ANTROPOLOGIA, FILOSOFIA E PSICOANALISI...

LA NASCITA DELL’ESSERE UMANO E IL GIOCO DEL ROCCHETTO. Al di là del giogo di Edipo e Giocasta - di Federico La Sala

"LA FRECCIA FERMA". La connessione emersa tra il gioco del rocchetto del nipotino di Freud e la metafisica greca, e l’ipotesi marxiana che noi siamo ancora fermi nell’orizzonte dei greci ... non mostra noi stessi ancora fanciulli?!
giovedì 23 giugno 2022.
 

FILI DI ’FUGA’ INTORNO A UN ROCCHETTO. Tracce per una discussione...*

Freud, in Al di là del principio di piacere, riporta il caso di un bambino di un anno e mezzo che non piangeva mai quando la sua mamma lo lasciava per alcune ore, "sebbene fosse teneramente attaccato a questa madre che non solo lo aveva allattato di persona ma lo aveva allevato e accudito senza aiuto esterno".

"Ora questo bravo bambino aveva l’abitudine - che talvolta disturbava le persone che lo circondavano - di scaraventare lontano da sé in un angolo della stanza, sotto il letto o altrove, tutti i piccoli oggetti di cui riusciva a impadronirsi, talché cercare i suoi giocattoli e raccoglierli era talvolta un’impresa tutt’altro che facile. Nel fare questo - continua Freud - emetteva un «o-o-o» forte e prolungato, accompagnato da un’espressione di interesse e soddisfazione; secondo il giudizio della madre, con il quale concordo, questo suono non era una interiezione, ma significava «fort» («via»). Finalmente mi accorsi - commenta sempre Freud - che questo era un giuoco, e che il bambino usava tutti i suoi giocattoli solo per giocare a «gettarli via».
-  Un giorno feci un’osservazione che confermò la mia ipotesi. Il bambino aveva un rocchetto di legno intorno a cui era avvolto del filo. Non gli venne mai in mente di tirarselo dietro per terra, per esempio, e di giocarci come se fosse una carrozza; tenendo il filo a cui era attaccato, gettava invece con grande abilità il rocchetto oltre la cortina del suo lettino in modo da farlo sparire, pronunciando al tempo stesso il suo espressivo «o-o-o»; poi tirava nuovamente il rocchetto fuori dal letto, e salutava la sua ricomparsa con un allegro «da» («qui»).
-  Questo era dunque il giuoco completo - sparizione e apparizione - del quale era dato assistere di norma solo al primo atto, ripetuto instancabilmente come giuoco a sé stante, anche se il piacere maggiore era legato indubbiamente al secondo atto (S. Freud, "La tecnica psicoanalitica", Torino, 1979, pp. 221-222).

Fachinelli nella sua lettura del gioco (E. Fachinelli, "La Freccia Ferma. Tre tentativi di annullare il tempo", L’erba voglio, Milano 1979, pp. 33-39) opera un lieve e originale spostamento, interpreta il «fort» («via») e il «da» («qui», come «non ora» e «ora». Tale interpretazione, pur nell’apparente arbitrarietà completa creativamente il resoconto di Freud e permette di puntualizzare alcuni fatti fondamentali:

1. "nel bambino, l’ordine di successione temporale non è inizialmente differenziato dall’ordine di successione spaziale" (p. 38) e, pertanto, coincidono.

2. Il gioco del bambino è "quasi il gioco di un dio che battendo il piede crea e distrugge l’universo di cui è padrone" (p. 33).

3. "L’annullamento onnipotente, presente nel bambino osservato da Freud, avviene istantaneamente, nel puro ritmo del movimento del braccio e del suono della voce" (p. 45).

Freud, in un passo del tutto trascurato dai vari commentatori, lancia - in modo ’sorprendente’ - il discorso fuori dal campo di azione del bambino; "L’interpretazione del giuoco - egli scrive - divenne ovvia. Era in rapporto con il grande risultato di civiltà raggiunto dal bambino, e cioè con la rinuncia pulsionale (rinuncia al soddisfacimento pulsionale) che consisteva nel permettere senza proteste che la madre se ne andasse. Il bambino si risarciva, per così dire, di questa rinuncia, inscenando l’atto stesso dello scomparire e del riapparire [della madre, fls] avvalendosi degli oggetti che riusciva a raggiungere (op.cit., 222-223).

Unite, queste due linee d’interpretazione lasciano intravedere un punto di fuga che sembra aprire a suggestive implicazioni e dare al "caso" stesso un respiro eccezionale: a un anno e mezzo il bambino ’conosce’ - più di quanto Freud non immagina - le fondamenta della sua civiltà.

Esplicitiamo e chiariamo questo rapporto fondamentale (Emanuele Severino ci dà il suo aiuto), confrontando i tratti specifici dell’operare del bambino con quelli della metafisica della tradizione occidentale:

1. Platone, Simposio, pf. 205: Ogni atto per cui una cosa passa dal non essere all’essere: creazione (poiesis, pro-duzione, portare alla presenza):

2. "l’elemento decisivo del pensiero greco è l’apertura del mondo inteso come luogo dove le cose escono e ritornano nel nulla, quindi come luogo di dominio" (E. Severino, Intervista, "Lotta Continua", 09.03.1980);

3. "Il concetto fondamentale di tempo, anche se la scienza e la cultura occidentali non se ne rendono perfettamente conto, è quello in cui ’le cose hanno a che fare con il senso dell’essere e del niente’ illuminato dall’ontologia greca. Il tempo è la nientificazione delle cose: il loro uscire e ritornare dal niente (E. Severino,cit.);

4. "Per gli abitatori del tempo ... l’ente è ciò che esce e ritorna nel niente. Quando non ne era ancora uscito era un niente; quando vi ritorna è daccapo un niente. Ma solo perché l’ente è nel tempo - cioè solo perché l’ente è pensato e vissuto come un niente - può sorgere il progetto di guidare l’oscillazione dell’ente tra l’essere e il niente. Solo sul fondamento del tempo è possibile il dominio dell’ente. E, nell’apertura del tempo, la nascita del progetto di dominio e di sfruttamento dell’ente non solo è possibile, ma è inevitabile" (E. Severino, "Gli abitatori del tempo", Roma 1978, p. 31).

Fachinelli, nella lettura del gioco del bambino, condizionata dalla stessa ricerca - centrata sul tempo - preferisce mettere in evidenza e tematizzare più ciò che "funge da supporto per l’atto di annullamento" (op. cit., p. 45) - l’agire o rito ritmico - che l’annullamento stesso.

Chi, invece, mette al centro dell’indagine proprio l’annullamento è Massimo Fagioli, con la sua particolare attenzione al fatto che il bambino fa scomparire addirittura se stesso: "Un giorno la madre - scrive Freud, in una nota aggiunta al resoconto del gioco - era rimasta fuori casa per parecchie ore, e al ritorno venne accolta col saluto «Bebi (= il bambino) o-o-o!», che in un primo momento parve incomprensibile. Ma presto risultò che durante quel periodo di solitudine il bambino aveva trovato un modo per farsi scomparire lui stesso. Aveva scoperto la propria immagine in uno specchio che arrivava quasi al suolo, e si era accoccolato in modo tale che l’immagine se n’era andata «via»" (S. Freud, op. cit., p. 223).

L’elaborazione del concetto di "fantasia di sparizione" di Massimo Fagioli, formulato come insorgenza dell’istinto di morte e, nello stesso tempo, come fantasia di «aggressività» contro la situazione presente, è di rilevanza enorme perché sembra aprire (cfr. "Istinto di morte e conoscenza", in particolare tutto il cap. II, Roma 1972) un varco formidabile - quanto più la fantasia di sparizione è "unita alla libido-piacere" (op. cit., p. 57) - nel muro delle dinamiche di introiezione e proiezione (alla base del ’gioco’ identificatorio, nel quale lo stesso bambino è ’gettato’ dalla madre) in direzione di un cammino e un pensiero autonomo, che sorpassi lo Scilla-Cariddi del sado-masochismo.

Ciò che il gioco del rocchetto illumina non è solo il comportamento del bambino che si avvia a diventare essere umano (capace di intendere e di volere) ma anche il comportamento stesso della madre nel rendere possibile al bambino - alla luce della relazione dialogica, chiasmatica (già avviata) - il capovolgimento dialettico (Hegel) del rapporto, ’giocare’ a fare la madre con sé stesso e, al contempo, assisterlo nel processo di ’nascita’ di sé a sé stesso e portarsi al di là del giogo di Narciso e di Edipo e Giocasta.

Con il grido «Bebi o-o-o!», il bambino è diventato la ’madre’ e la madre diventa un "Bebi" senza madre. In questo ’giocare’ emerge con chiarezza l’importanza, come sostiene Fagioli, del ben coniugare la fantasia di sparizione, la libido, e la conoscenza, e, al contempo, la necessità del comprendere che a "far sparire l’oggetto sadico, causa della propria condizione masochistica o di castrazione, è il pensiero ’logico’ derivato" (op.cit., p. 44) - non si tratta di "simbolizzazione primordiale", come pretende Lacan ("Scritti", Torino 1974, p. 571). E, non ultimo, che restare - intelligentemente o meno - dentro l’orizzonte teorico freudiano (il caso in esame lo investe fin nelle fondamenta) significa poi autocondannarsi a stravolgere (o ad assolutizzare, quanto meno) la realtà sotto gli occhi e a rafforzare inconsapevolmente il nichilistico corso della nostra stessa civiltà.

K. Marx, in una pagina famosa dell’Introduzione del 1857, interrogandosi sul rapporto dell’arte greca con l’età presente, scrive: "la difficoltà non sta nell’intendere che l’arte e l’epos greco sono legati a certe forme dello sviluppo sociale. La difficoltà è rappresentata dal fatto che essi continuano a suscitare in noi un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inarrivabili".
-  Marx continua: "Un uomo non può tornare fanciullo o altrimenti diviene puerile. Ma non si compiace forse dell’ingenuità del fanciullo e non deve egli stesso aspirare a riprodurre, a un altro livello, la verità? (...) E perché mai la fanciullezza storica dell’umanità, nel momento più bello del suo sviluppo, non dovrebbe esercitare un fascino eterno come stadio che più non ritorna? Vi sono fanciulli rozzi e fanciulli saputi come vecchietti.
-  Molti dei popoli antichi - prosegue sempre Marx - appartengono a questa categoria. I greci erano fanciulli normali. Il fascino che la loro arte esercita su di noi non è in contraddizione con lo stadio sociale poco o nulla sviluppato in cui essa maturò. Ne è piuttosto il risultato, inscindibilmente connesso con il fatto che le immature condizioni sociali in cui essa sorse e solo poteva sorgere, non possono mai più ritornare" (K. Marx, "Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica", Firenze 1968, p. 40).

La connessione emersa tra il gioco del rocchetto del nipotino di Freud e la metafisica greca, e l’ipotesi marxiana che noi siamo ancora fermi nell’orizzonte dei greci, non invalida e neutralizza la spiegazione dello stesso Marx e, addirittura, non mostra noi stessi ancora fanciulli?!

Discutere oggi e di nuovo sul gioco del rocchetto potrebbe essere un’ottima occasione per capire qualcosa in più del nostro ’destino’ e, forse, constatare che Emanuele Severino ha più ragione di quanto non sembri nel suo dire: "I mortali sono la Gioia del Tutto, ma credono di essere mortali, padroni e creatori. Sotto la coltre che li copre brilla la Gioia del Tutto: la Gioia è l’inconscio essenziale dei mortali: la coltre è la follia estrema, ossia la loro fede, ciò che essi credono di vedere e di fare (E. Severino, Intervista, cit.); e, infine, nel riconsiderare l’indicazione parmenidea: "Non distaccherai l’essere dalla sua connessione con l’Essere".

* Federico La Sala (1980).


Psicoanalisi: "[...] Il paradosso di Freud è stato quello di tentare una scienza dell’individuo [...]. E se il suo tentativo può dirsi, in parte, riuscito, ciò si deve al fatto che la sua non è stata una ricerca individualizzante; non è stata una ricerca di psicologia, nel senso stretto, nel senso classico della psicologia individuale. E’ stata sin dal principio una rilevazione dei nessi, dei rapporti peculiari attraverso i quali passa l’individuo singolo dalla sua nascita, e attraverso i quali egli si forma come individuo. In questo senso il termine psicoanalisi, da lui dato al campo di ricerca da lui dato al campo di ricerca messo in luce, è fuorviante, significa un aggancio e un compromesso con la disciplina accademica chiamata psicologia [...] Con Freud, invece si apre il campo di una ricerca sui rapporti interindividuali; comincia una sorta di nexologia umana (dal latino nexus: legame, intreccio), che include il corpo come parte in causa e interlocutore. Di essa, la psicoanalisi comunemente intesa è solo un momento parziale, limitato, anche se di grande fecondità. La sua prima linea di sviluppo, non l’unica, è in direzione dell’analisi della struttura familiare" (cfr. E. Fachinelli, "Il paradosso della ripetizione","L’erba voglio" - Rivista, n. 5, 1972; poi, in E. F., "Il bambino dalle uova d’oro", Feltrinelli, Milano, 1974).


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR.:

LA FRECCIA FERMA. L’ITALIA IN PREDA A UNA GRAVE E PROFONDA NEVROSI OSSESSIVA (BELFAGOR, 3, 1980, pp. 363-365).


NOTA (2022)*

Antropologia Filologia e Ricapitolazione: il sorgere della Terra, il punto fermo di una epocale inversione logico-storica.

AMORE E’ PIU’ FORTE DI MORTE (Cantico dei cantici, 8.6). L’amore non è lo zimbello del tempo...

QUESTIONE ANTROPOLOGICA: ECCE HOMO. L’ Amore "vince tutto": MA quello antropologico-evangelico di Gesù o quello andrologico di Paolo di Tarso ("di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo [gr. ἀνήρ, ἀνδρός «uomo»], e capo di Cristo è Dio": 1 Cor. 11, 1-3)?!

SE DIO è amore ("Deus charitas est"), e "non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomodonna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" ("non est Iudaeus neque Graecus, non est servus neque liber, non est masculus et femina; omnes enim vos #unus estis in Christo Iesu" - Galati, 3.28), NON "È significativo che l’espressione di Tertulliano: "Il cristiano è un altro Cristo", sia diventata: "Il prete è un altro Cristo"" (Albert Rouet, arcivescovo di Poitiers, 2010)?!

A che gioco giochiamo, ancora?!

Non è ora di uscire dal tunnel (Dante Alighieri, Inf. XXXIV, 90)?!

Dopo Tebe, l’enigma della sfinge di Edipo non è stato risolto nemmeno con l’andata di Freud e Jung negli Usa! E l’intera umanità non ha ancora compreso né come nascono i bambini né che cosa significa vedere e aver visto il sorgere della terra!

* (07 Gennaio 2022)


NOTA (2022) **

SORGERE DELLA TERRA, ANTROPOLOGIA E URGENZA DI UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA:

“Conoscere se stessi è l’inizio di ogni saggezza”, così Aristotele. Ma, dopo il "maestro di color che sanno", ogni essere umano di ogni Accademia è rimasto all’Inferno (IV, 131) ad ascoltare le lezioni degli antichi e nessuno ha più ritrovato la "diritta via" (Dante 2021)?!

ANTROPOLOGIA. Siamo ancora fermi alla piramide del Sapiente (1510) di Bovillus (Charles de Bouelles).

LA RIVOLUZIONE FRANCESE, NAPOLEONE, E HITLER. Marc Bloch così concludeva la sua riflessione sulla strana disfatta (1940): «Hitler diceva, un giorno, a Rausching: "Facciamo bene a speculare più sui vizi che sulle virtù degli uomini. La Rivoluzione francese si richiamava alla virtù. Sarà meglio per noi fare il contrario". Si perdonerà a un Francese, cioè a un uomo civile - che è la stessa cosa - di preferire, a questo insegnamento, quello della Rivoluzione e di Montesquieu: "In uno Stato #popolare è necessaria una forza, che è la virtù"»(Marc Bloch, "La strana disfatta. Testimonianza scritta nel 1940").

UNA SEDUTA DI "PSICOANALISI" NEL "LABORATORIO" DI GALILEO GALILEI: LA SCOPERTA DEL PRINCIPIO DI INERZIA (PRINCIPIO DI RELATIVITÀ GALILEIANA), E LA NUOVA LOGICA DELLA RICERCA SCIENTIFICA:

L’ALBA DELLA MERAVIGLIA. Non è, forse, il caso di ripensare l’esperimento della nave e riprendere a tutti i livelli - al di là della logica edipico-socratica e platonico-aristotelica - il dialogo e la navigazione di Giasone e Ulisse sulla diritta via di Dante e di una seconda "rivoluzione copernicana" con Kant e, finalmente, riammirare con rinnovata gioia il Sorgere della Terra, il pianeta natìo dell’intero genere umano, passato e presente?

(28.03.2022).

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