SCIENZE ED EREDITA’ CULTURALE ...

L’EPOCA D’ORO DELLA SCIENZA ARABA. Prima di Galileo e Newton la rivoluzione dimenticata. Intervista al prof. Jimal­ Khalili di Gabriele Beccaria

Mentre l’Occidente languiva nella povertà, oltre che in una tremenda ignoranza, la civiltà scintillava in Medio Oriente e in Asia. Merito degli Omayyadi e degli Abbasidi e della fetta di mondo che plasmarono. Un melting pot che avrebbe unito popoli e culture dalla Spagna all’India.
mercredi 2 octobre 2013.
 

-  “Prima di Galileo e Newton la rivoluzione dimenticata”
-  Non solo matematica ma astronomia e geografia :
-  “La scienza araba cambiò il mondo”

di Gabriele Beccaria (La Stampa/TuttoScienze, 02.10.13)

Molti manoscritti sono perduti, così come gli imperi che li custodivano si sono sbriciolati. E allora se si vuole ricostruire una storia straordinaria - quella che riporta alla luce Jim Al-Khalili, fisico britannico di origini irachene e autore del saggio « La Casa della Saggezza » - è meglio cominciare dalle cose che resistono meglio ai colpi del tempo, le parole. Per esempio al-kimiya e al-Jebr. Che suonano famigliari, perché ricordano - giustamente - termini come alchimia e algebra. Insieme con tanti altri vocaboli - alcool, alcali, alambicco, amalgama, elisir - che celano la stessa origine. Sono gusci di suoni e significati ereditati dall’arabo molto tempo fa, quando il mondo era - se lo si guarda con i nostri occhi - sottosopra.

Mentre l’Occidente languiva nella povertà, oltre che in una tremenda ignoranza, la civiltà scintillava in Medio Oriente e in Asia. Merito degli Omayyadi e degli Abbasidi e della fetta di mondo che plasmarono. Un melting pot che avrebbe unito popoli e culture dalla Spagna all’India.

Questa storia, che spesso sembra flirtare con esotiche esagerazioni, comincia intorno all’anno 800 e si evolve - tra trionfi, crisi e colpi di scena - fino all’alba del XVI secolo, quando l’Europa si riprende la leadership e ha inizio il Rinascimento. Non a caso è la storia di un’altra « Mille e una notte », parallela a quella di cui tutti hanno sentito parlare. E’ la « Mille e una notte » della matematica, dell’astronomia, della medicina, della geografia (e dell’alchimia e dell’algebra). Insomma di quella che oggi si definisce « scienza araba », ma che all’epoca era scienza tout court. Prima che sul palcoscenico si affacciassero i soliti noti, Kepler, Galileo, Newton.

Sono, invece, tanti ignoti quelli che il professor Al-Khalili evoca (a parte il duo Avicenna-Averroè) : tra IX e XIV secolo celebrità assolute, oggi in una bolla d’oblio. Dissolti come la Casa della Saggezza - « la Bayt al-Hikma » - che il califfo al-Mamum innalzò a Baghdad e di cui oggi non resta nulla.

Un mega-laboratorio ante-litteram, esempio di « Big Science » con secoli d’anticipo, come la definisce il fisico britannico : un misto di mecenatismo illuminato, infrastrutture d’avanguardia, cervelli cosmopoliti e libertà di ricerca. Lì si concentrano personaggi che - secondo Al-Khalili - cambieranno la storia del pensiero, anche occidentale. I nomi sono difficili da tenere a mente, ma vale la pena elencarne qualcuno.

Al-Khwarizmi, padre dell’algebra, al-Jahith, che abbozzerà una teoria evoluzionistica di stampo lamarckiano, e al-Farghani, protagonista di straordinarie osservazioni astronomiche. Erano le supernovae di un cosmo che espanderà i propri centri di studio, arrivando a Damasco, al Cairo, a Isfahan, a Samarcanda, a Bukhara, coinvolgendo figure da romanzo : Ibn Wahshiyya (studioso dei geroglifici), al Kindi (pioniere della crittografia), Ibn Firnas (un Leonardo da Vinci islamico che tentò il primo test al mondo di volo controllato), al-Razi (inventore della medicina clinica) e al-Haytham (teorico dell’ottica). A proposito degli ultimi due, Al-Khalili arriva a sostenere che siano approdati alla logica dell’esperimento e della verifica (cioè del metodo scientifico) in straordinario anticipo, bruciando le future pretese di Bacone e Cartesio.

Professor AlKhalili, c’è un ec­cesso di figure eccezionali nel suo libro : non è facile credere che 700 anni fa la lingua fran­ca della scienza fosse l’arabo. Cosa ribatte agli scettici ?

« La ragione che mi ha spinto a scrivere è ricordare che tutti condividiamo la stessa eredità culturale, che però abbiamo quasi completamente dimenticato. E infatti, quando ci si sforza di capire qualcosa di più, si pensa subito allo zero e si fa spesso confusione tra arabi e indiani ! Eppure basta partire proprio dalle parole - prima tra tutte algoritmo - per ricordare le influenze della civiltà araba e di un impero che era più esteso di quello romano. E’ così che l’arabo diventò l’equivalente dell’inglese di oggi : lo si doveva conoscere, se si voleva entrare nei circuiti del sapere ».

Circuiti che lei descrive come un clamoroso caso di globa­lizzazione, che dal mondo islamico tracimò fino all’Euro­pa : come fu possibile ?

« In effetti parlo di “scienza araba” nell’accezione più ampia e non di “scienza islamica”, dal momento che i personaggi che riporto alla luce comunicavano in arabo, ma non erano necessariamente arabi né devoti del Corano : erano anche persiani, oltre che cristiani ed ebrei ».

L’esplosione di scienza (e filo­sofia) fu graduale : prima le traduzioni dal mondo classico e poi una produzione sempre più originale. Quale fu la cau­ sa del « miracolo » ?

« Geografi, matematici e astronomi lavoravano insieme. A Baghdad si verificò una collaborazione internazionale di cervelli - per costruire telescopi o tracciare mappe del Pianeta - che non c’era mai stata prima, nemmeno ai tempi di Roma e della Grecia. Fondamentale fu la spinta dello Stato ».

L’Occidente « rubò » dati e idee alla scienza araba, ma perché le origini di quel lascito furono rapidamente dimenticate ? Nella « Scuola di Atene » di Raf­faello c’è un solo « orientale », Ibn Rushd, vale a dire Averroè.

« In realtà antesignani come Fibonacci e Copernico riconobbero il debito con i matematici e gli astronomi arabi, mentre Dante e Colombo ammisero di aver utilizzato le osservazioni di al-Farghani. Poi, però, la rivoluzione scientifica del XVII secolo fu così spettacolare da cancellare di colpo quasi tutto il passato ».

Lei elenca molte ragioni per la fine della scienza araba, ricor­ dando che il naufragio si sen­ te ancora oggi : in un anno 17 Paesi arabi hanno prodotto le stesse pubblicazioni di Harvard. Quanto pesò la religione ?

« Di certo nel declino del pensiero filosofico, meno in settori come la matematica o l’astronomia. Più importante fu la crisi politica, che bloccò i fondi pubblici, oltre alla mancata diffusione della tecnologia della stampa. Ne derivò uno spirito conservatore che ribaltò l’idea di scienza : non più libera indagine, ma il prodotto pericoloso del presunto ateismo occidentale ! ».


SUL TEMA, NEL SITO E IN RETE, SI CFR. :

Cinema e Filosofia. "Il pensiero ha le ali e niente può impedirgli di volare" (Averroè).
-  Yussef Chahine (Yūsuf Shāhīn). Il grande regista di "Il Destino" ("Al Massir") è morto. Per l’Egitto e non solo una "voce della libertà".

La poesia come politica di verità. Una lettura del commento di Averroè alla Poetica di Aristotele. (di Francesca Forte).

Matrakçı Nasuh : Antiche mappe del ‘500 che sembrano illustrazioni contemporanee (Simone Sbarbati)


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