Sfida educativa: emergenza e nuova alleanza. Evangelo e Costituzione. L’amore ("charitas") non è lo zimbello del tempo e dei mercanti ("caritas") atei e devoti ...

IL DIO DEI MAFIOSI NON E’ CRISTIANO, MA CATTOLICO-ROMANO - ’MEDITERRANEO’. Il sociologo Augusto Cavadi ne parla con Alessandra Turrisi. E don Mario Torcivia parla del "martire" don Puglisi - a cura di Federico La Sala

L’antropologia come la teologia della "sacra famiglia" della gerarchia vaticana è zoppa e cieca: è quella del ’Figlio’ che prende - accanto alla Madre - il posto del padre "Giuseppe" e dello stesso "Padre Nostro"... e fa il "Padrino"!!!
lunedì 21 settembre 2009.
 


-  Onnipotente ma non misericordioso, trascendente eppure accessibile solo ai ’suoi’ uomini di fiducia, più ’padrino’ che ’padre’: così appare il volto divino ai boss della malavita organizzata che si definiscono credenti pur continuando a spargere sangue.
-  Il j’accuse del sociologo Augusto Cavadi

-  Ma non è cristiano il ’dio’ dei mafiosi»

-  di ALESSANDRA TURRISI (Avvenire, 16.09.2009)

Un Dio onnipotente ma non misericordioso, trascendente ma lontano dall’uomo, inaccessibile se non grazie all’intercessione di dubbie figure di mediatori qualificati: più un padrino che un Padre. Ecco il volto di Dio disegnato dai boss, capaci di sostituirsi a lui senza mai negarlo formalmente, e di proclamarsi cattolici continuando a spargere spietatamente sangue.

Una contraddizione che viene analizzata nel libro Il dio dei mafiosi (San Paolo, pp. 256, euro 18), scritto dal giornalista, sociologo e teologo palermitano, Augusto Cavadi. Un volume che affronta gli aspetti culturali di un fenomeno complesso come la mafia, capace di strumentalizzare i principi fondamentali della teologia cattolica, e suggerisce anche alcune strategie di prevenzione e di contrasto.

Boss che si fanno il segno della croce prima di uccidere, altri trovati con la Bibbia sul comodino. Cosa cercano i mafiosi nella religione cristiana?

«Il cristianesimo è stato declinato, nella storia, in maniere differenti. I mafiosi di Cosa nostra, ’ndrangheta, camorra, Sacra corona unita e stidda conoscono solo la versione che io chiamo ’mediterranea’. A questo universo simbolico attingono per autolegittimarsi: vi cercano un’anima, un’identità culturale, che li giustifichi agli occhi della propria coscienza e dell’opinione pubblica. Non è un caso che tra i riti di iniziazione per un ’uomo d’onore’ vi sia la cosiddetta punciuta, che comporta di bruciare un’immagine sacra su cui è stata versata qualche goccia di sangue del dito del candidato all’ingresso in Cosa Nostra».

La mafia cerca di attingere dalla tradizione cattolica credenze e valori per identificarsi: ma li trova?

«Questo è il punto più delicato. Se i mafiosi cercassero di strumentalizzare il Vangelo, troverebbero poco o nulla per i loro fini. Nella versione ’mediterranea’ trovano invece spunti per confermarsi nella loro ideologia: una visione gerarchica dei rapporti sociali, una morale conformista, un’antropologia maschilista».

Ma lei sta delineando addirittura una «teologia mafiosa» ?

«È esattamente questo il cuore del libro. I rapporti fra cosche mafiose ed esponenti del mondo cattolico sono stati già abbastanza indagati sul piano storico. Mancava, invece, un tentativo di enucleare la teologia mafiosa».

Un concetto che dà i brividi. Come sono i risultati del suo tentativo?

«Un po’ inquietanti. Ho trovato imbarazzanti analogie: a volte accade che anche tra i credenti ci sia chi non prende abbastanza le distanze dalla cultura mafiosa. Non appare sempre irriducibile, inassimilabile, rispetto alle strumentalizzazioni operate dalla cultura mafiosa».

Ma è sicuro che anche le nuove generazioni mafiose cerchino di strumentalizzare l’universo simbolico della fede? Ci sono segnali di segno del tutto diverso.

«In effetti si registrano sempre più frequentemente casi di boss, come Sandro Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro, che mostrano i condizionamenti della secolarizzazione nella loro mentalità e nel loro linguaggio. Ma non sono sicuro che questo porterà tanto presto a un divorzio fra codice culturale mafioso e quella che essi ritengono essere espressione della cultura cristiana».

Eppure è un fatto che l’ «anatema» di Giovanni Paolo II e l’uccisione di don Puglisi hanno segnato un salto d’intensità nell’impegno della Chiesa siciliana. Era il 1993...

«Da allora, a mio giudizio, è cambiato molto, ma non ancora abbastanza. È cambiato molto perché anche alcuni credenti addormentati sono stati costretti a svegliarsi da quella che a volte era una illusoria equidistanza fra Stato e mafie. Ma la mafia da cui si prendono le distanze è la mafia che spara, che uccide cristiani integerrimi come Borsellino o Livatino. Temo che con la mafia dei colletti bianchi ci sia, da parte di qualcuno, ancora troppa indulgenza».

Nel suo libro sostiene che la Chiesa deve fare di più per scardinare la transcultura mafiosa. Eppure la Chiesa siciliana è in primissima linea...

«È necessario di seguire modelli come quello di don Pino Puglisi. È morto perché non si limitava alle fiaccolate contro le stragi di mafia, ma prendeva posizione pubblica verso politici filo- mafiosi».


testimonianza

Ecco perché don Puglisi fu un autentico «martire»

Il curatore della causa di beatificazione del sacerdote ucciso spiega come i sicari agiscano contro la Chiesa anche se poi non disdegnano Bibbia e rosario *

La mafia ha ucciso don Pino Puglisi «per colpire l’intera Chiesa italiana e perché, in quanto forma di ateismo pratico, nonostante la parvenza religiosa, è e si mostra avversa alla fede cristiana».

Dunque, don Puglisi è martire anche se ucciso in un Paese cattolico e benché i suoi assassini fossero battezzati. Lo afferma senza lasciare spazio a fraintendimenti il teologo siciliano che da anni segue il processo per la causa di beatificazione del parroco di Brancaccio ucciso della mafia il 15 settembre 1993.

Don Mario Torcivia, estensore materiale della «positio», per la prima volta racconta al grande pubblico perché, secondo le prove testimoniali e documentali e gli atti giuridici raccolti, non ci sono dubbi sul fatto che don Puglisi possa essere considerato un martire, alla stregua dei missionari caduti in terra infedele o dei sacerdoti trucidati durante il Nazismo.

Lo fa in un saggio Il martirio di don Giuseppe Puglisi. Una riflessione teologica (Monti, pp.180, euro 14), da poco in libreria. Il processo super martyrium è in fase avanzata, al vaglio dei cardinali e dei vescovi della Commissione teologica della Congregazione delle cause dei santi. Perché «3 P», come amichevolmente veniva chiamato padre Pino Puglisi, possa essere proclamato beato, è necessario accertare che la pistola di Salvatore Grigoli abbia sparato veramente in odium fidei , ossia in avversione nei confronti della fede.

Torcivia ne è certo e nel libro sottolinea come non solo autorevoli esponenti della Chiesa, ma anche laici, come il pm del processo Lorenzo Matassa, e l’intera comunità civile hanno sempre considerato l’omicidio del parroco palermitano «come un vero martirio, per amore di Dio, di un uomo di Chiesa che non ha esitato a dare la vita per chi ha considerato amici». E bolla senza mezzi termini i mafiosi di ateismo. A poco serve che i boss vengano trovati con Bibbia e rosari tra le mani.

«La mafia - scrive -, al di là dell’apparente religiosità che presenta, è intrinsecamente atea e contraria all’Evangelo di Gesù Cristo». «I mafiosi - aggiunge - possono essere definiti seguaci del cosiddetto ’ateismo pratico’. Non perché abbiano gli strumenti culturali per teorizzare il loro ateismo ma perché di fatto, nella prassi, avvinti da un sistema di disvalori, vivono senza Dio. Anzi, e ciò è ancora più subdolo, vivono un’esistenza nella quale non si nega a parole Dio ma nei fatti sì». «Nei loro comportamenti criminali verso l’uomo e l’ambiente, dimostrano un deciso odio verso Dio e i credenti in Cristo», anzi pretendono di sostituirsi al volere di Dio, pur professandosi cristiani. Se è, quindi, vano cercare un killer di mafia che dichiari esplicitamente di avere ucciso Puglisi perché era sacerdote (odium fidei soggettivo), di fatto don Pino è stato assassinato dalla mafia «in odio alle virtù richieste da una vita coerente con la fede cristiana ( odium fidei oggettivo)». E don Pino era consapevole che questa avrebbe potuto essere la sua fine.

Nella sentenza del processo di primo grado contro mandanti ed esecutori del delitto, è riportata una richiesta di don Pino al parrocchiano Giuseppe Carini, giovane medico all’istituto di Medicina legale di Palermo. «Se dovesse succedere anche a me una cosa del genere, ti prego di trattarmi bene e di non lasciarmi», disse don Puglisi alludendo alla eventuale autopsia cui sarebbe stato sottoposto.

E il «me l’aspettavo» detto con un sorriso al killer, «suggella in modo evidente la consapevolezza che il parroco di Brancaccio aveva dell’imminente martirio». La conseguenza ultima dell’assassinio non è stata solo quella di togliere di mezzo un prete scomodo per la sua opera evangelizzatrice e di promozione umana, «ma riaffermare, con l’odore acre del piombo, la propria assoluta incompatibilità e il proprio profondo odio nei riguardi della fede e del messaggio cristiano».

Alessandra Turrisi (Avvenire, 15.09.2009)


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR.:

LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!

-  PER TUTTA L’ITALIA, L’ANTROPOLOGIA E’ ANTROPOLOGIA.
-  PER I VESCOVI CATTOLICI DELL’"AVVENIRE" E’ "ANDRO-POLOGIA" E "ANDRAGATIA": L’ORDINE SIMBOLICO DI "MAMMASANTISSIMA".

-  CATTOLICESIMO, BERLUSCONISMO, CRISTIANESIMO: DIO E’ RICCHEZZA ("Deus caritas est": Benedetto XVI, 2008)!!!
-  QUESTA E’ LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI E LA CHIESA "CATTOLICA" E’ LA CUSTODE "UNIVERSALE" DELL’ORDINE SIMBOLICO DI "MAMMONA" E DI "MAMMASANTISSIMA" ....
-  QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE, DOMANI, E SEMPRE!!!
-  L’ANNUNCIO A GIUSEPPE, NELLA TRADIZIONALE LETTURA DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA, DI GIANFRANCO RAVASI

VATICANO: CEDIMENTO STRUTTURALE DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. Benedetto XVI, il papa teologo, ha gettato via la "pietra" su cui posava l’intera Costruzione.

-  DON PAOLO FARINELLA "RIPUDIA" BERLUSCONI. EVIDENTEMENTE LO aveva ’SPOSATO’ E (NON SOLO NEL SUO CUORE) aveva GRIDATO e votato "FORZA ITALIA" - COME LA CEI, LA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA, E GLI "ALTRI"!!!

-  L’inizio di un ri-sveglio
-  La “Lettera di ripudio” di don Paolo Farinella e la Costituzione (il Logos - non il “logo” dei mercanti e dei persuasori occulti e dei mentitori istituzionali, atei e devoti) dei nostri Padri e delle nostre Madri Costituenti.

DON PAOLO FARINELLA HA "SPOSATO" BERLUSCONI. E "HA TRADITO" (DA CITTADINO) LO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE E (DA PRETE) LO SPIRITO DI DIO (AMORE - CHARITAS).

-  EVANGELO E COSTITUZIONE. "Per amore del mio popolo non tacerò" (Profeta ISAIA).
-  PER L’ITALIA E PER LA CHIESA: LA MEMORIA DA RITROVARE. L’"URLO" DI DON PEPPINO DIANA.
-  «La camorra ha assassinato il nostro paese, noi lo si deve far risorgere, bisogna risalire sui tetti e riannunciare la "Parola di Vita"».

GELBISON, GIBSON ... E LA CHIESA CATTOLICA. DUE PAROLE, UN ’RIVELATIVO’ SEGNO DEI TEMPI. UNA ’MEMORIA’ DEL 2004


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