CRISI NUCLEARE. All’indomani della pubblicazione del rapporto dell’Aiea sul nucleare iraniano, uno scenario (reale) da brividi.

IRAN E ISRAELE: ALLARME ROSSO. CON LA SUA INVINCIBILE ARMADA VOLANTE, ISRAELE E’ PRONTA AD ATTACCARE TEHERAN. Un breve resoconto di U. De Giovannangeli - a c. di Federico La Sala.

Di fronte all’acuirsi della crisi tra Israele e Iran, si moltiplicano gli sforzi internazionali per una svolta diplomatica. L’Europa chiede un rafforzamento delle sanzioni. Tel Aviv le accetta solo se saranno «paralizzanti».
domenica 18 novembre 2012.
 


Crisi nucleare

-  L’Iran alza il tono dello scontro. La Russia prevede «conseguenze devastanti»
-  Diplomazia Parigi invoca il consiglio di sicurezza. Si allarga il fronte delle «nuove e forti sanzioni»

Teheran: se ci portano la guerra lo Stato di Israele sarà distrutto

Di fronte all’acuirsi della crisi tra Israele e Iran, si moltiplicano gli sforzi internazionali per una svolta diplomatica. L’Europa chiede un rafforzamento delle sanzioni. Tel Aviv le accetta solo se saranno «paralizzanti».

di Umberto De Giovannangeli (l’Unità, 10.11.2011)

Le preoccupazioni della comunità internazionale. Le minacce di Teheran. La partita delle sanzioni e l’opzione militare sempre più incombente da parte israeliana. È il giorno dell’allarme rosso, all’indomani della pubblicazione del rapporto dell’Aiea sul nucleare iraniano.

Il vice comandante delle forze armate iraniane ha avvertito Israele che nel caso di un attacco contro la Repubblica islamica verrà «distrutto» e la rappresaglia «non si limiterà al Medio Oriente». «Un’azione anche minima di Israele contro l’Iran e verranno distrutti», ha affermato il generale di brigata Masoud Jazayeri in un’intervista all’emittente locale Al-Ala. Il generale ha assicurato che sono già «pronti piani di rappresaglia» nel caso di un attacco israeliano, che nei giorni scorsi lo stesso Shimon Peres aveva definito «sempre più probabile». Per Jazayeri tra gli obiettivi nel mirino di Teheran ci sarebbe Dimona, la sede del programma nucleare israeliano che ha definito «il bersaglio più accessibile».

PARTITA FINALE

Dal generale al presidente. «Non arretreremo di un centimetro rispetto al cammino che stiamo percorrendo», avverte Mahmud Ahmadinejad, secondo il quale i vertici dell’Aiea, presentando un rapporto fondato su elementi già datati e basati su documenti «fabbricati da Washington», «hanno sacrificato la reputazione dell’Agenzia». «Il popolo iraniano è intelligente ha ribadito Ahmadinejad rivolgendosi all’Occidente non si mette a costruire due bombe, contro le 20 mila che voi avete».

Da Teheran a Gerusalemme. Sta alla comunità internazionale impedire all’Iran «di puntare verso armi nucleari, che mettono in pericolo la pace nel mondo e nel Medio Oriente», afferma il governo israeliano. «Il rapporto dell’Aiea rileva un comunicato dell’Ufficio del primo ministro israeliano, riferendosi al documento divulgato l’altro ieri rafforza la posizione della comunità internazionale e di Israele, che l’Iran sta sviluppando armi nucleari». «Il significato di questo rapporto prosegue il comunicato è che la comunità internazionale deve far sì che l’Iran cessi di puntare ad armi nucleari che mettono in pericolo la pace nel mondo e nel Medio Oriente».

Sanzioni «paralizzanti» chiede Israele. Le risposte raccontano di una comunità internazionale divisa. La Francia si è detta pronta ad adottare «sanzioni senza precedenti» se Teheran non cambierà rotta. «Se l’Iran rifiuterà di attenersi alle richieste della comunità internazionale e respingerà tutte le iniziative serie di cooperazione, siamo preparati ad adottare, insieme alle nazioni che seguiranno, sanzioni senza precedenti», recita un comunicato del Quai d’Orsay. Sulla stessa lunghezza d’onda è Londra.

Francia e Gran Bretagna raccomandano delle «nuove e forti sanzioni» contro l’Iran se si rifiuta di cooperare sul dossier nucleare. Lo afferma la presidenza francese in un comunicato pubblicato ieri al termine della riunione a Londra del «gruppo di alto livello» franco-britannico. I due Paesi «hanno espresso la loro profonda preoccupazione relativa alla dimensione militare del programma nucleare e affermano la loro chiara determinazione a cercare nuove e forti sanzioni», si legge nel comunicato.

GRUPPO DI PRESSIONE

Gli Stati Uniti, a loro volta, vogliono riflettere su come poter esercitare una possibile «pressione supplementare» sull’Iran, dopo il rapporto dell’Aiea sul suo programma nucleare. Il rapporto contiene «affermazioni molto gravi, accuse gravi e l’Iran deve dialogare in modo credibile e trasparente con l’Agenzia atomica internazionale per fugare i timori», dice il portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner.

Sul fronte opposto c’è Mosca. La Russia critica il rapporto sostenendo che non contiene elementi nuovi e che viene usato per minare gli sforzi diplomatici per risolvere la situazione di stallo tra Teheran e le potenze mondiali. «Sulla base delle nostre valutazioni iniziali, non ci sono elementi fondamentali nuovi nel documento», si legge in un comunicato del ministero. Il ministero aggiunge che gli autori del rapporto «giocano con le informazioni allo scopo di creare l’impressione che ci sia una presunta componente militare nel programma nucleare iraniano». «Un tale approccio può difficilmente essere considerato professionale e obiettivo. È politicizzato», insinua Mosca. Dove il viceministro agli esteri afferma che «un illegittimo uso della forza avrà conseguenze imprevedibili e terribili». La partita delle sanzioni è tutta da giocare. Ma il fattore tempo è decisivo. «Sanzioni paralizzanti», chiede Israele. Altrimenti...


Piani d’attacco pronti

Ma Tel Aviv ha bisogno di alleati per resistere

Tre rotte possibili per il raid dell’Armata volante di Tel Aviv: il confine turco-siriano, i cieli giordani o quelli sauditi e iracheni Da soli i cento caccia potrebbero effettuare un’unica ondata

di U.D.G. (l’Unità, 10.11.2011)

La sala di comando delle operazioni militari è scavata nelle viscere della terra sotto il ministero della Difesa, a Tel Aviv. Da qui verrà guidata «l’Armada volante». Sembra la sceneggiatura di un film stavolta la realtà supera l’immaginazione cinematografica. Manca solo la luce verde politica. I piani operativi sono già pronti. All’ora prescelta si leveranno in cielo cento apparecchi, fra aerei da combattimento, da intercettazione, da rifornimento, da guerra elettronica.

Gli aerei F16i e F15i sono del resto in grado di raggiungere l’Iran senza rifornimenti in volo anche con un carico di ordigni, ha affermato in questi giorni la Tv commerciale israeliana. Tre sono le possibili rotte d’attacco: una lungo il confino turco-siriano; un’altra sulla Giordania; una terza su Arabia Saudita ed Iraq.

La mappa degli obiettivi

«Se costretto ad agire da solo osserva Efraim Kamm, del Centro di studi strategici dell’Università di Tel Aviv Israele è in grado di portare a termine una sola ondata di attacchi» sull’Iran. Dunque la selezione degli obiettivi che i vertici iraniani hanno disperso sull’intero territorio e protetto sotto terra risulta determinante. Secondo uno degli scenari apparsi su internet, Israele non cercherà quindi di distruggere l’intera rete degli stabilimenti nucleari iraniani, ma solo quelli ritenuti d’importanza critica: le località che vengono spesso menzionate sono Natanz, Isfahan, Kom, Arak. Quanto alla centrale di Bushehr, c’è chi ritiene che vada risparmiata, per non provocare una fuga di materiale radioattivo.

In questa fase potrebbero entrare in azione i missili Jericho II e Jericho III, contro i quali l’Iran risulta impotente. Per intaccare gli obiettivi principali, dovrebbero esserne impiegati diverse decine. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, Londra e Washington sarebbero solidali, e già pronti a rilocalizzare le navi e i sottomarini equipaggiati con missili Tomahawk. Nei giorni scorsi Israele ha testato un missile intercontinentale con gittata di 7.000 km nella sua base di Palmachim, a sud di Tel Aviv. Secondo il sito israeliano Debka (vicino ai servizi di intelligence), per eliminare le basi nucleari iraniane servono 42 missili con armamento convenzionale.

La scorsa settimana sei squadroni con la stella di Davide hanno simulato un attacco a distanza. Teatro dell’esercitazione il cielo di Sardegna, base Nato di Decimomannu. Ad affiancare i caccia israeliani c’erano i Tornado tedeschi, gli F-16 olandesi. L’aviazione italiana ha utilizzato degli Amx, Tornado, F-16s e degli Eurofighter Typhoon. «Di fronte alla minaccia iraniana, l’aviazione israeliana ha intensificato le proprie esercitazioni all’estero negli ultimi anni, soprattutto in seguito al rifiuto turco di permettere ai jet israeliani di addestrarsi nel proprio spazio aereo», scrive il Jerusalem Post. Non basta. Sottomarini israeliani sono stati dispiegati nel Mare Arabico, da dove possono eventualmente lanciare contro tutto il territorio iraniano.

La risposta iraniana

«Se saremo attaccati risponderemo con i missili all’aggressione», avverte il generale Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione. I vettori iraniani possono trasportare sia testate convenzionali che chimiche o batteriologiche e addirittura nucleari. Se venissero utilizzate armi di distruzione di massa la risposta israeliana non si farebbe attendere grazie ai missili balistici Jericho II e Jericho III. Non solo: le testate nucleari miniaturizzate a bordo dei sottomarini con la stella di Davide potrebbero colpire Teheran dal golfo dell’Oman. Non è la trama di un film ma uno scenario (reale) da brividi.


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  ISRAELE POSSIEDE 150 BOMBE NUCLEARI. Dichiarazioni di Jimmy Carter, premio Nobel per la pace ed ex presidente Usa, riportate dal ’Times’ di Londra.

-  L’IRAN (Non è il problema) - IRAN (Is not the problem) EN/ITA
-  Un documentario da Youtube realizzato da pacifisti americani sulla gigantesca campagna mediatica a sostegno della guerra imperialista contro l’Iran (sottotitoli in italiano)


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