TERZO MILLENNIO DOPO CRISTO. IL MESSAGGIO E LO SPIRITO EVANGELICO ("AGAPE" "CHARITAS") NON HA NIENTE A CHE FARE CON IL VANGELO E LO SPIRITO "MAMMONICO" DEL MAGISTERO PAPALE ("DEUS CARITAS EST": BENEDETTO XVI, 2006).

LA CHIESA, IL CELIBATO DEI PRETI (UN "CHARISMA", NON UNA LEGGE!!!), E LA PEDOFILIA. Un intervento di Hans Kung, su "Le Monde" - a cura di Federico La Sala

(...) Il celibato non era ancora in vigore nel primo millennio dell’era cristiana. In Occidente, è stato istituito nell’XI secolo sotto l’influenza dei monaci (che erano celibi per scelta). Lo si deve a papa Gregorio VII (...)
venerdì 5 marzo 2010.
 


-  Per lottare contro la pedofilia, aboliamo il celibato dei preti

-  di Hans Küng

-  Le Monde, 5 marzo 2010 * (traduzione dal francese: www.finesettimana.org)

I numerosi abusi sessuali che dei membri del clero cattolico hanno commesso su bambini e adolescenti, dagli Stati Uniti alla Germania, passando per l’Irlanda, non portano alla Chiesa cattolica solo un danno di immagine. Sono anche rivelatori della crisi profonda in cui essa si sta dibattendo.

Per la Conferenza episcopale tedesca ha preso pubblicamente posizione il suo presidente, l’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch. Il fatto che abbia definito questi casi di abusi sessuali dei “crimini odiosi”e che, di conseguenza, nella sua dichiarazione del 25 febbraio, la Conferenza episcopale tedesca abbia chiesto perdono a tutte le vittime, è certo un primo passo in direzione di un ritorno all’ordine; ma dovrebbe essere seguito da altri passi. La dichiarazione di mons. Zollitsch comporta almeno tre gravi errori di valutazione che bisogna denunciare.

Prima affermazione: gli abusi sessuali dovuti a dei preti non hanno niente a che vedere con il celibato. Obiezione! È certo incontestabile che questo genere di scandali avviene anche in famiglie, scuole, associazioni e anche all’interno di Chiese in cui la regola del celibato dei preti non esiste. Ma perché il fenomeno è così diffuso proprio nelle Chiese cattoliche dirette da uomini non sposati? Beninteso, queste devianze non sono esclusivamente dovute al celibato.

Ma esso è strutturalmente l’espressione più rilevante della relazione distorta che la gerarchia cattolica ha con la sessualità, la stessa che determina il suo rapporto con il problema della contraccezione e molti altri.

Eppure basta aprire il Nuovo Testamento: se Gesù e Paolo hanno preferito, a titolo esemplare, non sposarsi per restare a servizio dell’umanità, non per questo non hanno lasciato all’individuo una libertà di scelta totale in questo ambito. Nel Vangelo, il celibato può essere considerato solo una vocazione liberamente accettata (Charisma) e non una legge universalmente imposta.

Paolo si è opposto a coloro che, già allora, sostenevano che “è bene per l’uomo astenersi dalla donna”: “A causa delle dissolutezze, è bene che ogni uomo abbia la sua donna e che ogni donna abbia suo marito” (1° capitolo della lettera ai Corinti, 7,1 e seguenti), rispondeva loro l’apostolo. Secondo la prima lettera a Timoteo, “bisogna anche che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna”(3,2).

Pietro, come anche gli altri discepoli di Cristo, sono stati sposati durante tutto il periodo del loro apostolato. È stato così, per diversi secoli, per i vescovi e i preti delle parrocchie, il che, come tutti sanno, si perpetua nelle Chiese d’Oriente, anche tra gli uniati rimasti legati a Roma, e nell’ortodossia nel suo insieme, almeno per quanto riguarda i preti. È proprio il celibato elevato a regola che contraddice il Vangelo e la tradizione del cattolicesimo primitivo. È quindi opportuno abrogarlo.

Seconda affermazione: è “totalmente erroneo” ricondurre questi casi di abuso sessuale ad una faglia nel sistema della Chiesa. Obiezione! Il celibato non era ancora in vigore nel primo millennio dell’era cristiana. In Occidente, è stato istituito nell’XI secolo sotto l’influenza dei monaci (che erano celibi per scelta). Lo si deve a papa Gregorio VII, quello stesso che ha costretto l’imperatore del Sacro Romano Impero germanico ad inginocchiarsi davanti a lui a Canossa (1077), e lo ha fatto nonostante la virulenta opposizione del clero italiano e più ancora di quello germanico. In Germania, del resto, solo tre vescovi hanno osato promulgare il decreto papale. I preti che protestavano si contavano a migliaia. In una petizione, il clero tedesco ha chiesto “se il papa non conosceva la parola del Signore: ’Chi può capire, capisca!’” (Matteo 19, 12). In questo unico e solo passo riguardante il celibato, Gesù si esprime a favore del carattere volontario di questa riforma del modo di vivere.

La regola del celibato doveva quindi diventare - insieme all’assolutismo papale e al rafforzamento del clericalismo - un pilastro essenziale del “sistema romano”. Contrariamente a ciò che ha corso nelle Chiese d’Oriente, il clero occidentale, così votato al celibato, appare per questo completamente separato dal popolo cristiano: come una classe dominante singolare, fondamentalmente al di sopra dei laici, ma totalmente sottomessa all’autorità pontificia romana. Ora, l’obbligo del celibato costituisce oggi la causa principale della mancanza catastrofica di preti, dell’abbandono - carico di conseguenze - della pratica della comunione e in molti casi nel crollo dell’assistenza spirituale personalizzata.

Una evoluzione che si cerca di nascondere con la fusione di parrocchie, dietro l’eufemismo di “unità di assistenza spirituale” che vengono affidate a dei parroci già totalmente sovraccarichi. Eppure qual è la migliore formazione per le generazioni future di preti? L’abrogazione della regola del celibato, radice di tutti i mali, e l’apertura dell’ordinazione alle donne. I vescovi lo sanno bene, ma bisognerebbe che avessero il coraggio di dirlo a voce alta e intelligibile. Avrebbero dalla loro parte la stragrande maggioranza della popolazione e anche i cattolici, dei quali i sondaggi recenti mostrano che si pronunciano a favore del matrimonio dei preti.

Terza affermazione: i vescovi si sono addossati abbastanza responsabilità. Che finalmente siano state adottate delle misure di spiegazione e di prevenzione è una iniziativa lodevole. Ma l’episcopato non porta forse la responsabilità di decenni di pratiche di mascheramento dei casi di abuso sessuale, che spesso hanno avuto come unica conseguenza il trasferimento del delinquente, mirando solo a rafforzare la cappa di piombo? Quelli che ieri hanno soffocato gli scandali, sono oggi i più qualificati per fare luce? Non sarebbe meglio una commissione indipendente?

Fino ad oggi, quasi nessun vescovo ha riconosciuto la sua complicità. Eppure, ciascuno potrebbe arguire che si limita a seguire gli ordini di Roma. In Vaticano, sulla base del più assoluto segreto, la discreta Congregazione per la dottrina della fede ha affrontato tutti i casi gravi di devianza sessuale commessi dai membri del clero, che quindi sono arrivati sul tavolo del suo prefetto, il cardinale Ratzinger, tra il 1981 e il 2005. Ancora il 18 maggio 2001, quest’ultimo inviava ai vescovi del mondo intero una lettera solenne sulle penose mancanze (“Epistula de delictis gravioribus”). I casi di abusi sessuali vi erano posti sotto “segreto pontificio” “Secretum pontificium”) e classificati come offesa che esigeva una punizione ecclesiastica.

La Chiesa non dovrebbe quindi attendersi anche dal papa, in collegialità con i vescovi, un mea culpa? E - a guisa di riparazione - a questo dovrebbe essere collegata la possibilità che la regola del celibato, su cui il Concilio Vaticano II non si è espresso, sia finalmente liberamente e apertamente riconsiderata. Quindi, con la stessa franchezza per affrontare di petto la questione degli abusi sessuali stessi, bisognerebbe affrontare la discussione sulla sua causa essenziale e strutturale: la regola del celibato. Ecco quello che i vescovi dovrebbero proporre fermamente e senza giri di parole a papa Benedetto XVI.

* Tradotto dal tedesco da Nicolas Weill


Sul tema, nel sito, si cfr.:

ABUSO DEL NOME DI "CRISTIANI". I vescovi cattolici tedeschi citati in giudizio. Non dovranno più definirsi cristiani.

PER GLI ABUSI SESSUALI COMPIUTI DA ESPONENTI DELLA CHIESA CATTOLICA, ISTITUIRE IL "GIORNO DELLA VERGOGNA". Al Vescovo di Roma e ai Vescovi d’Irlanda, una proposta di Alberto Senatore, dalla Città del “Film Festival dei Ragazzi", Giffoni Valle Piana

LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!

-  PER LA CHIESA CATTOLICA, SAN GIUSEPPE E’ ANCORA UN "GOJ", UNO STRANIERO.
-  LA "SACRA FAMIGLIA" DELLA GERARCHIA CATTOLICO-ROMANA E’ ZOPPA E CIECA: IL FIGLIO HA PRESO IL POSTO DEL PADRE DI GESU’ E DEL "PADRE NOSTRO" E FA IL SANTO "PADRINO".... CON "MAMMASANTISSIMA".

-  L’importanza della lezione dei "PROMESSI SPOSI", oggi - nell’epoca dei Borromeo Ratzinger ... degli Innominati, e dei don Rodrigo Katzsav !!!


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