Psicoanalisi della società contemporanea...

LA FRECCIA FERMA. L’ITALIA IN PREDA A UNA GRAVE E PROFONDA NEVROSI OSSESSIVA. Un lavoro di Elvio Fachinelli, recensito dal prof. Federico La Sala

sabato 20 settembre 2008.
 


SOCIETA’ ARCAICA, NEVROSI OSSESSIVA E FASCISMO

Un contributo di Elvio Fachinelli (La freccia ferma. Tre tentativi di annullare il tempo, Milano, L’erba voglio, 1979) per capire meglio il vecchio e il nuovo fascismo - il berlusconismo... e l ’ideologia americana della fine della storia. Recensione (BELFAGOR, 3, 1980, pp. 363-365)

di Federico La Sala *

’Anomala’ e tuttavia oltremodo interessante è questa recente ricerca di Fachinelli. Essa nasce "all’interno dell’esperienza psicoanalitica, come effetto primo della sorpresa" (p. 7) di trovarsi di fronte a un uomo (nevrotico ossessivo) che annulla il tempo, ma giunge, poi, - allargandosi e quasi capovolgendosi- a toccare altri problemi (p. 7), specificamente storico-antropologici (il fascismo, le società arcaiche, ecc.).

La ragione di questo tipo di sviluppo è dovuto non tanto alla logica stessa dei problemi posti dall’analisi, quanto al fatto che l’esperienza del trovarsi di fronte a "un comportamento del tutto insolito nei confronti del tempo" (p. 135) ha scosso e sorpreso, svegliando l’uno e l’altro da un sonno dommatico, più l’intellettuale che lo psicoanalista: non a caso quest’ultimo pone in secondo ordine e si riserva di affrontare in un prossimo lavoro la questione - tra l’altro ritenuta centrale per la psicoanalisi stessa - del tempo dell’analisi e nell’analisi (pp. 7-8). Ma perché la sorpresa, e perché l’esigenza di una tal risposta?

II motivo è storico: l’irruzione sulla scena del presente di un agire strano nel tempo e sul tempo ha riposto all’intellettuale i non risolti problemi di quella crisi che investì (e investe tuttora, dato che ancora non si è data una risposta esaustiva - il dibattito sulla crisi della razionalità ha qui le sue profonde radici) la cultura europea di fronte all’affermarsi dell’ininterpretabile fascismo (p. 110), che fu proprio sì una parentesi, - spiega Fachinelli, restituendo cosi a Croce parte delle sue ragioni, - ma lo fu come "un modo di funzionare della storia, radicalmente diverso da ciò che si era conosciuto fino allora" (p. 110), e, totalmente dirompente nei confronti delle formalizzazioni ideologiche esistenti ("la Storia delle ’magnifiche sorti e progressive’", p. 150).

Inoltre, gli stessi esiti ’autocritici’ ("le esperienze di questo secolo ci hanno costretto ad aprire g1i occhi", p. 150) sulla Storia intesa come "flusso irreversibile, come totalizzazione, a senso unico in cui si riassorbono tutti i processi precedenti" (pp. 149-150), o, più in generale, su un modello di razionalità che, proprio in "una concezione totalitaria e omogeneizzantedel tempo storico" (p. 150), ha una delle sue strutture portanti, e, dall’altra, il tentativo di elaborare su un’idea molteplice di tempo storico un nuovo tipo di ricerche, inscrivono il contributo di Fachinelli in tale ambito e lo caratterizzano di un originale sforzo di superamento.

Da ciò, anche, il vago percepirsi, - dentro e al di la della risposta creativa alla sorpresa - nello stesso ritmo ’narrativo’ della ricerca, di una tonalità emotiva, quasi di testimonianza.

La ricerca prende le mosse, dunque, dall’analisi dell’uomo che annulla il tempo e dai suoi risultati: la ricostruzione. in funzione del tempo, di "un modo generale di vivere ossessivo" (p. 10). Di qui, procedendo "per salti e indizi, secondo una trama di fili " (P. A. Rovatti, I morti viventi e l’aquila littoria, "la Repubblica ", 17.11.79), e, in particolare, sempre seguendo "il filo del tempo", vengono posti in relazione e analizzati la nevrosi ossessiva stessa, "le società arcaiche e un movimento politico-sociale del nostro tempo" (p. 148), il fascismo.

Il risultato è la scoperta, in situazioni pur tanto dissimili. di analoghi nodi problematici che danno luogo, anche se con procedure diverse, a una stessa soluzione, allo stesso tentativo: annullare il tempo; o più a fondo e meglio, di un tratto comune. Questo tratto comune, non semplice ma complesso, è una configurazione: "essa delinea un nucleo dinamico, da cui si origina un movimento complesso particolare, sia individuale o collettivo; in questo senso essa si presenta come una matrice o cellula genetica" (p. 149), che, - proprio per il suo articolarsi intorno al tempo, e, anzi per il suo elaborarne uno - "è prima di tutto un cronotipo particolare" (p. 154).

L’individuazione di questa configurazione, o "cronotipo particolare" permette a Fachinelli di dare-trarre una prima indicazione: "sulla base di problemi specifici, affrontati da individui e società in condizioni del tutto diverse, è possibile arrivare a delineare tipi di soluzioni omogenee tra loro, nonostante l’immenso divario, a volte, di premesse e circostanze" (p. 1.48), e così a individuare-isolare altri cronotipi o configurazioni.

I varchi schiusi da quest’acquisizione sono molti, e, tutti sollecitano a pensare in modo nuovo su una serie di questioni notevoli. Già l’eterna questione del rapporto individuo-società viene ’superata’ dall’impostazione dell’indagine per problemi specifici e dall’individuazione di una cellula genetica comune a situazioni e collettive e individuali. Inoltre, e fondamentalmente, l’individuazione di questa cellula genetica comune mette in crisi il concetto di Storia e la concezione del tempo che la sostiene.

Infatti la matrice o cellula genetica individuata, prescindendo "da quella immensa accumulazione di fatti, di esperienze, di conquiste e di disfatte che rende la storia, come si dice abbastanza spesso, irripetibile", mostra proprio "la possibilità di ripetere, attraverso, lontananze abissali, una certa definita qualità del decorso storico, di produrre segmenti di storia o di vita individuale nei quali siamo costretti a riconoscere una caratteristica fondamentale comune". Questo, ovviamente, non esclude, - prosegue e tiene a precisare Fachinelli - "ma anzi ne rafforza, la peculiarità storica in senso stretto" (p. 149).

Le conseguenze sono notevoli. Innanzitutto, ci mette di fronte al fatto che "esistono differenti tempi storici, differenti curvature dello spazio in cui si svolge la vicenda umana", e, alla necessità di pensare, al posto di uno svolgimento unilineare, a più linee logiche particolari che si intersecano variamente in relazioni e problemi differenti, e anche ricorrenti, secondo ritmi temporali del tutto peculiari. E ci fa capire, finalmente, perché, "in certe condizioni, vediamo affiorare e dominare la scena sconvolgimenti inauditi, e dei quali ci eravamo scordati, o che pensavamo impossibili" (p. 150). E, ancora, quanto illusoria e ideologica sia l’idea del coincidere nel presente del tempo storico col tempo cronologico, e, quanto grande sia "la necessità di cogliere, in ogni esperienza individuale o collettiva, tutte le temporalità coinvolte, senza dimenticarne alcuna, o meglio, senza dichiararne abolita alcuna per decreto-legge politico o culturale" (pp. 152-3).

Ciò che sembra emergere, anche se con cautela e un po’ implicitamente, - dato il carattere ancora in fieri degli sviluppi possibili dai risultati della ricerca - tra gli spunti e le conclusioni (pp. 123-153) è l’esigenza o il compito di individuare possibilmente cronotipi non solo sul piano diacronico (come è stato fatto tra nevrosi ossessiva, società arcaiche e fascismo), ma anche sincronico, nel presente. In questo, Fachinelli sembra puntare verso approdi simili a quelli di Ernst Bloch, almeno per certi livelli. Questi, infatti, proprio cogliendo la sfasatura tra tempi storici non congruenti che esistono nello stesso presente cronologico ed elaborando il concetto di Ungleich-zeitigkeit (= non contemporaneità), giunge a prospettare "un multiversum temporale, un tempo a più dimensioni compresenti, un intersecarsi di piani diversi del tempo, un contrappunto di squilibri temporali fra diversi popoli, classi e individui che pur vivono nel medesimo tempo cronologico" (cfr. R. Bodei, Filosofia, in La Cultura del ’900, Milano, Gulliver, 1979; cfr. anche, e soprattutto, R. Bodei, Multiversum. Tempo e storia in Ernst Bloch, Napoli, Bibliopolis, 1979). Da notare poi che allo stesso Bloch la nozione di non-contemporaneità (centrale nel suo lavoro) permette di elaborare un’analisi del nazismo (tra l’altro, Bloch non è neppure citato in R. De Felice, Le interpretazioni del fascismo, Bari 1971) molto più profonda e originale che non i vari sociologi o marxisti ortodossi, e molto vicina a quella di Fachinelli. Anzi, ci sembra, le ipotesi di Fachinelli confermano più a fondo quelle di Bloch, e, spiegano, insieme il tempo e i modi del manifestarsi del nazifascismo, e, in particolare, perché il fascismo come il nazismo - detto "giacobinismo del mito" da Bloch - riuscirono a "utilizzare i ceti ungleichzeitig" (R. Rodei, Multiversum, p. 35), cioè i ceti contadini e piccolo-borghesi.

Il contribuito di Bloch, su questo punto, ci sembra prezioso, e utile a portare avanti il discorso a cui con cautela accenna Fachinelli: costruire intorno all’elaborazione temporale (o cronotipia) una nuova organizzazione del sapere, puntando così - anche per l’essere questa "una prospettiva di lavoro su più piani" (p. 154) - a una riformulazione e unificazione dei vari saperi parziali esistenti (p. 155) sull’agire dell’uomo.

* (www.ildialogo.org/filosofia, Giovedì, 19 febbraio 2004)



Sul tema, nel sito, si cfr.:

LA GABBIA E IL "FILO D’ORO" DI ELVIO FACHINELLI. LE AMARE RIFLESSIONI DI LEA MELANDRI, IL CORAGGIO DI P.A. ROVATTI, E IL RISVEGLIO DI DON PAOLO FARINELLA. Materiali per riprendere a pensare in modo "inattuale"

-  INDIVIDUO, SOCIETA’, E DEMOGRAFIA ITALIANA.
-  DOPO ARISTOTELE, NON ABBIAMO ANCORA CAPITO E NON SAPPIAMO PIU’ COME SIAMO NATI E COME NASCONO I BAMBINI.
-  E, alla fine, siamo diventati "una mostruosità demografica di cui non c’è l’eguale nel mondo"!!! Un "aggiornamento" di Edoardo Boncinelli e una nota di Roberto Volpi

-  Individuo e Stato. Psicologia di massa del fascismo (Wilhelm Reich). ORIGINI DEL TOTALITARISMO. LA TESI DI HANNAH ARENDT NON CONVINCE. Emilio Gentile, con "La via italiana", lo dimostra e getta luce sul nostro stesso presente

-   E’ tutto finito? La lezione di Antonino Caponnetto: "Nessuno di noi, e io meno di chiunque altro, puo’ dire che ormai tutto e’ finito" (Una preghiera laica ma fervente)!!!
-  RESTITUITEMI IL MIO URLO!!! IL GIORNO DELLA MEMORIA E LA DIGNITA’ DELL’ ITALIA, 27 GENNAIO 2008.
-  IL TRUCCO DELLO SPECCHIETTO DELLE ALLODOLE FUNZIONA ANCORA E LA CARTA DI IDENTITA’ DI TUTTI GLI ITALIANI E DI TUTTE LE ITALIANE E’ RIDOTTA IN POLTIGLIA .... DALLA CINA UNA GRANDE LEZIONE!!!
-  L’aver dimenticato l’importanza della Parola ci sta portando direttamente nelle fauci della guerra civile e al suicidio culturale, politico e sociale.

-  NUOVO GOVERNO. FEDELTA’ ALLA REPUBBLICA E ALLA COSTITUZIONE. Giuramento di Berlusconi, Bossi e tutti gli altri Ministri. In Parlamento un solo partito e un solo urlo: "Forza Italia"!??

-  AVANTI!!! A "REGIME LEGGERO", FINO ALLA CATASTROFE
-  L’ ITALIA IPNOTIZZATA. TUTTO IL PARLAMENTO CANTA ALLEGRAMENTE: "FORZA ITALIA" - L’INNO DI UN SOLO PARTITO!!! L’ECCEZIONE E’ LA REGOLA. Un commento di Giuseppe D’Avanzo


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