Quando non si vuol sentire: din, don... dan!
IL CODICE DA VINCI ... KOYAANISQATSI !!!
Un omaggio al Presidente della Camera, e al Papa
di Federico La Sala
Al di là del giudizio specifico sulle opere di Dan Brown, c’è da dire che i suoi due lavori hanno il grande merito di sollecitare a riflettere, a livello planetario (dato il successo), sul problema dei problemi, quello antropologico (il più importante, rispetto a quello etico, metafisico, e religioso!!!): l’equilibrazione del rapporto uomo-donna!!! I due romanzi thrillers non a caso hanno una sola parola in comune, ed è della lingua degli americani Hopi: “koyanisquatsi - la vita priva di equilibrio” (Il Codice da Vinci, p. 151; Angeli e demoni, p. 136). Una parola ‘magica’ (su cui aveva già richiamato l’attenzione, nel 1984, Godfrey Reggio, con il suo importante film e la sua accorata denuncia per la vita stessa sul e del pianeta - con musiche di Phillip Glass - intitolato proprio “Koyaanisqatsi: life out of Balance”) come quella, passando dall’antropologia e dalla letteratura alla politica e a percorsi storici inediti “per la verità e la riconciliazione” (la Commissione istituita nel Sudafrica nel 1995, istituita da Nelson Mandela - con il motto “guariamo la nostra terra”), di “ubuntu”, una parola-concetto della antichissima lingua africana dal significato inequivocabile e di portata ‘biblica’: “le persone diventano persone attraverso altre persone”.
Per uscire dalla barbarie non ci sono altre strade: bisogna spezzare il cerchio vizioso della cecità e della follia e aprire gli occhi all’altro, all’altra, e a noi stessi e a noi stesse. E’ attraverso la mediazione delle cause interne che quelle esterne producono il loro effetto - questo ci hanno sempre detto i grandi saggi, e anche Freud. E, alla fine della sua vita (1938), lo dice in tutta chiarezza: Gesù è stato interpretato edipicamente - in modo tragico! Lo sapeva già anche Dante, che aveva ritrovato la strada alla, della, e nella Comoedìa!. E, oggi, lo sappiamo - tutti e tutte: Gesù non è Edipo!!! E la gerarchia della chiesa cattolico-romana - dopo la morte dell’ultimo vecchio papa, Giovanni Paolo II - non ha più storia. Il Libro è stato chiuso: non è più né madre né maestra, sulla via della vita e della verità!!! Dopo secoli di proposta di un modello di ‘sacra’ famiglia, con un semi-riconoscimento della paternità di Giuseppe, ora ha ‘sponsorizzato’ un modello di ‘sacra’ famiglia forte, biologicamente controllato dallo Stato. Non sapendo più nulla né della “camera nuziale” né della “camera reale”, si vorrebbero pure imitare i faraoni e ricostruire le piramidi, ma non sanno farlo ... e non sanno più risolvere nemmeno l’enigma della Sfinge di Tebe. I faraoni del vecchio Egitto, come del resto lo stesso Edipo, ne sapevano ben di più !!!
Federico La Sala
Sul tema, in rete, si cfr.:
DONNE E TEOLOGIA: MARIA MADDALENA.
Dibattito sul più famoso capolavoro LEONARDESCO
Dal Codice Da Vinci agli studi degli esperti
Il giallo della donna ritratta nel Cenacolo
Sforza Galizia: San Giovanni con tratti femminili.
La Haziel: nessun travestimento, scelse proprio una donna
MILANO - Il Cenacolo di Leonardo è uno dei capolavori più noti e studiati al mondo. Il lungo restauro, le condizioni di difficile conservazione dovute ai «vizi d’origine» della parte sulla quale è stato realizzato l’affresco, sono tra gli elementi che negli anni lo hanno riportato all’attenzione del pubblico.
Ma c’è poi un versante legato alle interpretazioni del «linguaggio» di Leonardo che ha attratto,da sempre, molti studiosi. Un filone che, per la quantità di misteri che sembra racchiudere, ha perfino avuto una traduzione «popolare» di grande successo grazie al libro (e al film che ne è stato tratto) Il Codice da Vinci di Dan Brown. Un successo mondiale, quello dello scrittore americano, che ha indirizzato anche le principali attenzioni del pubblico su alcuni particolari dell’affresco. Non necessariamente i più importanti, però. Come quello della «figura femminile» accanto a Gesù, molto funzionale alla ricostruzione di Dan Brawn per la tesi del matrimonio tra Cristo e la Maddalena e la successiva discendenza, mantenuta segreta e protetta dai Templari. Il romanzo fa riferimento sia alla simbologia (la V che si forma tra San Giovanni e il Cristo) sia alla rappresentazione, effettiva, di una donna (la Maddalena) e non dell’evangelista, alla destra di Gesù. Ovviamente la verità romanzata, che pure si basa su ipotesi di studio consultate da Dan Brawn, affascina. Ma davvero, nel suo affresco, Leonardo ha dipinto una donna al posto di San Giovanni?
LO STUDIO SULL’ARAZZO - Panorama, questa settimana, pubblica un’intervista a Sabrina Sforza Galizia, studiosa che pubblica ora un libro intitolato «Il Cenacolo di Leonardo in Vaticano. Storia di un Arazzo in seta e oro», aggiunge nuovi particolari sia sulle profezie astronomiche che la versione leonardesca dell’Ultima Cena conterrebbe, sia sul particolare della figura femminile. La novità è che gli elementi sui quali ha potuto basarsi la studiosa derivano (anche) da un arazzo, copia esatta del Cenacolo commissionata a Leonardo da Luigi XII, custodito ora in Vaticano. In base all’esame dell’arazzo, risultano più chiari tanti indizi sulle profezie «cifrate» nel capolavoro, in particolare il calcolo sulla fine del mondo. E, anche, sulla figura femminile. «Quello di Dan Brawn - dice a Panorama Sforza Galizia - è un pasticcio che ha suggestionato milioni di persone, ma non offre un cifrario per decrittare il messaggio del Cenacolo. Leonardo dipinge davvero San Giovanni con tratti somatici di una donna e lo fa volutamente, perché nel linguaggio che usa San Giovanni è "femmina"».
Il motivo? Perché, secondo la studiosa «utilizza la tradizione pittorica che fa uso della dualità maschio-femmina per simboleggiare una disgiunzione astrononomica necessaria per il calcolo dei tempi (...). Complicato? Forse, ma nulla è semplice negli studi su Leonardo. E poi, spiega, la terminologia maschio-femmina vige tuttora anche tra i nostri falegnami ed elettricisti e rispecchia un termine tecnico applicato anche all’astronomia».
«GIOVANNINA , VISO FANTASTICO» - Certamente i lettori di Dan Brawn e quanti che hanno visto il film si saranno sorpresi di sapere che nel Cenacolo fosse rappresentata una donna. Magari hanno pensato anche a una forzatura romanzesca. Invece la «presenza» femminile era già nota agli studiosi. Diversa cosa è attribuirle poi significati precisi e legati a messaggi cifrati. Le spiegazioni per la presenza della figura femminile possono essere anche altre. E persino molo più semplici, perché lasciate dallo stesso maestro nei suoi scritti. «Per trovare i volti degli apostoli - spiega infatti Vittoria Haziel, studiosa dell’opera leonardesca - Leonardo girava per le strade di Milano e segnava appunti sui suoi manoscritti sulle figure incontrate. Per una di queste egli scrive chiaramente che si tratta di "Giovannina, viso fantastico sta a Santa Caterina allo spedale"». Non si sa se si trattasse di un’infermiera o di una malata. Ma secondo la Haziel, che ha pubblicato di recente il libro «La Confessione di Leonardo» è proprio lei che dà origine alla figura alla destra di Gesù. «Questo appunto si trova infatti proprio sotto a quello della figura che ispira Cristo, o meglio Crissto, con due esse, come scrive Leonardo: "Giovan Conte, quello del cardinale del Mortaro". «Nessun apostolo "travestito" da donna quindi - conclude la Haziel - ma una donna vera e propria».
Redazione Online
Prima mondiale del kolossal di Dan Brown con Tom Hanks, diretto da Ron Howard
Un thriller esplosivo e dietrologico, arricchito dalla bellezza della "città eterna"
Adrenalina, riti e il fascino di Roma
’Angeli e demoni’, quante pressioni
Il regista respinge le critiche cattoliche: "E’ frustrante, ci giudicano senza vedere il film"
E poi accusa: "Ci hanno condizionati anche quando giravamo nella capitale..."
di CLAUDIA MORGOGLIONE *
ROMA - Adrenalina, suspence, esplosioni, sangue, corsa contro il tempo per evitare una catastrofe. E poi il fascino arcano della Santa Sede: la rottura dell’anello alla morte di un Papa, il Conclave nella Cappella Sistina, i rituali della Guardia svizzera. E ancora la bellezza mozzafiato di Roma, con le sue chiese e i suoi enigmi. Tre aspetti diversi per un unico superfilm: "Angeli e demoni", tratto dall’omonimo libro di Dan Brown, con Tom Hanks protagonista. Una pellicola che svela i suoi segreti nel pieno di una polemica "preventiva" da parte cattolica, come già accaduto col "Codice da Vinci". "La cosa più frustrante - dichiara il regista, Ron Howard - è che chi critica non lo ha visto, né andrà a vederlo. Pazienza: tanto nella lista delle cartoline d’auguri del Vaticano non ci sono mai stato...".
L’occasione, per parlare con autori e interpreti del film, è la prima mondiale riservata alla stampa che si è tenuta ieri sera al cinema Warner Moderno di Roma. Seguita, oggi, dalle interviste ai protagonisti, e domani dalla proiezione ufficiale, con le star a sfilare sul tappeto rosso. E con grande spiegamento di mezzi: presenti 260 giornalisti di paesi diversi, per una campagna promozionale che, nel complesso, è costata la cifra record di 4,1 milioni di dollari.
Differenze col libro. Anche coloro che non hanno amato la trama per molti aspetti inverosimile di "Angeli e demoni" romanzo, scopriranno che il film, almeno per chi apprezza il genere thriller e colpi di scena, regge. Forse perché in sede di sceneggiatura alcune della assurdità più palesi del libro sono state tolte. Anche l’elemento più controverso rispetto alla sensibilità cattolica, e cioè la scoperta che il Papa ha un figlio naturale, qui sparisce. "Nel ’Codice’ sono stato forse un po’ troppo fedele al romanzo - ammette Howard - stavolta ci siamo presi grande libertà creativa. Ma mai per compiacere le gerarchie ecclesiastiche". Concetto ribadito da Dan Brown: "Eravamo al servizio della storia, senza porci problemi etici o opportunistici".
La trama. Dal Cern di Ginevra viene rubato un cilindro di antimateria: a farlo sono gli eredi di un’antica setta anti-cattolica, gli Illumati. Che proprio mentre sta per svolgersi il conclave per eleggere il nuovo Papa rapisce i quattro cardinali in pole position, per il soglio pontificio e minaccia di far saltare in aria San Pietro. A tentare di fermarli ci pensano il camerlengo (Ewan McGregor) del Pontefice appena morto; il capo della Guardia svizzere (il divo svedese Stellan Skarsgard); il capo della gerdarmeria vaticana (Pierfrancesco Favino); una scienziata italiana del Cern (l’attrice Israeliana Ayelet Zurer). E naturalmente lui, Robert Langdon, l’esperto di simboli interpretato ancora una volta - dopo il "Codice"- da Tom Hanks.
Cartoline romane. Anche chi vive nella capitale d’Italia resterà colpito dall’amore con cui la città viene mostrata, nel film. Affascinante, a tratti oscura, all’altezza della sua storia millenaria e per certi versi misteriosa. "Far risaltare la sua incredibile bellezza, antica e moderna insieme era uno dei nostri obiettivi", ammette Howard. Che aggiunge però come nel girare in città, e in prossimità delle chiese, qualche problema ci sia stato: "Forse dal Vaticano è stata fatta pressione" dice, ma senza specificare meglio di che tipo. L’italiano Favino, comunque, si dice convinto della bontà dell’operazione: "Spero che la pellicola possa essere uno straordinario spot pubblicitario per Roma, a livello internazionale".
Polemiche. Già un mese e mezzo fa il quotidiano dei vescovi, l’Avvenire, aveva anticipato che il Vaticano non avrebbe "approvato" il film. Poi l’invito a non vederlo è giunto dai cattolici americani. E adesso il vescovo di Potenza Antonio Rosario Mennonna, di 103 anni, ha presentato una denuncia presso le procure della Repubblica di Roma e del capoluogo lucano, sostenendo che "Angeli e demoni" diffama la Chiesa.
Le repliche. Comincia Howard, respingendo le critiche al mittente. Educatamente, ma con decisione: "Rivendico la libertà artistica con cui abbiamo affrontato questa materia - attacca - l’unica frustrazione è che nessuno di quelli che ci punta l’indice contro ha visto il film. Molti personaggi della gerarchia cattolica sono stati invitati all’anteprima vip di domani, ma tutti hanno rifiutato. Certo, in parte mi aspettavo complicazioni, ma sono più interessato al pubblico che alle reazioni vaticane. E poi vari preti o teologi con cui ho parlato mi hanno detto che pur non condividendo le tesi del film sono contenti perché la gente è spinta a pensare a ciò in cui crede. Per non parlare del valore pubblicitario di simili controversie". Più sbrigativo Hanks: "Non piace questo genere? Benissimo. Chi non lo apprezza non vada a vedere il film: il cinema non deve essere una forma di tortura...".
Il prossimo libro. Dan Brown mantiene la bocca cucita sul romanzo che sta per pubblicare: "Posso dire solo che si svolge nell’arco di dodici ore, e che Ron Howard (che non lo ha ancora letto, ndr) ne potrebbe trarre trarrà un film grandioso". "Fantastico - ribatte Tom Hanks - ma per favore, stavolta potremmo ambientarlo alle Bahamas?".
* la Repubblica, 3 maggio 2009
Dal 13 maggio in Italia
’Angeli e demoni’, polemica con il Vaticano. Il regista Ron Howard: "Non ci hanno permesso di girare"
Duro attacco del cineasta che dice di "essere stato avvertito che avrebbero avuto problemi a girare il film, tratto dall’omonimo best-seller di Dan Brown". L’attore Tom Hanks: "Se non siete d’accordo, non andate a vederlo"
Roma, 3 mag. - (Ign) - "Abbiamo girato ’Angeli e demoni’ anche a Los Angeles perché il Vaticano con la sua influenza non ci ha permesso di continuare le riprese in varie location capitoline". E’ duro l’attacco del regista Ron Howard del film ’Angeli e Demoni sullo stesso filone del best seller ’Il Codice da Vinci’ di Dan Brown. Il filmato sarà nelle sale il 13 maggio in Italia, distribuito dalla Sony Pictures. Domani la prima mondiale all’Auditorium Parco della Musica nella capitale. "Da subito ci hanno spiegato - racconta - che avremmo avuto problemi a girare in varie location romane. E così è stato". Rivela poi che non è stato possibile avere neanche una sala per il ricevimento che avrebbero voluto con vista sul Vaticano, mentre hanno avuto il permesso di fare delle riprese a Castel Sant’Angelo.
Il film è ambientato a Roma, in Vaticano e in diverse Chiese, oltre che a Ginevra, si è visto infatti rifiutare il permesso di girare nei luoghi santi della Capitale. La produzione ha dovuto utilizzare allora la Reggia di Caserta, e si è ’arrangiata’, mobilitando finti turisti che sono andati a fare filmati e fotografie nei luoghi sacri. Riprese, fatte di nascosto, che sono servite una volta negli studios di Los Angeles per ricostruire una ’piccola Roma’ aI punto che Hollywood Park è stata trasformata in Piazza Navona. Il regista respinge poi ogni possibile attacco su un utilizzo strumentale della polemica con il Vaticano. "Non abbiamo cercato di alimentare la controversia - ha assicurato Howard - diciamo che sono contento se si parla bene o male di me, oltre che del mio film". "Purché se ne parli" aggiunge sorridendo.
Torna sulla polemica con il Vaticano anche l’attore Tom Hanks che nel film è il protagonista Robert Langdon: "Se i preti non sono d’accordo con il nostro film semplicemente possono non venire a vederlo". Il premio Oscar si lascia andare poi a una battuta con un giornalista messicano. "Siamo sicuri per l’influenza suina? Sarà mica contagioso?" ha chiesto scoppiando in una fragorosa risata e invitando tutti ad andare a vedere il suo contestatissimo film.
«Angeli e demoni» invadono Roma
di Cesare Buquicchio *
Il film blockbuster “Angeli e demoni”, secondo film di Ron Howard tratto da un libro di Dan Brown (secondo i punti di vista, prequel o sequel de Il codice da Vinci) sbarca a Roma, a pochi passi da quel Vaticano dove buona parte del libro è ambientata e che ha rifiutato i permessi per girare molte delle scene del film. E, intanto, scatta la corsa ai tour organizzati tra le chiese di Roma sulle tracce del libro e della pellicola.
Nella Capitale si svolge in questi giorni l’anteprima internazionale del film, in uscita il 13 maggio, con tanto di proiezione, incontri stampa e, infine, all’Auditorium Parco della Musica alle 20 la prima internazionale con red carpet e parterre ricco di ospiti.
Presente a Roma, oltre al regista premio Oscar e Dan Brown, parte del cast. Ovvero: il premio Oscar Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer e l’italiano Pierfrancesco Favino. Per questa prima mondiale di Angeli e demoni, che uscirà in 800 copie distribuite dalla Sony Pictures, si muoveranno da tutto il mondo oltre 200 giornalisti sia della carta stampata che televisivi. Per questi ultimi la Sony ha pensato di far fare a cast e regista photo-call e interviste a Castel Sant’Angelo, dove sono state girate molte scene del film. A pochi passi, dunque, da quella Città Vaticana che ha invece rifiutato i permessi per utilizzare varie location.
Tra gli ospiti della serata ci saranno sul red carpet anche la sposa che è stata aiutata da Tom Hanks, a giugno dell’anno scorso, a raggiungere in abito bianco il suo futuro marito in una piazza del Pantheon occupata dal set del film, il presidente di Sony Italia Paulo Simoes e il presidente della Sony mondo Sir.Howard Stringer.
Intorno al film si annuncia, come era prevedibile, una grossa campagna pubblicitaria. È il caso di Un angelo, 200 demoni, la nuova campagna Lancia. Le immagini del film sono state infatti utilizzate dall’agenzia Armando Testa per realizzare una campagna che unisce le inquadrature del thriller all’anima della Delta: angelica, ma con all’interno i 200 demoni-cavalli del motore.
C’è anche chi ha pensato di sfruttare l’effetto promozionale per la città di Roma, dopo le parole del regista, Howard, secondo cui, più che essere un film anti-cattolico, il film mostra una Roma inedita e misteriosa e invoglierà ancora più turisti a visitarla. Così, ad esempio, il gruppo The Westin Excelsior Rome propone ai suoi clienti un pacchetto Angels & Demons con tanto di tour sui luoghi del film.
Cenacolo, quell’Apostolo è una Donna
di Dario Fo
Anticipiamo, in un pezzo che parte dalla prima pagina del giornale, un brano della lezione che Dario Fo terrà domenica sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma (ore 20). Il premio Nobel presenterà il volume «Leonardo, l’Ultima Cena-Indagini, ricerche, restauro» (a cura di Giuseppe Basile e Maurizio Marabelli, Nardini Editore) e subito dopo terrà una lezione-spettacolo sullo stesso argomento. *
Quasi tutte le guide che illustrano ai visitatori il Cenacolo di Leonardo si soffermano abbondantemente sulla scansione dei personaggi: «Osservate come gli apostoli siano radunati a gruppi di tre, mentre nel mezzo, quasi isolato e inscritto in un perfetto triangolo equilatero, sta il Cristo come assorto con le mani stese, quasi abbandonate sul tavolo».
Ancora descrivono le guide: «Alla destra di Gesù vediamo l’immagine di quello che è comunemente chiamato Giovanni o l’apostolo prediletto del Salvatore».
Osservandolo però con attenzione viene il fiero dubbio si tratti di una giovane donna. A questo riguardo sono nate dispute alle volte feroci. Uno dei libri di maggior successo degli ultimi vent’anni, che ha fatto grande scandalo, Il codice da Vinci di Dan Brown, si muove proprio dal presupposto che questo apostolo sia di sesso femminile, anzi più esattamente sia la Maddalena, che la tradizione popolare e più di un Vangelo apocrifo indicano come la moglie di Gesù.
Qualche anno fa, a Palazzo Reale a Milano, fu allestita una grande mostra dal titolo Il genio e le passioni in cui venivano esposti diecine di dipinti, tutti raffiguranti l’Ultima Cena, eseguiti da allievi ed epigoni di Leonardo; inoltre nella prima parte della mostra erano esposte tavole, miniature e strappi di affreschi realizzati da artisti vissuti prima di Leonardo. Nella gran parte di queste Ultime Cene si nota sempre la presenza di una donna vicino a Gesù, evidentemente la Maddalena che spesso si ritrova abbandonata fra le braccia del Messia.
Tornando all’Ultima Cena di Leonardo, le figure, con la loro gestualità e in particolare col movimento delle braccia, del corpo e delle mani, producono un agitarsi quasi di onde marine che disegnano archi distesi e spezzati, arabescanti su se stessi.
Flutti che scendono e riprendono, sorpassando, la figura di Cristo che sta immobile come inscritta dentro una piramide.
* l’Unità, Pubblicato il: 22.02.08, Modificato il: 22.02.08 alle ore 8.17
ONORI SATANICI PER SIR RUSHDIE *
Il Parlamento pakistano ha approvato all’unanimità una mozione di condanna nei confronti della decisione della regina Elisabetta che, solo pochi giorni fa, aveva conferito a Salman Rushdie il titolo di baronetto.
«L’Assemblea nazionale - si legge nel documento diffuso dal ministro per gli Affari parlamentari Sher Afgan Khan Niazi - è costernata per il titolo concesso al blasfemo Salman Rushdie dal governo britannico per il suo libro ’I versetti satanici’, che mira alla profanazione del Corano e della Sunna».
Ma il rappresentate del governo pakistano si è spinto ancora più in là, affermando che i libri del «miscredente» Rushdie giustificano milioni di «attacchi suicidi». È l’occasione, ha rincarato la dose Mohammed Ijaz ul-Haq, ministro per gli affari religiosi, affinché «un milione e mezzo di musulmani considerino con gravità questa decisione. L’Occidente accusa i musulmani di terrorismo, ma se qualcuno si facesse saltare in aria con una bomba addosso sarebbe nel giusto, a meno che il governo inglese non chieda solennemente scusa e ritiri il titolo di sir».
* il manifesto, 19.06.2007
KO - YAA - NIS-QATSI - LA VITA SENZA EQUILIBRIO - LIFE OUT OF BALANCE
La vita senza equilibrio di Stefano Andreoli
Koyaanisqatsi
[.... ] Il titolo mi parve talmente strano che me lo feci dettare lettera per lettera, non avendo ben compreso se si trattasse effettivamente di un film a me sconosciuto o se la pronuncia ("coianniscazzi") fosse un gioco di parole di un personaggio interpretato da Alvaro Vitali!
Esclusa la seconda ipotesi e non sapendo cosa dire, chiesi se era un film che trattasse di handicap. "Se l’handicap è uno dei tanti modi di stare al mondo, questo è un film che parla di handicap. Guardalo e poi scrivimi cosa ne pensi".
[....]
"Ko-Yaa-Nis-Katsi" è un’espressione del linguaggio indiano "hopi" e significa "la vita senza equilibrio". Un titolo che decontestualizzato dal film - un apologo ecologista "sponsorizzato" da Francis Ford Coppola e diretto dal regista indipendente Godfrey Reggio - potrebbe benissimo sintetizzare la condizione di vita di molti distrofici [....] obbligati ad assumere determinate posture per non cadere dalla carrozzina col tronco in avanti o di lato. L’"equilibrio" del titolo è riferito invece all’unica attrice, Madre Natura, e agli scempi che l’uomo ha causato ad essa tramite uno sviluppo industriale scellerato.
Koyaanisqatsi è un film inclassificabile ed è possibile definirlo solo in via negativa: non è una pellicola di finzione con una storia e degli attori, non è un documentario con le immagini che fungono da supporto per il commento. Film astratto, futurista, d’avanguardia? Forse, ma nessuna di queste parole è adatta per definirlo.
Le parole, ecco un buon punto di partenza. La colonna sonora è completamente priva di parole. Un film muto, allora? Niente affatto. Koyaanisqatsi è un film sonoro non parlato, costituito solo da immagini e da suoni (le musiche elettroniche del compositore minimalista Phillip Glass). Due immagini in particolare - i graffiti primitivi e la partenza dello Space Shuttle nel 1982 - utilizzate come prologo ed epilogo, racchiudono il senso politico dell’opera: l’apparente evoluzione dell’uomo dallo stato di "natura" allo stato "progredito" e ritorno; nel finale, infatti, alla navetta spaziale in caduta libera (la missione del 1982 si concluse tragicamente pochi minuti dopo il lancio), segue l’immagine dei graffiti primitivi. Il tono apocalittico è inoltre suggellato dalla voce cavernosa di un basso che ripete di continuo la parola del titolo.
Il resto del film, un alternarsi di immagini naturali e urbane (montate seguendo il ritmo della musica), amplifica la dicotomia natura/progresso, sfruttando al massimo le possibilità di manipolazione spaziale e temporale offerte (nel 1982) dal cinema. Tutte le riprese sono state effettuate utilizzando la tecnica per cui variando la velocità della macchina da presa rispetto a quella standard di 24 fotogrammi al secondo, il movimento dei soggetti inquadrati risulta in fase di proiezione, accelerato o rallentato.
Per esempio, l’effetto di accelerazione rende quasi indistinguibili il movimento della sabbia del deserto o delle nuvole da quello delle onde marine; ripreso di notte, il traffico di una grande metropoli si trasforma in un scia di linee luminose che si sovrappongono, si alternano, si incrociano, tra i volumi dei grattacieli, finendo per somigliare alla pittura astratta o informale. Persone per strada o all’interno della Borsa, inquadrate con un obiettivo grandangolare e "accelerate", sembrano formiche, mentre fotografate con il teleobiettivo e al rallenty, sembrano goffi burattini.
In Koyaanisqatsi ogni soggetto cessa di essere quello che oggettivamente è (nuvola, automobile, montagna, catena di montaggio ecc.), diventando una forma in continua mutazione. La tecnica impiegata, scardinando la visione spazio-temporale del nostro occhio, stimola nello spettatore una nuova percezione della realtà, che rende molto più efficacemente di qualunque reportage l’idea di quanto caotica, frenetica, priva di "equilibrio" sia la vita in un grande città. [....]
Ripensando al monito del film contro le sorti magnifiche e progressive dell’umanità, mi viene in mente un’intervista di Gigi Marzullo all’editorialista/scrittore liberal Massimo Fini. Alla domanda di Marzullo `Lei si considera un rivoluzionario o un reazionario?’, Massimo Fini rispose: `Mi considero un reazionario, nel senso che sono contro la rivoluzione industriale’.
Questa battuta, che ha aggirato in modo elegante la banalità del quesito, potrebbe benissimo essere una dichiarazione anche dell’autore del film, Godfrey Reggio.
Comunque, riflettendoci, l’autore di Koyaanisqatsi ci ha inconsapevolmente detto qualcosa sulla disabilità; fare un film sonoro non parlato è dimostrare che quello che viene comunemente ritenuto un grave handicap (il mutismo) è in questo caso uno dei principali punti di forza dell’opera. Un solo secondo di commento o di dialogo avrebbe rovinato tutto.
E, a proposito di film sonori non parlati, mi sono ricordato di due titoli (Tempi moderni e Il pianeta azzurro), entrambi con qualcosa in comune con Koyaanisqatsi. Le sequenze della fabbrica in Tempi moderni, capolavoro di Charlie Chaplin del 1936, in cui Charlot viene "mangiato" dalla macchina, non possono non avere ispirato le immagini di Koyaanisqatsi riguardanti il lavoro alla catena di montaggio.
Invece, Il pianeta azzurro, girato da Franco Piavoli nella Val Bruna, nello stesso periodo in cui Reggio a 15.000 chilometri di distanza realizzava la sua opera, segue l’evolversi della natura nel corso delle stagioni. Anche se la tecnica impiegata da Piavoli è diversa rispetto a quello adottata da Reggio, i due film sono accomunati - oltre che dalla tematica ecologista - da una concezione antinaturalistica dell’immagine e della natura.
Koyaanisqatsi mi ha inoltre ricordato un terzo film, anch’esso guarda caso poco parlato, 2001: odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Il prologo e l’epilogo con i graffiti primitivi e lo Space Shuttle sembrano la stilizzazione delle due parti di 2001, l’alba dell’uomo e la stazione orbitante nello spazio. Anche le immagini notturne di Koyaanisqatsi ricordano il finale di 2001, con le pareti del corridoio spaziale attraversato dall’astronauta Bowman, piene di forme di luce colorata e cangiante.
Dall’ articolo tratto da DM 139 - agosto 2000. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8021002 - Fax (049) 8022509 e-mail: redazionedm@uildm.it
dalla rete http://www.uildm.org/dm/139/rubriche/74koya.htm
(www.libreriadonna.com)
Celibato di Cristo “IL CODICE DA VINCI”: UN FALSO PROBLEMA
di p. Ortensio da Spinetoli
Il noto biblista, p. Ortensio da Spinetoli, partendo da un commento al famoso testo di Dan Brown, interviene autorevolmente su una questione d’attualità: “Il problema della famiglia di Gesù, dato abitualmente per risolto, potrebbe darsi che sia da considerare ancora aperto”.
Molto interessante, caro Prof. ! Mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero a riguardo.
Cordiali saluti e grazie. Biasi
Alla XII assemblea del sinodo dei vescovi
Vaticano: ’’Per evangelizzare usare anche internet’’
La proposta del cardinale Marc Ouellet: ’’Bisogna incoraggiare la trasmissione delle Sacre Scritture attraverso i nuovi media che aspettano di servire la Parola di Dio’’
Città del Vaticano, 6 ott. (Adnkronos) - Il sinodo dei vescovi, apertosi questa mattina in Vaticano, deve incoraggiare le nuove forme di evangelizzazione e trasmissione della Parola di Dio anche attraverso i nuovi media, a cominciare da Internet. E’ quanto ha detto questa mattina il cardinale Marc Ouellet, relatore generale della XII assemblea del sinodo dei vescovi in corso in Vaticano.
’’In un mondo in via di globalizzazione - ha detto l’arcivescovo di Quebec - con i nuovi mezzi di comunicazione, il campo della missione è aperto a nuove iniziative di evangelizzazione in uno spirito di autentica inculturazione’’. ’’Siamo nell’era di Internet - ha aggiunto il porporato canadese - e le possibilità di accedere alla Sacra Scrittura si sono moltiplicate. Il sinodo deve ascoltare, discernere e incoraggiare i progetti di trasmissione e di trasposizione delle Sacre Scritture in tutti questi nuovi linguaggi che aspettano di servire la Parola di Dio’’.
Il porporato canadese ha poi elogiato il libro su Gesù scritto dal Papa, definendolo uno strumento utile per contrastare opere che diffondono confusione come ’Il Codice da Vinci’ di Dan Brown. ’’La pubblicazione del libro di Gesù di Nazareth - ha detto il cardinale - rappresenta un grande evento che libera l’accesso alla figura autentica di Gesù’’. Questo libro, ha spiegato ancora il porporato, che non è in alcun modo un atto magisteriale come ha spiegato il Pontefice, ’’rimane comunque un faro che protegge dagli scogli e dai naufragi. La sua testimonianza avvicina la teologia e l’esegesi mediante l’unione armoniosa della competenza scientifica e della testimonianza personale di un’autorità ecclesiale’’. ’’Va da sé - ha affermato ancora Ouellet - che un’opera simile aiuta a dissipare la confusione propagata da alcuni fenomeni mediatici e a rilanciare il dialogo della Chiesa con la cultura contemporanea’’. Questo passaggio della relazione è segnato da una nota che rimanda appunto al testo di Dan Brown, ’Il Codice da Vinci’.