EUROPA, EBRAISMO E PSICOANALISI: VA’ PENSIERO (G. VERDI, "NABUCCO" - NABUCODONOSOR). MEMORIA, CREATIVITA’ E INTERPRETAZIONE ....

FREUD, RICORDANDO-SI DI NAPOLI (E DEL SOGNO DI UNA NUOVA "POLIS"), COMINCIA A CAPIRE COSA C’E’ DIETRO LA SUA (E NON SOLO SUA) INFATUAZIONE PER ANNIBALE, PER IL "VENDICATORE". Una breve analisi della "dimenticanza di una parola latina" da parte di un giovane accademico - a c. di Federico La Sala

(...) Ho varie ragioni per attribuire valore a questa piccola analisi e sono grato a quel mio compagno di viaggio di allora per avermela concessa (...)
mercoledì 25 maggio 2011.
 

DIMENTICANZA DI PAROLE STRANIERE

di Sigmund Freud *

Il lessico corrente della nostra propria lingua, nell’ambito dell’uso normale, appare protetto dalla dimenticanza. Ciò non accade, notoriamente, quando si tratta di vocaboli di una lingua straniera. La tendenza a dimenticarli esiste per tutte le parti del discorso e un primo grado di disturbo funzionale si manifesta nella irregolarità della nostra padronanza del lessico straniero, a seconda delle condizioni generali e del grado di stanchezza.

Queste dimenticanze presentano, in tutta una serie di casi, il medesimo meccanismo [...] A riprova, comunicherò una sola analisi, ricca però di caratteristiche rilevanti, che riguarda la dimenticanza di una parola non sostantivale di una citazione latina. Mi si permetta di riferire questo piccolo episodio per esteso e in modo particolareggiato.

Ancora in occasione di un viaggio di vacanza, la scorsa estate, rinnovai la conoscenza di un giovane di formazione accademica che - mi accorsi subito - aveva una certa familiarità con alcuni dei miei scritti di psicologia. Non ricordo più come, eravamo giunti a parlare della collocazione sociale della razza a cui noi due apparteniamo, e questo giovane, ambizioso, esprimeva profondo rammarico per il fatto che la sua generazione, così si era espresso, fosse destinata ad atrofizzarsi, non potendo sviluppare i propri talenti né soddisfare le proprie esigenze.

Concluse il suo appassionato e commosso discorso con il celebre verso virgiliano in cui l’infelice Didone incarica i posteri della vendetta contro Enea: “Exoriare...”; anzi avrebbe voluto concluderlo così, ma non portò a termine la citazione e tentò di nascondere un palese vuoto di memoria con un’inversione di parole:”Exoriar(e) ex nostris ossibus ultor!”. Alla fine esclamò seccato: ”Per favore, non mi guardi con quell’espressione derisoria, quasi il mio imbarazzo la stesse divertendo e, piuttosto, mi aiuti. Manca qualcosa al verso. Com’è esattamente, per esteso?”.

“Volentieri” risposi e citai correttamente: “Exoriar(e) aliquis nostris ex ossibus ultor!”.

“Che sciocco a dimenticare una parola così. D’altronde sappiamo da Lei che nulla si dimentica senza una ragione precisa. Sarei proprio curioso di sapere come mai io abbia potuto dimenticare il pronome indefinito aliquis”.

Accolsi prontamente la sfida, sperando in un contributo ulteriore alla mia collezione, e dissi: “Possiamo arrivarci senz’altro, soltanto devo chiederle di comunicarmi con sincerità e non criticamente tutto ciò che le viene in mente quando, senza alcuna intenzione precisa, rivolge la sua attenzione alla parola dimenticata”.

“Bene, allora mi viene in mente una cosa ridicola: dividere, cioè, la parola nel modo seguente: a e liquis”.

“Che intende dire?”

”Non lo so”.

“Che altro le viene in mente?”

“Si continua così: reliquie, liquidazione, fluidità, fluido. Ha già capito qualcosa?”

“No, ancora nulla, ma prosegua”.

“Penso” continuò, ridendo sarcasticamente “a Simonino da Trento, di cui un paio di anni fa ho visto le reliquie in una chiesa di quella città. Penso alla sanguinosa accusa che proprio ora, di nuovo, si sta levando contro gli ebrei e al saggio di Kleinpaul, che in tutte quelle presunte vittime ravvisa incarnazioni, riedizioni, del Redentore”.

“L’idea non è del tutto scollegata dal tema sul quale ci stavamo soffermando prima che le sfuggisse la parola latina”.

“Vero. Penso, inoltre, a un articolo di un giornale italiano, che ho letto non molto tempo fa. Credo fosse intitolato: Ciò cbe sant’Agostino dice delle donne. Cosa se ne fa, di questo?”

“Attendo”.

“Ora arriva qualcosa che sicuramente non ha alcun nesso con il nostro tema”.

“Si astenga, per favore, da ogni critica, e...”

“Lo so. Mi ricordo di uno splendido vecchio signore, incontrato la settimana scorsa in viaggio. Un vero originale. Somigliava a un grosso uccello rapace. Si chiama, se le interessa, Benedetto”.

“Almeno abbiamo una serie di santi e di Padri della Chiesa: san Simonino, sant’Agostino, san Benedetto. Uno dei Padri della Chiesa mi sembra si chiamasse Origene. Tre dei nomi, d’altro canto, sono anche nomi di persona, come Paolo nel cognome Kleinpaul”.

“Ora mi viene in mente san Gennaro e il suo miracolo del sangue - trovo che così si proceda meccanicamente”.

“Lasci perdere; san Gennaro e sant’Agostino hanno a che fare tutti e due con il calendario. Non vuole ricordarmi il miracolo del sangue?”

”Certamente Lei lo conoscerà! In una chiesa di Napoli si custodisce in un’ampolla il sangue di san Gennaro che, per un miracolo, in una determinata festività, ridiventa liquido. La popolazione attribuisce grandissimo valore a questo miracolo e si eccita molto se esso tarda a manifestarsi, come è accaduto una volta al tempo dell’occupazione francese. Allora il generale occupante (o mi sbaglio? che fosse Garibaldi?) prese da parte il reverendo e gli indicò con gesto eloquente i soldati schierati sulla piazza, lasciandogli intendere che sperava che il miracolo si compisse al più presto, E questo, in realtà, si compì...”.

“Orsù continui, perché si ferma?”

“Ora, mi è senz’altro venuta in mente una cosa... troppo intima, però, per essere comunicata... del resto non vedo alcun nesso, né alcuna necessità di raccontarla”.

“Quanto al nesso, ci penso io. Non posso certo costringerla a raccontare cose per Lei spiacevoli, ma allora non mi chieda di spiegarle per quale via sia giunto a dimenticare la parola aliquis”.

“Veramente? Lei crede? Allora, ho a un tratto pensato a una signora, da cui potrei forse ricevere una notizia che sarebbe sgradevole per entrambi.

“Che non le sono comparse le mestruazioni?”

“Come ha potuto indovinarlo?”

“Non è così difficile. Mi ci ha preparato Lei stesso a sufficienza. Pensi ai santi del calendario, allo sciogliersi del sangue in un determinato giorno, all’inquietudine quando l’avvenimento non si verifica, alla minaccia esplicita che il miracolo deve compiersi, altrimenti... Lei si è servito magnificamente del miracolo di san Gennaro per alludere al ciclo delle donne”.

“Senza averne coscienza. E Lei è veramente convinto che io non sia riuscito a formulare la paroletta aliquis per questa ansiosa attesa?”

“Mi sembra fuor di dubbio. Orbene, si rammenti della Sua scomposizione in a e liquis e dell’associazione: reliquie, liquidazione, fluidità. E proprio necessario che inserisca nella connessione san Simonino immolato da bambino, delle cui reliquie Lei si è qui ricordato?”

“Sarebbe preferibile non lo facesse. Spero che Lei non prenda sul serio questi pensieri, se mai io li abbia veramente avuti. Le confesserò, in cambio, che la signora è italiana e che ho visitato Napoli in sua compagnia. Ma tutto ciò non può essere una pura coincidenza?”

“Lascio giudicare a Lei, se riesce a spiegare tutte queste connessioni ricorrendo alla casualità. Posso, però, dirle che tutti i fatti analoghi, se vorrà analizzarli, la porteranno a "casi fortuiti" altrettanto strani.”.

Ho varie ragioni per attribuire valore a questa piccola analisi e sono grato a quel mio compagno di viaggio di allora per avermela concessa. In primo luogo, perché in questo caso ebbi l’opportunità di attingere a una fonte che di solito mi è preclusa. Nella maggior parte dei casi, devo ricavare dalla mia autosservazione gli esempi, raccolti qui, dei disturbi funzionali psichici nella vita quotidiana. Cerco di evitare il materiale assai più abbondante fornitomi dai miei pazienti nevrotici, perché devo temere l’obiezione che i fenomeni in questione siano appunto conseguenza o manifestazione della nevrosi. Ha quindi grande valore, per i miei scopi, se una persona estranea, sana di nervi, si offre come oggetto per una simile indagine.

[...] Il valore principale dell’esempio di aliquis [...] Il disturbo della riproduzione emerge qui dall’interno del tema toccato, in quanto vi suscita inconsciamente un’opposizione contro l’idea-desiderio rappresentata nella citazione.

Il procedimento va costruito nel modo seguente: il soggetto ha lamentato che la generazione attuale del suo popolo subisce una restrizione dei propri diritti e profetizza, come Didone, che una nuova generazione si assumerà il compito della vendetta contro gli oppressori. Così egli ha espresso il desiderio di avere dei discendenti. In quel momento interviene un pensiero contraddittorio. “Aspiri davvero tanto ardentemente ad avere dei discendenti? Ciò non è vero. Quanto saresti turbato se ora ti giungesse la notizia che, dalla persona che tu sai, devi aspettarti dei discendenti? No, niente progenie, pur avendone bisogno per la vendetta” [...]

* Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana [1901], Biblioteca della Mente - Libri del “Corriere della Sera”, Milano 2011, pp. 13-19, senza le note.


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA. Un breve saggio di Federico La Sala, con prefazione di Riccardo Pozzo. "L’UOMO MOSE’ E LA RELIGIONE MONOTEISTICA", IL “MOSE’ DELLA NAZIONE TEDESCA” E LE ORIGINI DELL’“IMPERATIVO CATEGORICO” DI HEIDEGGER E DI ADOLF EICHMANN


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