Melchisedech, i tre anelli, e la buona-notizia ....

"GIUSEPPE", L’ANELLO DI CONGIUNZIONE DEI "TRE" MONOTEISMI. Un importante studio di Massimo Campanini sul patriarca d’Israele e sul profeta del Corano. A quando la ri-considerazione e il riconoscimento da parte della Chiesa cattolica dell’altro Giuseppe, quello ev-angelico?! Freud e Pirandello aspettano ancora - a cura di pfls

lunedì 10 settembre 2007.
 

RELIGIONI

Giuseppe unisce Bibbia e Corano

Il personaggio biblico consigliere del Faraone ricorre anche negli scritti coranici. Due vicende diverse ma con una certa consonanza di fondo

Di Franco Cardini (Avvenire, 01.09.2007)

Tra le molte sciocchezze che si sentono dire di solito sul Corano, c’è anche quella secondo la quale esso sarebbe privo di riferimenti sia alla Bibbia, sia alla storia profana. Per convincersi del contrario basta, a non dir altro, un’occhiata al bel libro di Mikhail Piotrovsky su Leggende storiche del Corano. Parole e immagini, edito con le illustrazioni tratte dai codici del Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo: in russo, ma disponibile anche in edizione inglese; un’autentica festa per gli occhi. E lì, un capitolo centrale è dedicato naturalmente a La bella storia del bel Yusuf, il quale altri non è se non Giuseppe figlio di Giacobbe, al quale il Corano dedica un’intera sura, la XII.

La storia di Giuseppe, come tutti sanno, dopo un prologo nel deserto nel quale vagavano quei nomadi nei quali si sarebbe più tardi riconosciuto il popolo ebraico, è ambientata in Egitto. È un vero e proprio romanzo, e non è certo un caso che sia in un certo senso una «storia egizia», dal momento che il genere letterario del romanzo, poi passato in Grecia e in Persia, sembra essere nato proprio nella terra benedetta dal Nilo.

Non è certo strano che la splendida storia di Giuseppe il Prediletto, Giuseppe il Sognatore, invidiato e tradito dai fratelli, quindi venduto schiavo ma favorito dalla sorte, poi ancora insidiato da una donna bella e sensuale, infine salvato dalla sua abilità d’interprete dei sogni e a sua volta salvatore della sua famiglia e del suo popolo, Giuseppe che sa rispondere al male con il bene ma il perdono del quale non va esente da un’esemplare giustizia, abbia tanto affascinato Thomas Mann da indurlo a comporre la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli, un capolavoro non solo narrativo ma anche teologico, nel quale il monoteismo abramitico è spiegato nelle sue supposte origini egizie come una sorta di «processo d’identificazione» (come avrebbe detto Jung) del quale Dio è protagonista e dove l’elemento centrale è costituito dalla continuità tra la cultura egizia antica e l’epoca mitica dei patriarchi ebrei.

Proprio dalla XII sura del Corano e dalla tetralogia manniana prende le mosse un piccolo, bellissimo libro edito dalla Morcelliana. Autore di Il profeta Giuseppe. Monoteismo e storia nel Corano è Massimo Campanini, uno dei migliori e più stimati tra i nostri giovani islamologi. Campanini insegna Storia dell’islam e dei paesi arabi nell’Università di Napoli l’Orientale ed è autore di due recenti libri di successo, Il pensiero arabo contemporaneo e Storia del Medio Oriente, editi entrambi dal Mulino di Bologna.

Non è affatto strano che anch’egli sia soggiaciuto al fascino di quella che il Corano stesso definisce «la più bella storia mai raccontata». Ma le sue intenzioni sono rigorosamente scientifiche. Campanini sa bene che il patriarca Giuseppe della Bibbia e il profeta Giuseppe del Corano, pur essendo assolutamente identificabili come la stessa persona storica, sono due personaggi ben diversi, caratterizzati da vicende che sono nelle grandi linee le medesime, e perfettamente confrontabili (sia pur con qualche variante), ma la cui rispettiva funzione è ben altra. Punto di partenza inaggirabile, beninteso, è il confronto tra il monoteismo dei testi biblici detti yahwisti e quello scaturito dalla riforma religiosa di Akhenaton, studiato da Campanini alla luce della coraggiosa (oltre che dotta) opinione che «una comune koiné ideologica, etica e religiosa esisteva fra l’Egitto, l’Assiria-Babilonia e le tradizioni ebraiche.

Ma Campanini, ripercorrendo il Giuseppe coranico alla luce dei commentatori musulmani antichi e moderni (ma anche dei poeti come il quattrocentesco Jami, autore del poema Yusuf e Zulaykha), ci guida anche a cogliere l’intima, profonda differenza tra il Giuseppe patriarca della Bibbia, la storia del quale è funzionalizzata all’esaltazione del ruolo d’Israele come Popolo Eletto, e il Giuseppe profeta del Corano, la vicenda del quale glorifica la misericordia di Dio e la Sua provvidenziale guida. Se ne evince la consonanza profonda, ma anche la necessaria distinzione, tra i due grandi monoteismi tra i quali il cristianesimo per un verso è obiettivamente una specie di anello di congiunzione, mentre per altri esso (con i misteri dell’Umanità del Cristo-Dio e della Trinità) si distingue nettamente e si allontana da entrambi.

-  Massimo Campanini
-  Il profeta Giuseppe
-  Monoteismo e storia nel Corano

-  Morcelliana. Pagine 128. Euro 12,00


Sul tema, in rete, e nel sito, si cfr.:

Con Wojtyla, oltre(2000): un consiglio al nuovo Papa(2005), da: Federico La Sala, L’enigma della sfinge e il segreto della piramide. Considerazioni attuali sulla fine della preistoria in forma di lettera aperta (a Primo Moroni, Karol Wojtyla e, p. c., a Nelson Mandela), Edizioni Ripostes, Roma-Salerno 2001, pp. 41-48.

ECCE HOMO: UN "GOJ"!!! Natale 1918: la "novella risata" di Pirandello contro la vecchia e zoppa "sacra" famiglia "cattolica"

A FREUD, GLORIA ETERNA!!!

MELCHISEDECH, A SAN GIOVANNI IN FIORE.

AL DI LA’ DEL MONOTEISMO MONOPOLISTICO E IMPERIALISTICO, LA RIVELAZIONE DI AMORE.

UN NUOVO CONCILIO , SUBITO. Una memoria di "vecchie" sollecitazioni. Cattolicesimo, fascismo, nazismo, stalismo: il "regno di dio" in un solo paese è finito


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