[...] Il grande discendente dei mercanti del Tempio si sarà ripetuto in cor suo e riscritto davanti ai suoi occhi il vecchio slogan: con questo ‘logo’ vincerai! Ha preso ‘carta e penna’ e, sul campo recintato della Parola, ha cancellato la vecchia ‘dicitura’ e ri-scritto la ‘nuova’: “Deus caritas est” [Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2006]!
Nell’anniversario del “Giorno della memoria”, il 27 gennaio, non poteva essere ‘lanciato’ nel ‘mondo’ un “Logo” ... più ‘bello’ e più ‘accattivante’, molto ‘ac-captivante’!!! [...]
Caro BENEDETTO XVI ...
Corra, corra ai ripari (... invece di pensare ai soldi)! Faccia come insegna CONFUCIO: provveda a RETTIFICARE I NOMI. L’Eu-angélo dell’AMORE (“charitas”) è diventato il Van-gélo del ’caro-prezzo’ e della preziosi-tà (“caritas”), e la Parola (“Logos”) è diventato il marchio capitalistico di una fabbrica (“Logo”) infernale ... di affari e di morte?! Ci illumini: un pò di CHIAREZZA!!! FRANCESCO e CHIARA di Assisi si sbagliavano?! Claritas e Charitas, Charitas e Claritas... o no?!
Federico La Sala
"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE...
DEUS CHARITAS EST"(1 Gv., 4.1-16)
2008, L’ANNO DELLA PAROLA.
IN EBRAICO: VERITA’ - "EMET", E MORTE - "MET".
BENEDETTO XVI:"Deus caritas est", 2006)!!!
DIO E’ MAMMONA ("CARITAS"): UN’ENCICLICA DI UNA CHIESA SENZA "H" E SENZA AMORE ("CHARITAS").
“DEUS CARITAS EST”:
IL “LOGO” DEL GRANDE MERCANTE
E DEL CAPITALISMO
di Federico La Sala *
In principio era il Logos, non il “Logo”!!! “Arbeit Macht Frei”: “il lavoro rende liberi”, così sul campo recintato degli esseri umani!!! “Deus caritas est”: Dio è caro-prezzo, così sul campo recintato della Parola (del Verbo, del Logos)!!! “La prima enciclica di Ratzinger è a pagamento”, L’Unità, 26.01.2006 )!!!
Il grande discendente dei mercanti del Tempio si sarà ripetuto in cor suo e riscritto davanti ai suoi occhi il vecchio slogan: con questo ‘logo’ vincerai! Ha preso ‘carta e penna’ e, sul campo recintato della Parola, ha cancellato la vecchia ‘dicitura’ e ri-scritto la ‘nuova’: “Deus caritas est” [Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2006]!
Nell’anniversario del “Giorno della memoria”, il 27 gennaio, non poteva essere ‘lanciato’ nel ‘mondo’ un “Logo” ... più ‘bello’ e più ‘accattivante’, molto ‘ac-captivante’!!!
Il Faraone, travestito da Mosè, da Elia, e da Gesù, ha dato inizio alla ‘campagna’ del Terzo Millennio - avanti Cristo!!! (Federico La Sala)
*www.ildialogo.org/filosofia, Giovedì, 26 gennaio 2006.
PERCHÉ LA CHIESA NON FA PIÙ CARITÀ E MENO POLITICA? ALLA DOMANDA DELL’ECONOMISTA MICHELE SALVATI, RISPONDE IL CARDINAL TONINI.
IL CARDINALE TONINI CERCA DI RICORDARE COSA (a se stesso, alla cei, e al papa) SIGNIFICAVA ALL’ORIGINE ESSERE "AMMINISTRATORE DI CARITA’", MA CONTINUA A NEGARE L’ERRORE DI AVER SCAMBIATO PER TROPPO TEMPO "ERODE" CON "CESARE", e "DIO" CON "MAMMONA"!!! (Federico La Sala)
IL CASO
MICHELE SALVATI: PERCHÉ LA CHIESA NON FA PIÙ CARITÀ E MENO POLITICA?
Nell’articolo pubblicato ieri sulla prima pagina del « Corriere della Sera » , l’economista Michele Salvati mette in evidenza il largo consenso raccolto da alcune iniziative promosse in tempi recenti dalla Chiesa italiana a sostegno di poveri e disoccupati e dei terremotati dell’Abruzzo. E si chiede: « Perché la Chiesa non accentua questa sua missione di carità più di quanto, o almeno quanto, essa sottolinea la sua intransigenza in materie di procreazione assistita o di testamento biologico? ». Secondo Salvati, la Cei si comporta a volte come soggetto politico, per contrastare l’approvazione di provvedimenti che a suo giudizio configgono con i principi da essa difesi. *
Comportamento legittimo, riconosce, ma che la porta a subire « le logiche e le oscillazioni, del consenso » . Non converrebbe dunque alla Cei, conclude Salvati, concentrarsi maggiormente su un terreno, quello della carità, « in cui di sconfitte non ne può subire? »
TONINI
La Chiesa ama tutta la persona
DI FRANCESCO OGNIBENE (Avvenire, 22.04.2009)
A 95 anni, la lettura di un articolo di giornale può infiammarlo come un ventenne. Al cardinale Ersilio Tonini i ragionamenti di Michele Salvati ieri sulla prima pagina del Corriere della Sera hanno suscitato un torrente di riflessioni: perché, a loro modo, sono andati al cuore delle ragioni per le quali la Chiesa sta in mezzo agli uomini come un riferimento certo, riconoscibile, fedele. Dal terremoto ai grandi temi del dibattito pubblico.
Eminenza, Salvati scrive che la Chiesa farebbe meglio ad accentuare la carità rispetto ad altro...
È un articolo sostanzialmente positivo, ma con un punto debole.
Quale?
Si dimentica che la Chiesa non può non amare l’uomo, tutto l’uomo. La verità è che egli è un mistero immenso, il più grande apparso sulla Terra. Non è solo il cristianesimo a dirlo: l’avevano già intuito i greci, ci sono pagine magnifiche a documentarlo. Pensi a I persiani di Eschilo, la tragedia che narra la battaglia di Salamina con l’attenzione non tanto rivolta alle operazioni belliche quanto alle mamme persiane cui tocca di ascoltare notizie sui loro figli, impegnati nei combattimenti, da messaggeri che le raggiungono a turno. Per l’autore l’accento non è sul trionfo militare ma sulla grandezza d’animo delle madri. Questo è l’uomo.
In terra d’Abruzzo la Chiesa sta mostrando una volta ancora il suo impegno caritativo. Ma viene capito lo spirito dal quale è mosso?
È giusto, e anche bello, che venga notata l’opera di tanti uomini di Chiesa che testimoniano come la carità non sia un’enunciazione generica ma un lasciarsi scegliere dalla realtà più vera, quella più dura, ovvero dalle esigenze primarie dell’uomo. C’è infatti una graduatoria per la Chiesa nei suoi interventi, difficile da definire a priori perché le urgenze umane sono infinite. I grandi pastori, i maestri nella Chiesa, sono quelli che hanno avuto il coraggio di fare una scelta degli obiettivi cui dedicare il meglio delle proprie forze. Don Bosco puntò sui ragazzi, con una scelta che parrebbe affettiva e invece è ispirata da straordinaria sapienza. San Francesco Saverio è l’uomo dell’ardimento, che spalanca orizzonti, non in forza di uno slancio fine a se stesso ma per un’intuizione ispirata. C’è un’intelligenza profonda in queste scelte, ieri come oggi, che non sempre viene colta. Anche oggi ci sono strade da aprire, in nome di una vocazione e di un mandato che urge nel cuore della Chiesa di ogni tempo.
Anche davanti al terremoto?
La Chiesa coglie segnali. Il mondo greco, come quello medievale, aveva capito che tutti i grandi problemi, compreso quello dello Stato, al dunque si riducono alla grande questione dell’uomo, che è sempre fine e mai strumento. È ciò che la Chiesa ha ricevuto come mandato: non è solo l’uomo a meritare la massima stima e attenzione ma soprattutto la persona umana più debole, quella che ha meno potenzialità naturali. Che gli ultimi siano destinati a diventare i primi è Gesù stesso a dirlo.
Quando si muove sul terreno della carità la Chiesa riceve un consenso pressoché unanime. Come lo spiega?
«Perché la sua è l’azione più pura, quella nella quale meno si vede emergere la potenza umana, supplita dal meglio dell’uomo racchiuso nella paternità e maternità.
Salvati si chiede perché allora la Chiesa non accentua questa sua missione di carità - che riscuote tanti applausi - anziché insistere sui nodi della bioetica. Come risponde?
È una domanda che pare opportuna e che invece mi sembra un po’ sfasata. E le spiego perché. Il parroco - lo sono stato anch’io, a suo tempo - è l’amministratore della carità, non solo dei sacramenti; egli aiuta anzitutto ogni uomo a riconoscere la propria missione, il posto che occupa nel suo tempo, nella comunità, nella storia. Il buon parroco è colui il quale aiuta ciascun giovane a scoprire la sua vocazione, la destinazione nella vita, persino il mestiere cui è chiamato. Intendo dire che il compito primo della Chiesa è aiutare ognuno a trovare la propria ragion d’essere, a capire che è Dio il suo vero bene. La sublimità della vita si svela grazie all’incontro dell’uomo con Dio, che ha voluto addirittura imparentarsi con lui: non poteva stimarlo più di così. Per questo la Chiesa difende fieramente l’uomo da ogni degrado. Ma se si legge la Chiesa solo come erogatrice di opere buone - per quanti applausi raccolga - un simile orizzonte scompare.
È per impulso di questa certezza che la Chiesa si esprime anche sui temi della vita?
Chi dubita che debba farlo dovrebbe venire qui, all’Opera Santa Teresa di Ravenna, dove ho scelto di vivere. Lo porterei a visitare il reparto dei bambini cerebrolesi: vedrebbe una meraviglia infinita dentro quelle creature, e un’infinita tenerezza in chi le assiste. Avrebbe un motivo di stupore continuo di fronte alla materializzazione dell’humanitas. Attraverso le opere di carità la gente tocca con mano cos’è la Chiesa, a cosa è ispirata la sua presenza. Ed è grazie alla fedeltà della Chiesa alla propria identità che all’uomo di ogni epoca è garantito di restare uomo, con tutta la sua dignità.
Ma c’è chi obietta che quando la Chiesa parla di procreazione o fine vita, smette di essere ’caritatevole’ e inizia a far politica.
Quando ricorda chi è l’uomo la Chiesa esprime la massima esaltazione della persona umana. Si parla di testamento biologico, ma si intende il momento in cui l’uomo si ammala, diventa più debole e rischia proprio per questo di contare meno, di essere meno uomo. Chi, e perché, lo difende? La politica consiste forse nel comporre graduatorie, nel far pesare di più chi è sano, nel mettersi d’accordo su chi ha valore e chi no? L’aveva intuito già Socrate, con una specie di presentimento del messaggio cristiano: il più debole non vale meno del più forte, perché ciò che conta non è la potenza o la ricchezza ma la capacità di amare.
Scrive ancora Salvati: non converrebbe alla Chiesa concentrarsi sul terreno nel quale non teme concorrenza - la carità, appunto - anziché scendere nell’arena delle idee, dove la sua immagine può venire ridimensionata?
Ma senza princìpi, cosa valgono tutte le sue opere? Siamo di fronte a un sintomo che rivela il degrado della nostra cultura, incline a dare più valore a ciò che sembra meglio rispondere al clima del momento. La Chiesa ha il dovere di ricordare a tutti - con la parola e le opere - qual è il criterio sul quale misurare il valore dell’uomo. È forse il denaro, l’efficienza, la salute? O risiede in altro? La carità mostra cos’è questo ’altro’, non soggetto al fascino di alcuna propaganda.
Parlare con nettezza di inizio e fine vita espone al rischio dell’impopolarità...
Ma non si può credere che soccorrere i terremotati sia una cosa e parlare della dignità della vita umana sia tutt’altro! È un errore formidabile. Nelle nostre famiglie quali sono i momenti più solenni? La nascita e la morte, l’inizio e la fine della vita. E che dire della malattia, ovvero del momento in cui l’uomo è più fragile? Di questo si occupa la Chiesa: di tutto l’uomo, dal principio alla fine, in ogni circostanza della vita, specie quando attraversa la prova. Non si danno due cuori, due intelligenze, due Chiese.
Eppure c’è chi continua a contrapporre un volto all’altro...
Nella Chiesa c’è una maternità verso i più deboli che rispecchia la maternità naturale, ovvero il rapporto più umano che esista. Dico di più: trovo pienamente me stesso accanto ai bambini ospiti in questa struttura di Ravenna, che sembrano deformi ma danno un volto all’essere umano più fragile di cui in ogni famiglia ci si prende cura con speciale attenzione. Il cuore con cui la Chiesa cammina tra le macerie d’Abruzzo e si china sulle fragilità umane è lo stesso con cui insegna il Vangelo della vita. Ci sono valori più alti da testimoniare. Diversamente, perché i missionari partirebbero per l’Africa, l’Asia o l’America Latina? Benedico la Chiesa, la benedico per davvero, perché è la comunità dove i più deboli sono quelli che contano di più. Essere cristiani vuol dire testimoniare questo in ogni epoca, e interpretare le esigenze del tempo, rendersi responsabili dell’umanità del proprio momento storico. Aiutare l’uomo a ritrovare la sua grandezza.
Eppure, si legge ancora sul Corriere, gli italiani non apprezzerebbero quel che dice la Chiesa sulla vita...
Ma per fortuna c’è qualcuno che considera l’uomo come sommo valore! No, non credo a questa affermazione, anche perché nessuno ha mai rimproverato la Chiesa per essersi presa cura degli uomini. Cosa ci dicono giganti della fede come don Orione se non questo? Salvati lo elogia: giusto, ma a patto di ricordare che don Orione non era solo un uomo di buon cuore. La sua carità era mossa da un’intelligenza superiore e da un ardimento senza pari. Le opere non camminano senza la fede, la sapienza e il coraggio.
*
Nella sez. delle Lettere al Corriere (22.04.200), all’intervento di Savino Pezzotta, così replica Michele Salvati:
"Non ho sostenuto che l’azione della Chiesa debba ridursi a carità o filantropia, ma ho espresso l’auspicio che questo apspetto prevalga rispetto a quello di testimoniare - e chiedere che lo Stato recepisca nelle sue leggi - ciò che ritiene Verità su alcuni temi eticamente sensibili. Pezzotta sa meglio di me che non pochi di coloro che hanno recentemente assecondato la Cei in questa sua azione sono pronti ad abbandonarla se si accorgono che non è redditizia in termini di consenso politico. E lo vedremo presto" (Corriere della Sera, 22.04.2009, p. 37).
Sul tema, nel sito, si cfr.:
La severa opinione del movimento internazionale "Noi Siamo Chiesa" sui quattro anni del pontificato di Benedetto XVI *
Pubblicato il 20 Aprile 2009
a.. Documenti NSC
Roma/ Madrid / Monaco 16 Aprile 2009 In occasione del 4° Anniversario del Pontificato di
Papa Benedetto, "Noi siamo Chiesa" fa la richiesta di profonde e urgenti riforme. Fiduciosi
nello Spirito Santo e nello Spirito del Concilio.
Il movimento Internazionale Noi siamo Chiesa, in occasione del 4° Anniversario dell’elezione di Papa Benedetto ( 19 Aprile 2005) rinnova la richiesta al Papa, a tutti i vescovi e a tutti i credenti affinché rimangano fedeli agli indirizzi e allo spirito promosso dal Concilio Vaticano II.
Il tentativo incerto del Papa di riportare all’unità i Lefebriani, a inizio anno, ha segnato un rifiuto degli insegnamenti e dello spirito del Concilio Vaticano II. (1962-65). Questo Concilio, tra i tanti risultati positivi, ha promosso una nuova visione della collegialità, dell’ecumenismo e il Il dialogo inter-religioso, specialmente con gli ebrei, ha promosso la libertà religiosa, la libertà di coscienza, anche nei confronti della Chiesa, e una positiva considerazione della società, insieme ad una liturgia in cui tutti si sentano coinvolti.
Benché la decisione autonoma di Papa Benedetto sia stata presentata come un tentativo di riunificare i cattolici, in effetti è risultato un cattivo servizio verso la Chiesa Cattolica in quanto comunità di fede e in quanto istituzione presente nel mondo di oggi. In un periodo di grave crisi sociale ed economica e con tanti problemi di carattere ecologico, Noi siamo Chiesa deplora il fatto che la Chiesa Cattolica,essendo la comunità più numerosa nel mondo, abbia perso molta della sua credibilità a causa della crisi interna alla Chiesa.
Questa è una crisi di leadership
E’ la crisi della leadership di Papa Benedetto e della curia romana.
Il Papa persiste con uno stile di governo della Chiesa che non concede nulla alla trasparenza, all’autorevolezza e persino alla stessa competenza. Le speranze di milioni di cristiani, riposte sul Concilio Vaticano II e sulla promessa fatta dal Papa subito dopo la sua elezione, per promuovere l’ecumenismo e la collegialità, ben prest, sono rimaste deluse .
C’è una progressiva delusione per l’involuzione nell’attività pastorale: Conservando l’obbligatorietà della legge del celibato e quella che vieta l’ordinazione delle donne, il Papa nega il diritto canonico che garantisce ai fedeli la partecipazione eucaristica della domenica (can. 213 CIC Codice di Diritto Canonico) nelle comunità attive. Tutti questi fatti e Il mantenimento dei riti preconciliari Tridentini e la preghiera modificata per la conversione degli ebrei, nel Venerdì Santo, sono solo alcune prove che indicano che Papa Ratzinger si è incamminato verso una contro-riforma in opposizione al Concilio Vaticano II. Il Papa, durante la sua recente visita in Africa, ha parlato con particolare accento contro la corruzione, il tribalismo, la violenza sulle donne, a favore del buon governo e della sicurezza dei confini. Tuttavia, il suo infelice intervento su l’uso del condom per prevenire l’AIDS ha distolto l’attenzione da tali argomenti. L’enfasi e l’insistenza data alla discussione sull’aborto, su l’uso del condom, ecc. hanno oscurato i messaggi più importanti quali l’impegno per la giustizia, la pace e la lotta per assicurare a tutte le popolazioni "il loro pane quotidiano".
A questo proposito Noi siamo Chiesa pensa che sia importante sottolineare che il Papa non dovrebbe considerare le varie critiche, manifestate in tutto il mondo, come segno di ostilità nei suoi confronti, ma piuttosto come espressione di preoccupazione per il modo come viene governata la Chiesa, come d’altra parte è previsto nel can. 213 § 3 CIC : " Tutti i cristiani... hanno il diritto e, talvolta, persino il dovere di esprimere la loro opinione ai sacri pastori sui problemi riguardanti il bene della Chiesa e di far conoscere la loro opinione a tutta la Cristianità".
Petizione internazionale da presentare alla Congregazione della Fede:
L’enorme risposta data alla petizione internazionale "Per una totale accettazione dei decreti del Concilio vaticano II," promossa dal Movimento Internazionale Noi siamo Chiesa è prova della reale aspettativa di numerosi teologi, sacerdoti, membri delle congregazioni religiose, operatori nel campo della pastorale e numerosissimi fedeli in tutto il mondo per una riforma della nostra Chiesa secondo gli indirizzi del Concilio Vaticano II.
La petizione (www.petition-vaticanum2.org) ha raccolto 50.000 firme durante il Giovedì Santo.
I promotori di questa iniziativa, ora, vogliono presentare questi risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) a Roma al più presto possibile.
Ieri mattina Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i membri della Pontificia Commissione Biblica.
Di seguito il testo del discorso pronunciato dal Papa. (Avvenire, 24.04.2009)
Il Papa: la Scrittura può essere compresa soltanto nella Chiesa
Alla Pontificia Commissione Biblica: lo studio scientifico dei testi sacri non basta
Tre i criteri indicati dal Vaticano II per una retta interpretazione: attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Sacra Scrittura, l’inserimento nel contesto della Tradizione vivente della Chiesa, e l’analogia della fede, ossia «la coesione delle singole verità tra di loro e con il piano complessivo della Rivelazione»
«L’interpretazione delle Scritture non può essere solo uno sforzo scientifico individuale, ma deve essere sempre confrontata, inserita e autenticata dalla Tradizione vivente della Chiesa.
L’esegeta cattolico non nutre l’illusione individualista che, al di fuori della comunità dei credenti, si possano comprendere meglio i testi biblici»
Signor cardinale, cari membri della Pontificia Commissione Biblica, sono lieto di accogliervi ancora una volta al termine della vostra annuale Assemblea plenaria. Ringrazio il signor cardinale William Levada per il suo indirizzo di saluto e per la concisa esposizione del tema che è stato oggetto di attenta riflessione nel corso della vostra riunione. Vi siete nuovamente radunati per approfondire un argomento molto importante: l’ispirazione e la verità della Bibbia. Si tratta di un tema che riguarda non soltanto il credente, ma la stessa Chiesa, poiché la vita e la missione della Chiesa si fondano necessariamente sulla Parola di Dio, la quale è anima della teologia e, insieme, ispiratrice di tutta l’esistenza cristiana. Il tema che avete affrontato risponde, inoltre, a una preoccupazione che mi sta particolarmente a cuore, poiché l’interpretazione della Sacra Scrittura è di importanza capitale per la fede cristiana e per la vita della Chiesa.
Come ella ha già ricordato, signor presidente, nell’enciclica Providentissimus Deus papa Leone XIII offriva agli esegeti cattolici nuovi incoraggiamenti e nuove direttive in tema di ispirazione, verità ed ermeneutica biblica. Più tardi Pio XII nella sua enciclica Divino afflante Spiritu raccoglieva e completava il precedente insegnamento, esortando gli esegeti cattolici a giungere a soluzioni in pieno accordo con la dottrina della Chiesa, tenendo debitamente conto dei positivi apporti delle scienze profane. Il vivo impulso dato da questi due Pontefici agli studi biblici ha trovato piena conferma nel Concilio Vaticano II, cosicché tutta la Chiesa ne ha tratto beneficio. In particolare, la Costituzione conciliare Dei Verbum illumina ancora oggi l’opera degli esegeti cattolici e invita i pastori e i fedeli ad alimentarsi più assiduamente alla mensa della Parola di Dio.
Il Concilio ricorda, al riguardo, innanzitutto che Dio è l’Autore della Sacra Scrittura: «Le cose divinamente rivelate che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e co- D me tali sono stati consegnati alla Chiesa» ( Dei Verbum, 11). Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, invisibile e trascendente Autore, si deve dichiarare, per conseguenza, che «i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere» ( ibid., 11).
Dalla corretta impostazione del concetto di divina ispirazione e verità della Sacra Scrittura derivano alcune norme che riguardano direttamente la sua interpretazione. La stessa Costituzione Dei Verbum, dopo aver affermato che Dio è l’autore della Bibbia, ci ricorda che nella Sacra Scrittura Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole. «Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile agli uomini » ( Dei Verbum, 13).
Queste indicazioni, offerte per una corretta interpretazione di carattere storico-letterario, richiedono un indispensabile collegamento con le premesse della dottrina sull’ispirazione e verità della Sacra Scrittura. Infatti, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c’è un sommo principio di retta interpretazione senza il quale gli scritti sacri resterebbero lettera morta: la Sacra Scrittura deve «essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta» ( Dei Verbum, 12).
Al riguardo, il Concilio Vaticano II indica tre criteri sempre validi per una interpretazione della Sacra Scrittura conforme allo Spirito che l’ha ispirata. Anzitutto occorre prestare grande attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura. Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Sacra Scrittura è una in forza dell’unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore (cfr Lc 24,25-27; Lc 24,44-46). In secondo luogo occorre leggere la Scrittura nel contesto della Tradizione vivente di tutta la Chiesa. Secondo un detto dei Padri « Sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta » ossia «la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali». Infatti la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l’interpretazione di essa secondo il senso spirituale (cfr Origene, Homiliae in Leviticum, 5,5). Come terzo criterio è necessario prestare attenzione all’analogia della fede, ossia alla coesione delle singole verità di fede tra di loro e con il piano complessivo della Rivelazione e la pienezza della divina economia in esso racchiusa.
Il compito dei ricercatori che studiano con diversi metodi la Sacra Scrittura è quello di contribuire secondo i suddetti principi alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura. Lo studio scientifico dei testi sacri non è da solo sufficiente. Per rispettare la coerenza della fede della Chiesa l’esegeta cattolico deve essere attento a percepire la Parola di Dio in questi testi, all’interno della stessa fede della Chiesa. In mancanza di questo imprescindibile punto di riferimento la ricerca esegetica resta incompleta, perdendo di vista la sua finalità principale, con il pericolo di diventare addirittura una sorta di mero esercizio intellettuale.
L’interpretazione delle Sacre Scritture non può essere soltanto uno sforzo scientifico individuale, ma deve essere sempre confrontata, inserita e autenticata dalla Tradizione vivente della Chiesa. Questa norma è decisiva per precisare il corretto e reciproco rapporto tra l’esegesi e il Magistero della Chiesa. L’esegeta cattolico non nutre l’illusione individualista che, al di fuori della comunità dei credenti, si possano comprendere meglio i testi biblici. È vero invece il contrario, poiché questi testi non sono stati dati ai singoli ricercatori « per soddisfare la loro curiosità o per fornire loro degli argomenti di studio e di ricerca» ( Divino afflante Spiritu, EB 566). I testi ispirati da Dio sono stati affidati alla comunità dei credenti, alla Chiesa di Cristo, per alimentare la fede e guidare la vita di carità. Il rispetto di questa finalità condiziona la validità e l’efficacia dell’ermeneutica biblica. L’enciclica Providentissimus Deus ha ricordato questa verità fondamentale e ha osservato che, lungi dall’ostacolare la ricerca biblica, il rispetto di questo dato ne favorisce l’autentico progresso.
Essere fedeli alla Chiesa significa, infatti, collocarsi nella corrente della grande Tradizione che, sotto la guida del Magistero, ha riconosciuto gli scritti canonici come parola rivolta da Dio al suo popolo e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze. Il Concilio Vaticano II lo ha ribadito con grande chiarezza: «Tutto quello che concerne il modo di interpretare la Scrittura è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la Parola di Dio» ( Dei Verbum, 12).
Come ci ricorda la summenzionata Costituzione dogmatica esiste una inscindibile unità tra Sacra Scrittura e Tradizione, poiché entrambe provengono da una stessa fonte: «La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Ambedue infatti, scaturendo dalla stessa divina sorgente, formano, in un certo qual modo, una cosa sola e tendono allo stesso fine. Infatti la Sacra Scrittura è parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l’una e l’altra devono esser accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza » ( Dei Verbum, 9). Soltanto il contesto ecclesiale permette alla Sacra Scrittura di essere compresa come autentica Parola di Dio che si fa guida, norma e regola per la vita della Chiesa e la crescita spirituale dei credenti. Ciò comporta il rifiuto di ogni interpretazione soggettiva o semplicemente limitata a una sola analisi, incapace di accogliere in sé il senso globale che nel corso dei secoli ha guidato la Tradizione dell’intero popolo di Dio.
Cari membri della Pontificia Commissione Biblica, desidero concludere il mio intervento formulando a tutti voi i miei personali ringraziamenti e incoraggiamenti. Vi ringrazio cordialmente per l’impegnativo lavoro che compite al servizio della Parola di Dio e della Chiesa mediante la ricerca, l’insegnamento e la pubblicazione dei vostri studi. A ciò aggiungo i miei incoraggiamenti per il cammino che resta ancora da percorrere. In un mondo dove la ricerca scientifica assume una sempre maggiore importanza in numerosi campi è indispensabile che la scienza esegetica si situi a un livello adeguato. È uno degli aspetti dell’inculturazione della fede che fa parte della missione della Chiesa, in sintonia con l’accoglienza del mistero dell’Incarnazione. Cari fratelli, il Signore Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato e divino Maestro che ha aperto lo spirito dei suoi discepoli all’intelligenza delle Scritture (cfr Lc 24,45), vi guidi e vi sostenga nelle vostre riflessioni. La Vergine Maria, modello di docilità e di obbedienza alla Parola di Dio, vi insegni ad accogliere sempre meglio la ricchezza inesauribile della Sacra Scrittura, non soltanto attraverso la ricerca intellettuale, ma anche nella vostra vita di credenti, affinché il vostro lavoro e la vostra azione possano contribuire a fare sempre più risplendere davanti ai fedeli la luce della Sacra Scrittura. Nell’assicurarvi il sostegno della mia preghiera nella vostra fatica, vi imparto di cuore, quale pegno dei divini favori, l’apostolica benedizione.
Benedetto XVI