PSICOANALISI, FASCISMO, E INCOMPRENSIONI DEL PERCORSO E DELLA LEZIONE DI FREUD, DA "L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI" A "L’UOMO MOSE’ E LA RELIGIONE MONOTEISTICA" ....

FREUD E MUSSOLINI (E HEIDEGGER E HITLER). "All’eroe della cultura Mussolini, Con rispetto, Sigmund Freud". Una nota di Massimo Ammaniti (1995) su uno scritto dello psicoanalista Glauco Carloni e un articolo (1993) di Giuliano Gramigna - a cura di Federico La Sala

Giuliano Gramigna (1993): "alcuni anni dopo Freud oppose alla dichiarazione liberatoria estirpatagli dai nazisti prima di lasciarlo partire, (...) chiosa cosi’ concepita: "Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia" (...).
lunedì 24 maggio 2010.
 



-  Psicoanalisi e fascismo: un episodio inedito

-  "All’ eroe della cultura Mussolini
-  Con rispetto, Sigmund Freud"

-  di Massimo Ammaniti (Corriere della Sera, 03.04.1995) *

Nel libro Freud e la ricerca psicologica (a cura di R. Canestrari e P. Ricci Bitti, ed. il Mulino [1993]), c’ e’ da segnalare un episodio poco noto raccontato nel capitolo scritto dallo psicoanalista Glauco Carloni, che ripropone, in una luce probabilmente diversa, il rapporto fra psicoanalisi e fascismo. Lo scenario del racconto e’ Vienna, anche se l’ antefatto e la conclusione sono ambientati in Italia. E’ il 1933, a Vienna serpeggia un clima di allarme, perche’ si avverte anche in Austria il pericolo di una svolta autoritaria e antisemita, come da poco e’ successo in Germania con l’ avvento di Hitler. La comunita’ ebraica e’ in allarme, anche se non tutti condividono queste preoccupazioni confidando nell’ intervento della Societa’ delle Nazioni.

Ma torniamo allo scenario viennese. Tre persone provenienti dall’ Italia giungono a un indirizzo divenuto storico, Berggasse 19. E’ un grigio e austero edificio asburgico dove abita con la sua famiglia Sigmund Freud, l’ eminente psicoanalista ebreo. Freud, molto avanti negli anni e consumato da un tumore con cui sta combattendo da tempo, e’ ancora molto attivo, svolge la sua attivita’ clinica e di ricerca e scrive saggi scientifici con cui allarga la conoscenza del mondo psichico. Dei tre uno e’ un quarantenne allievo di Freud di origine triestina, Edoardo Weiss, con cui il maestro intrattiene da tempo un fitto scambio epistolare.

Insieme a lui c’ e’ un personaggio che non ha nulla a che fare con la psicoanalisi, e’ Giovacchino Forzano, uomo di teatro molto legato al regime fascista, che ha scritto addirittura delle opere teatrali in collaborazione con Mussolini. Con loro c’ e’ una giovane donna che e’ la figlia di Forzano. Che cosa fanno tutti e tre davanti al portone dello studio di Freud? La soluzione la possiamo trovare in una lettera che Freud aveva inviato a Weiss il 12 aprile, in risposta a una lettera del suo allievo che faceva riferimento a "una malata isterica grave, figlia di un importante personaggio politico". Weiss aggiungeva che la paziente, nonostante avesse gia’ raggiunto importanti miglioramenti, aveva manifestato reazioni cosi’ negative verso di lui da allarmare il padre, che aveva sollecitato un consulto con Freud.

A questa richiesta Freud rispondeva nella lettera del 12 aprile: "Per quanto riguarda la sua paziente sono pronto a fare qualsiasi cosa per giovare alla cura della signorina. Ma lei sa che questo giovamento ci si puo’ aspettare sempre solo se la paziente stessa desidera ardentemente l’ incontro. Se si lascia solo accompagnare e poi mi tratta come fa con lei, non possiamo che fare del danno". Non sappiamo che cosa si dissero durante il consulto e se soprattutto fu proprio la figlia di Forzano a volere l’ incontro, o se intervenne con insistenza l’ autorevole padre. Quello che sicuramente sappiamo e’ che al termine dell’ incontro Forzano, probabilmente affascinato dall’ autorevolezza del vecchio maestro, gli chiese un suo libro per portarlo a Mussolini con una dedica indirizzata al Capo del Governo Italiano.

Freud prese dalla sua grande libreria un libro che aveva pubblicato l’anno precedente "Warum Krieg?" (Perche’ la guerra?) e di suo pugno scrisse la dedica, naturalmente in tedesco: "A Benito Mussolini coi rispettosi saluti di un vecchio che nel Governante riconosce l’ eroe della cultura". E’ difficile dare un’ adeguata interpretazione della dedica di Freud cosi’ apertamente encomiastica nei confronti di Mussolini. Weiss ritornando su questo argomento molti anni dopo riferi’ che lui si era sentito "imbarazzatissimo", perche’ sapeva che Freud non l’avrebbe rifiutata "per amor mio e della Societa’ Psicoanalitica Italiana". Ma la versione di Weiss era di parte, la sua preoccupazione era quella di dimostrare che "Freud non aveva simpatia per Mussolini" e che lui era sempre stato un antifascista.

Quello che rimane e’ la dedica sicuramente calorosa su un libro molto particolare come e’ "Perche’ la guerra?". Il libro, pubblicato proprio nel 1933, e’ un carteggio fra Einstein e Freud sul pericolo della guerra, stampato per conto della Societa’ delle Nazioni, in un momento storico in cui si cominciano ad addensare i pericoli di una nuova guerra mondiale. Probabilmente Freud confermo’ con il suo comportamento le sue teorie sulla contraddittorieta’ della psiche umana. Infatti con la mano destra scriveva una dedica particolarmente positiva, mentre con la sinistra porgeva al dittatore un libro che richiamava i pericoli della violenza e dell’ ostilita’ nei rapporti fra i popoli.

Purtroppo dopo qualche anno anche Freud fu vittima della violenza nazista, quando la Germania invase l’ Austria. Nel 1938, ormai ottantaduenne e allo stremo delle sue forze, dovette assistere alla perquisizione della sua casa da parte della Gestapo e due suoi figli furono arrestati. Il clima di Vienna era diventato irrespirabile e Freud prese la decisione di abbandonare l’ Austria. Ma il suo espatrio fu ostacolato dal nuovo governo nazista e fu necessaria una mobilitazione internazionale di uomini di stato, fra cui Roosevelt, ambasciatori e uomini di cultura per ottenere l’ autorizzazione a partire. E’ qui che in modo inatteso ricompare Forzano.

Forse memore dell’ incontro e forse ancora riconoscente per l’ interessamento di Freud, o forse anche per l’ intervento della figlia, Forzano si decide a scrivere a Mussolini una lettera in cui ne sollecitava l’ intervento: "Raccomando a Vostra Eccellenza un vecchio glorioso di 82 anni che tanta ammirazione ha per l’ Eccellenza Vostra: e’ Freud, ebreo". Ancora una volta ci manca il riscontro se la lettera di Forzano ebbe un esito positivo.

Molti anni dopo Weiss escluse un intervento diretto di Mussolini, mentre Ernst Jones, il biografo ufficiale di Freud, sembrava convinto che Mussolini in persona si fosse dato da fare per salvare il grande maestro viennese. Secondo quest’ ultima versione i rapporti fra psicoanalisi e fascismo verrebbero ad assumere sfaccettature piu’ complesse di quelle che siamo abituati a riconoscere, ulteriore riprova dell’ assunto di Freud che la natura umana e’ profondamente contraddittoria e forse per questo imprevedibile.

* Fonte: Spogli/Associazione Culturale Amore e Psiche


SUL TEMA, IN RETE, SI CFR.:

[...] Una risposta di fuoco! Con calma, Freud prende il libretto di Perché la guerra?, da poco uscito,e glielo dà, con la dedica: “Da parte di un vecchio che saluta nel Legislatore l’Eroe della cultura”. Una risposta e due messaggi: uno a Mussolini e uno a Mosè!!! Nello stesso tempo ha reso l’ultimo omaggio al Lupo e finalmente al Legislatore e al Liberatore di tutto il suo popolo.)

MICHEL ONFRAY, QUANTE SCIOCCHEZZE CONTRO FREUD!!! Una nota di Bruno Gravagnuolo

ELVIO FACHINELLI. Oltre Freud, una seconda rivoluzione copernicana di Federico La Sala

L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana"


-  Mussolini e la psicoanalisi

-  Tra Freud e fascismo incontro impossibile

-  considerazioni sull’ intervento del Duce, rivelato da
-  Vittorio Mussolini, in difesa di Sigmund Freud, vittima
-  delle leggi razziali di Hitler: accostare il nome di
-  Freud a quello di Mussolini e’ improprio, come dimostra
-  l’esame dei testi del fondatore della psicanalisi

di Giuliano Gramigna (Corriwere della Sera, 11.04.1993)

Niente potrebbe mettere piu’ in imbarazzo che vedere congiunto il nome di Sigmund Freud, inventore della psicoanalisi, a quello di Benito Mussolini. Ieri sul "Corriere della sera", un articolo di Matteo Collura, partendo da dichiarazioni di Vittorio Mussolini e Maurizio Chierici, accennava a un intervento del duce presso Hitler in favore di Freud, caduto sotto la minaccia diretta del nazismo dopo l’ annessione dell’ Austria alla Germania.

Non e’ una rivelazione vera e propria. Gia’ nelle pagine della biografia fondamentale di Ernest Jones, pubblicata in Italia dal Saggiatore, si fa cenno, con qualche cautela, a una de’ marche di Benito Mussolini, "o direttamente con Hitler o tramite il proprio ambasciatore a Vienna", per ottenere che non venisse rifiutato al grande psicoanalista il permesso di uscita dal Paese (come poi avvenne). Quale fonte dell’ informazione, e’ indicato Edoardo Weiss, il primo e il piu’ ardente dei freudiani d’Italia. "Probabilmente" aggiunge Jones "Mussolini si ricordò del complimento rivoltogli da Freud quattro anni prima..".

Nessuno, a quanto pare, e’ in grado di dire se l’intercessione sia stata veramente attuata, e se abbia avuto qualche influenza decisiva. In ogni caso, il 4 giugno 1938, Freud e la famiglia lasciarono finalmente Vienna, per scampare in Inghilterra. Ma vale la pena di guardare un po’ meglio dentro la natura di quel "complimento" che, a detta di Ernest Jones, avrebbe stimolato la vanita’ di Mussolini.

Nel 1933, sempre secondo il racconto della biografia, Weiss condusse a Vienna da Freud "una difficile paziente che aveva in cura: li accompagnava il padre di costei, un amico intimo di Mussolini.." (Giovacchino Forzano, pare). Il padre chiese a Freud di fare dono a Mussolini di uno dei suoi libri, con dedica. Anche per favorire Weiss, Freud consenti’: prese una copia di Perche’ la guerra? e sul frontespizio "alludendo agli scavi archeologici che Mussolini andava incrementando, scrisse: "Da un vecchio che saluta nel legislatore l’eroe della cultura". Non si commette abuso leggendo infrascritta a quella dedica ufficialmente retorica, una sorta di personalissima ironia, appunto una riserva freudiana. E’ lecito pensare che per Freud non fosse piu’ che un gesto, sostanzialmente insignificante, di cortesia convenzionale . per cosi’ dire al servizio di un amico. Strologarci sopra come espressione spontanea di un feeling ammirativo, sembra andare oltre la lettera.

Viene da pensare a quell’altra chiosa, questa davvero di umorismo nero, che alcuni anni dopo Freud oppose alla dichiarazione liberatoria estirpatagli dai nazisti prima di lasciarlo partire, in cui diceva di avere avuto il migliore dei trattamenti; chiosa cosi’ concepita: "Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia".

Circa la reale disposizione di Freud nei confronti di ogni dittatura, e in particolare degli stravolgimenti cui mette capo il culto del Grande Uomo Salvatore, basta andare a rileggersi Psicologia delle masse e analisi dell’ io che, anticipatamente (1921), analizza i meccanismi eterni di quella che Gadda chiamera’ , con furore, la "funeraria priapata". In una lettera del 1927, partendo da un riferimento all’ uomo politico francese Clemenceau, Freud ammetteva: "Mi sono accorto con stupore che potrei nutrire una profonda simpatia per questo odiato nemico, e che non mi sarebbe difficile immedesimarmi in lui, cio’ che invece non mi riesce assolutamente per altri despoti, come Lenin e Mussolini...". E’ anche vero che, all’ epoca della dedica famigerata, Freud poteva illudersi che il fascismo, meglio il suo capo, servisse di difesa (anche per il destino della psicoanalisi) contro la minaccia nazista.

Ancora si puo’ pescare in Jones: "Quando Mussolini sali’ al potere, accusarono Freud di non essere ne’ nero, ne’ fascista ne’ socialista; rispose: "Bisognerebbe essere del colore della carne"...". Come la voce della ragione, la voce di Freud, anche in materia politica, puo’ sembrare fioca, "ma non ha pace finche’ non ottiene udienza". Nel secolo, che e’ stato il nostro, la grande figura simbolica di Sigmund Freud, e’ venuta al proscenio mentre cominciavano a scatenarsi altre figure tragiche, efferate, di delirio collettivo. La psicoanalisi poteva andare a scandagliare la radice di quei deliri. Ma che cosa sapeva ascoltare nella sua presunzione sgangherata di porsi come "prassi e pensiero", il fascismo? Ecco perche’ certo accostamento di nomi, piu’ ancora che imbarazzante, finisce per essere incongruo.

In un discorso indirizzato da Freud ai membri dell’ Associazione ebraica B’ nai B’ rit, si puo’ trovare, oltre che una rivendicazione orgogliosa della propria origine, un’ autoidentificazione etica, che ha valore anche politico, nel senso piu’ limpido del termine: "Soltanto alla mia natura di ebreo io dovevo le due qualita’ che mi erano diventate indispensabili nel lungo e difficile cammino della mia esistenza. Poiche’ ero ebreo mi ritrovai immune dai molti pregiudizi che limitavano gli altri nell’ uso del loro intelletto, e in quanto ebreo, fui sempre pronto a passare all’ opposizione e a rinunciare all’ accordo con la "maggioranza compatta".."

Gramigna Giuliano

* Fonte: Archivio storico del Corriere della Sera


Rispondere all'articolo

Forum