrà più cavare! Nient’altro - ma non è affatto poco, sia da parte di L. Camurzio Punico sia da parte di Giovanni Garbini, sia da parte dell’Accademia dei Lincei! Pensiamoci! (25.03.2006).

Federico La Sala

* Il Dialogo, Sabato, 25 marzo 2006


CAMORRA (Wikipedia)

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RESTITUITEMI IL MIO URLO!!!

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MA DOVE SONO I FILOSOFI ITALIANI OGGI?!

A FREUD, GLORIA ETERNA!!!


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