Materialismo storico e Teologia.

KARL MARX E WALTER BENJAMIN: L’ "ODIO DI CLASSE" di EDOARDO SANGUINETI, oggi. "Ieri" a Roma la «Lectio Magistralis» dedicata a Pietro Ingrao - selezione a cura del prof. Federico La Sala

Sul concetto di presente storico. Note per le "Tesi" di W. Benjamin (cfr. pdf allegato).
domenica 7 gennaio 2007.
 


VIS-A-VIS TRA DUE VITE PARALLELE

Ieri a Roma la «Lectio Magistralis» di Edoardo Sanguineti dedicata a Pietro Ingrao

L’avventura ostinata di costruire una «cosa semplice»

di ROBERTO CICCARELLI (il manifesto, 31.03.2006)

«Odio», «Vendetta», «Rivoluzione». Sono le parole forti, cariche di un certo fascino desueto ma quantomai attuali, che ieri Edoardo Sanguineti non ha avuto alcun timore a pronunciare nella sala del Refettorio della Camera davanti a centinaia di persone durante la sua lectio magistralis organizzata dal Centro per la Riforma dello Stato in onore dei 91 anni di Pietro Ingrao.

Parole che hanno indicato una «linea di condotta »: «In un mondo in cui il 98 per cento delle persone vive una condizione di precarietà o di vera e propria miseria - ha detto il poeta e intellettuale genovese - il vero lusso è quello di permettersi ancora di essere gentili con gli altri. No, oggi è doveroso essere sgarbati per rendere evidente a tutti che viviamo in un mondo disumano».

Questo è stato l’inizio sconcertante della lezione del teorico più famoso del «Gruppo 63», autore di un recente Il chierico organico. Scritture e intellettuali (2000) e dell’ultima antologia Microcosmos (2005), che raccoglie la sua opera poetica dal 1951 ad oggi. Ma sono bastati pochi istanti per chiarire che l’odio per chi detiene le più grandi ricchezze del pianeta, la necessità di vendicare non solo le sofferenze dei padri ma anche quelle attuali dei figli, non risponde soltanto ad un’elementare esigenza etica o, peggio, ad un risentimento per chi non ha nulla ed aspira ad avere un credito illimitato per fare shopping tra le vetrine luccicanti dell’Impero. Essere sgarbati, oggi, non significa essere violenti. Almeno fino a quando non sarà viva l’esigenza di dare giustizia alle nuove generazioni, e non solo a quelle dei loro padri. Che hanno potuto permettersi il lusso, ha detto Sanguineti, di seguire una educazione intellettuale e sentimentale che non separava l’attività mentale della ricerca teorica da quella della pratica politica.

Un itinerario che in quel secolo grande e terribile che è stato il Novecento ha prodotto un pensiero - quello del «materialismo storico» - che Sanguineti ha usato come sinonimo di «marxismo» - che non si è mai fermato alla constatazione dei dolori biografici degli intellettuali, ma si è proiettato su uno scenario infinitamente più largo, quello «della condizione oggettiva della lotta di classe».

Oggi anche le nuove generazioni dovrebbero godere di quello stesso lusso che ha permesso di rispondere alla domanda, che alla lezione magistrale ha dato anche il titolo, «come si diventa materialisti storici?». Storie personali e storie politiche si sono intrecciate in platea. Antonio Bassolino seduto accanto a Alfredo Reichlin, dietro c’era Luciana Castellina, e ancora Goffredo Bettini, Giuseppe Vacca, Alfonso Gianni e Gianni Ferrara, Massimo Serafini e Walter Tocci. Più dietro il gruppo de «la voce della luna» del dipartimento di salute mentale della Asl Roma E, oltre ad una serie di giovani e meno giovani legate alla storia politica ed intellettuale di Ingrao.

«Una buona abitudine». Così Mario Tronti, seduto accanto a Sanguineti, ha definito la lezione dedicata a Ingrao che, a partire da quest’anno, sarà tenuta ogni 30 marzo. Sanguineti ha poi raccontato la storia della sua conversione politica da «giovane anarchico radicale» a «materialista storico » ripercorrendo il proprio itinerario intellettuale e politico. Un lungo apprendistato che non si è ancora concluso, ma che si è giovato di una lunga serie di incontri.

Il primo è stato a Torino nel 1940. Siamo in Corso Porto, oggi Corso Matteotti. Un gruppo di ragazzi tira calci ad un pallone. Sanguineti entra per la prima volta in contatto con un altro mondo, quello operaio, quando un giovane di nome Felice si avvicina e propone di giocare insieme. Era il primo avvistamento della rude razza pagana, ma anche la scoperta di un mondo ancora lontano per quei ragazzi, quello della sessualità.

Seguì la scoperta della politica, avvenuta grazie ad un compagno di scuola che indicava al «giovane anarchico radicale qual ero» la strada per una solidarietà umana «che allora ignoravo ». «Era pieno di quell’attenzione verso la debolezza di coloro che non erano conquistati alla causa del partito - ha raccontato Sanguineti - Sono stato stalinista, filo- cinese in polemica contro gli eccessi di burocratismo dei partiti di sinistra, fino all’ultimo approdo l’euro-comunismo di Berlinguer quando feci il deputato dal 1979 al 1983».

«Se fossi oggi in politica - ha continuato Sanguineti - consiglierei a Prodi di tornare ad applicare i principi di quel capolavoro che è la Costituzione italiana: diritto al lavoro, alla scuola e alla sanità pubblica, innanzitutto». In un momento in cui un’intera generazione europea reclama il proprio diritto al futuro, questo non sarà rivoluzionario, ma almeno risponde ad un criterio minimo di giustizia. «Non è follia ma invece fine della follia. Non è il caos ma l’ordine, invece. E’ la semplicità che è difficile a farsi» scriveva Bertolt Brecht, nella sua Ode al comunismo del 1933. Oggi, come ieri, ha ricordato Sanguineti, si sa che questa semplicità è il risultato di una lunga ostinazione.



L’odio di classe di Sanguineti

di Ida Dominijanni (il manifesto, 7 gennaio 2007)

«I potenti odiano i proletari e l’odio deve essere ricambiato». Perciò, sostiene Edoardo Sanguineti, bisogna «restaurare l’odio di classe», per contrastare l’oblìo di sé in cui la classe operaia, «inibita da una cultura dominata dalla tv», è immersa. Pronunciate venerdì sera a Genova, alla conferenza stampa di presentazione del programma della lista «Unione a sinistra» che sostiene la candidatura di Sanguineti a sindaco della città, le parole del grande intellettuale colpiscono gli astanti e le agenzie, e dalle agenzie rimbalzano sui giornali in una serata avara di notizie.

Scandalo: che c’entra l’odio di classe, o anche solo la lotta di classe, mentre si montano pagine e pagine sulla separazione di Nicola Rossi e si celebrano funerali su funerali dei «D’Alema boys» orfani del loro leader? Che c’entra quel richiamo ortodosso di Sanguineti alla forza-lavoro, «la merce uomo, che oggi è la più svenduta», mentre la pietra filosofale della politica sociale sono diventati i tagli alle pensioni? Che c’entra quell’abbozzo di analisi del postfordismo, per cui «oggi i proletari sono anche gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari», mentre si parla di categorie sociali solo nella lingua asettica e fiscale della finanziaria? Il poeta dell’avanguardia, il protagonista del «Gruppo 63», il materialista storico non pentito ha colpito ancora, e ha colpito giusto: fanno stridore solo le parole che l’ordine del discorso decide a un certo punto di rendere impronunciabili, indicibile e indecenti. Lotta di classe e odio di classe fanno parte di questo serbatoio di indicibili oscenità: sono letteralmente fuori scena nel teatrino politico corrente, e perbenisticamente censurate dal discorso corrente della sinistra. E non foss’altro per questo è bene che qualcuno torni a pronunciarle.

Sanguineti in verità non aveva aspettato di essere candidato a sindaco di Genova dal correntone Ds, dal Prc e dai Comunisti italiani per tirarle fuori. Meno di un anno fa le aveva pronunciate con la stessa convinzione a Roma, nella solenne Sala del Refettorio della Camera, durante la sua Lectio Magistralis (oggi pubblicata da Ediesse) in onore dei 91 anni di Pietro Ingrao organizzata dal Centro studi per la riforma dello Stato.

Allora aggiunse anche «rivoluzione», e spiegò come qualmente «oggi è doveroso essere sgarbati per rendere evidente a tutti che viviamo in un mondo disumano, in cui il 98% delle persone vive una condizione di precarietà o di vera e propria miseria». Sgarbati, ecco. Che non vuol dire violenti, aggiunse allora e ripete oggi il poeta.

Significa semplicemente non stare a danzare quel garbatissimo minuetto di parole che vorrebbe convincerci che tutto va bene e che quello in cui viviamo è l’unico nonché il migliore dei mondi possibili. Significa tenere aperta non la speranza per le prossime generazioni - di quella si riempiono la bocca tutti, tanto non ci tocca - ma la responsabilità che lega le generazioni adulte di oggi a quelle che le hanno precedute e a quelle che seguiranno.

Sanguineti pensa a Walter Benjamin e lo dice: il compito della sinistra non è quello di accodarsi all’idea del progresso e alla promessa della felicità futura, ma di rivendicare e vendicare le ingiustizie passate e presenti perpetrate sugli oppressi. E’ la «debole forza messianica» di cui Benjamin scriveva nelle Tesi sul concetto di storia. La sinistra senza alcuna forza messianica di oggi, divisa in tre tronconi e tre candidati a Genova come ovunque ci sia un posto in palio, potrebbe provare a rileggersele.



UN RICONOSCIMENTO E UN OMAGGIO (DEL 2000) A EDOARDO SANGUINETI. Una citazione da:

CHI SIAMO NOI IN REALTA’?

Relazioni chiasmatiche e civiltà. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

di Federico La Sala

Caro Primo

Se dico: il diritto romano e il diritto tedesco sono entrambi diritti, ciò è ovvio. Se invece dico: il diritto, questo astratto, si realizza nel diritto romano e nel diritto tedesco, questi concreti diritti, il nesso diventa mistico (K. Marx, L’analisi della forma di valore, Bari, Laterza, 1976, p. 76).

Se dico: un uomo e una donna sono entrambi esseri umani, ciò è ovvio. Se invece dico: l’Essere umano, l’Uomo, questo astratto, si realizza nell’uomo e nella donna, questi concreti esseri umani, capovolgo tutto, il nesso diventa mistificante (nel pensiero e nella realtà della famiglia, della società civile, e dello Stato). Parlo come Platone, come Hegel, come il Papa, e porto acqua al mulino del Dio Denaro e del Dio Capitale...

Convinto, inattualmente e contemporaneamente, che occorra lavorare di più e meglio nella direzione di Marx (Freud, Benjamin, Sohn-Rethel, Paci, Fachinelli, Lea Melandri, e gli infiniti Altri e le infinite Altre) e che oggi, “nella ideologia dominante, invece, la teologia ha assunto il materialismo storico al proprio servizio, approfittando della congiuntura per la quale esso è oggi quel nano che facilmente si occulta, piccolo e brutto come si ritrova” (cfr. E. Sanguineti, Introduzione, K. Marx - F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, Roma, Meltemi editore, 1998, p. 9, cors. mio), ho deciso di scriverti di alcuni risultati di mie riflessioni, per sollecitare una ripresa del lavoro critico, della pratica della libertà e della lotta di liberazione. Mi auguro che siano degne della tua stimatissima attenzione. La mia convinzione, per evitare inutili equivoci, è questa: solo con Marx, e con un Marx liberato dalla sua offuscata lucidità, possiamo capire criticamente Platone (la filosofia), Gesù (il messaggio evangelico e la religione cattolico-romana), Hegel (l’identità della filosofia e della religione) e il nostro tempo, non viceversa. E la mia proposta - presentata qui di seguito come via chiasmatica della conoscenza non è altro che la proposta di un materialismo storico liberato dalla sua cecità e capace non solo di realizzare “un’ananmesi della genesi” e “risolvere il miracolo greco passando attraverso il denaro” (come ha intuito e tentato Sohn-Rethel), ma anche di sognare meglio quello che hanno sognato tante generazioni e anche noi ancora sogniamo...

Nell’ideologica confusione e incapacità (di chi?, non forse del famoso Partito Laureati Italiani, a cui si sono iscritti anche quelli della cosiddetta sinistra, di cui parlava don Milani!?) di portare a fondo la critica dell’economia politica, la secolarizzazione del denaro, e lo studio “del modo in cui si organizzano socio-economicamente i rapporti tra gli uomini, e di come tali organizzazioni generino diverse e nuove prospettive etiche”, si preferisce discutere, “con maggiore elevatezza e nobiltà del bene e del male, della virtù e dei vizi” (E.Sanguineti, op. cit., p. 11, cors. mio) e rifugiarsi, beati e tranquilli, sotto l’ombrello di Platone, il filosofo, papa e re, dell’Occidente [...]*

* Per proseguire eventualmente la lettura, in rete:

-  Cfr. F. La Sala, L’enigma della Sfinge e il segreto della Piramide.
-  Considerazioni attuali sulla fine della preistoria, in forma di lettera aperta (a Primo Moroni, a Karol Wojtyla, e, p. c., a Nelson Mandela), Roma-Salerno, Edizioni Ripostes, 2001, pp. 9-40.(www.ildialogo.org).

-  A FURIA DI "FORZA ITALIA", L’ITALIA INTERA E’ FINITA NELLE MANI DELL’UOMO DELLE TENDE AZZURRE.
-  Intervista a Edoardo Sanguineti di Pietro Spataro



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